Se esistesse il genere del romanzo musicale, "La regina della musica" di Nicola Mazzacane ne sarebbe sicuramente uno dei principali esponenti. Non solo per la scelta azzeccata di inserire QR code che accompagnano la lettura con le stesse musiche suonate dalla protagonista, Susan Chambers, ma soprattutto perché la musica è ciò che si respira in ogni pagina di questo romanzo.
Susan, infatti, dimostra fin da piccola uno straordinario talento per l'ebanisteria, arte ereditata dalla propria famiglia, ma la sua vera aspirazione si rivela essere la musica. Il connubio fra queste due arti, apparentemente diverse ma in realtà unite da una sostanza comune, è l'elemento più riuscito di tutto il romanzo. La passione di Susan nell'intagliare il legno, e poi nel suonare strumenti fatti di quello stesso legno che ama modellare, catapulta il lettore in un mondo d'altri tempi, fatto di lavoro manuale, di tempi più lenti, ma anche di povertà e di fame, di un'infanzia forse perduta, o forse mai veramente avuta. Senza eccessivo romanticismo o mitizzazione di un presunto passato idilliaco.
Il romanzo, infatti, evoca una sensazione di dolcezza e di magia che però non nasconde la crudezza e la difficoltà della vita del passato. In questo ricorda un po' le fiabe d'altri tempi, che non risparmiavano anche dettagli piuttosto crudi.
Unico appunto che posso fare al romanzo è che, in certi punti, Susan appare forse troppo perfetta, poiché eccelle in qualsiasi cosa che fa e sembra non avere difetti, se non una mania di perfezionismo e una asprezza che si manifesta nella vecchiaia, durante il corso della sua intervista.
Ma d'altronde questo ci permette di vivere e di sognare, almeno nei romanzi, una vita perfetta.