Giudizi indesiderati, molestie, tentativi manipolatori di dissuasione, stanze dell'ascolto, violenze fisiche e psicologiche, quando una persona decide di interrompere una gravidanza è questo che spesso si trova ad affrontare. Pratiche e modalità che hanno il preciso scopo di alimentare lo stigma, suscitare sensi di colpa, rafforzare l'idea che ci sia un solo destino quello segnato dal dolore e dalla vergogna. È così che l'aborto viene trattato dalla morale - o dalla cattiva politica che si fa morale -, spacciato per gentile concessione e non riconosciuto come diritto alla salute, ostacolato e da servizi inesistenti, consultori svuotati, tassi di obiezione così alti da diventare impedienti, leggi applicate solo in parte o del tutto disattese, pratiche inaccettabili che si trasformano in violenza impunita. Gilda Sportiello ci invita a tenere alta la guardia contro l'attacco che in Italia e in molti altri Paesi le destre stanno sferrando al diritto all'aborto sicuro e legale, presenta dati incontrovertibili (quando esistono), smonta la retorica del dolore e la narrazione della colpa, per ribadire che l'aborto va difeso come il frutto di una scelta libera e consapevole e garantito in spazi sicuri e mai giudicanti.
"Voglio gli antiabortisti fuori dai consultori. Voglio i dati, voglio gli spazi, voglio gli antidolorifici, voglio gli anticoncezionali, voglio l'aborto farmacologico, voglio il vostro silenzio." In un crescendo catartico, che scatena indignazione e rabbia, l'Onorevole Gilda Sportiello traccia un quadro della situazione relativa alla garanzia della salute riproduttiva delle donne e persone con utero in Italia. Spoiler: nessuna garanzia. Sebbene viviamo in un paese in cui, sulla carta, l'aborto è un diritto riconosciuto, questo è in realtà un percorso ad ostacoli, che parte dalla L. 194/1978, una legge che legifera l'aborto, MA...ed è un ma grande come un macigno, che pone continui ostacoli sulla strada delle donne e delle persone con utero che vogliono o devono accedere all'IVG. Invito tutti a leggere questo libro, uomini, soprattutto, e donne, perché la rabbia che ne scaturisce sia fuoco che alimenta le nostre battaglie. Noi vogliamo tutto.
Nulla da dire se non meraviglioso. È un libro di una donna che racconta la sua storia e di come ha lottato e sta ancora lottando per i diritti delle donne. Una forza e un’ambizione che mai avevo visto prima in una persona. Il libro non è romanzato, il mio è un grande invito a leggerlo perché è prima di tutto informativo riguardo la tematica dell’aborto e quindi dell’interruzione volontaria di gravidanza che ancora oggi in Italia, nonostante ci sia un articolo che la rendi legale, è più teorica che pratica a causa dei tantissimi obiettori di coscienza. Non voglio rovinarvi la lettura, ma è davvero unico nel suo genere ed è stata una lettura bellissima che ho trattato con sensibilità e amarezza.
"Potevi pensarci prima" di Gilda Sportiello è un saggio che analizza i giudizi e le pressioni sociali imposti sulle scelte personali, in particolare quando riguardano il corpo e l’autodeterminazione delle donne L’autrice denuncia le dinamiche culturali che alimentano stereotipi e sensi di colpa, limitando la libertà individuale attraverso retoriche paternalistiche e manipolatorie.
Con uno stile chiaro e documentato, "Potevi pensarci prima" si rivela un contributo importante al dibattito sulla libertà personale e sul diritto di decidere senza subire pressioni. Un testo che fa riflettere sulle battaglie ancora necessarie per il riconoscimento e la tutela dei diritti fondamentali.
Cosa deve affrontare oggi in Italia una donna che decide di abortire, tra stigma sociale, compassione e difficoltà oggettive di chi al potere nel nostro Paese lo sta rendendo sempre più complesso. Una denuncia sulla limitazione delle libertà e lo stato di fatto di una mentalità retrograda che vede sempre, ancora il corpo delle donne come terreno di conquistae l'aborto quale questione politica. Perché i diritti acquisti non sono per sempre.