"Uno psicologo nei lager", la rinomata opera di Viktor Frankl, è ora disponibile in una nuova edizione Young Adult. Questa edizione de “L’uomo alla ricerca di senso” di Viktor Frankl include il suo racconto autobiografico integrale, approfondimenti sulla logoterapia, immagini, lettere, discorsi, una cronologia della sua vita e un glossario. Questo libro non è solo un racconto, ma un viaggio nell'animo umano, un'esplorazione della resilienza e del potere dell'autodeterminazione. Attraverso il suo sguardo acuto e la sua esperienza diretta nei campi di concentramento nazisti, Frankl ci guida in un mondo dove la lotta per la sopravvivenza si intreccia con la ricerca di un significato più profondo dell'esistenza. L’uomo alla ricerca di senso va oltre la semplice narrazione degli orrori dell'Olocausto; è una riflessione intensa su come trovare una ragione di vita anche nelle circostanze più avverse. Con uno stile che tocca il cuore e la mente, Frankl ci mostra che, anche di fronte all'inimmaginabile, l'uomo può trovare un senso, una direzione, e soprattutto, una speranza. L’opera di Frankl è un invito a riflettere sulle domande più profonde dell'esistenza. Indispensabile per chi cerca ispirazione, coraggio e una nuova prospettiva sulla vita. È una bussola per chiunque desideri trovare orientamento nelle sfide quotidiane e un inno alla capacità umana di trascendere la sofferenza attraverso la ricerca di un significato.
Viktor Emil Frankl was an Austrian neurologist, psychologist, philosopher, and Holocaust survivor, who founded logotherapy, a school of psychotherapy that describes a search for a life's meaning as the central human motivational force. Logotherapy is part of existential and humanistic psychology theories. Logotherapy was promoted as the third school of Viennese Psychotherapy, after those established by Sigmund Freud and Alfred Adler. Frankl published 39 books. The autobiographical Man's Search for Meaning, a best-selling book, is based on his experiences in various Nazi concentration camps.
“ Come già osservato, per infondere nuova energia vitale nell'animo di un prigioniero, era cruciale suscitare in lui la visione di uno scopo futuro. Le parole del filosofo Friedrich Nietzsche: Chi ha un perché per vivere può sopportare quasi ogni come, potevano diventare un principio cardine per qualsiasi tentativo di aiuto psicoterapeutico e di salute mentale a favore degli internati. Era essenziale, ogniqualvolta si presentasse l'opportunità, fornire ai prigionieri un perché, uno scopo vitale, affinché potessero trovare la forza di tollerare l'arduo come delle loro esistere. Coloro che perdevano la percezione di un significato, di un obiettivo o di uno scopo nella vita, erano destinati a confrontarsi con un abisso di disperazione, un vuoto esistenziale che troppo spesso antecedeva la loro totale resa. La classica obiezione di tali individui ad ogni tentativo di incoraggiamento era: "Ormai la vita non ha più nulla da offrirmi". Come si può rispondere a un'affermazione così radicale? Emerge la necessità di capovolgere completamente l'approccio alla ricerca del significato profondo dell'esistenza: si deve apprendere, e contemporaneamente insegnare ai disperati, che non è tanto rilevante ciò che ci aspettiamo dalla vita, quanto piuttosto quello che la vita si aspetta da noi. È essenziale smettere di interrogarci sul significato della vita, per cominciare a vederci come soggetti costantemente interpellati dall'esistenza stessa, che ogni giorno e ogni ora ci pone delle domande alle quali dobbiamo rispondere non solo con riflessioni, ma con azioni e comportamenti concreti. Vivere, in ultima analisi, significa assumersi la responsabilità di rispondere adeguatamente alle sfide che la vita ci presenta e adempiere ai compiti che essa pone costantemente a ciascun individuo. Questi compiti, e con essi il significato della vita, variano da persona a persona e da momento a momento. Pertanto, è impossibile definire in termini assoluti e universali il senso dell'esistenza umana, e non è possibile fornire una risposta definitiva e generale alla domanda sul significato della vita. La vita va intesa non come un concetto astratto, ma come qualcosa di estremamente reale e concreto, così come lo sono i compiti che essa impone. Questi definiscono il destino di ciascuno, un destino unico e irripetibile. Nessun individuo o destino può essere confrontato con un altro, poiché ogni situazione è unica e ogni contesto richiede una risposta specifica. A volte, la situazione in cui si trova un uomo lo obbliga a plasmare il proprio destino attraverso l'azione. Altre volte, può essere più opportuno sfruttare l'occasione per riflettere e realizzare qualcosa in una dimensione contemplativa. In certi casi, potrebbe essere richiesto di accettare semplicemente il proprio destino, affrontando le difficoltà che si presentano. Ogni situazione si distingue per la sua singolarità, e per ognuna esiste sempre una sola risposta corretta ai quesiti che essa pone. Quando una persona si confronta con la realtà di un destino segnato dalla sofferenza, dovrà accettarla come il suo dovere, il suo unico dovere. Dovrà prendere atto che, anche nel dolore, la sua condizione è singolare e incomparabile nell'intero universo. Nessuno può alleviargli la sofferenza né subirla al suo posto. La sua opportunità esclusiva risiede nel modo in cui sostiene il proprio fardello. Per noi prigionieri, queste riflessioni non erano mere speculazioni teoriche. Rappresentavano gli unici pensieri che potessero aiutarci. Ci preservavano dalla disperazione, anche quando ogni speranza di sopravvivenza sembrava svanita. Da tempo avevamo superato la fase in cui ci interrogavamo sul significato dell'esistenza, una domanda ingenua che interpreta la vita come il raggiungimento di uno scopo attraverso la creazione attiva di qualcosa di valore. Era essenziale per noi ricercare un senso dell'esistenza che abbracciasse la totalità dell'esperienza umana e comprendesse non solo la vita in sé, ma anche la sofferenza e il passaggio della morte.”
“ È un errore credere che l'esigenza primaria per il benessere mentale dell'uomo sia l'equilibrio o, per dirla in termini biologici, l'omeostasi, intesa come assenza di tensione. In realtà, l'essere umano ha bisogno di dedicarsi attivamente al raggiungimento di obiettivi significativi e alla realizzazione di compiti scelti in piena libertà. Non dovremmo cercare di eliminare la tensione a tutti i costi, ma piuttosto scoprire e perseguire un significato latente che attende di essere realizzato. Il bisogno dell'individuo non è quello di raggiungere l'omeostasi, ma piuttosto di perseguire ciò che io definisco noodinamica, una forza vitale che opera in un sistema di forze opposte ma interconnesse. In questo sistema, un polo è rappresentato dalla sana tensione verso uno scopo da realizzare, mentre l'altro polo è l'individuo stesso, che deve mettere in atto le azioni necessarie per realizzare tale scopo. “
“ Il significato della vita, infatti, differisce da persona a persona, varia giorno per giorno e di ora in ora. Quello che conta davvero non è un'interpretazione generale del significato della vita, bensi il significato specifico che la vita di un individuo assume in un determinato momento. Chiedere quale sia il significato della vita in termini generali è come domandare a un grande maestro di scacchi: "Qual è la migliore mossa del mondo?". Semplicemente, non è possibile definire in termini assoluti quale sia la migliore o anche solo quella valida in ogni contesto, ciò che conta è la situazione unica di ogni singola partita e la personalità dell'avversario. Lo stesso principio si applica all'esistenza umana. Non dobbiamo cercare un significato astratto della vita, ma riconoscere che ogni individuo ha una vocazione par ticolare, una missione personale che lo guida verso un obiettivo specifico che desidera conseguire. Così, ogni persona è unica e insostituibile, e la sua esistenza non può essere replicata. Di conseguenza, il compito di ciascuno è unico, così come unica è l'opportunità specifica di realizzarlo. Poiché per l'uomo ogni circostanza costituisce una sfida e implica un problema da risolvere, dovremmo capovolgere la domanda sul senso della vita. In realtà, non è tanto importante che l'uomo interroghi se stesso sul significato della propria esistenza, quanto che riconosca le richieste che essa gli pone. In altre parole, ogni individuo è messo alla prova dalla vita; a questa può rispondere soltanto agendo in maniera responsabile. La logoterapia pone proprio nella responsabilità l'essenza fondamentale dell'esistenza umana.”
“ La logoterapia identifica tre modi principali attraverso i quali possiamo scoprire questo senso: (1) creando qualcosa o portando a termine un'azione; (2) sperimentando qualcosa o incontrando qualcuno; e (3) adottando un atteggiamento costruttivo di fronte alle sofferenze inevitabili.”
Non ci sono parole che possano descrivere la bellezza e la potenza di questo libro.
Non sono solita leggere libri inerenti al tema Olocausto, non perchè non creda nell’importanza di ricordare, ma perchè è sempre molto faticoso per me leggere e immaginare cosa hanno subito milioni di esseri umani da altri esseri umani.
Questo libro però vale tutto. E’ assolutamente da recuperare. Nel 1991 è rientrato nella classifica dei 10 libri più influenti in America e mi dispiace non averlo scoperto prima. Non solo leggere questo libro è una bellissima esperienza, ma sono venuta a conoscenza di una figura estremamente interessante come quella di Frankl.
Toccante e necessario. Mi è stato consigliato da una professoressa e l’ho trovato molto interessante. La verità è che a volte, tra un romanzo e l’altro, bisogna fermarsi per leggere e riflettere sul “senso della vita”. Quest’edizione (a differenza di altre) è corta, semplice e scorrevole. A mio avviso l’autore è stato geniale e ha sottolineato concetti fondamentali e primari. La prima parte è durissima. Ho fatto fatica a concludere certi passaggi: la crudeltà dell’uomo non ha confini e vederla plasmata su carta fa male al cuore. La seconda, invece, è più teorica e più leggera. Consigliato.
Nel 1942, lo psichiatra Viktor Frankl venne arrestato dai nazisti, insieme alla moglie e ai membri della sua famiglia. Scoprì soltanto al suo rientro a Vienna nel 1945 della tragica morte di tutti i suoi cari.
Nonostante le enormi sofferenze che aveva patito (e alle quali aveva assistito) all'interno dei campi, il pensiero dei suoi famigliari lo aiutò a resistere, insieme all'obiettivo di riscrivere il manoscritto che gli era stato sottratto all'ingresso nel campo.
Questa idea, questo volgersi verso un obiettivo, è alla base della sua teoria personale, la logoterapia, una terapia orientata sul futuro e sul significato che ogni paziente attribuisce al proprio domani.
In quest'opera, suddivisa in due parti, troviamo prima il memoir del dottor Frankl, dove racconta degli anni trascorsi all'interno dei campi, delle sue paure e delle sue sofferenze, degli uomini che vivevano quelle esperienze terrificanti insieme a lui, e del modo in cui affrontavano i momenti delle giornate. La seconda parte, invece, spiega in maniera semplice le basi della logoterapia di Frankl, del suo modo di affrontare il dolore con i suoi pazienti, aiutandoli a trovare un significato nel domani.
Parlando di amore, senso della vita, libertà e responsabilità, Frankl aveva una visione molto avanguardista e quasi ottimista, e la sua opera ci colpisce non solo a livello emotivo, ma anche psicologico ed analitico, e ci spinge a ragionare sui momenti terribili affrontati da così tante persone e sulla nostra stessa vita.
Ho aspettato anni a leggere questo libro, lo avevo in lista da tempo e per qualche motivo non lo avevo mai preso. Forse non ero ancora pronta, ma adesso il periodo è quello giusto. veramente una lettura splendida. una di quelle letture da fare almeno una volta nella vita e poi da rileggere una volta all'anno. Concordo molto con la visione di Frankl e la vedevo alla stessa maniera, adesso che ho letto ci credo ancora di più.