Dopo aver letto il prologo della serie, mi ero fatta un’idea iniziale non del tutto negativa su Sir Lear. Tuttavia, concludendo il primo volume, devo dire che mi sbagliavo completamente. Non posso nascondere che questo personaggio non mi suscita alcuna simpatia. Nel corso del libro, emerge in modo netto il suo lato meschino, tanto che nemmeno nel finale sono riuscita a cambiare opinione su di lui.
Il protagonista maschile è Macbeth, il figlio nato da una relazione extraconiugale di Sir Lear. Inizialmente non viene del tutto accettato dal padre, e successivamente è Macbeth stesso a voler tagliare ogni legame con lui. Il loro rapporto è estremamente complesso, anche perché Macbeth si è impegnato per allontanarsi definitivamente da quella figura paterna. Quando lo incontriamo, è immerso nella campagna elettorale per ottenere la rielezione come governatore.
Dal prologo mi ero immaginata Macbeth come una persona frivola, ma nel corso della lettura si rivela molto più profondo. Ha vissuto momenti difficili, tra cui la fine della sua relazione con Corà, che l’ha condotto a cedere a vizi e superficialità. Tuttavia, è riuscito a rialzarsi, dimostrandosi un uomo che crede nei valori del suo paese e nei sentimenti veri. È un testone romantico, dolce, è il tipo di uomo che non si arrende. Ho apprezzato la sua capacità di esternare emozioni, sia l’amore che la rabbia.
Corà, d’altro canto, è una donna segnata profondamente dal dolore causato proprio da Macbeth. È forte, determinata e incredibilmente preparata professionalmente. Però, a causa del suo passato appare ed è fredda e cinica. Ammetto di aver fatto molta fatica ad entrare in simbiosi con lei all’inizio; certi suoi comportamenti mi irritavano parecchio nonostante comprendessi il suo dolore, ben spiegato dall’autrice attraverso i vari flashback sulla sua storia. A un certo punto, però, Corà riesce a mostrare la sua umanità e l’emotività: e li ho iniziato ad adorarla. Nonostante ciò, ho sempre mantenuto una certa diffidenza, arrivando persino ad avere dei sospetti su alcune sue azioni.
Ho trovato adorabile il piccolo Lulach, un bambino dal cuore grande capace di mettere tenerezza in tantissime situazioni. È un personaggio che conquista il cuore.
Un’altra figura da citare è Banquo, migliore amico e vice di Macbeth. Il suo vizio di masticare caramelle mi ha fatto sorridere parecchie volte. È un amico vero: non solo dal punto di vista lavorativo ma sempre pronto a schierarsi dalla parte di Macbeth, indipendentemente dalle difficoltà. Poi loro due insieme non ti fanno annoiare.
Ho apprezzato tantissimo i flash back del passato, inseriti nei punti giusti ti permettono di comprendere meglio gli eventi del presente e svelano progressivamente cosa sia realmente accaduto. Ogni cosa è strutturata in modo coerente.
La storia d’amore tra Corà e Macbeth è lontana dall’essere classica: in gran parte del libro saranno fulmini e saette. Quando sembra che si stiano riavvicinando, subito si allontano nuovamente. Il loro difficile passato ha lasciato cicatrici profonde. Inoltre, il mistero attorno agli eventi passati si intreccia con la trama romantica, aggiungendo elementi che rendono il libro simile a un giallo. È come se si dovesse ricostruire un puzzle per trovare tutte le risposte. Quando le verità vengono finalmente svelate, si rimane senza parole.
Questo libro è frizzante, originale e molto dinamico con un bell’odio iniziale tra i protagonisti. Non mancano le scene dolci, oltre al tema dell’amicizia.
Un tema di riflessione è il rapporto genitori-figli. Il piccolo Lulach invita a riflettere su quanto spesso ci si sforzi di costruire un mondo perfetto per i figli, quando in realtà la cosa più preziosa che possiamo offrire è il tempo e l’ amore.
Proseguendo nella lettura, non mancheranno colpi di scena. Però, vogliamo parlare dell’epilogo? È incredibile come l’autrice mi possa lasciare con tutta questa curiosità!