Cosa succede ai loghi quando incontrano il mondo reale? Quando escono dai manuali di identità aziendale, dalle agenzie di branding, dai portfolio dei designer, dalle linee guida dei marchi? Quando incontrano i meme, la contraffazione, le proteste, la moda, la cultura pop o la controcultura? Che cosa succede quando i loghi iniziano a vivere In Real Life?
In questo libro, che raccoglie una serie di “Note per una storia sociale della visual identity”, Michele Galluzzo cerca di rispondere a queste domande, e racconta una storia “altra”: quella che vede contrapposti i professionisti della grafica e il pubblico che consuma, usa e si riappropria della comunicazione. In una sorta di archivio partecipato, fatto di storpiature, rip-off e détournement, Galluzzo mostra i loghi in una veste inedita: non come oggetti intatti frutto del genio di professionisti e maestri, ma come forme liquide, che emergono dal basso in dialogo con il pubblico e con il proprio contesto.
Logo IRL è una contro-narrazione in cui le icone della grafica diventano “opere aperte”, e il pubblico partecipa all’evoluzione della vita dei marchi e del graphic design in senso più ampio.
Logo in Real Life di Michele Galluzzo offre un'esplorazione unica dei loghi oltre il loro scopo commerciale, analizzando come evolvono, si diffondono e vengono riappropriati in contesti culturali e sociali. Galluzzo, con il suo background accademico, indaga su come loghi come quello di Pirelli, originariamente legati all'industria, siano diventati simboli di protesta, subcultura e persino ribellione. Il libro affronta il “contagio Pirelli”, in cui il logo iconico è diventato un simbolo utilizzato non solo per il marchio, ma anche nelle manifestazioni politiche del 1968 e più tardi nella moda di strada. Galluzzo esplora anche come i loghi vengano sfruttati dalle comunità marginalizzate per comunicare resistenza e questioni sociali, come nel caso della modifica del logo Coca-Cola nell'ambito dell'attivismo LGBTQ+. Inoltre, Galluzzo affronta l'esclusione delle donne e delle minoranze dalla storia del design grafico, sostenendo un approccio più inclusivo e intersezionale alla storia del design. Propone la necessità di sfidare la tradizionale narrazione del “grande uomo” e di mettere in luce i contributi dei gruppi sottorappresentati nel mondo del design. Personalmente, ho trovato il libro un po' impegnativo a volte a causa della sua struttura non lineare, ma le intuizioni che offre sull'impatto sociale e culturale dei loghi sono preziose. Ha approfondito la mia comprensione di come il design plasmi la società, rendendolo una lettura interessante per chiunque sia interessato al design grafico, alla cultura e al cambiamento sociale.