E’ stata una vera e propria sfida.
Perché avevo una settimana “cuscinetto” a casa, tra una partenza estiva e l’altra, e ho deciso che l’avrei letto e terminato in quella settimana, consapevole che non sarei di certo ripartita portandomi in valigia un libro-dinosauro come questo.
864 pagine. E 8 anni che sono serviti a Jacopo de Michelis, editor, traduttore, docente di narratologia, per scrivere un simile romanzone, ovviamente previa una lunga fase di studio e documentazione. Perché in “La stazione” c’è tanto, c’è tutto.
Pensate che mi sia forzata a buttar giù le 864 pagine? No, e la cosa ha sorpreso anche me. Ho letto giorno e sera, come una forsennata, famelica e catturata fino a tre quarti del libro, poi, lo confesso, meno interessata, ma la sfida l’ho portata a termine, e De Michelis si è portato a casa quattro mie stelline.
E’ vero, la mole spaventa, ma il romanzo è decisamente ben scritto, e tutte le sottotrame che racconta convergono in verità in una sola (ad eccezione delle prima pagine e della disavventura di Laura con la ragazza tossica, ma restano funzionali a capire meglio i nostri protagonisti)...quindi, alla fine nulla è fuori posto, anche se qualcosa poteva essere evitato, snellendo un po’ il volume. Ma De Michelis ama molto narrare, e questo è percepibile: vuole farci conoscere tutte le sfumature dei protagonisti, le mille sfaccettature delle loro personalità, non facili, e, soprattutto, ogni ombra e ogni angolo della vera protagonista del romanzo, la Stazione Centrale di Milano, luogo di transito ma anche custode di maledetti bassifondi capaci di nascondere tanto orrore quanti segreti. E’ qui, nella polizia ferroviaria della Centrale, che lavora Riccardo Mezzanotte (il cognome sarà un caso? Io dico di no), un ragazzotto dal passato scazzottato e dal carattere anarchico, il quale si ritrova a indagare sul caso di una serie di animali, gatti, cani, un maiale, ritrovati sviscerati proprio per la stazione…ovviamente, all’inizio, nessuno dei suoi colleghi e superiori lo prende sul serio. Ma Mezzanotte è molto bravo, bravo e intuitivo, e ha già capito che all’assassino ben presto sgozzare animali non basterà più, e vorrà passare agli umani…cosa che infatti accade. E quando il mistero coinvolge Laura, giovane volontaria presso un centro d’assistenza per emarginati situato proprio alla stazione, ecco che la storia si infiamma. Laura non è una ragazza qualsiasi, ha un dono particolare: riesce a “sentire”, in sé, con una violenza talvolta fisica, le emozioni altrui, il che la rende particolarmente empatica nei confronti dei problemi e delle sofferenze di chi la circonda…nello specifico quelle di due bambini che lei vede misteriosamente comparire e scomparire nei dintorni della stazione e che sente canticchiare una nota melodia distorta. Inutile dire che tra Mezzanotte e Laura scoppierà l’amore, proprio mentre l’indagine li condurrà nei sotterranei della stazione…
Insomma, la storia narrata, o meglio, le storie narrate nella storia narrata, si leggono con coinvolgimento. Tuttavia, verso i tre quarti del libro, il momento più delicato di ogni lettura, De Michelis avrebbe potuto fermarsi…e invece decide di strafare in questa sua bulimia di narratore, e allunga la vicenda inserendo la sottotrama del padre di Riccardo, ucciso anni prima da una mano ignota (attenzione, tutto questo sarà anch’esso collegato a ciò che aveva trovato nei sotterranei della stazione, ma, ripeto, a mio avviso è stata un’ aggiunta evitabile).
Per fortuna, lo stile misurato ed efficace non stanca l’occhio del lettore, perché da leggere c’è effettivamente tanto.
De Michelis a mio avviso è un buon narratore, la trama, seppur con qualche concessione fantasiosa (ma quale libro non ne ha?) sta in piedi senza problemi e l’atmosfera tra il mistery e il creepy, facilitata dal luogo d’ambientazione, non manca mai. E’ solo che qualche storia nella storia andava evitata, rendendo il volume più snello: per questo non definirei il romanzo, come hanno fatto altri, un “guazzabuglio” senza identità, l’identità c’è eccome, lo definirei più semplicemente e più grossolanamente un romanzo un po’ in sovrappeso.
Io comunque domani dovrò recarmi proprio alla Stazione Centrale…e qualcosa mi dice che la osserverò, per la prima volta, con occhi diversi.