Si tratta del primo romanzo pubblicato da Robert Bloch nell'ormai lontano 1947 e in esso già si possono intravedere le tematiche che caratterizzeranno il ben più celebre e quotato Psycho. Tematiche peraltro decisamente scabrose, se pensiamo alla morale e alla sensibilità che dovevano caratterizzare gli Stati Uniti anni '40.
Un libro molto "cinematografico", nel senso buono del termine: abbastanza coeso, in grado di avvincere il lettore e dal sicuro impatto. Si capisce come mai Bloch successivamente avrebbe per lungo tempo lavorato con la sua scrittura anche nel mondo della televisione e del cinema.
La sciarpa è narrato tutto in prima persona da Dan Morley, aspirante scrittore che un evento traumatico della prima giovinezza ha portato a diventare serial killer. L'utilizzo di un punto di vista così diretto contribuisce a rendere la lettura ritmata e coinvolgente, aiutando a delineare in maniera credibile la psicologia di questo personaggio decisamente contorto e disturbante.
Alla buona caratterizzazione del protagonista si aggiungono però figure secondarie un po' stereotipate, anche in virtù di uno stile di scrittura di cui parlerò a breve e che, per quanto piacevole, per forza di cose fa "calcare un po' la mano" nella creazione dei personaggi.
Come accennato, ho infatti trovato la scrittura molto simile a quello degli hard boiled del periodo: dura, concreta e dritta al punto.
Uno stile che personalmente apprezzo molto, per cui questa somiglianza mi ha piacevolmente stupito, ma che spesso implica caratterizzazioni abbastanza standardizzate. Cosa che appunto qui ho riscontrato.
Buona parte del libro non tratta direttamente delle tematiche più thriller e orrorifiche della vicenda, ciononostante le atmosfere tratteggiate sono spesso cupe e "notturne".
Bloch sfrutta esperienze certamente autobiografiche per illustrare il mondo dell'editoria dell'epoca, con le sue idiosincrasie e delle sue storture. Immagino quindi che abbia trasposto un po' di sé stesso anche nella creazione del proprio protagonista. Una scelta interessante e a suo modo coraggiosa, visto il ritratto non certo rassicurante che viene dipinto per quest'ultimo.
Se devo trovare dei difetti a questo libro, forse ho denotato un lieve calo del ritmo nella seconda metà della storia, che rimane comunque assolutamente godibile.
Personalmente avrei poi gradito un horror un po' più "mostrato", ma mi rendo anche conto che si tratta di un libro che tratta già così di temi abbastanza scomodi, per l'epoca in cui è stato pubblicato.
Come detto, la trama nella seconda parte si sfilaccia un po' e perde di forza. Il finale, in particolare, presenta un colpo di scena che forse all'epoca poteva rappresentare una novità, ma a un occhio più moderno forse appare un po' prevedibile.
Alla luce di questi aspetti negativi non ho dato le cinque stelline, ma sono particolari che non ostacolano la fruizione del romanzo. La sciarpa rimane una lettura interessante e a suo modo abbastanza sorprendente, visto che resta attuale a distanza di ormai quasi ottant'anni dalla sua prima pubblicazione.