Cercherò di rendere onore a questo libro senza fare spoiler. Sarà difficile, forse certe cose saranno incomprensibili per chi non l’ha letto, ma vi prego di fidarvi di me: tutto ha un senso in queste 400 pagine.
La narrazione si apre con uno dei 200 colloqui che fa Nero; è un giovane in Italia, quindi sappiamo già tutti come andrà: contratti a termine che non saranno mai rinnovati, apprendistati pagati una miseria che non daranno alcuno sbocco reale, infinite attese al centro di collocamento, mestizia varia, e tra tutto questo uno sguardo dietro al sipario di un paese che sembra ci provi gusto a rimanere esattamente com’è, disastrato e disastroso.
Poi il viaggio indietro nel tempo scatenato da qualcosa di improbabile nel luogo meno fantascientifico che potete immaginarvi.
E qui si apre la seconda parte del romanzo che non posso proprio spoilerarvi perché vi farei un grave disservizio, ve la dovete godere pagina dopo pagina.
C’è anche una terza parte di romanzo, ma è molto legata alla seconda – è praticamente una conseguenza della seconda, è lì dove tutto ha compimento e si tirano le somme.
Non potendo dirvi altro del romanzo, vi dirò un po’ quello che ne penso.
Da persona ansiosa riguardo al mio futuro, non vi mentirò: la prima parte di questo romanzo mi ha messo angoscia a tratti. Ma è giusto così, è quello che deve fare. Siamo in un paese di vecchi dinosauri spaventati a morte dal cambiamento e troppo aggrappati al loro bottino per pensare di scardinarli – è l’Italia.
Meglio 10 giovani morti che un vecchio in meno attaccato alla poltrona.
E in questa narrazione praticamente distopica c’è tutta una serie di idee portate all’estremo quasi a diventare ridicole ma che sono molto reali: abbiamo quindi i Busenga, i Beppe, e tutto un altro bestiario di creature infilate nelle crepe, pronte a muovere questo teatrino dall’equilibrio instabile.
Poi, dal viaggio nel tempo in poi, c’è un cambio di registro.
Tutto ha un senso, nella narrazione per i nostri personaggi che si ripresentano nelle varie epoche, e nella narrazione per noi lettori – le linee temporali sono rispettate, la coerenza interna viene mantenuta.
Il risultato finale è un libro che sa essere molto divertente nel suo portare tutto all’estremo, ma che proprio portando tutto all’estremo ti fa rendere conto che c’è qualcosa di sbagliato in questo meccanismo che prima è solo italiano, ma poi diventa mondiale e universale.
È un libro divertente, amaro, che fa riflettere, che prende in giro e fa satira, una di quelle opere che vi farà chiedere come delle idee del genere siano saltate in mente allo scrittore – lo so. Lo so perché io me lo sono chiesta più o meno ad ogni pagina.
Direi che questo libro qui ha alzato l’asticella del 2025 e per buttarlo giù dal primo posto del podio ci vorrà molto.