Spinósa è un piccolo paese arroccato sulla Murgia pugliese, circondato dal nulla, fuori dal tempo, con pochi contatti col mondo esterno. Qui, nel giugno del 1986, ha luogo una serie di eventi in apparenza scollegati: un'ondata di terribile siccità che mette in ginocchio il paese, un'inspiegabile invasione di corvi, l'improvviso collasso di un bambino che pare vittima di possessione diabolica e infine un orribile omicidio che sprofonda gli abitanti in un clima di terrore e sospetto, ma soprattutto riporta alla luce le vicende di un passato che molti avrebbero preferito rimanesse sepolto... Mentre gli investigatori si dibattono in un vicolo cieco, gli abitanti di Spinósa scoprono con orrore che proprio nel cuore della comunità si annidano i germi di un male che si credeva estirpato da tempo e che invece ha attraversato le generazioni per tornare a colpire ancora
Non male. È una storia avvincente, che ti invoglia ad andare avanti nella lettura. Ricrea bene l'atmosfera claustrofobica dei piccoli paesi (a volte molto bigotti) di una certa provincia italiana. Buona storia di genere.
Non merita più di tre stelle, però, per tre motivi, a mio avviso. Il primo: avrebbe potuto essere più breve. Nella parte centrale, si perdono pagine e parole a riassumere gli eventi in maniera un po' ripetitiva e non necessaria. Il secondo: lo stile, che è molto incostante. A volte è scritto molto bene, a volte sembra di leggere un settimanale di bassa qualità, perché lo stile diventa a dir poco fiorito, per dirla in modo gentile. A me, personalmente, questi momenti da trafiletto di cronaca nera non sono piaciuti molto. Il terzo è che l'editing è raffazzonato, ci sono errori grammaticali qua e là, nelle concordanze dei passati e degli aggettivi. Credo che questo darebbe fastidio a chiunque ami la nostra lingua: da un romanzo pubblicato mi aspetto una qualità migliore, non importa se la casa editrice è piccola o grande.
Detto questo, è una bella storia, ottima da leggere in una situazione di relax, al mare... Come ho fatto io :)
Oh là là…che meraviglia! Comincio a pensare che i periodi di lettura siano come i periodi della vita, le “disgrazie” vengono sempre una dopo l’altra, idem gli “eventi felici”…e io, in fatto di romanzi, posso dire di aver vissuto, ultimamente, un periodo felice: tre meravigliose lettura una dopo l’altra, di cui questa è probabilmente la migliore! Dice bene uno dei commenti in quarta di copertina: questo libro lo inizi e DEVI arrivare fino in fondo. Io l’ho letto ovunque, sul divano, sul balcone, al parco e a letto e in qualunque momento, snocciolando le pagine come fossero patatine, a una velocità impressionante, e fino alla fine non ho avuto pace. Dunque, prendete un po' le colorazioni gotico rurali di Baldini (autore da me molto amato), le atmosfere di Ammaniti, una vicenda noir che rievoca da lontano quella del Lansdale di “In fondo alla palude” e del nostrano “Ruggine” di Massaron e infine una bella spruzzata di “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee (al quale, qui alcuni personaggi e alcuni temi sono un chiaro omaggio)…e ora via, mischiateli tutti insieme! Ebbene, il risultato è lui, Luigi Sorrenti, una storia torbida e nerissima, una penna esplosiva! “Immagina i corvi” è ambientato a Spinosa, un piccolo paese arroccato sulla Murgia Pugliese, in un’afosa estate del 1986: mentre fa capolino un’inspiegabile invasione di corvi, presagio di sventura, e un’insolita siccità pare mettere in ginocchio il paese, l’omicidio di un bambino sprofonda gli abitanti in un clima di terrore e paura. Taviano, l’ispettore chiamato da fuori a far luce sul caso, si scontra con il muro di reticenza, falsità e dicerie che pare cingere Spinosa, pronta a puntare il dito su Eugenio Corsi, lo “strambo” del paese, misteriosamente chiuso dai genitori nella loro villa, perché giudicato pericoloso; ma gli omicidi vanno avanti, risvegliando le vicende di un passato che si sperava sepolto per sempre. L’impressione che si ha leggendo “Immagina i corvi” è quello di un’ombra nera che pian piano, inesorabilmente e lentamente, avvolge il lettore sprofondandolo in una spirale di paura e turbamento, come se tutto fosse vero. Sembra proprio di esserci, a Spinosa, di sentire l’afa sulla pelle, di sentire i corvi gracchiare nel cielo, di sentire su di sé le occhiate sospettose dei personaggi. Personaggi che poi, sono parecchi, ogni capitolo si concentra, in maniera chiara e lineare, su uno di loro, aprendo a ventaglio la rosa di sospettati e invitandoci a indovinare il colpevole: ma io non ce l’ho fatta, e il finale è stato una bella sorpresa. Dopo l’entusiasmo della prime 50-60 pagine, mi sono più volte chiesta dove fosse l’intoppo, certa che Sorrenti non sarebbe stato in grado di reggere la stessa suspense per tutto il resto del romanzo: e invece qui l’intoppo non c’è, nemmeno a sforzarsi a cercarlo! Il romanzo va dritto verso il cuore del mistero senza fronzoli, con una scrittura pulita, e con un piano diabolico ben pensato. Ho poi temuto che tutto si disfacesse in un banale evento soprannaturale, che in qualche modo avrebbe falsato un po’ la vicenda, e invece non accade nemmeno quello: si resta nel mondo reale e l’assassino (o gli assassini) è in carne ed ossa, a farsi beffa di tutto e di tutti. Non c’è che dire, se amate i noir nostrani di ambientazione gotico-rurale o simile, e ad altra gradazione di suspense, questo è il romanzo perfetto. Luigi Sorrenti, sei la mia nuova sconvolgente scoperta: “L’uomo nero” è già nelle mie mire!
Bello è bello ed è scritto molto bene, ti tiene incollato alle pagine con questa storia macabra (ma senza esagerare) e superstiziosa. L’unica cosa che non mi ha convinto è “la soluzione” a un certo punto si intuisce ma l’ho trovata comunque poco convincente. Però leggerò altro di suo perché mi è piaciuto molto il modo di scrivere e di raccontare.
La storia regge abbastanza bene ed e’ coinvolgente. La scrittura e’ scorrevole ma ogni tanto Sorrenti si perde in qualche digressione inutile. Per chi ama il genere poliziesco/thriller risulta una lettura piacevole.
Bel libro di genere, consigliato perché la trama è molto carina e la scrittura altrettanto. Mi è piaciuto il finale però secondo me c'erano tanti personaggi (gusto personale e soggettivo). Contenta di averlo letto
*** Recensione a cura de La Redazione di PescePirata ***
Immagina tutto ciò. È quando ti è accaduto un pomeriggio d'estate di parecchi anni fa. L'estate che segnò la tua vita, la vita di un intero paese. L'estate del 1986. L'estate della grande siccità. L'estate che per tutto il mondo fu quella di Maradona. Per gli abitanti di Spinòsa, fu l'estate dei corvi.
Dopo una introduzione misteriosa in corsivo, quasi onirica, nel raccontare una vicenda di un passato fanciullesco -forse di un possibile protagonista-, i primi capitoli si aprono su una carrellata di personaggi del piccolo paese di Spinosa e si fatica un po' a entrare nella storia di questo giallo. Perché di un giallo si tratta, anche se alla fine l'indagine è un po' pretestuosa, a mio parere. Si fatica perché sin dall'inizio del romanzo ci si perde nella descrizione di tanti personaggi, abitanti di un piccolo paese arroccato nella Murgia pugliese, la frazione di Spinosa, una comunità chiusa e pacatamente ostile verso i forestieri. Un giornalista ritorna alle sue radici, nella sua terra natale che ormai non riconosce e che lo accoglie da straniero. Ci si aspetterebbe fosse lui la voce narrante che accompagna il lettore, attraverso gli occhi di un osservatore esterno che vuol carpire l'evolversi delle indagini, scontrandosi con il muro di gomma della comunità. Un ostracismo marcato, arido come la sua terra. Eppure questo filo si perde e si recupera varie volte, frammentato dal ripetersi in corsivo di ricordi di un anonimo -arrivando a considerarlo il pensiero dell'assassino... forse-, un protagonista che rimane nell'ombra, che viene sommerso più dalla descrizione del paese e i suoi abitanti che dall'evolversi delle indagini. Superato l'impatto iniziale che si protrae fin verso metà romanzo, si comincia a dipanare la matassa dei rapporti sociali che lega gli abitanti superstiziosi, pieni di omertà quasi stereotipata di una qualunque piccola comunità del Meridione. Contribuisce a descrivere questa sensazione il clima soffocante e torrido di un'estate dell'86, segnata dai mondiali di calcio vissuti quasi come un diversivo, un momento di falsa aggregazione, un contatto col mondo esterno che resta dietro il vetro del tubo catodico, dopo l'inquietante arrivo dei corvi, messaggeri di sventura. Elemento interessante è appunto il legame tra i delitti e l'arrivo di questi volatili dal cupo piumaggio, che incombono sul paese stendendo sotto le loro ali un alone di fantastico e soprannaturale alla storia. Delitti cruenti che riportano a galla vecchi scheletri e peccati seppelliti frettolosamente, con vergogna, dall'intera cittadinanza. L'atrocità del modus operandi e la firma dell'assassino vergata col sangue delle vittime gettano scompiglio nella comunità, che reagisce chiudendosi ancor più in un omertoso silenzio e rifugiandosi dal sole cocente nella parvente serenità delle mura familiari, davanti allo schermo, nel susseguirsi delle partite. Le indagini, dopo il primo efferato omicidio di un bimbo extracomunitario, seguono due binari paralleli: quello dell'acuto giornalista che accoglie in casa un vecchio barbone e una giovane tossica e le serrate interrogazioni del diligente ispettore giunto dal capoluogo, che si scontra con un incapace assistente locale di polizia. Una figura oscura si aggira tra le vie del paese, giunto proprio con l'arrivo dei corvi e costantemente visto in prossimità dei delitti, quando venivano compiuti. Spunti sagaci e buona struttura reggono una narrazione che, senza il neo d'essere appesantita nella prima metà del libro da digressioni che rallentano la fluidità di lettura, risulterebbe un ottimo poliziesco. Infatti l'autore possiede un buono stile di scrittura e ottime basi per tessere l'intrigo, se non si perdesse in sottotrame interessanti ma che fanno calare ripetutamente la tensione emotiva, che fortunatamente riprende slancio da metà romanzo. Per un autore rimaneggiare o "sfrondare" la propria opera diventa un lavoro faticoso, ma trovo sia importante farlo per gustarsi un ottimo giallo, attenendosi il più possibile al filone centrale mantenendo una tensione costante e incalzante sul finale. Lo consiglierei agli amanti del genere per lo stile e la capacità descrittiva dei personaggi -tra cui l'ottusa comunità e i nefasti volatili rivestono ruoli importanti nella struttura narrativa- e l'abilità di utilizzare colpi di scena coerenti e funzionali, sviluppati soprattutto nella seconda parte, quando si svela l'arcano degli omicidi accaduti sessant'anni prima.
L'idea alla base della trama non è male, ma lo sviluppo lascia a desiderare. Come giallo non riesce a indurre suspance. Non comprendo in particolare l'utilizzo del narratore onniscente per anciticipare al lettore quelli che dovrebbero essere gli eventi cardine, gli omicidi. I personaggi sono numerosi ma tutti caratterizzati più come stereotipi o macchiette. Il tono generale della scrittura è piuttosto artefatto e poco vivace. Non ho apprezzato le digressioni retoriche riguardo le ingustizie sociali tipiche (questa pare essere la tesi dell'autore) del paesino del Sud Italia degli anni Ottanta: le ho percepite come molto trite e basate su luoghi comuni. Gli "spiegoni" in sostituzione della narrazione abbondano. In particolare trovo una grossa occasione sprecata la narrazione raffazonata degli eventi del 1926 che costituiscono le fondamenta di quelli del presente narrativo. Avrebbe potuto fornire un ottimo spunto per una narrazione investigativa. Gradevle sorpresa i brevi passaggi paesaggistici, che ho trovato molto poetici e genuini. Purtroppo non mi sento di consigliarlo.
Una storia coinvolgente che, come una pietra rotolante, acquista sempre più velocità e ti fa divorare le pagine che restano alla fine. Il finale lascia di sasso, ma, forse, l'autore poteva impegnarsi un pò di più e renderlo più spettacolare. Tutto sommato un bel thrilling ambientato nelle perdute campagne pugliesi, in una stanca ed omertosa Spinosa di metà anni ottanta dove degli orribili delitti richiamano alla mente tragici fatti simili avvenuti 60 anni prima. Le indagini porteranno a scoprire cosa collega i due periodi storici. Consigliato
Sorpresa. Trovi un ebook in offerta, gratuito. Non si tratta di uno dei tanti raccontini stitici che affollano la categoria "a meno di un euro", ma di un romanzo vero e proprio. E' un giallo, o forse un noir. Boh, niente che leggeresti se non fosse gratuito, ma è gratuito. Lo scarichi e lo metti là, a sedimentare in quel nuovo bellissimo giochetto, regalo della mamma, che si chiama Kindle. Dopo qualche mese lo leggi. Sarebbe più preciso dire che lo divori in tre giorni. Bello, bello.
Carino. Una storia molto poetica, un intreccio che regge abbastanza, una narrativa che mira dritto al cuore degli innamorati delle atmosfere del Sud Italia. L'ho trovato un po' troppo lineare nel suo genere, a differenza di chi lo ha adorato riuscendo a perdersi dentro gli intrighi della trama, io questo dedalo non l'ho percepito. Avrò fatto il giro da fuori, amici come prima :)
Semplicemente inimmaginabile.... Una grande thriller che tiene con il fiato sospeso dalla prima all'ultima pagina, ben scritto, ben congegnato, ci si immedesima completamente nella storia e se ne vive la tensione e l'angoscia. Da non perdere :)
Bello, avvincente. Magari l'autore poteva fare a meno di infilarci Enrico /Boo Radley.... perlomeno lo dichiara come "omaggio". Comunque lettura piacevole e trama non scontata.