Premessa: ho letto e apprezzato quasi tutti i libri di Felicia e, di conseguenza, avevo grandi aspettative per quest'ultima uscita. Purtroppo, non sono state soddisfatte. Anzi, sono stata profondamente delusa.
Questo libro contiene tre generi che si intrecciano tra loro:
-romance, soddisfatto ma non al livello dei libri precedenti;
-mystery, abbastanza ma non pienamente;
-fantasy, completamente bocciato;
Partiamo dall'ultimo, il più tragico, per arrivare al primo.
FANTASY: Il trope principale di questo libro "dovrebbe" essere il viaggio nel tempo. Dico "dovrebbe" perché alla fine non lo è. È un viaggio nella storia di fantasia che Rebecca, una ragazza del XXI secolo, si è creata per sfuggire alla monotonia della sua vita. Una storia in cui lei finge di essere Lady Rebecca, una ricca debuttante del 1816 con tanto di cugino, zii, migliore amica, balli eccetera.
E già nel primissimo capitolo, Rebecca finisce in questa storia. Tuttavia non ci viene data alcuna spiegazione di cosa effettivamente sia successo (viene messa in mezzo la fisica quando in realtà si tratta di pura magia). E qui arriva il bello. Gwenda, la donna con cui Rebecca ha intrapreso il viaggio, le spiega che non si trovano nella sua storia ma nella vera Londra del 1816 perché il tempo si è piegato su se stesso, per farla breve. E qui la domanda sorge spontanea: come diavolo è possibile che queste persone (cugino, zii e amica del cuore) esistano se sono il frutto della sua fantasia? Come è possibile che tutta la città la conosca se Lady Rebecca non esisteva fino a qualche attimo prima? È forse Dio e ha creato una realtà alternativa? O magari ha assunto l'identità di una Lady Rebecca preesistente al suo arrivo (e che poi è scomparsa senza motivo)? Ma, se così fosse, come faceva a conoscere i suoi amici e familiari se, ripeto, è stata lei stessa a inventarli di sana pianta nel suo diario?
Queste domande non troveranno risposta perché Rebecca, a differenza mia, non se le pone. Anzi, dopo dieci pagine, la vediamo già ambientata in questa nuova vita come se ci fosse cresciuta (conosce tutti i balli grazie a due tutorial di YouTube, certo).
Ma non è tanto questo il problema.
Il vero buco di trama si ripresenta a metà storia circa, quando escono fuori delle lettere che la sua migliore amica, Emily, le aveva inviato nel 1815 (quindi prima dell'arrivo di Rebecca) e alle quali lei stessa ha risposto. Ripeto: come cavolo è possibile visto che Emily è un personaggio inventato da Rebecca che "ha preso vita" quando lei è arrivata nel 1816? Non ha senso.
Col progredire della storia, anche se non sembra possibile, la componente fantasy peggiora sempre di più. Arriviamo quindi al finale, quando Rebecca decide insensatamente di tornare nel presente (ne riparlerò dopo) e, magia magia, ha una nuova vita. Non è più la povera Rebecca dell'inizio, ma una ricca contessa che vive in un appartamento di lusso, con tante amiche (di cui lei conosce il nome benché non le abbia mai viste prima). Non è tanto questo il vero problema ma il fatto che, qualche giorno dopo il suo ritorno, Rebecca trova il ritratto della sua antenata: Lady Rebecca, una contessa vissuta nella Londra del 1816 (proprio come lei), che si è poi sposata ed è morta a 29 anni e che, cito testualmente, "mi somiglia un po' ma non sono io." Di nuovo: cosa cavolo è successo? Aveva una sosia nascosta nell'armadio che ha preso il suo posto non appena lei se n'è andata? Non è dato saperlo. Mi piace pensare che Rebecca abbia un clone che ha vissuto a Londra prima del suo arrivo e dopo la sua partenza e che compare come Tata Matilda quando ce n'è bisogno.
Arriviamo al pezzo forte: oltre a lei, nel presente giungono il suo innamorato, suo cugino e i suoi ziii che, messi a conoscenza della verità, hanno deciso di raggiungerla. Ok, va bene ma il bello è che, attraversando questo portale, si viene forniti di una nuova identità, con tanto di lavoro, soldi, appartamento e Porsche inclusi. Un po' alla Once Upon a Time, per intenderci. Anche qua tante domande e nessuna risposta. Come è possibile che un uomo del 1816 sia diventato un creatore di app? Si è mangiato una laurea in informatica mentre attraversava il portale? E di nuovo, i ricordi di tutte le persone che nel presente li conoscono sono stati modificati?
Ancora una volta, sta al lettore trarre le sue conclusioni su quanto successo.
MYSTERY: La trama è sicuramente intrigante e ti invoglia a continuare. Purtroppo, la risoluzione del caso non ha soddisfatto a pieno le mie aspettative perché, oltre a essere un finale abbastanza prevedibile, mi aspettavo quel "Wow" che però non è arrivato.
ROMANCE: Storia carina, ma non al livello dei romanzi precedenti. Tutta colpa del finale che per me è un grande, grandissimo NO.
Già da metà storia, si capisce che c'è un dislivello abissale tra l'amore che Reed prova per lei e quello che Rebecca prova per lui. Reed fa di tutto per "rubare" degli attimi da trascorrere insieme a lei, mentre Rebecca accetta di sposare un uomo che non ama dopo essersi opposta a questa scelta con la forza di un pulcino appena nato.
Ma arriviamo al finale. Lei, proprio lei che da pagina 1 si lamenta di non aver ancora trovato l'uomo giusto, abbandona Reed nel finale senza alcuna spiegazione logica. Uscire dalla tua comfort zone, sul serio? Non ha il minimo senso. Ha finalmente trovato una famiglia, l'amore e tutto quello che una persona potrebbe desiderare, ma ci rinuncia volontariamente di punto in bianco per tornare in un tempo in cui, invece, non ha niente e nessuno. Perché? Mi è sembrata una grande forzatura, tanto per aggiungere quel pizzico di melodramma utile a far commuovere i lettori. A me ha solo fatto arrabbiare. Che cavolo, almeno nei romance mi aspetto che i protagonisti lottino a vicenda per restare l'uno al fianco dell'altra nonostante le avversità che li tengono separati (penso a Claire di Outlander che sceglie di restare nel passato perché innamorata del suo Jaime). E invece Rebecca, a un passo dal matrimonio con l'uomo che "ama", fa le valigie perché ha capito che il 1816 non è l'epoca adatta a lei. In che senso?
Mi dispiace doverlo dire ma questo non è amore, né nei confronti di Reed né nei confronti della famiglia che dice tanto di amare (e poi nemmeno saluta prima di partire, vabbè). Sarò strana io a pensarla così ma quando ami qualcuno faresti il possibile e l'impossibile per poter restare al suo fianco. Esattamente quello che fa Reed (e compagnia bella), il quale, dopo essere stato abbandonato senza motivo, abbandona a sua volta la sua famiglia e i suoi amici per raggiungere la donna che ama (io l'avrei lasciata lì da sola, così ti impari). Va bene che uno dei due sia più innamorato rispetto all'altro, ma non in modo così evidente. Ripeto, questo finale mi è sembrato una grande, grandissima forzatura acchiappalacrime mal riuscita.
In conclusione, come già detto all'inizio, il libro mi ha delusa perché, avendone già letti altri dell'autrice, mi aspettavo molto, molto di più. Soprattutto da una trama che prometteva bene. In generale, ci sono stati degli aspetti che ho apprezzato (l'accurata e indiscutibile ricerca storica, la Londra "negativa" del manicomio che mi ha fatto venire i brividi, particolari curiosi che ignoravo e mi hanno fatto sorridere come l'ok) ma non sono serviti a dimenticare quelli negativi sopracitati. Il potenziale per renderlo un libro indimenticabile c'era, ma purtroppo lo è diventato per il verso opposto.