Si conclude (per ora) a Villa Ada questa serie della tassista detective, una serie con personaggi quanto mai realistici perché imperfetti, fedifraghi, bugiardi, impiccioni che non hanno certo conquistato le mie simpatie. Debora Camilli ammette che per lei quello di fare la detective può essere solo un hobby: mai potrebbe entrare in polizia una persona ritardataria, refrattaria a ogni regola, bugiarda patologica (spesso anche senza motivo). E però, anche questa volta, continua a impicciarsi. Anche perché la vittima questa volta è la sua nutrizionista (da cui va nonostante tutti le facciano notare che lei sta benissimo anche rotondetta e che non ha bisogno di perdere peso), da cui, qualche giorno prima, ha ricevuto una strana telefonata, e che è stata investita da un presunto pirata della strada, anche se poi, forse, si tratta di un vero e proprio omicidio. Naturalmente si parla tanto di disturbi alimentari, anche perché l'omicidio sembra collegato alla morte di una ex-paziente anoressica della dottoressa, morta suicida qualche giorno prima dell'investimento.
Ancora una volta, Debora riallaccia la sua relazione con il commissario Raggio, che non vedeva da oltre due anni: nel frattempo c'è stata di mezzo la pandemia - il romanzo dovrebbe essere ambientato a gennaio 2023 - e lui ha fatto il bravo padre di famiglia, restando accanto alla moglie e al figlio. Ma quando lui decide di confessare tutto alla moglie e di lasciarla, Debora è terrorizzata dalla possibilità di una relazione più stabile con lui. Posso dirlo? Una fetenzia.