Amato e disprezzato, venerato e combattuto, Giordano Bruno è stato uno dei massimi filosofi del Rinascimento europeo e ha pagato con la vita l’intransigente fedeltà alle ''scoperte'' della sua filosofia, a cominciare dal concetto di infinito, vera e propria architrave della sua visione dell’uomo, della natura, dell’universo. Profondamente ostile al ciclo ebraico-cristiano – fino al punto da sbeffeggiare con battute crudeli le figure di Mosè e di Cristo –, ha elaborato una nuova concezione della ''religione'', intrecciando motivi di matrice machiavelliana ed elementi della tradizione ''ermetica'', e ha sviluppato anche una interpretazione originale della figura del filosofo e della sua funzione civile e politica. Le sue posizioni radicali lo portarono a continui scontri con le autorità religiose cattoliche, calviniste, puritane e luterane. Peregrinò per tutta l’Europa tra Corti e università, lasciando dietro di sé una scia ribollente di polemiche e scomuniche. L’epilogo della sua vita fu il processo nel quale fu condannato al rogo, martirio che lo avrebbe reso un ''eroe popolare'', ancora oggi ricordato ed esaltato.