Una delle parole più in voga in questi anni è «sostenibilità», ma a forza di appiccicarla ovunque ne abbiamo smarrito il significato essenziale: non esiste infatti una sostenibilità che prescinda dalla riduzione delle disuguaglianze, da una distribuzione meno concentrata della ricchezza, dal colmare l’abisso di «un mondo dove in una stanza si crepa e nell’altra si spreca». Invece, il modello di sviluppo green che si è imposto, sganciato dalla sua radice originaria, ha creato nuove fratture, nuovi muri e nuovi privilegi a vantaggio di ristretti gruppi di fortunati. Antonio Galdo, giornalista e scrittore esperto di tematiche ambientali, analizza alcuni settori chiave della nostra società, della nostra economia e della nostra vita quotidiana – il cibo, l’auto elettrica e la mobilità in generale, il clima, le città e l’intelligenza artificiale – e dati alla mano fotografa la deriva in atto sotto l’etichetta della sostenibilità. Una deriva, suggerisce Galdo, che può essere arginata da due fattori: i nostri stili di vita e la riconquista del primato della politica sulla tecno-finanza.
Lo stile mi piace: fluido e chiaro. Tuttavia sono troppi i dati elencati in modo massivo e affrettato con il risultato di essere presto dimenticati. Quello che invece rimane è un senso di sconfitta così come la sensazione di essere amaramente “derisi” per tentare ogni giorno, con piccoli gesti, a cambiare le cose dal basso. Sembra non bastare mai e di certo a qualcuno passerà la voglia di provarci.
un buon punto di partenza se siete a digiuno dell'argomento. Per chi ne sta leggendo da tempo nulla di particolarmente nuovo, né nei dati né nell'approccio con poche soluzioni e molti dati. Peccato, speravo qualcosa di diverso