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Avrai sempre la mia voce: Storie di un'interprete medica in corsia

«Immagina di trovarti in ospedale e non avere la lingua per comunicare né capire cosa ti dicono. Lì, a portarti via dall'incubo e tradurre il tuo dolore è l'interprete medico! Ecco, questo libro è la straordinaria avventura di pazienti e medici, di ponti fatti di parole tra diagnosi, cure e speranze.»
Roberto Saviano

Negli Stati Uniti, quando in ospedale arriva un paziente straniero, interviene subito un interprete specializzato. È fondamentale, infatti, che il malato comprenda bene ciò che gli viene comunicato, ed è altrettanto cruciale che i medici capiscano senza esitazioni le sue risposte. La comunicazione medico-paziente è parte integrante della terapia, il cui esito può dipendere anche dalle parole dette, comprese o fraintese.
Linda De Luca è una traduttrice specializzata in terminologia medica, a lungo impiegata come interprete negli ospedali di New York. Mestiere affascinante, il suo, ma emotivamente costoso, che per anni l’ha portata a confrontarsi con storie toccanti e in grado di lasciare un segno profondo. De Luca presta la sua voce e le sue competenze linguistiche ai pazienti, e attraverso il racconto di casi vissuti in prima persona riesce a far emergere con maestria tutta l’ambiguità della traduzione e del rapporto con il dolore, dipingendo affreschi che si trasformano in piccole perle di letteratura.
Così questo libro breve e intenso racconta anno dopo anno, reparto dopo reparto, storie vere, narrate con estrema sensibilità. Si passa da episodi straordinari, come quello in cui si ritrova in sala operatoria mentre un neurochirurgo opera il cervello di un paziente sveglio che deve rispondere a comandi precisi, a momenti persino più gravosi, come quelli in cui è chiamata a tradurre ai familiari – figli, genitori, fratelli – la diagnosi di una malattia.
Incubatore di storie ed emozioni, questo libro è un viaggio che fa tappa in terre distanti tra loro, ma con un denominatore la volontà di affrontare un tema come il dolore senza la paura di uscirne feriti o compromessi, ma anzi con la certezza di trovarvi uno strumento di sensibilizzazione per la riscoperta di sé e degli altri.

160 pages, Kindle Edition

Published January 31, 2025

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Linda De Luca

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Profile Image for Vicky Sp.
2,025 reviews136 followers
April 25, 2025
«Immagina di trovarti in ospedale e non avere la lingua per comunicare né capire cosa ti dicono. Lì, a portarti via dall'incubo e tradurre il tuo dolore è l'interprete medico! Ecco, questo libro è la straordinaria avventura di pazienti e medici, di ponti fatti di parole tra diagnosi, cure e speranze.»
Roberto Saviano

Avete mai pensato a quante volte il paziente in sala d'attesa di un ospedale finisce per raccontare la propria storia all'interprete? Uno sfogo il suo, un modo per esorcizzare la paura, oltre che la necessità di spiegare quanto gli é successo e farlo tradurre nella lingua del medico
Profile Image for Silvia - Libriexpress -.
128 reviews16 followers
July 20, 2025
Cosa significa tradurre il dolore?

Cosa succede quando la traduzione smette di essere solo parole e diventa una questione di vita, di morte, di comprensione umana?

Nel suo libro, Linda De Luca racconta in modo diretto e toccante cosa significa fare l’interprete in ospedale, negli Stati Uniti, quando la persona davanti a te non capisce la lingua e ha bisogno di sapere – subito, chiaramente – cosa sta succedendo al suo corpo, alla sua salute, alla sua vita.

De Luca ha lavorato a lungo nei reparti degli ospedali di New York come interprete medico. E questo libro raccoglie alcune delle sue esperienze più intense, quelle che l’hanno segnata, fatta riflettere, cambiata. Ci porta dentro corsie e sale operatorie, dentro situazioni che, da lettrice, ti ritrovi a vivere quasi in apnea.

In ogni storia c’è qualcosa che colpisce: non solo per la delicatezza dei temi (malattia, fine vita, migrazione, trauma), ma per la chiarezza con cui De Luca riesce a raccontare cosa accade quando le parole si fanno corpo, cura, o a volte ferita.

Quello che ho apprezzato di più è il punto di vista: non è un medico a raccontare, non è un paziente. È una voce che si trova esattamente in mezzo, in bilico tra due mondi. Lei non cura, ma è parte del processo di cura.

Alcune scene mi sono rimaste addosso, tipo quella in sala operatoria durante un intervento al cervello di un paziente sveglio. O i momenti in cui è costretta a dire a una madre che suo figlio è appena morto. O ancora quando si accorge di quanto il corpo e la lingua si influenzino a vicenda.

È un libro che parla anche molto di cosa significa non capirsi, o sentirsi spaesati. E lo fa con uno stile semplice, essenziale, mai retorico.

Mi ha colpita e anche un po’ destabilizzata, perché ti ricorda quanto ogni parola detta in un certo modo possa cambiare tutto: la percezione del dolore, la lucidità, perfino la speranza.

Consigliato se vi affascina il tema della traduzione in contesti critici, o se semplicemente cercate un libro capace di emozionare.
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