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Le parole tra noi leggere

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Italian

300 pages, Paperback

First published January 1, 1969

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Lalla Romano

49 books23 followers
(Demonte, Cuneo, 1906 - Milano, 2001)
Dopo aver frequentato le elementari a Demonte, si trasferisce a Cuneo con la famiglia nel 1916, dove compie gli studi superiori. Conseguita la maturità nel ‘24, s’iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino: tra i suoi professori, spiccano le figure di Ferdinando Neri e Lionello Venturi. Su indicazione di quest’ultimo, comincia a frequentare la scuola di pittura di Felice Casorati. Laureatasi nel 1928, continua a dedicarsi alla pittura ed alla poesia: ha, intanto, conosciuto scrittori e intellettuali del calibro di Cesare Pavese, Mario Soldati, Franco Antonicelli, Arnaldo Momigliano. Nel ‘32 sposa, a Cuneo, Innocenzo Monti, e nel ‘33 nasce il suo unico figlio, Pietro. Nel ‘35 raggiunge a Torino il marito, ivi trasferito per motivi di lavoro; successivamente, espone in mostre collettive ed in una personale. Spinta dal giudizio positivo espresso da Eugenio Montale su alcuni suoi versi, nel ‘41 pubblica da Frassinelli la sua prima raccolta di poesie, “Fiore”. Durante la guerra, aderisce al movimento “Giustizia e libertà” e, su invito di Pavese, nel ‘44 traduce per Einaudi i “Trois contes” di Flaubert. Nel ‘46 decide di abbandonare l’attività pittorica per dedicarsi completamente alla scrittura. Esordisce nella narrativa nel 1951 con una raccolta di brevi testi in prosa, “Le metamorfosi”, con presentazione di Vittorini; è del ‘53 il suo primo romanzo, “Maria”, elogiato da Montale sul “Corriere della Sera” e definito da Gianfranco Contini un “piccolo capolavoro”. Negli anni seguenti, escono il libro di poesie “L'autunno” (1955), i romanzi “Tetto murato” (1957) e “L'uomo che parlava solo” (1961) ed il libro di viaggi “Diario di Grecia” (1959). Bene accolto dalla critica e dal pubblico, il suo quarto romanzo, “La penombra che abbiamo attraversato” (1964), è “una rivisitazione di esperienze infantili e adolescenziali nella quale il rigore stilistico e l’esercizio dell’ analisi tengono a freno l’incombente compiacimento autobiografico” (S.Guglielmino). Il successo arride anche al successivo “Le parole tra noi leggère” (1969), che vince il premio Strega; seguono, tra le altre cose, il romanzo “L’ospite” (1973), la raccolta di poesie “Giovane è il tempo” (1974), il volume di racconti “La villeggiante” (1975), il romanzo “Una giovinezza inventata” (1979), le fiabe de “Lo stregone” (1979) . E’ dell’81 “Inseparabile”, dell’86 “La freccia di Tatiana” (con fotografie di Antonio Ria), dell’87 il romanzo “Nei mari estremi”, ove è rievocata la malattia e la morte del marito. Da segnalare, negli ultimi anni, “Le lune di Hvar” (1991), “In vacanza col buon samaritano” (1997), “Dall'ombra” (1999).

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Profile Image for Malacorda.
603 reviews289 followers
March 21, 2018
Irritante e deludente. Una lettura vagamente spiacevole, mi ha messa di cattivo umore. L'ho divorata affannosamente in attesa di giungere al punto di rottura, a quel break-even che dà un senso a tutto ciò che precede, e invece niente. L'autrice vuole scrivere una biografia del figlio e del loro rapporto, e per essere il più obiettiva possibile costruisce la sua opera quasi esclusivamente su un collage di lettere, cartoline, temi scolastici, appunti, pagine di diario: vuol far parlare il figlio il più possibile in prima persona. Ma raggiunge l'esatto opposto del suo intento: non ottiene un'esposizione oggettiva, in compenso obbliga il lettore a sopportare la leziosità e talvolta la cripticità di quegli scritti. L'analisi che la madre vuole fare sul figlio e sul loro rapporto si rivela deludente a causa dell'atteggiamento di lei che, a distanza di anni e per sua stessa ammissione, da un lato si auto-crocifigge per i presunti errori e dall'altro si bea nella convinzione della di lui genialità: un discorso lucido e oggettivo poteva essere fatto solo centrando la metà via tra quei due punti di oscillazione.

E' irritante in quella premessa, quell'assunto iniziale che dà per scontata una palese genialità del figlio (mi viene in mente mia mamma che parlando della figlia di una sua amica, dice "...è proprio vero, genio e sregolatezza!" in quanto la ragazza è disordinata e un po' svampita ma si è laureata con buoni voti. Inutile spiegarle che il genio è un'altra cosa, è Michelangelo, Leonardo o Einstein o al limite Hawking).

Non è con la glorificazione del figlio che si può spiegare il suo male di vivere. Io l'ho compreso perché sono in parte come lui e forse anche peggio di lui: detesto usanze e convenzioni quanto lui, e pratico la socialità meno di lui. Ma ad una persona solare, socievole ed estroversa il messaggio non credo che arrivi nella sua interezza: quel dolore della distanza che si voleva esprimere negli intenti iniziali, non trova in queste pagine la sua dimensione ideale.

La minuziosità dell'indagine è al tempo stesso il suo pregio e la sua nota dolente: una minuziosità quasi da vivisezione. A partire dalle semplici piccole cose che costituiscono la vita di qualsiasi bambino in qualsiasi tempo – la scuola, i compiti da fare, i capricci, la minestra da finire, le gelosie nei confronti di una tata o di una zia – inizia ad impostare un'analisi psicologica e finanche filosofica sul figlio, se non fosse che finisce l'autrice stessa per cadere nelle stesse banalità di quando due mamme o due nonne si incontrano al mercato e prendono a parlare dei bimbi: il pretendere di vedere in ogni suo piccolo gesto un'anticipazione dell'adulto che sarà in futuro; il meravigliarsi nel vedere il bambino interessato a cose che in fin dei conti piacciono a tutti i bambini; attribuire uno strabiliante valore artistico ai disegni o alle poesiole del bambino; attribuire valore filosofico e riflessivo a frasi che il bambino pronuncia probabilmente a casaccio o solo per ripetere qualcosa di già sentito; la vergogna e i sensi di colpa per le piccole promesse di ricompensa non mantenute nei confronti del piccolo; analizzare i dispetti del bambino nei confronti del genitore come se fossero eventi con radici antiche di millenni e non una parte integrante dei canonici capricci. Procedendo in ordine cronologico, i capricci dell'infanzia vengono sostituiti dalla pedanteria dell'adolescenza e poi dalla strafottenza del giovane adulto, ma la sostanza del racconto non cambia.

Nella madre-scrittrice, il tono misuratamente distaccato prelude a quella ricerca di obiettività che va però a schiantarsi contro i sensi di colpa e sensi di vergogna, i quali a loro volta stridono ridicolmente o anche penosamente con quello stesso tono. Che non intenda essere un romanzo nel senso classico del termine, questo è evidente e pacifico. Ma non sta del tutto in piedi nemmeno come biografia o come simil-romanzo: sia perché manca di quella struttura oggettiva di cui sopra, sia perché manca un po' di materiale collante tra una cartolina e l'altra, e anche perché se mi nomini delle persone/personaggi - la Maria, la Luciana, la Bruna, Luigi, il Reno, la Lilly, la Nenè - mi devi dare quanto prima modo di capire chi o cosa sono costoro in rapporto al personaggio principale e alla storia che stai svolgendo. Questo genere di scarnificazione del discorso la posso ancora vagamente capire e sopportare in un McCarthy, ma qui no. Se non intendi spiegarmeli, certi dettagli, non esporli nemmeno. E' un diario destinato a lettura privata. Mi si potrebbe replicare che la sostanza del libro è proprio quel che emerge da tutte queste mie considerazioni, cioè la difficoltà di essere genitore, la difficoltà di sapersi "dosare" quando ci si trova presi tra due fuochi. Ma per esprimere questo concetto bastavano poche parole: ogni scarrafone è bbello 'a mamma soja.
Profile Image for piperitapitta.
1,051 reviews469 followers
March 14, 2018
Dell'essere madre.

La difficoltà maggiore durante la lettura è superare il momento in cui, dopo pochi capitoli, ti verrebbe da dire che in fondo questo non è un romanzo, ma nemmeno un diario, ma solo una sorta di memoire in cui Lalla Romano ricorda, analizza e scandaglia i lunghi anni, circa trentacinque, del rapporto tra lei e suo figlio Piero.
Affari loro, ti viene da pensare.
E in effetti lo sarebbero anche, se non fosse che andando avanti con la lettura si comincia ad uscire dal trabocchetto di valutare le vicende solo da un punto di vista personale e si inizia a considerare eventi e dinamiche familiari in un'ottica più ampia, che mette in vetrina i rapporti madre-figlio, padre-figlio, marito-moglie e così via, attraversando periodi storici che mutano con il mutare degli anni - Piero nasce a Torino nel 1933 - e rapporti che evolvono e si trasformano con l'evolversi e il trasformarsi delle abitudini e dei costumi della società italiana.
Mina - come il figlio chiama affettuosamente l'autrice, che non sa spiegarsi l'origine di questo nomignolo* al quale però è legatissima, al punto che quando lui smetterà di chiamarla così ne soffrirà tanto da indurlo a chiamarla con un escamotage! - P.(iero) e C. (il marito) non sono una famiglia tradizionale: o meglio, non sono una famiglia "media" italiana, anche se per certi aspetti lo sono totalmente.
Lei è "un'artista": scrive e dipinge ma è anche un'insegnante; il marito è un lavoratore dipendente che in alcuni periodi è costretto a lavorare fuori sede - Torino prima e Milano poi - e stare lontano dalla famiglia; la famiglia di origine di Mina è di Cuneo, città dove inizialmente abiteranno e dove poi P. passerà lunghi periodi - spesso anche l'estate - affidato alla nonna.
Non sono una famiglia tradizionale nel modo in cui Mina imposta sin dall'inizio i rapporti con P., un bambino caratterialmente difficile, tendenzialmente portato all'isolamento e ribelle.
Qui mi fermo con la descrizione dei contenuti del libro, perché al di là delle vicende personali della famiglia di Lalla Romano e dei singoli eventi, vorrei spostare la riflessione che la lettura mi ha portato a fare sul rapporto figli-genitori e più nello specifico in questo caso su quello madre-figlio; dal mio punto di vista Mina è una madre piena di difetti (ma io non sono madre, per cui rifletto con il beneficio del dubbio!), una donna che ha un senso di liberalità e di rispetto del "sé" talmente forte che le impedisce di agire troppo spesso in maniera autoritaria nei confronti di un figlio, bambino prima e adolescente poi, che per carattere è spinto alla ribellione e al non rispettare le "gerarchie" familiari.
P. è uno spirito libero (ma quale bambino non lo è?) e in questo è assecondato quasi completamente da Mina che si assoggetta (e si esalta) alla sua creatività e alle sue "stranezze" senza poi preoccuparsi fino in fondo di quanto questa sua originalità possa essere causa effetto della misantropia del figlio.
Mina difficilmente prende posizione, per questo c'è il marito che però troppo spesso è costretto ad agire a distanza, per lettera o per interposta persona (cioè la moglie, che ha nei confronti di P. il solito occhio benevolo), anche se spesso si irrita per il comportamento del figlio.
Questa relazione madre-figlio, questo rapporto da donna talmente innamorata della propria creatura che pur vedendone alcuni limiti e alcune storture non riesce ad intervenire per modificare il proprio atteggiamento, che sarà alla lunga psicologicamente distruttivo e causa della formazione di un essere umano socialmente disadattato, devo dire che mi ha disturbata non poco.
Quanto un genitore deve lasciare il proprio figlio libero, sin da piccolo, di esprimere la propria natura e le proprie inclinazioni, e quanto invece deve essere formativo, indirizzarlo e guidarlo su quelle strade e alla comprensione di quelle convenzioni che ne faranno - almeno in teoria - una persona integrata nella società in cui vive?
Mina si rende perfettamente conto che il figlio è diverso dai suoi coetanei, nota benissimo le sue idiosincrasie, non raramente si innervosisce per quelle manie che saranno piccole quando P. è bambino e diventeranno ridicole e insormontabili quando P. sarà ormai diventato un adulto; ma non interviene mai, forse perché lei stessa non è perfettamente a suo agio nel ruolo di madre, ruolo che interpreta da artista in contemplazione della propria opera d'arte "fatta e finita" al momento della nascita e che si nega subito dopo la possibilità di intervenire per completarla.
È questo un figlio inteso come "altro da sé"?
Qual è, mi chiedo ancora una volta, la linea di confine dove stare in equilibrio, sia pur indubbiamente precario?
È proprio vero che l'essere genitori è il mestiere più difficile del mondo.

Diceva Montale nel 1969, in occasione dell'assegnazione del Premio Strega a "Le parole tra noi leggère" - il titolo è tratto dai versi della poesia "Due nel crepuscolo" dello stesso poeta che fu tra i grandi sostenitori dell'autrice - “Se c'è ancora qualche lettore capace di amare una poesia incapace di esibirsi come tale, questo è un libro che può fare per lui”.
Indubbiamente è un libro pieno di amore, e di poesia, ma il troppo amore talvolta può anche distruggere.

*Secondo me è lampante: Mamma - Mammina - Mina: peccato che Lalla Romano sia ormai scomparsa da qualche anno, mi sarebbe piaciuto chiederle se poteva essere così!

Due nel crepuscolo
Fluisce fra te e me sul belvedere 
un chiarore subacqueo che deforma 
col profilo dei colli anche il tuo viso. 
Sta in un fondo sfuggevole, reciso 
da te ogni gesto tuo; entra senz’orma, 
e sparisce, nel mezzo che ricolma 
ogni solco e si chiude sul tuo passo: 
con me tu qui, dentro quest’aria scesa 
a sigillare 
il torpore dei massi.
Ed io riverso 
nel potere che grava attorno, cedo 
al sortilegio di non riconoscere 
di me più nulla fuor di me; s’io levo 
appena il braccio, mi si fa diverso 
l’atto, si spezza su un cristallo, ignota 
e impallidita sua memoria, e il gesto 
già più non m’appartiene; 
se parlo, ascolto quella voce attonito, 
scendere alla sua gamma più remota 
o spenta all’aria che non la sostiene.
Tale nel punto che resiste all’ultima 
consunzione del giorno 
dura lo smarrimento; poi un soffio 
risolleva le valli in un frenetico 
moto e deriva dalle fronde un tinnulo 
suono che si disperde 
tra rapide fumate e i primi lumi 
disegnano gli scali.
... le parole 
tra noi leggere cadono. Ti guardo 
in un molle riverbero. Non so 
se ti conosco; so che mai diviso 
fui da te come accade in questo tardo 
ritorno. Pochi istanti hanno bruciato 
tutto di noi: fuorché due volti, due 
maschere che s’incidono, sforzate 
di un sorriso.
(Eugenio Montale, La bufera)
Profile Image for Elalma.
903 reviews103 followers
March 19, 2017
Apparentemente sembra un monologo di una madre che descrive il figlio, e invece è un libro colto, anche innovativo, per l'epoca, se si pensa che la vita di "P" è ricostruita attraverso documenti, appunti, ricordi, anticipa in un certo senso i romanzi o le biografie fatti di testimonianze e di ricostruzioni. Da questo punto di vista, dunque è eccezionale. L'autrice potrebbe non essere la madre, se non che queste parole - Il titolo bellissimo è un verso tratto da una poesia di Montale, e descrive bene la difficoltà di trovare parole giuste - dosate, cercate, ritrovate formano un flusso di coscienza dove l'amore è certo presente ma non è la cosa che più interessa al lettore. Eppure c'è un altro piano di lettura, quasi irritante, ed è l'aura di protezione, di salvaguardia che circonda un figlio "re, ovvero tiranno": questo ragazzo, certo privilegiato, cresciuto in un ambiente colto anche se in un periodo difficile, trova sempre la strada spianata. I genitori gli semplificano tutto, anticipandogli i desideri. Non sono solo i genitori di oggi, a essere così, allora. A leggerlo da madre pare un esempio di tutto ciò che non si dovrebbe fare.
Profile Image for Come Musica.
2,068 reviews630 followers
August 2, 2016
Riporto una citazione tratta dalle ultime pagine del libro

L’ironia suppone distacco. Forse anche freddezza? Nel caso dello scrivere la freddezza è necessaria. «Le poesie si possono fare soltanto a freddo»: l’aveva scoperto da ragazzo.

(Sull’ironia).
«P. ride sotto i baffi guardando il giornale.
«–Cosa hai trovato? «–Facile: il discorso del Papa.
«( Aspetto). «–Dovrebbe leggere.
«–Marx?
«–No, libri umoristici. «(?) «–Gli manca l’ironia. I popoli ricchi debbono aiutare i poveri! Gli Stati Uniti devono aiutare l’America Latina!
«Conclude: «–L’ironia non fa capire, ma è segno che si è capito. Chi non ha ironia, chiaro che non ha capito».


Questo libro fa dell'ironia il perno su cui ruota il precario equilibrio tra una madre troppo protettiva e un figlio troppo introverso.
Profile Image for Andrea Muraro.
754 reviews8 followers
June 2, 2020
Non mi è piaciuto. L’ho letto in fretta, quasi con il desiderio di terminare quella che mi è sembrata una lagna, o forse di più un’ossessione di una madre per il figlio. Una madre che registra passo passo, nell’arco di tutta una vita, ciò che il figlio fa o dice, guardandolo con occhi sognanti o curiosi o maniacali, sempre in tensione, per giudicare e controllare ogni sua azione.
Questa è una madre che trova sempre una scusa a tali atti, giustificando tutto con l’amore. Ma l’amore non prevede il controllo ed è proprio questo, credo, che mi ha irritato.
Profile Image for Roberta Sarno.
113 reviews11 followers
March 28, 2019
Un testo che è a metà tra romanzo autobiografico, raccolta epistolare e di frammenti e fotografie, sembra anticipare quel filone dell'autofiction che si sta affermando proprio ultimamente.
Non é un romanzo di facile lettura, le pagine scorrono lente e il tono é pacato, quasi piatto, ma mai banale. Le parole non sono mai scelte a caso dall'autrice, che mostra tutta la sua sapienza letteraria e poetica.

A lettura ultimata, resta la sensazione che pochi abbiano affrontato la tematica del rapporto conflittuale madre-figlio in modo così preciso e intimo allo stesso tempo, mista alla speranza di non emulare mai questa complessità.
Profile Image for cristina.
55 reviews1 follower
October 2, 2025
Che P dopo questa pubblicazione abbia salutato l'autrice con il dito medio, non mi sorprende.
Invadente, ossessivo, inopportuno sbagliato.
Una madre non è autorizzata in alcun modo a pubblicare lettere, temi e pizzini del proprio figlio, soprattutto del proprio figlio.
Si intuisce una lotta interna nell'autrice, incapace di comprendere la natura e il funzionamento del tutto peculiare di P, tenta incautamente di lenire la propria ferita narcisistica tracciando una mappa della evidente e inconfutabile genialità.
Vero, si deve contestualizzare, siamo nel 1969, nessuno allora parlava di neurodivergenza, di plusdotazione cognitiva e dei risvolti complessi di questo "dono".
Probabilmente oggi Lalla Romano avrebbe gli strumenti per comprendere, ma il suo oggi è molto lontano.
Rimane questa lunga maratona di aneddoti e carteggi anche piuttosto noiosa.
P, hai tutta la mia solidarietà.
Profile Image for Francesca Moretti.
34 reviews2 followers
January 4, 2020
Mi ha fatto tenerezza e mi ha fatto ridere. È il racconto del rapporto di una madre con un figlio originale, un po’ strano, attraverso episodi di vita vissuta che mi hanno ricordato per certi versi la Ginzburg di Lessico famigliare. Molto profondo, l’ho apprezzato tantissimo.
9 reviews
April 11, 2021
Ci sono dei momenti interessanti, simpatici e filosofici, dei pensieri di valore. Ma se non fosse per il club di lettura, non l’avrei mai finito. Forse potrebbe piacere di più a chi ha figli, oppure a chi si ritrova nei panni del figlio.
Profile Image for Laura Amicone.
109 reviews9 followers
February 8, 2023
Lezioso.
Ho comprato il libro con delle aspettative altissime e sono rimasta molto delusa.
Si tratta della biografia del figlio P. redatta seguendo lettere e appunti.
L’approccio voleva essere obiettivo e scientifico ma risulta artefatto e noioso.
Il tono è svenevole, di una grazia esagerata e innaturale, che riesce perciò a rendere il romanzo inopportuno e fastidioso. Il fastidio è amplificato dall’eccessivo utilizzo del verbo “trasecolare”, ripetuto davvero troppo spesso.
Ah! Non dimentichiamo le pagine sulla moto: dettagliatissime e snervanti.
Profile Image for ritarda.daria.
92 reviews7 followers
January 31, 2021
Un libro sospeso tra il romanzo autobiografico e il memoir, incentrato sul rapporto complesso tra due personaggi a loro volta complessi. La madre (autrice) e il figlio.
Più in generale libro sull'amore di una madre verso il proprio figlio e di come i figli tra ribellioni e ostinazione lo accettino/subiscano più o meno malvolentieri.

Lo scopo del libro ci viene detto dall'autrice stessa "scrivere di lui nell'intento di ricomporre, così da poterlo leggere un personaggio ermetico e perciò stesso emblematico".
Lalla Romano si impegna a raggiungere l'obiettivo come se portasse avanti un'indagine. Cerca (sottolineo cerca) di mantenere un atteggiamento distaccato e oggettivo, provando ad aiutarsi attraverso lo strumento dell'ironia. Prova a mantenere al minimo riflessione ed emozione e fa piuttosto parlare il figlio attraverso lettere, temi, poesie scritte da lui. Li analizza, li disseziona minuziosamente.

Ma di fatto la mancanza di obiettività emerge inevitabilmente nell'autocritica, nell'apologia del figlio, nel suo voler "fare un ritratto dell'artista" ad uno che l'artista non ha poi mai voluto farlo.

È riuscita a capire il figlio? Per così tanti versi così simile lei. L'ha invece travisato? L'ha inventato come con un personaggio? Non saprei, quello che so per certo è che personalmente è stato il libro dell'autrice che ho apprezzato meno. Infatti ho avanzato con molta fatica e sono stata irritata da moltissimi atteggiamenti di entrambi.

Anche lo stile è molto diverso da quello che avevo amato che era fatto di silenzi densi, di allusioni, di non detto, di sospensioni. Tutti aspetti che nell'indagine, vengono sacrificati.
Profile Image for Call_me_neeko.
28 reviews
April 20, 2020
Cosa si può dire a Lalla Romano? Evidentemente niente. La poetessa e scrittrice cuneese è indiscutibilmente un pilastro della letteratura italiana del novecento.
Con questo libro, la Romano ha ottenuto il premio Strega nel 1969 ed io, pur non basandomi solitamente sui premi letterari per decidere le mie letture, ho deciso di iniziare proprio da qua per affrontare l'autrice.
Che dire? La prosa della Romano è incredibile: precisa, asciutta, dritta, pulita, chiara, inequivocabile, insomma avete capito.
Il mio personalissimo grande problema con questo libro è il modo in cui l'autrice narra gli eventi. Infatti, la narrazione procede attraverso stralci di diari, compiti in classe, lettere, appunti fra genitori e figlio.
Capisco perfettamente quanto ciò sia interessante e quanto possa risultare efficace per indagare a fondo il rapporto tra la madre e il figlio ribelle, che poi è il proposito del libro.
Tuttavia, ho riscontrato la lettura a tratti piacevole e coinvolgente, a tratti pesante e persino inconcludente.

Insomma, ho apprezzato il libro quasi esclusivamente per la prosa incantevole della Romano, che rende meno amara da mandar giù una struttura che decisamente non rientra nelle mie corde.
Profile Image for Simona.
976 reviews228 followers
October 25, 2014
"Le parole tra noi leggere" prende il titolo da un verso di una poesia di Montale, "Due nel crepuscolo": "le parole tra noi leggere cadono" che credo sarebbe stato il titolo ideale.
Lalla Romano, usando temi, lettere e diari del figlio, analizza con spietatezza e crudeltà il rapporto più importante e conflittuale che esista: il rapporto tra madre e figlio, un rapporto difficile tra una madre troppo vitale e un figlio abulico, freddo.
Il libro non lascia percepire nessuna emozione, nasconde una freddezza e un risentimento che lascia cicatrici nella madre che non riesce a entrare nel mondo del figlio e in quest'ultimo che si allontana sempre di più spezzando quel cordone ombelicale e compiendo il suo dovere, prima di figlio e poi di uomo.
Profile Image for Maristella.
111 reviews
August 7, 2023
Un rapporto di profondo amore che non si sa esprimere, all'impasse e sbalordito. Un amore fatto di incomprensioni, di cui si prende coscienza solo con la distanza temporale.
La narratrice cerca di dare un ritratto del figlio sia attraverso i ricordi sia attraverso il carteggio (temi, lettere...). Intraprende una (psico)analisi minuziosa, a tratti stucchevole, esagerata (intravedo la tendenza tipica di certe figure a voler dare un significato profondo a qualsiasi gesto, quando a volte i gesti sono solo spontaneità). Tuttavia, la madre narratrice fallisce nell'impresa di comprendere questo figlio: libero, inadatto a una vita "normale", ozioso e contemplativo, artista.
Nelle prime pagine, mi ha ricordato un po' il film "E ora parliamo di Kevin". Ovviamente, non si arriva a quei livella di violenza e (auto) distruzione, ma c'è la stessa difficoltà nel riconoscersi madre, soprattutto di capire la creatura che ha generato e che sente ostile fin dalla nascita, dall'aggressività percepita quando si attaccava al seno, o l'amore di lui per le armi.
Io ho trovato questo romanzo interessante non tanto per le riflessioni della narratrice, ma per gli eventi della vita del figlio e per l'arguzia libera dei suoi temi. Questo ragazzo credo che se lo incontrassi lo disprezzerei: apparentemente viziato, non ha mai dovuto conquistarsi niente nella vita perché mamma e papà facevano tutto per lui, ad esempio iscriverlo al concorso da ferroviere che poi non ha più fatto. Ma sai qual è la svolta? Che lui non ha mai desiderato conquistarsi nulla. Lui ha sempre solo voluto divertirsi e stare con la Nenè e a questo suo essere è sempre stato fedele, e questo mi costringe mio malgrado a provare dell'ammirazione.
Ma l'altra lettura di questo romanzo è quello di una riflessione sulla maternità. Essere madri non significa essere brave a esserlo. I genitori non scelgono i figli, e viceversa, e per quanto si cerchi di controllare la prole, questa ha vita e volontà a sé stanti. Per questo essere madri non può essere lo scopo (come dice chiaramente il padre di Piero al figlio). Essere madri, o genitore in generale, è complesso, l non c'è una via giusta per far crescere i figli e si vive collezionando errori, custodendo piccole ineffabili gioie e ingoiando quotidianamente risentimento e recriminazioni, a volte giuste e a volte ingiuste.

"Le cose troppo belle si dimenticano, vengono scartate come le troppo brutte, forse proprio perché, non avendo avuto un seguito, sono ormai dolorose. La loro importanza era momentanea: sono accadute veramente ma non per questo sono del tutto vere."
"Ciò che al momento è violenza, col tempo è illuminazione. (Si può applicare alla Storia)."
"...la cultura per essere tale è universale, appartiene di diritto a tutto il genere umano, ed è aperta perché se non lo fosse non sarebbe cultura ma dottrina."
Profile Image for Chiara Canu.
179 reviews8 followers
August 31, 2022
"Ho scoperto che gli stati sono due: gioventù e vecchiaia. Uno finché è giovane aspetta, aspetta quella cosa che si chiama maturità, e improvvisamente si trova vecchio. Non bisognerebbe mai aspettare: in fondo è meglio morire giovane che diventare vecchio. Comunque mi spiace anche per voi di tutta questa faccenda, perché mi rendo conto che nella mia vita le gioie sono soltanto mie, sono esclusivamente personali; mentre i dispiaceri miei sono largamente condivisi e sopportati dagli altri. Ma mi rassegno facilmente al mio modo di essere perché so di non essere cattivo, e di avere soltanto una gran voglia di vivere rimasta sempre quasi del tutto insoddisfatta e che può avere un po' inasprito il mio carattere".

È con tali parole che il protagonista di questo libro, in prossimità delle ultime pagine, si rivela smascherando quel briciolo di sentimentalismo da sempre indurito come pietre. È il figlio di Lalla Romano, e a raccontarlo è proprio lei, che a questo figlio cosi intelligente, anticonformista, criptico e a tratti disadattato, e contrario ad ogni convenzione che gli si ponga di fronte, dedica un'intera opera dove le parole ne rappresentano il vero cardine strutturale. Struttura che non richiama quella del romanzo comune: la caratterizzazione si esprime attraverso i temi scolastici, i biglietti e i testi privati, le numerose lettere spedite ai genitori e alla futura compagna, o mediante i brevi dialoghi intercorsi tra lui e la Romano. Una personalità complessa e di difficile comprensione, se non fosse che la penna della Romano ci supporta nell'entrare in questo gioco relazionale madre-figlio in cui scoviamo, da un lato, l'apprensione e l'angoscia materna per un figlio, dall'altro, che schiva e sferra colpi a suon di battute dall'enorme significato spiazzante. Ne vediamo allora il corso della vita, dall'infanzia all'età adulta; lo vediamo crescere e insieme percorriamo tutto quello che può esistere nella costruzione di una personalità che inevitabilmente influenza il corso delle relazioni con gli altri.
Lalla Romano non scrive solo un libro, ma un resoconto al dettaglio sulla profonda paura dell'incapacità propria dell'essere madre. Lo sguardo con cui immergersi in queste pagine non può che essere quello attento e pronto a tutto questo, seppur il flusso narrativo non scorra in modo facile, perché di facile non vi è nulla quando, per citare Paolo di Paolo, ci troviamo di fronte a un'autrice che si distingue per "il tentativo di scegliere la parola e farla circondare dal silenzio".

"Ero dunque sorda, arida, dura. Come potevo non essere appagata una volta per tutte, capire tutto di lui una volta per tutte? Dev'essere che non c'è mai, una volta per tutte".
Profile Image for LauraT.
1,391 reviews94 followers
June 4, 2025
Devo dire che è un libro che mi ha molto disturbato.
A fronte di una bellissima scrittura pulita e molto curata, l'argomento tocca troppi nervi scoperti per potermi lasciare fredda.
Il rapporto madre-figlio non è mail semplice; in alcuni casi, come questo, come il mio, è ancora più doloroso.
E vedermi riflessa nella Romano mi ha fatto quasi paura...

Quando era malato, lui non si lamentava mai, e anche quello era terribile: che fosse buono!

Se avevamo piú tempo, c’era uno spasso: girare per il Monumentale.
Dimenticavamo le nostre battaglie e come fratellini felici ci aggiravamo, esilarati dagli infiniti monumenti della funebre vanità. Funebre in quanto vanità, non perché cimiteriale. Il fatto che fossero tombe aumentava a dismisura la vanità.

io non sono il solito studente delinquente che non fa niente per costituzione e che se ne gloria considerando l’ignoranza come una prova di forza; io sono soltanto incapace di fatica, e ammetto di non aver mai fatto forza su me stesso, anche perché non ne sono capace. Credi che vorrei veramente essere bravo a scuola, soprattutto quando vedo un ignorante; e che vorrei avere nella vita un posto che mi permettesse di vivere come mi piace, e soprattutto di frequentare le persone che mi piacciono.

«Perché quindi le disgrazie in cui perde la vita un solo uomo sono considerate meno terribili di quelle in cui la perdono piú uomini? perché questa differenza data dal numero?
«E perché non è permesso di uccidere un uomo per rapina mentre se ne uccidono milioni in guerra?»
Profile Image for Anna A.
32 reviews1 follower
January 27, 2021
Fino a che punto una madre aiuta o mette in difficoltà un figlio negli anni della sua formazione? Si può raccontare il rapporto tra una madre e un figlio? Un confronto tra generazioni nel segno di un coraggio morale che non si ferma davanti alle verità più difficili. Il romanzo ha vinto il Premio Strega 1969. Spinta dal legame e dal sentimento per il figlio, per quel figlio che vive come se gli «altri» non esistessero, Lalla Romano, non adattandosi e non rassegnandosi ad essere compresa negli «altri», intraprende, con la scrittura de Le parole tra noi leggère, la coraggiosa e «rischiosa avventura» di ridurre l'estraneità che la separa da lui. A giudizio della stessa autrice, il racconto è di natura autobiografica, ma solamente «in modo estremo»: non rispondente «cioè al canone tradizionale, moderato, del genere». Per Lalla Romano «il linguaggio è tutto: è la chiave», nella scelta delle parole sta la spiegazione di tutto. Pertanto, non permettendo alle parole di falsare o deformare le verità inseguite e recuperate nella memoria, la scrittrice lavora con minuziosa cura, approdando a uno stile semplice, lineare e fermo, pervaso da una commozione non esibita. E nell'intento di «leggere» e di comprendere il figlio «scontroso e spregiudicato», la madre-narratrice ricorda e scrive, ma narra con ironica e cruda «spietatezza», con tono preciso, scabro ed essenziale, bandendo elegia e sentimentalismo.
37 reviews6 followers
December 29, 2021
È un bel romanzo, innovativo, credo, nella formulazione. In molti passaggi è criptico, ma mi sembra di aver una certa affinità con l’autrice (o con il personaggio, chi sa) che mi ha permesso di capire anche questi passaggi (o meglio spesso non li comprendevo razionalmente, ma dentro di me ne intuivo almeno il senso). Il problema è che per tutto il libro aspetti il momento della rivelazione, del break in in cui si scopre che ne è di P. e qual è il senso di tutti questi scritti ed arrivi alla fine è questo senso non c’è e ti chiedi cosa tu abbia appena letto. Ma forse il senso del libro è proprio questo, la rivelazione alla fine non arriva.
Profile Image for Alice.
675 reviews12 followers
December 31, 2022
Rapporto madre-figlio particolarmente complesso caratterizzato dall'incomprensione reciproca e dall'incapacità di accettazione dell'altro. Un ragazzo che in tempi diversi forse sarebbe stato trattato in terapia e che ha subito l'inadeguatezza della madre nel ruolo.
Un libro molto pesante e difficile da leggere.
Profile Image for Claudia Grassi.
39 reviews2 followers
February 7, 2024
Le aspettative erano più alte e hanno certo influenzato il giudizio finale di due sole stelline. Ok, è un libro che, considerato nel suo contesto di pubblicazione (il 1969), è stato a tratti sovversivo, ma ho trovato irritante sia la narratrice-personaggio-madre sia il personaggio-figlio, quindi per me è semplicemente un libro che ho voluto finire ma che non rileggerei.
14 reviews
July 27, 2024
Comunque, io mi sono messa a scrivere di lui nell’intento - a livello della coscienza - di ricomporre, così da poterlo leggere (come si dice di leggere un quadro) un personaggio ermetico e perciò stesso emblematico. Ebbene, temo di avere appena scalfito - o forse nemmeno- il blocco della sua personalità. Temo di avergli girato intorno, come nella vita.
Profile Image for Simone Luca.
20 reviews
December 26, 2020
Un libro che non scorre facilmente, ma è un atto di coraggio dell'autrice. Con sincerità estrema, al limite della brutalità, racconta del rapporto con il figlio, con lo scopo di conoscerlo meglio. Non è facile comprendere se infine sia riuscita nel suo intento.
Profile Image for Valeria Nicoletti.
236 reviews16 followers
January 21, 2023
Un libro non facile, certamente unico nel suo genere. Leggo che Romano ha perso la fiducia di suo figlio dopo la sua pubblicazione, per averne svelato i segreti e i misteri. Un'immersione nella vita di un altro, dal punto di vista più difficile e, a tratti, crudele: quello della madre.
Profile Image for Sara Rocutto.
509 reviews8 followers
Read
August 29, 2019
Coinvolgente: consigliato a chiunque è figlio/a per poter capire la propria madre...
Displaying 1 - 30 of 33 reviews

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