Milena Agus racconta la storia di una donna (nonna della narratrice), della sua vita, del suo matrimonio e dei suoi amori. In quest’ordine, appunto, perché alla nonna tutto capita un po’ in ritardo, quando ormai non ci spera piú. A cominciare dal matrimonio tardivo con un uomo che, ospitato dalla famiglia, si sdebita sposandola. E l’amore, quell’amore vagheggiato e sognato da tutti i personaggi di Milena Agus con tanto sfortunato ardore, arriva inaspettato, durante un soggiorno termale per curare il “mal di pietre”, i calcoli renali. Il mal di pietre viene così a identificarsi col mal d’amore e trascina l’eroina in una vicenda di assoluta, impensata felicità con il Reduce, un uomo zoppo e sposato, che soffre dello stesso male. Perfetto e unico come una pietra preziosa, questo romanzo amatissimo e tradotto in molte lingue conferma le grandi qualità di scrittura e di invenzione narrativa di una scrittrice unica.
Milena Agus was born in Genoa to Sardinian parents, and now lives in Cagliari, a recurrent setting for the action in her novels. She used to teach Italian and History at a secondary school, and is now at the Liceo Artistico of Cagliari "Foiso Fois". “The House in Via Manno" (originally published in Italy as “Mal di pietre"), her second novel, won three Italian literary awards, and has been a bestseller in Italy, France, and Germany. In December 2008, Milena Agus was awarded the prestigous Zerilli-Marimò Prize in New York. A film adaptation of the novel is to be directed by Nicole Garcia. Her work has been translated into 18 languages.
Nata a Genova da genitori sardi, vive e lavora a Cagliari, dove insegnava italiano e storia all'Istituto Tecnico "Meucci". Ora lavora presso il Liceo Artistico di Cagliari "Foiso Fois". È un'esponente della Nuova letteratura sarda. Il suo primo romanzo, “Mentre dorme il pescecane” (Nottetempo, 2005) ha avuto due ristampe in pochi mesi, ma è stato “Mal di pietre” il libro che l'ha rivelata al grande pubblico (tradotto in cinque lingue, è stato in testa alle classifiche in Francia, dove è stata promossa a notorietà internazionale). “Mal di pietre” ha vinto il Premio Forte Village e il Premio Elsa Morante, e si è segnalato fra i finalisti del premio Stresa di Narrativa, del Premio Strega e al secondo posto nel Campiello. È tradotta in diciotto lingue.
Ho passato il pomeriggio dell' 8 marzo in compagnia di Mal di pietre di Milena Agus: breve, leggero, dallo stile scorrevole e piuttosto semplice, racconta, attraverso la voce della nipote ormai adulta, la storia di una donna nata e cresciuta nella Sardegna di inizio 900.
È una donna sensibile, dall'animo artistico: ama scrivere poesie - in segreto, naturalmente - a chiunque le sembri un pretendente ed esprimere senza filtri, con spontaneità e sincerità, i propri sentimenti. Vive con passione in una terra bellissima ma severa, chiusa, e per questo è per tutti "macca", matta.
Sposata ad un uomo che non ama, impostole dal padre, Nonna approda in Continente per la prima volta solo a quarant'anni, per curare i calcoli renali di cui soffre - il mal di pietre del titolo - in un centro termale. È qui che si apre la parentesi più luminosa della sua vita: l'incontro con un reduce di guerra che soffre del suo stesso male è breve ma profondamente felice, destinato a restare al centro dei suoi pensieri più intimi e segreti, fino a quando molti anni dopo la nipote non troverà per caso i quaderni della nonna.
Mi è piaciuto, nonostante la storia non sia particolarmente originale, perché mi ha ricordato, proprio nel giorno che le celebra in tutto il mondo, quanto sia sempre stato facile considerare strane o eccessive le donne dalla vita interiore intensa e dall'immaginazione fervida. E quanto sia stata potente la relazione mistificatoria tra passioni forti e pazzia: una diagnosi che è stata condanna per così tante di noi, resa a volte ancor più insidiosa dalla presunta ereditarietà.
Forse ogni famiglia custodisce tra i suoi silenzi una donna così?
"Mamma pensa che dobbiamo essere grati a nonna che si è presa tutto il disordine che magari sarebbe toccato a papà e a me. Secondo mamma, infatti, in una famiglia il disordine deve prendere qualcuno, perché la vita è fatta così, un equilibrio fra i due, altrimenti il mondo si irrigidisce e si ferma."