“[…] in data 10 ottobre 2025 il Parlamento italiano, con il plauso trionfante del presidente del Consiglio Diego Cederna, approvò la cosiddetta “Legge della Buona Vita”, che dichiarava reato l’interruzione volontaria della gravidanza in ogni forma e fase e per qualsivoglia motivo.”
Il romanzo di Federico Baccomo è ambientato in un futuro prossimo, in Italia, e la storia raccontata ne “Le sorelle di Lisistrata” è ahimè verosimile.
Gaia Zavattini ha ventisette anni ed è una giovane parlamentare che impotente in aula ha assistito a questo ritorno al passato, con l’approvazione della Legge della Buona Vita.
Ispirandosi a Lisistrata decide di evitare di avere rapporti con gli uomini, fino all'abolizione della legge.
“Lisistrata era una donna ateniese. Un giorno, stufa marcia della guerra combattuta dagli uomini, sottopose alle donne, stufe marce come lei, un’idea folle e ridicola grazie alla quale avrebbero ottenuto la fine di ogni conflitto. In che modo? Semplice: sfruttando il loro potere, l’unico che avevano, ma il più grande tra tutti i poteri: quello sessuale. Si sarebbero astenute dal sesso, negandosi, rifiutando le avance maschili, resistendo alle proprie stesse voglie, fino a quando gli uomini, logorati dal desiderio non soddisfatto, avrebbero acconsentito alla volontà femminile di pace.”
La protesta di Gaia Zavattini, pubblicata sul suo profilo Instagram, diventa virale e tantissime donne decidono di seguire il suo esempio.
Questa specie di Resistenza ha dei risvolti negativi per Gaia.
“Gaia, semicongelata, affamata e disidratata era in stato di shock e riportava numerose ferite su tutto il corpo, conseguenza dei calci e dei pugni ricevuti. I medici e il personale infermieristico si presero cura di lei proteggendola dall’assalto di un folto pubblico di giornalisti, sostenitori e semplici curiosi.”
Una storia di coraggio e di violenza al tempo stesso.
Una storia di denuncia implicita della mentalità machista di cui è impregnata ancora la nostra società.