Niente di speciale (almeno come fantascienza)
Purtroppo è difficile parlare di fantascienza italiana in Italia, perché sia che la si critichi sia che la si esalti sembra lo si faccia comunque per partito preso.
Ma questo autore, presentato da Urania come uno dei migliori, se non il migliore autore di fantascienza italiana, a cui è stato dedicato nientemeno che il volume 100 di Urania, alla fine come se la cava? Se la cava abbastanza bene nei primi racconti, quelli più vecchî. Ho letto commenti secondo cui reggono benissimo il confronto coi coevi maestri anglosassoni. Be', non negherò che è vero. Il problema è che si limitano a reggere il confronto, corrono sulla stessa linea del traguardo. Ma, ed è questo il punto, non riescono a superare i concorrenti. Se a questo aggiungiamo che molte idee sono abbastanza derivative, si può concludere che, forse, il migliore autore italiano di fantascienza non è poi niente di speciale.
Poi ci sono i racconti più recenti della raccolta, che dalla fantascienza si allontanano via via, preferendo un intimismo nostalgico, a tratti rurale. Tra questi c'è forse quello meglio scritto, Visita al padre. Ecco, almeno questo supera, come stile, molti suoi colleghi. Ma è anche quello tra i meno fantascientifici. E questo forse vorrà dir qualcosa. Anche perché nel frattempo la fantascienza all'estero avanzava, si evolveva, esplorava nuovi confini concettuali e di scrittura. E in Italia?