Al suo inizio e fino alla sua “esplosione”, il mondo di internet ha promesso di dare un volto nuovo all’intera umanità: al suo modo di comunicare, di presentarsi al mondo, di informarsi e farsi conoscere, ma anche al suo modo di decidere, di investire, di governare. Oggi assistiamo a una fase di profonda crisi di tutto questo: la moderna “torre di Babele” un mondo unito in cui tutti parlano la stessa lingua e si sentono allo stesso titolo cittadini sta per crollare, per generare una probabile nuova dispersione dei linguaggi e delle esperienze. Gli scricchiolii del grande edificio sono diversi: non riusciamo più a stare in rete con i nostri corpi e le nostre voci, non sappiamo più chi siamo e cosa pensiamo, non possiamo fidarci di nulla, né compiere un passo verso un nuovo progresso, di cui abbiamo smarrito ogni mappa. Il crollo è inevitabile. Cosa ci attende all’indomani del clamoroso evento? Un mondo connesso, ma forse non più così dipendente, che non conosciamo ancora.
Uma síntese histórica verdadeiramente interessante que devia desafiar o nosso modo de ser e estar. Quem se der conta da facilidade com que hoje somos manipulados pelos ambientes digitais perceberia como o primeiro passo seria o de abandonarmos as redes sociais. Não consegues? Encontras motivos para isso? Não se sente realmente livre de o fazer? A Torre Babel Digital está a cair e muitos ficarão sob os seus escombros. Benanti ajuda muito bem a perceber a razão.
Paolo Benanti, nel suo libro Il crollo di Babele. Che fare dopo la fine del sogno di Internet?, affronta una riflessione profonda e critica sullo stato attuale della società digitale e le sue implicazioni etiche e sociali. Pubblicato dalle Edizioni San Paolo nel novembre 2024, il volume si compone di 320 pagine e si articola in due sezioni principali: "Il sogno di Babele" e "Il crollo di Babele".
Benanti è un presbitero e teologo italiano, nato a Roma il 20 luglio 1973. Appartenente al Terzo Ordine Regolare di San Francesco, è un esperto riconosciuto in etica, bioetica e nelle implicazioni delle tecnologie moderne. Attualmente insegna alla Pontificia Università Gregoriana e presso l'Università di Seattle, e svolge un ruolo significativo come consigliere di Papa Francesco su temi legati all'intelligenza artificiale e all'etica della tecnologia.
Ha conseguito il dottorato in teologia morale nel 2012 con una dissertazione che ha vinto il Premio Bellarmino - Vedovato. Ha anche frequentato corsi di bioetica presso la Georgetown University. Dal 2008, è docente presso la Pontificia Università Gregoriana, dove si occupa di corsi di morale sessuale, bioetica e neuroetica. È stato coinvolto nella creazione di un framework etico per le intelligenze artificiali, sviluppando concetti come algoretica e algocrazia.
Benanti è stato nominato membro della Pontificia Accademia per la Vita e consultore del Dicastero per la Cultura e l’Educazione. È anche membro del Comitato sull'intelligenza artificiale delle Nazioni Unite, essendo l'unico italiano in tale ruolo. Recentemente, è stato nominato a capo della commissione algoritmi dal governo italiano, sottolineando la sua influenza crescente nel dibattito pubblico sull'innovazione tecnologica.
Tra le sue opere più recenti figurano titoli come Le macchine sapienti. Intelligenze artificiali e decisioni umane e Digital age. Teoria del cambio d’epoca: persona, famiglia e società. La sua ricerca si concentra sull'intersezione tra tecnologia e condizione umana, esplorando come le innovazioni digitali influenzino la nostra vita quotidiana e le strutture sociali.
Paolo Benanti è una figura chiave nel dialogo contemporaneo tra fede, etica e tecnologia, contribuendo significativamente a definire le sfide morali legate all'era digitale. Utilizza il racconto biblico della torre di Babele come metafora per descrivere l'evoluzione e la crisi di Internet. Inizialmente, Internet prometteva di unire l'umanità, facilitando la comunicazione e la condivisione delle informazioni. Tuttavia, oggi si assiste a una fase di crisi in cui il sogno di una rete globale si sta sgretolando, portando a una dispersione dei linguaggi e delle esperienze. L'autore sottolinea come le piattaforme digitali abbiano contribuito a creare disinformazione, polarizzazione e una crisi di fiducia. Nella sua veste di teologo e esperto di bioetica, esplora le conseguenze etiche della tecnologia moderna. La sua analisi si estende all'impatto dell'intelligenza artificiale sulla società contemporanea, interrogandosi su come queste tecnologie possano influenzare la democrazia e la vita quotidiana degli individui. Il libro invita a riflettere su come l'umanità possa ripensare il proprio rapporto con la tecnologia in un contesto di crescente complessità.
La scrittura di Benanti è caratterizzata da un linguaggio accessibile ma denso di significato, capace di coinvolgere anche lettori non esperti. La struttura del libro è ben organizzata, con capitoli che guidano il lettore attraverso un percorso logico che parte dalla storia dei primi linguaggi umani fino ad arrivare alle attuali sfide poste dalla digitalizzazione. La narrazione è arricchita da riferimenti storici e filosofici che rendono il testo non solo informativo ma anche stimolante dal punto di vista intellettuale.
Il crollo di Babele è un'opera che invita alla riflessione critica sul futuro della comunicazione e della società nell'era digitale. Benanti ci pone domande fondamentali su cosa significhi essere umani in un mondo sempre più dominato dalla tecnologia. La lettura è consigliata a chiunque desideri comprendere le dinamiche attuali del nostro vivere quotidiano in relazione all'innovazione tecnologica, rendendo questo libro un contributo significativo al dibattito contemporaneo.
Crollo di Babele, i sogni di rete svaniscono, silenzio digitale. Risponde l'intelligenza artificiale.