La raccolta delle riflessioni, pubbliche e private, di Aleksej Naval'nyj, il politico russo deceduto il 16 febbraio 2024 nelle carceri siberiane di Putin. Parole contenute in post pubblicati sui diversi social network, in interviste a «Der Spiegel», «Time», «New York Times», nelle perorazioni pronunciate in aula durante gli innumerevoli processi e nelle lettere scritte dalla prigione. Scritti che raccontano la sua maturazione politica e spirituale, dal nazionalismo iniziale alla lotta per la democrazia liberale e la lotta alla corruzione in Russia, fino agli ultimi drammatici anni nelle carceri, dove emerge una figura di dissidente: pronto a morire per la coerenza con la sua coscienza, a favore della libertà, la verità e la bellezza futura della Russia. Un cammino della coscienza libera, contro la paura e l'odio come sentimenti di cui vive il regime totalitario.
Alexei Anatolievich Navalny (Russian: Алексей Анатольевич Навальный) was a Russian opposition leader, lawyer, and anti-corruption activist. He came to international prominence by organizing anti-government demonstrations and running for office to advocate reforms against corruption in Russia, and against President Vladimir Putin and his government. Navalny has been described as "the man Vladimir Putin fears most" by The Wall Street Journal. He was the leader of the Russia of the Future party and the founder of the Anti-Corruption Foundation (FBK).
"Ho il mio Paese e ho le mie convinzioni. E non voglio rinunciare né al mio Paese né alle mie convinzioni. Non posso tradire né il primo né le seconde. Se le tue convinzioni valgono qualcosa devi essere pronto a difenderle. E, se necessario, devi essere disposto ad accettare dei sacrifici. Se non sei pronto, significa che non hai nessuna convinzione. Pensi di averne, tutto qui. Ma non sono né convinzioni né principi, sono soltanto delle idee che hai nella testa."
Insomma, non so quanto i suoi post rendono bene nella presente forma, quella di libro cartaceo; se non altro, le lettere di Navalny dal carcere, nei quali denuncia [anche] i maltrattamenti subiti, aiutano chiaramente a capire con che razza di regime abbiamo a che fare quando parliamo di Putin e del suo entourage. Hanno tentato di: - impedirgli di scrivere lettere alla famiglia; - mangiare il suo cibo; - mettergli in cella un detenuto che non si lava; - fargli ascoltare ogni sera i discorsi di Putin a tutto volume; - metterlo accanto a un detenuto oltremodo rumoroso e con evidenti turbe psichiche, per non farlo dormire la notte; ed altro ancora (come per esempio il fatto che si sono rifiutati di fornirgli un paio di calzature invernali, o il fatto di costringerlo a stare su una sedia scomoda tutto il giorno, tutte cose che lentamente hanno minato la sua salute). Vorrei tanto che leggessero questo libro i soliti sostenitori italiani di Putin i quali "a Mosca si sentono più al sicuro che in tante altre capitali europee" (la parafrasi è mia), ma so già che non lo faranno e continueranno a giustificare le nefandezze compiute quotidianamente dal regime. 3 stelle su 5, tolgo una stella perché l'introduzione è abbastanza inutile (per non dire insulsa) nel 65% dei contenuti che propone.