Seguo l’autore su Instagram e trovo sempre le sue riflessioni molto interessanti e profonde, ero molto incuriosita dal leggere un suo romanzo. Le premesse sono ottime: a partire dall’incontro dei due protagonisti in una clinica per i comportamenti del disturbo alimentare, il romanzo segue le loro vicende e quelle di altri personaggi legati a loro nel corso degli anni, in una sorta di via di mezzo tra ‘La solitudine dei numeri primi’ e ‘Una vita come tante’. Si percepisce che l’autore ha alle spalle tantissima terapia e ne ha interiorizzato i principi, ma è il caso del bravo scrittore a cui bisogna mettere un freno. Abbiamo capito che è bravo a scrivere dialoghi tra persone incasinate ricchi di frasi in cui lettori si riconosceranno e che sottolineeranno, però non c’è bisogno che OGNI pagina del libro sia così, a un certo punto il rischio è che la trama diventi solo una scusa per fare un esercizio di retorica e di bei aforismi. La seconda parte del libro in particolare soffre parecchio di questo problema , quindi non posso dare più di 3 stelle e mezzo. Se il genere piace é comunque una lettura che consiglio, mi è piaciuto anche vedere come i personaggi che inizialmente sembravano comparse acquisissero importanza in una sorta di rete in cui tutti sono collegati.
Rientra tra quei libro che il dolore te lo sbatte in faccia e arriva dritto. Con una prosa asciutta e delicata, spesso quasi poetica, lo scrittore ci parla di vite che si sfiorano incontrano e scontrano, che si fanno del male pur amandosi.
per me è un sì ma la scrittura potrebbe disturbare alla lunga perché potrebbe sembrare quasi retorica.
Emozionante ma troppo troppo troppo retorica del dolore: non ha un senso narrativo nonostante l’idea sia molto buona. Per intenderci, non ha lo spessore narrativo di Colibrì o La Solitudine dei Numeri Primi trattando le stesse tematiche.