חיים שלמים הוא מסע-חיפוש ארוך ומרתק של נערה צעירה, בת תערובת, שאמה היהודייה נאסרה וגורשה למחנות.
הזמן: עיצומה של המלחמה, ומחנות העבודה סגורים ומסוגרים, מוקפים חומות תיל, אבל הלגה נחושה בדעתה להגיע אל אמה ויהי מה. במסעה הנועז אל תוך עמקי האופל היא מתוודעת מחדש אל עצמה, אל אמה ואל היהודים. ככל שההתוודעות הולכת ומעמיקה, המחיצה בינה לבין אמה נופלת, והשתיים הופכות לאחת.
חיים שלמים מלא אמונה באדם וביכולתו להיטהר ולהיות מסור לזולתו בלב ונפש.
AHARON APPELFELD is the author of more than forty works of fiction and nonfiction, including Until the Dawn's Light and The Iron Tracks (both winners of the National Jewish Book Award) and The Story of a Life (winner of the Prix Médicis Étranger). Other honors he has received include the Giovanni Bocaccio Literary Prize, the Nelly Sachs Prize, the Israel Prize, the Bialik Prize, the Independent Foreign Fiction Prize, and the MLA Commonwealth Award. He is a member of the American Academy of Arts and Sciences and has received honorary degrees from the Jewish Theological Seminary, Hebrew Union College-Jewish Institute of Religion, and Yeshiva University.
Col suo solito stile piano, col linguaggio semplice di chi racconta una verità lampante, Appelfeld racconta la storia di una bambina che diventa una giovane donna e prende coscienza della propria unicità attraverso la ricerca della madre, e nello stesso tempo racconta il dramma degli ebreii, soprattutto donne, cristianizzati per matrimonio e la loro crudele fine ai tempi di Hitler, il rifiuto della società per loro e per i loro figli mezzosangue, il ripudio da parte dei partner per cui avevano lasciato tutto.
Questa storia apre uno squarcio nella tragedia della Shoà, mostrando come anche le famiglie miste (in cui uno dei due partner ebreo per amore si era convertito al cristianesimo) sono state travolte dall'orrore. Helga è una ragazzina "mezzosangue" figlia di una donna ebrea convertita molto colta, quasi eterea e di un uomo pratico, pluridecorato, proprietario benestante di una grande fattoria; improvvisamente si trova privata della mamma che volontariamente si allontana dalla famiglia, sembra per sistemare alcuni documenti, ma poi il tempo passa e capisce che la mamma è stata imprigionata. Nella sua ingenuità non riesce a spiegarsi perché il padre non fa nulla per aiutarla e piano piano si rende conto di essere diversa dagli altri, fino a che il padre la manda da una zia antisemita che la disprezza come disprezzava la madre. Helga inizia a comprendere quale sia la verità e decide di scappare per ritrovare la mamma, iniziando un viaggio che la porterà nell'orrore dei campi di lavoro e poi di sterminio. L'autore è bravissimo nel descrivere la figura dei genitori che hanno dovuto entrambi allontanarsi dalle famiglie d'origine perché non approvavano la loro unione, ma è solo quando il loro precario equilibrio viene spezzato che vengono alla luce le personalità dei due: la madre che sembrava così fragile e spirituale sarà una roccia per tutte le compagne di sventura, mentre il padre così forte si adatterà vigliaccamente alla "legge" dimenticandosi un po' troppo facilmente della moglie e della figlia scomode. E cosa dire della ragazzina che affronta di tutto pur di ritrovare la mamma, ma non perde mai la sua umanità, la sua empatia nei confronti di chi soffre... La stessa empatia di cui il padre è sprovvisto, ma che invece ritroviamo in Manfred, un vecchio lavorante della fattoria che resta sempre per lei un punto di riferimento.