Cose che ho imparato da questo libro: sparse tra chiese cristiane e ortodosse esistono così tante teste di Giovanni Battista che forse dovremmo disegnarlo come l'Idra nei quadri a lui dedicati. Per non parlare delle numerose braccia del proto-martire Stefano o dei prepuzi di Gesù (circa 12).
ARGOMENTO: Il libro parla delle reliquie dei Santi e di come, dall'epoca tardoantica fino a quella contemporanea, questi oggetti siano stati raccolti, catalogati, venerati, usati a scopo politico, talvolta arbitrariamente distrutti o "inventati". E, si, riporta con i piedi per terra molte vicende e oggetti della mitologia cristiana, che lungi dall'essere testimonianze del sacro in terra, sono piuttosto testimonianze di come il sacro si possa costruire, in modo consapevole e non, qui sulla terra.
VALIDITÀ: Devo ammattere che il primo capitolo, dedicato alla diffusione del cristianesimo in seno all'Impero Romano, risente un po' di quel vecchio fatalismo per cui "Roma era in decadenza e il paganesimo voleva morire, il cristianesimo ha solo aiutato nel trapasso". Una visione un po' datata, che risente del positivismo della quellenforschung Ottocentesca, oggi per fortuna ampiamente superata dalla storiografia. Diverso il tono quando l'autore inizia effettivamente a parlare di reliquie: la scrittura è simpatica e scorrevole, le vicende corrette, i dubbi interpretativi sempre espressi nero su bianco (anche se per approfondire le vicende narrate i riferimenti bibliografici sono talvolta incompleti).
LEGGIBILITÀ: È una lettura abbastanza scorrevole, va liscia e, soprattutto, non richiede al lettore una dimestichezza eccessiva con i temi trattati per capirli a pieno. Aiuta molto anche la struttura, che segue un ordine tematico più che cronologico (le reliquie di Gesù, quelle di Maometto, quelle dei sovrani santificati, quelle dalle quali nascono vere e proprie identità nazionali).