C’è stato un tempo, sulla Terra, in cui l’erba era calpestata dai giganti. Ci sono stati giorni in cui le maghe cucivano i fili del destino, e gli indovini presagivano il futuro. Le strade erano battute dagli dèi, e nei cieli gracidavano uccelli grandi come aeroplani.
I miti, in quel mondo, brulicavano come molliche in un formicaio. Giostravano gli eventi della vita, trasferivano i saperi e, più importante di ogni cosa, alimentavano la fiamma che tiene caldo il mondo: quella della letteratura e della poesia.
Queste pagine, che raccolgono i saggi di Cesare Pavese sul mito – con una nuova prefazione per avvicinare l’autore anche alle nuove generazioni –, sono un invito alla danza: quella dei boscimani dell’Africa, degli egizi, dei nostri antenati paleolitici, degli stregoni australiani. Ma soprattutto, sono un invito a inventare la nostra coreografia mitica in un mondo che non sa più ballare, presi come siamo dalla velocità supersonica delle nostre giornate, e dalla perdita di senso tutt’intorno.
Una vera e propria discoteca, quella di Raccontare è come ballare, che sgrana poesie, romanzi, aneddoti del mondo antico. Un corollario di aforismi per interpretare in modo più profondo i piccoli e grandi avvenimenti della nostra vita. Un vademecum per le scrittrici e gli scrittori del futuro. E una mappa astrologica per lettori che non si accontentano.
Oggi più attuale che mai, questo taccuino invaso da fumi greci e zolle primitive è un biglietto d’oro per partecipare, insieme, alla più grande festa che sia mai stata fatta: il nostro futuro.
Cesare Pavese was born in a small town in which his father, an official, owned property. He attended school and later, university, in Turin. Denied an outlet for his creative powers by Fascist control of literature, Pavese translated many 20th-century American writers in the 1930s and '40s: Sherwood Anderson, Gertrude Stein, John Steinbeck, John Dos Passos, Ernest Hemingway, and William Faulkner; a 19th-century writer who influenced him profoundly, Herman Melville (one of his first translations was of Moby Dick); and the Irish novelist James Joyce. He also published criticism, posthumously collected in La letteratura americana e altri saggi (1951; American Literature, Essays and Opinions, 1970). A founder and, until his death, an editor of the publishing house of Einaudi, Pavese also edited the anti-Fascist review La Cultura. His work led to his arrest and imprisonment by the government in 1935, an experience later recalled in “Il carcere” (published in Prima che il gallo canti, 1949; in The Political Prisoner, 1955) and the novella Il compagno (1947; The Comrade, 1959). His first volume of lyric poetry, Lavorare stanca (1936; Hard Labour, 1976), followed his release from prison. An initial novella, Paesi tuoi (1941; The Harvesters, 1961), recalled, as many of his works do, the sacred places of childhood. Between 1943 and 1945 he lived with partisans of the anti-Fascist Resistance in the hills of Piedmont. The bulk of Pavese's work, mostly short stories and novellas, appeared between the end of the war and his death. Partly through the influence of Melville, Pavese became preoccupied with myth, symbol, and archetype. One of his most striking books is Dialoghi con Leucò (1947; Dialogues with Leucò, 1965), poetically written conversations about the human condition. The novel considered his best, La luna e i falò (1950; The Moon and the Bonfires, 1950), is a bleak, yet compassionate story of a hero who tries to find himself by visiting the place in which he grew up. Several other works are notable, especially La bella estate (1949; in The Political Prisoner, 1955). Shortly after receiving the Strega Prize for it, Pavese took his own life in his hotel room by taking an overdose of pills.
Avrei dovuto leggere la quarta di copertina. Nonostante il titolo, questo non è un libro sul raccontare, ma sulle idee di mito, poesia e cultura di Pavese. Ho bisogno di qualche tempo per riflettere su quello che ho letto, ma in generale questo tipo di saggistica filosofica ed aulica non fa per me.
Questo librino è una raccolta di brevi articoli o stralci di saggi di Pavese a tema principalmente il mito, il suo significato profondo, cosa ne scaturisce.
E’ bellissimo.
Pavese ha una preparazione puntuale, eterogenea, rilevante, e sa parlarne non solo con attenta competenza, ma soprattutto con un lirismo, un trasporto, che coinvolge, fa riflettere e spinge a volerne sapere di più.
Il mito è uno spunto per scandagliare il senso della vita, il sentire umano, come nasce la poesia e la fiaba, per analizzare la spinta gnoseologica dell’uomo ma anche, antropologicamente, il suo impulso sociale.
Per quanto le pagine siano puntuali e si percepisca un sostrato di studi nel campo, non sono affatto pedanti o noiose, nemmeno per chi non fosse avvezzo alla materia.
Per me che queste tematiche sono come l’aria, ho trovato una silloge di scritti che mi ha incantato.