La possessione demoniaca, nello scenario dell’Iraq post Saddam, si manifesta dopo un duplice attentato avvenuto a Baghdad, nel luglio del 2007. Ispirato a fatti veri, il racconto narra di Josshuf alla ricerca della propria figlia scomparsa dopo l’esplosione. Josshuf, che possiede un’anima nera, è preda sin dall’infanzia da inspiegabili tormenti e voci maligne che provengono da dimensioni oscure, piegandosi a forze oscene che si impossessano di lui a piacimento. Aiutato da Usama, un ribelle della milizia curda, Josshuf si mette sulle tracce di un'organizzazione responsabile degli attentati e della sparizione della piccola Rahada. Incoraggiato da un’implacabile sete di vendetta, subisce una metamorfosi che lo induce a compiere atti sempre più violenti, facendo patire alle vittime una morte lenta, una fine atroce. Quando il senso di umanità sembra ormai perduto in Josshuf, un incontro misterioso cambierà il suo destino, conducendolo su un sentiero inaspettato dentro al quale scoprirà la possibilità di un nuovo inizio. Oltre all'inquietudine e alla violenza della storia, la speranza rimane l'unica arma contro il male, anche quando ci si trova da soli, smarriti negli abissi dell'inferno.
Questa romanzo è ispirato ad una storia vera generata dal “susseguirsi di episodi, perlopiù drammatici e violenti, che hanno contrassegnato la vita di un giovane e della sua famiglia, tra le rovine di Baghdad.”
13 luglio 2007
Baghdad è svegliata dalle esplosioni, viene sommersa da un caos generale. I cittadini si sentono “carne da macello”. Come si può vivere avvolti dal fetore della morte? Franco descrive in maniera vivida quei momenti concitati di terrore, rabbia, incredulità, disperazione. Ma anche di silenzio… dove non restava più nulla e nessuno. Tranne che: “un passeggino bianco che se ne stava ancora ritto e immobile, flettendo la sua ombra obliquamente verso il basso, creando un disegno simmetrico, generato dal caos del momento. Mostrava alla vista solo il fievole movimento dei fronzoli di una copertina di lino beige.” Dove sono il bambino e la madre? Saddam Husayn fece erigere diversi campi di detenzione. Si poteva venire imprigionati – e di loro nessuno avrebbe più saputo nulla – anche solo per un pensiero o perché malvisti dalla dittatura. Le celle non avevano finestre, all’interno regnava il buio più totale. I detenuti erano talmente ammassati che non riuscivano nemmeno a sdraiarsi per terra. Agghiacciante la descrizione delle condizioni fisiche e igieniche dei condannati, privati di ogni dignità e di ogni speranza. Questa è la storia di Josshuf, che vuole sopravvivere. Si aggrappa alla vita, resiste, come gli scarafaggi. Ed è la storia di Hamida, bella e giovane, che viene venduta in sposa a uomini più vecchi di lei e non buoni d’animo. Per uno strano caso del destino, entrambi gli uomini a cui era stata promessa, furono ritrovati cadavere il giorno delle nozze. Una maledizione, ormai, grava sulla giovane. Finché arriva Josshuf a reclamarla. È una scrittura che ti inchioda alla pagina, quella di Franco. Non puoi fare a meno di empatizzare con i protagonisti e di patire con loro: la tortura, il degrado, il dolore agghiacciante. “Il libero arbitrio non era nient’altro che una bolla di sapone effimera, una millanteria, l’inganno assoluto.” L’autore descrive gli attentati e il caos che ne consegue, i morti e i dispersi, gli ospedali al collasso. Ci parla anche dei martiri, dei fanatici, di coloro che sacrificano la loro vita negli attentati. In nome di Allah. Tuttavia, quando Josshuf pensa di non poter resistere oltre, gli viene concessa la grazia. Quando si viene privati per troppo tempo della luce e dei colori, una volta riacquistata la libertà, è la prima cosa che si apprezza maggiormente: sapori, suoni, odori. Hamida è morta e Rahada, la loro bambina, è scomparsa. Dov’è sua figlia? È ancora viva? Deve cercarla. Nei sogni, convulsi e concitati di Josshuf, riappare quel passeggino bianco … “È a un passo dall’afferrarlo, sembra così vicino …” Spaventoso il numero di bambini rimasti orfani, almeno 30.000 nella sola città di Baghdad. Nessuno li avrebbe adottati perché avrebbe significato una persona in più da sfamare. Stava “diventando un problema sociale a cui nessuno era interessato a dare una soluzione.” È un racconto che ti strazia, ti lacera. Questa è la storia di una vendetta, in nome della verità. Josshuf sembra perdere la ragione, non è più l’uomo che è stato un tempo. Franco ci descrive la trasformazione psicologica e caratteriale di un uomo, ferito nel profondo. E il suo punto di non ritorno. È una ricerca di risposte che rimangono inafferrabili. Josshuf riceve un consiglio prezioso: “Non farti vincere dalla tua sete di vendetta, l’odio che porti nel cuore schiaccerà solo te stesso.” Un racconto crudo, crudele, che mi ha immerso in una città e in una realtà che non conoscevo. Una città così bella, Baghdad, deturpata dallo scempio e dalla distruzione.
“Lo dimostravano i suoi continui silenzi e le sue innaturali visioni, il vedere sempre oltre quanto dovesse ancora capitare e il suo sapersi condannato e maledetto, fin dalla più tenera età, preda di quelle strane presenze e quelle torbide voci che perfino di notte, con la luna alta nel cielo, non gli davano tregua, regalandogli il tormento perpetuo.”
Josshuf è un uomo condannato a un destino cupo e ombroso, pieno di sofferenza in una guerra devastante.
Durante un attacco terroristico perde la moglie Hamìda e la figlia Rahada. Per Hamìda purtroppo non c’è nulla da fare, mentre il passeggino bianco di Rahada lo ritrova vuoto e si accende in lui una speranza: è viva, deve ritrovarla!
Ma non sarà facile raggiungere e riabbracciare la bambina, è stata rapita dall’organizzazione dell’attentato, sono persone cattive e pronte a tutto. Ciò che non sanno è che Josshuf ha un demone dentro, una sete di vendetta che gli farà compiere atti indicibili.
Questo libro mi ha accompagnato nelle ultime settimane e mi ha fatto entrare in un mondo triste, scuro, angosciante. C’è poca speranza e molta poca felicità tra queste pagine, eppure è stato un viaggio da cui non riuscivo a staccarmi. Sanfilippo ha un modo di scrivere trascinante, ogni pagina letta mi portava a voler continuare, voler capire cosa sarebbe successo dopo e cercare continuamente almeno una luce, una speranza, che in un mondo in guerra è difficile da trovare.
Come possiamo giudicare un uomo che vuole vendicarsi, dopo aver visto distruggere la sua famiglia sotto i suoi occhi? Come possiamo, noi, seduti sui nostri divani, al calduccio, capire la sofferenza di una guerra? Non ne saremo mai capaci, ma Franco Sanfilippo in queste pagine è riuscito a spiegarle bene queste battaglie 💔
Il passeggino bianco Franco Sanfilippo .. Una storia nella Baghdad bombardata, è quella di Josshuf e della sua famiglia distrutta. Una storia di rivalsa e vendetta, dove chi ha distrutto verrà a propria volta distrutto, chi ha ucciso sarà ucciso nelle più atroci violenze. Ma è anche una storia di rinascita, della ricerca dell'amore e della famiglia, degli affetti più cari, nel periodo più duro della città e della regione irachena post caduta del regime. .. Questo libro miscela realtà e romanzo, una storia di appunto vendetta per la perdita più dura che un uomo possa vivere. Al di là della trama che ho trovato particolarmente coinvolgente, dura, cruda a tratti quasi difficile per le scene raccontate, ho amato questo romanzo per il sentimento profondo nel raccontare la storia di un paese devastato dalla guerra. L'immagine di questo passeggino bianco che nel mezzo della devastazione, crea nel lettore un dolore al cuore, per la realtà vissuta. Quante vittime innocenti, quanti bambini hanno perso la vita per questo continuo gioco di potere dei forti. Ecco a me questo romanzo ha straziato il cuore per le verità raccontate. La storia viene raccontata dal punto di vista di un protagonista solo che deve combattere per avere giusta... Un finale che lascio a voi scoprire.
Un libro che consiglio perché spesso è bene non girarsi dall'altra parte. In questo periodo attuale in Romanzo che racconta la devastazione di popoli interi a causa della guerra. Ho parlato anche con l'autore e mi ha commosso quello che mi ha raccontato...