Nella notte del primo marzo 1843, sotto una cometa che sembra minacciare sventura, viene al mondo una bambina. È un parto complicato, che potrebbe finire male se ad assistere non ci fosse Lucina, la mammana del paese, e forse sarebbe meglio così: la piccola è una «capa janca», e dunque maledetta. Sarà proprio Lucina, dopo averla salvata dalle reazioni superstiziose dei genitori, a darle un nome - Stella - e farle da madre, portandola via da quel posto che rifiuta entrambe. La mammana infatti, dietro la sua bellezza conturbante, ha nascosto per molto tempo un segreto. Con l'aiuto di Bartolomeo, corteggiatore ostinato tenuto a debita distanza, Lucina si trasferisce a Napoli. Ma neppure nel brulichio della città, accogliente e minacciosa insieme, sembra riuscire a trovare pace. Perché «così com'è un azzardo giurare per sempre, è un peccato di superbia affermare mai più». Antonella Ossorio mescola con sapienza romanzo storico e saga famigliare, tessendo una storia ammaliante e originale. La storia di tutti quelli che con fierezza e coraggio, nello scontro quotidiano tra doveri e desideri, non rinunciano a cercare la propria strada.
Cominciato, letto, divorato in pochi giorni. Non che la mia voracità sia sempre segno di qualità, questo no, ma La mammana mi ha letteralmente rapito. Antonella Ossorio ha una bellissima penna, evocativa, intinta nelle storie antiche, nelle leggende che conosciamo a pelle perché le abbiamo dentro, per averle ascoltate dalle nonne e le nonne dagli avi. Una scrittura che abbraccia realismo magico e il paesologo Franco Arminio, un penna a cui Carmine Abate fa un baffo. Per me questo già basta per fare de La mammana un libro speciale, da leggere e leggere subito, magari d'estate dopo le stelle cadenti di ieri. Perché la storia parte dalla stella cometa del primo marzo 1843 e si conclude con quella del 1858, ma va anche indietro nel tempo, fino al 1827, per mettere radici e crescere forte. Una storia d'amore ma di un amore fuori dal tempo, soprattutto di quel tempo, una storia di sangue ma non di cappa e spada, una storia di poesia ma di quella poesia forte, di nerbo, di quella dolcezza ruvida delle carezze di una nonna d'altri tempi, che non conosce creme ma solo l'amore sconfinato che non conosce le mediazioni e le furbizie di una società che, già a quei tempi, scavava fossi e canali tra la campagna e la città.
Non avevo nessuna aspettativa su questo romanzo, lo consigliava un'amica, e l'ho preso quasi senza sapere di cosa parlasse. Eppure è stata una splendida scoperta. Scritto in modo scorrevole e spigliato racconta la storia di una donna speciale con un passato difficile ed un presente complicato che però sa rispondere alle avversità della vita, sa affrontare le mille vicissitudini e cogliere le opportunità che le vengono offerte, fossero anche quelle di adottare una bimba albina rifiutata a causa della superstizione dei genitori, o costruire dei rapporti interpersonali stabili e duraturi, seppur tra mille difficoltà.
Un romanzo intenso e brillante che consiglio vivamente.
Siamo verso la metà dell'800 nella campagna napoletana quando la Mammana del paese , dopo aver fatto nascere una 'capa bjanca', cioè una bambina affetta da albinismo, decide di adottarla proprio perché rifiutata dai suoi veri familiari in quanto portatrice di sfortune. Contemporaneamente seguiamo le vicende del giovane Biagio, un ragazzo dai modi femminei che sente di essere nato nel corpo sbagliato; picchiato e schernito dal padre Biagio scappa di casa alla ricerca di un luogo in cui poter essere la ragazza che è sempre stata. Entrambe le vite dei due personaggi convergeranno in un luogo che sarà non solo sfondo del romanzo ma vero e proprio protaginosta: la bellissima Napoli. È la Napoli della tradizione, popolare e folkloristica, piena di colori e profumi un luogo magico e carico di aspettative per i nostri personaggi, ma riusciranno davvero a vivere al riparo dei pettegolezzi? La città sarà in grado di non giudicare due dei più grandi tabù della cultura popolare? Travolgente e emozionante grazie alla prosa dell'autrice ci sentiamo risucchiati in tempi e luoghi che non abbiamo mai vissuto.
Un bel libro, con una storia potente e alcune pagine di scrittura davvero bellissime. Avrebbe potuto essere un capolavoro, se solo avesse dato respiro a tutte le immense potenzialità che c'erano. Ma, purtroppo, non lo fa.
Ho conosciuto questo bellissimo romanzo grazie ad una segnalazione di Tegamini (Francesca Crescentini) su Instagram e devo dire che già solo a sentirla raccontare la trama, mi sono incuriosita. E ho fatto bene, perché questo romanzo è una piccola perla. Antonella Ossorio ci trasporta dapprima in un piccolo paesino campano dove, in una notte illuminata solo da una stella cometa, nasce una bambina albina. Le convinzioni dell'epoca volevano che fosse una doppia sventura, il fenomeno astrologico e una "capa janca" erano chiaro segno della malasorte così la piccola, con un inganno viene allontanata dalla madre naturale che non voleva neppure vederla. A prendersi cura di lei e ad adottarla e crescerla come fosse figlia sua sarà proprio la mammana che l'ha fatta venire al mondo. Anche lei però, Lucina, è una outisider. Tanti anni prima infatti, quando era ancora una ragazzina, è fuggita da suo paese natale e dalla sua famiglia, dopo che suo padre aveva scoperto e capito il suo segreto. Le due vivranno sempre un po' ai margini, anche se Lucina non riuscirà a non cedere alla corte serrata di Bartolomeo, uno dei partiti più ambiti del paese che però ha occhi solo per la bella mammana. Tra imprevisti e trasferimenti a Napoli, dove nel 1848 l'aria dei moti rivoluzionari è sempre più tangibile, Lucina e sua figlia Stella cresceranno e impareranno molte cose. La prima anche a scegliere cosa è bene per quella ragazzina dalla pelle delicata e i capelli color del ghiaccio. Una storia che è uno spaccato, in cui l'autrice ci catapulta direttamente dentro alle vicende e da cui è davvero difficile staccarsi. I personaggi sono ben caratterizzati e nonostante i flashback e le divisioni in tre parti della storia, non ci si annoia mai, né si perde mai il filo. Consigliatissima.
Scoperto grazie ad un consiglio di Tegamini, questo romanzo è stato un bellissimo incontro. Bella la storia, belli i personaggi e bello persino il messaggio che si vuole mandare. In un periodo storico nel quale siamo circondati da odio e pregiudizi è piacevole incontrare una storia che parla di persone (e non importa il genere sessuale) che rincorrono la propria identità e la propria felicità. Ultimo, ma non certo da sottovalutare, ho trovato davvero piacevole la prosa della Ossorio che rende il romanzo un ottimo compagno di vita.
Non ascolto spesso i suggerimenti letterari di mia madre, ma sono molto contenta di aver fatto un’eccezione in questo caso. La Mammana è un romanzo scorrevole, affascinante e che coinvolge dalle prime pagine; le peculiarità di Lucina, Stella e Bartolomeo, che singolarmente farebbero di loro degli emarginati, si intrecciano e amalgamano con naturalità in una storia che parla di amore, famiglia e identità, con messaggi moderni nonostante la sua ambientazione 800esca: l’amore che non si spegne per le avversità imposte dalla società, la famiglia che ci si sceglie e si coltiva con amore e dedizione, le amicizie che vedono oltre i pregiudizi. Davvero bellissimo!
“Per ogni oncia di gioia, sull’altro piato della bilancia ci va lo stesso peso in dolore”
“non esiste nemico più implacabile dell’amante o dell’amico respinto”
“quello che siamo è ciò che scegliamo di essere ogni giorno”
Un romanzo possente dove la rinascita, gli amori, le disperazioni e le vendette segnano continuamente la vita di coloro che sembrano essere i più deboli.
Nella Napoli dei moti del 1848, la Napoli delle tradizioni folkloristiche, dei costumi e delle abitudini che contraddistinguono la società si nasconde Lucina, con lo scopo di proteggere sia sé stessa che Stella, la bambina albina che ha fatto nascere e successivamente adottato quando i genitori hanno rifiutato “una figlia del demone”.
Con uno stile che rapina ed ammalia il lettore, Antonella Ossorio ci accompagna per mano attraverso i vicoli stretti di una città passionale, alla scoperta della storia di una donna: una nutrice capace di donare a sua figlia l’amore vero, incondizionato, irruente, ribelle e travolgente, perché lei stessa non si accontenta mai dell’ipocrisia delle definizioni.
Leggere questo libro mi ha fatto pensare a come parlavano i miei nonni. Con quelle espressioni meravigliose tipiche della parlata napoletana che mi sbalordivano e le custodivo in me calde calde come un abbraccio o una bella risata. Questo è stato il primo punto a suo favore, inoltre, lo ha letto prima mia madre ( e lo ha finito) dando un bel saluto cosi alla sua lunghissima assenza dai libri! A prescindere dalle funzioni evocative che suscita in me..Questo romanzo merita! La trama mi è piaciuta cosi come molti dei personaggi e immaginare una Napoli cosi diversa ma sempre uguale è stato un piacere.
Raccontare questo libro è difficile, rischierei di rivelare cose che è più giusto che sia la lettura a svelare e riassumerlo è impossibile perché perderebbe troppo del bello che contiene. Fidatevi, è una bella storia, piena d'amore e raccontata bene; una storia commovente ma che fa anche sorridere. I personaggi che la popolano sono autentici, sia nei gesti che nei sentimenti. Un romanzo storico che mi ha veramente sorpresa, per lo stile, la trama, e la magia che ricorda un po' la letteratura sudamericana.