Raccontava Christopher Isherwood – alla cui esperienza si ispirò il film Cabaret – che a fine anni Venti, alla vigilia della grande crisi economica antesignana di quella attuale, si precipitò a Berlino perché la città era considerata “il luogo più vizioso dai tempi di Sodoma”. Sessant’anni dopo e con le stesse motivazioni, il narratore di questo libro, allora giovane, segue le orme dello scrittore inglese e una sera giunge in quella che è una capitale divisa in due, vivendovi un’avventura tanto pericolosa quanto memorabile. Dall’episodio, che potrebbe figurare in una spy story di Le Carré, se non fosse che i protagonisti sono due ragazzi imbevuti di poesia, e cioè piuttosto goffi, ha inizio Le voci di Berlino, narrazione corale e imprevedibile di “una città che non è, ma continuamente diventa”, un luogo dove la letteratura, a furia di inseguire la realtà, la raggiunge. La storia di una metropoli è un romanzo sotto mentite spoglie. Se poi la metropoli è stata il cuore di una monarchia imbelle, di una repubblica litigiosa, di due dittature, e infine è diventata il centro politico dell’Europa odierna, il romanzo rischia di trasformarsi in una categoria dello spirito. È appunto in questa chiave che il libro spazia dalla Berlino sfrontata di Isherwood e Auden, ricostruita con materiali inediti, a quella degli iniziali bagliori dell’incendio nazista; dalla città distrutta dopo la caduta del Terzo Reich in cui i due figli di Thomas Mann, Erika e Klaus, tentano di riannodare il filo della memoria e dell’identità, alle storie rocambolesche e ignote, che precedono e seguono la costruzione del Muro e poi la sua caduta – per concludersi ai nostri tempi di debito sovrano. Con una scrittura che sa mescolare ironia e commozione, Mario Fortunato giostra i destini dei suoi personaggi, cucendoli in un arazzo personalissimo, che è nello stesso tempo il racconto di una grande città e un involontario autoritratto.
Mario Fortunato è uno scrittore e giornalista italiano. Ha diretto l’Istituto italiano di cultura di Londra ed è opinionista della Süddeutsche Zeitung. Critico letterario, traduttore di autori come Maupassant, Virginia Woolf e Evelyn Waugh, ha pubblicato narrativa, saggi e memoir. Il suo ultimo romanzo è Sud (Bompiani, 2020).
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"Il tentativo era quello di imbastire, nell'arco di un secolo, il romanzo di una città, i cui protagonisti non fossero altro che l'eterna incarnazione del protagonista par excellence del romanzo moderno, e cioè l'innocente, che poi è il lettore stesso. Alla fine però mi sono ritrovato come al principio, solo e confuso, ma non ancora smarrito e aggrappato a tutti quegli "io" non miei come al carrello di un supermarket."
Berlino dagli anni venti ai giorni nostri raccontata attraverso le storie di scrittori famosi artisti persone che hanno scritto la storia ma anche persone normali.