«Vaig travessar els camps fins al riu i de seguida vaig trobar el seu bastó de caminar al marge.» Vint anys després del suïcidi de Virginia Woolf, el marit escriu un relat dels seus últims mesos de vida que, llegit avui, encara ens emociona. S’han instal·lat a Rodmell, a la vall del riu Ouse, i hi fan una vida ordenada: treballen al matí, dinen, passegen a la tarda, juguen a botxes, fan el sopar, llegeixen, escolten música, se’n van a dormir. De vegades, fan excursions o reben visites i les persones que els acompanyen ens són tan properes com si les tinguéssim totes aquí, al nostre costat. La calma d’aquells dies contrasta amb els bombardejos i l’amenaça d’una invasió nazi. La II Guerra Mundial i la salut mental fràgil de l’esposa fan que el marit confessi que aquells «dies de catàstrofe precipitada i alhora en càmera lenta van ser els més terribles i angoixants de la meva vida». Però tots dos procuren viure la catàstrofe amb naturalitat, sense fer-ne gaire cas. ¿No és el que fem nosaltres amb les catàstrofes individuals o col·lectives que ens trasbalsen? Als records vívids del marit, els acompanyen tres contes de Virginia Woolf. Són La fascinació de l’estany, Un poble de mar i El llegat. Llegint-los s’entén per què els hem aplegat aquí. Al primer, hi sentim el desesper de la veu de la noia que s’havia ofegat al llac. I és que de vegades la literatura, com Cassandra, ens avisa del que vindrà.
Leonard Sidney Woolf was a noted British political theorist, author, publisher (The Hogarth Press), and civil servant, but perhaps best-known as husband to author Virginia Woolf.
"La morte di Virginia" è una delle ultime parti dell'autobiografia di Leonard Woolf in cui si affrontano non soltanto gli ultimi giorni di Virginia, ma si abbracciano anche i primi anni della seconda guerra mondiale. Leonard passa in rassegna con precisione quelli che sono gli stati d'animo di chi si affaccia all'inevitabile, con evidente rassegnazione: non c'è più un io che distingue una persona dall'altra, ma tutti sono diventati delle semplici pedine. In questo stato umano, Leonard accomuna tutti gli uomini: che siano gli ateniesi o i romani di qualche secolo fa, che siano i soldati della Grande Guerra, non fa differenza. La paura è la stessa. Eppure, anche se in questo periodo di profonda crisi, prima di manifestare gli ultimi crolli, Virginia stava bene. E questo Leonard lo ripete più volte, quasi come a volersi giustificare agli occhi dei lettori, quasi come a volerci dire che non c'erano i soliti segnali all'orizzonte che preannunciavano "la caduta nel baratro". Virginia stava scrivendo "Tra un atto e l'altro", aveva già in mente il prossimo libro e la calma routine di Rodmell la rendeva qualcosa di simile al "felice", se felice si può essere durante la guerra. Quando pochi mesi prima il suicidio una bomba stava quasi per colpirli, Virginia aveva inconsciamente detto "non voglio ancora morire". Per farci capire che effettivamente non c'erano segnali, al suo memoriale Leonard alterna le parole stesse di Virginia, segnate quasi giornalmente sul suo diario. Ma "il cordone ombelicale" questa volta non è stato tagliato bene. E Virginia ricomincia a sentire le voci, comprende che questa volta non ce la farà. Si lascia allora trasportare da quella Morte benigna e dalle acque dell'Ouse.
"La morte non era più, come capita a tutti noi di pensare, la fine della vita, qualcosa che sembra sempre molto distante, irreale, come se lo vedessimo attraverso l'altra estremità del cannocchiale, ma era diventata qualcosa di molto vicino, straordinariamente reale, sempre incombente sulle nostre teste, qualcosa che in qualunque momento poteva piombarci addosso in modo del tutto violento e annichilirci"
Inizia con il racconto della guerra, con la definizione di "crudeltà" da parte dell'autore, e tutto questo aiuta a contestualizzare la morte di Virginia nel tempo in cui è avvenuta. Leonard Woolf era un bravo narratore, ma in questo caso è anche il testimone più diretto di questa tragedia umana. Tragedia che si unisce alla più grande tragedia della guerra, dei caccia che volano sulla campagna inglese, dei bombardamenti su Londra. Ho trovato strazianti gli inserti presi dal diario di Virginia Woolf, come anche quelli inediti aggiunti nel libro, perché rendono evidente quale percorso lei stesse compiendo. Un cammino irrefrenabile verso la fine - la morte - che per ammissione di Leonard Woolf, lei aveva sempre visto molto vicina. La lettura ha stimolato riflessioni sulla malattia mentale: quanto deve essere terrificante sentire di stare scivolando verso la pazzia? Come appunto sentiva di stare facendo Virginia Woolf, dopo undici terribili giorni passati a letto, immersa nella depressione più cupa - qualcosa di oscuro come la peggiore delle notti, capace di impedirle la cosa più importante e cioè scrivere, creare. Sicura di non poter tornare indietro, di non poter essere felice ne di poter rendere felici i suoi cari, di non poter scrivere e usare le sue facoltà mentali, il 28 marzo 1941 si uccide per annegamento. Il libro contiene anche le due lettere d'addio scritte per suo marito e sua sorella, che sono davvero struggenti. E' una lettura da fare se si è ammiratori della scrittrice, ma lo trovo un libro bello in generale.
Normalment odio a tots els marits de les grans escriptores, però amb Leonard Woolf faré una excepció. Quina tristesa de relat i, a la vegada, que tendre
Leonard ets preciós Primer Ilibre oficial com a redactora que llegeixo!!! <3 Dolorós sincer i Inteligent sense afectació. M'ha agradat molt l'edició i la tria dels contes finals. Un 10
Confieso que compré este libro por el título. De modo que, en principio, parece un título apropiado. Sin embargo, como lo aclara la nota del editor, el título original es The Journey Not The Arrival Matters [Lo importante no es llegar, sino el viaje]. Se trata del quinto y último tomo de la autobiografía del editor, escritor y político Leonard Woolf. El hombre que, al casarse con la genial y atormentada Virginia, terminaría convertido en la sombra de su mujer. Como si en realidad ella le hubiera cedido el apellido. Circunstancia que no pienso que le molestara en absoluto a Leonard.
“La muerte de Virginia” es el título de solo la primera parte del libro. Pero los editores pensaron, no sin razón, que esta parte era la que en verdad interesaría a los lectores en español.
Sin embargo, aunque muy probablemente la etapa más importante de la vida de Leonard Woolf haya sido la que compartió con Virginia, su existencia longeva es interesante en sí misma. Este libro, de una lucidez tremenda, lo terminó de escribir a los 89 años y luego murió. Allí nos cuenta la muerte de Virginia, sí, pero también su carrera como editor al frente Hogarth Press durante más de 50 años. Así como su trayectoria dentro del Partido Laborista y el papel que jugó al sentar las bases jurídicas de las independencias de varias antiguas colonias del Reino Unido. De hecho, en su juventud Woolf trabajó y vivió durante 7 años en Ceilán (la actual Sri Lanka) como funcionario imperial. Lugar al que vuelve de visita ya anciano y, al ver el desastre que en ese país ya se perfilaba, se pregunta con una honestidad brutal si su vida y sus esfuerzos políticos han servido para algo.
Es un libro maravilloso. Los 4 tomos precedentes no han sido traducidos al español. Su vida y obra siguen a la sombra de la justamente célebre Virginia, quien fue una adelantada del feminismo y a quien seguramente le sorprendería saber que su genio y su tragedia la han colocado involuntariamente en esa posición hegemónica masculina que tanto ella ayudó a cuestionar y a combatir.
Editorial: Lumen (217 páginas. Año 2022) Traductor: Miguel Temprano García.
Sono estratti, memoria che toccano il periodo della Seconda Guerra Mondiale dal 1939 al 1941 con i traumi e le conseguenze che un fatto del genere comporta. Sono anche gli anni, il periodo che raccontano della malattia di Virginia, delle sue crisi, le sue lettere e i suoi lavori. Le pagine dedicate a Virginia sono estremamente vivide e brucianti di poesia, ma ci donano la bellezza e la scrittura di una delle più grandi scrittrici che la letteratura abbia mai avuto. Un inno e un documento prezioso alla donna, la moglie e la scrittrice, così amata e apprezzata da tantissime generazioni.
Aquest text es tracta del primer capítol del cinquè volum de l'autobiografia de Leonard Woolf. Capítol que va dedicar a la mort de la Virginia, qui l'any 1941 es va su*cidar al riu Ouse. A més, ve acompanyat de tres relats breus de l'autora que ja traspuen aquesta idea: 'La fascinació de l'estany' (1929), 'Un poble de mar' (principis del 1941) i 'El llegat' (entre els mesos d'octubre i novembre del 1940). Tots tres relats les podeu trobar al recull 'Uns quants contes', també publicat per Cal Carré.
Fet aquest petit breu apunt, vull dir que Leonard Woolf m'ha semblat un pedant (i ja em perdonareu l'expressió), però a mi aquesta gent que escriu memòries o autobiografies sabent que en algun moment es llegiran/publicaran, i ho fan amb un format tan academicista, generalment no m'acostumen a agradar. I és el que ha passat, no m'ha agradat l'estil i el to que ha fet servir Leonard Woolf. És més, les primeres 50 o 60 pàgines desvaria explicant qüestions de guerra que, tot i que poden donar una mica de context, pens que no venen al cas. Tot i que tenint en compte que formen part d'un tot molt més extens, potser li sabria veure més el què. Ara bé, és innegable que el context de guerra, els constants bombardejos i la por, juntament amb la malaltia mental que patia l'autora, van acabar de dinamitar aquesta idea de su*cidi.
El que sí que vull destacar és la carta que li deixa la Virginia que uff, uff. ÉS UNA COSA 💔! I que ell enterrés les cendres de la Virginia sota dos oms que tenien les branques entrellaçades i que ambdós havien apodat amb els seus noms, però no només això, sinó que una tempesta tombés un dels dos oms, ME MOR 💔.
Tipico caso di rielaborazione infelice di editore italiano di un’opera straniera. “La morte di Virginia” è la traduzione di una porzione dell’inglese “The journey not the arrival matters”, testo autobiografico di Leonard Woolf che si inserisce sul finire di una serie di sei volumi. Poiché il progetto di Woolf si sviluppa in ordine cronologico, ripercorrendo tutta la sua vita dal 1980 – anno della sua nascita – al 1969 – anno della sua morte –, credo sia abbastanza ovvio che questa estrapolazione messa in atto da Lindau porti a risultati miserabili. È palese che l’autore si aspetti che chi è arrivato al fatidico capitolo sulla morte di sua moglie abbia letto tutto ciò che lo ha preceduto: molti aspetti sono dati per scontati e l’autore (per ovvie ragioni) non ha riguardo verso il lettore nel farlo abituare al suo modo di scrivere. Ne consegue una divagazione sconclusionata e decontestualizzata, di una novantina di pagine, dove il nome di Virginia compare con una certa insistenza solo a un terzo dalla fine e la cui tragica fine viene liquidata con poco, come fatto “digerito” – aspetto comprensibile, essendo l’autore a sua volta a un passo dalla morte, oramai vicino ai novant’anni, ed essendo nel frattanto trascorso quasi un trentennio. Aggiunge poco alle trattazioni che ho letto sull’argomento – anche in luce di altre riflessioni fatte dallo stesso Leonard Woolf – e tutto sommato mi è parso che a riguardo fosse rimasto poco sentimento da dire in poco. Poco di tutto, ecco. L’aspetto più interessante di questo volumetto è di certo il ritratto dell’Inghilterra agli albori della Seconda Guerra Mondiale, con un confronto anche rispetto alla Prima e alle differenze sul rapportarsi degli inglesi – e degli intellettuali britannici – con i due conflitti. Sfortunatamente, ciò è narrato con una serie di excursus resi in modo molto esplicito dall’autore (es.: “Permettetemi di soffermarmi sulla tal cosa”) che rendono la lettura ostica e poco fluida. Woolf mi perdonerà da dove si trova, ma leggendo mi è parso di sentir sbrodolare sui bei tempi andati uno di quei vecchi barbogi un po’ troppo pieni di sé. Ben lontano – anni luce, intere galassie, universi alternativi – dalla straordinaria penna di Virginia. Il tutto, ovviamente, mi è pesato in particolare a causa del titolo totalmente fuorviante. Ho aperto il libro aspettandomi parlasse de "La morte di Virginia" e ci ho trovato di tutto tranne che quello. Sconsiglio di leggerlo, se non nelle vesti con cui l’autore lo ha licenziato (e purtroppo non mi risulta esistere una traduzione del volume completo). Tenetevi tranquillamente a distanza da questa ruberia edita Lindau [che, tra parentesi, non mi risulta essere l'unica].
A scrivere è Leonard Woolf, un uomo desolato e disperato che, alla fine della sua vita, decide di ripercorrerla cercando di vedere che cos’è rimasto. E cosa è rimasto, di quell’esistenza senza Virginia? Che cosa c’era, prima della sua scomparsa? Tanta crudeltà, tanto dolore, tanta morte. Tutta l’umanità sembrava quasi prepararsi alla sua dipartita. La morte di Virginia infatti non narra solo del suicidio della giovanissima scrittrice, ma abbraccia tutta la situazione storica globale che l’accompagna: la guerra, i feriti, i soldati, la paura di perdere la vita, i suicidi per scappare dalle mani dei tedeschi. E, più di ogni altra cosa, della cattiveria umana. Quella che spinge a comportarsi come gli uomini prima del Rinascimento: non c’è più un io dentro alle persone, niente che li differenzia e gli dia importanza. Sono solo pedine in mano a abili e malvagi giocatori. Il libro si snoda per quello che, effettivamente, è: un’autobiografia. Ma si rivela essere molto di più: un trattato, a volte, o un diario. Di quelli intimi, che nascondi sotto il cuscino dopo averlo chiuso a chiave. Un diario che racconta l’anima apparentemente dura ma profondamente fragile di un uomo che, nel momento in cui doveva salvare qualcosa, si è rivelato impotente. Ed è rimasto a guardare le cose che si stavano dissolvendo senza poter cambiare nulla. La morte di Virginia è un meraviglioso, intenso e sorprendente libro sul dolore, il male di vivere, l’essere privati della libertà e i ricordi. Consigliato a tutti quelli che si vogliono fare male.
Non sono mai stata un'amante di Virginia Woolf, la sua scrittura mi disorienta, non riesce a coinvolgermi. Ma questo resoconto scritto dal marito Leonard è davvero toccante: c'è la guerra, c'è la depressione, ci sono gli amici e la casa editrice, ma c'è anche un amore impotente, la confessione di chi avrebbe voluto fare di più, lo sfogo di un uomo che si chiede se per caso non avrebbe potuto salvare la moglie suicida. Molto bello.
“quiero decirte… que todo el mundo lo sabe. si alguien podía salvarme, hubieras sido tú.” 😭😭😭 el leonard realment va agafar les seves cendres i les va enterrar sota uns oms amb branques entrellaçades que de broma ells dos els havien posat de nom leonard i virginia. estic molt trista don’t hit me up
3,5? amb l’anna dèiem que hem desaprès a llegir i no pot ser més cert, l’erasmus ens ha atrapat (?). en qualsevol cas, sembla que aquets últims dies vaig a llibre per dia. després de l’eider rodríguez em venia de gust una mica de calma i ves per on, vaig acabar triant un altre llibre que porta la mort com a tema principal. massoquista, suposo. no sé què em passa, però ara estic enganxada, vaig amb el llibre a tot arreu i sembla que potser és cosa del moment perquè ara tothom va amb el llibre al bus (potser és efecte bràquets, no ho sé). és el llibre que em va regalar la tieta laura per l’aniversari, sempre fa il·lusió rebre literatura en català en una ciutat mega literària, però d’una altra llengua. el llibre està bé. havia llegit crítiques de gent dient que el llibre es deia la mort de virginia, pro que en leonard només parlava d’ell, buenu no sé són els seus diaris ! a mi m’ha agradat, pro és veritat (ell mateix ho diu) que evita parlar d’ell realment i dels seus pensaments i s’amaga rere la història que l’envolta i que l’acompanyat en els darrers anys (ha viscut les dues guerres mundials) i a mi això m’interessa menys. quan parla de la virginia, evidentment és fantàstic i les metàfores no sé, l’amor nenes…els tres contes de després estan mooolt ben triats i semblen premonitoris a ulls d’ara. quin greu. bref, no està malament i sempre a favor de cal carré.
[seriamente, la noia; e un certo senso di fastidio; ma perché mi ha dato così fastidio? un fastidio tale che ho pensato crudelmente che con un uomo del genere mi sarei ammazzata anch’io; un fastidio che porterò all’analista]
[però, a parte la personalissima idiosincrasia per Leonard, posso dire solo: la noia]
Leonard woolf escribe con una lucidez admirable. Menuda pareja. Me parecen dos bestias de la naturaleza. Feministas, adelantados a su tiempo. Ojalá hubiera más señores como Leonard Woolf, ojalá todas tuvieramos tal compañero. La carta de despedida de Virginia me parece de una ternura infinita, incluso en tales momentos. Leonard Woolf es un gran narrador, indagaré más en su obra...
millor la segona meitat que la primera, hi ha molt de context que potser no era del tot necessari, especialment les opinions d'en Leonard sobre la guerra i quant odia les injustícies
El marit de Virginia Woolf va escriure aquest relat vint anys després del suïcidi de l’escriptora i el va incloure en el cinquè i últim volum de la seva autobiografia. Leonard, com a testimoni més proper, ens permet conèixer com van ser els últims mesos de vida de Virginia, en un context en què l’escriptora se sentia esgotada per l’esclat de la Segona Guerra Mundial i la pressió d’acabar la seva última obra.
Publicar aquesta part de l’autobiografia com a obra separada en reforça la importància. És un text que només ell podia escriure: la crònica d’una època, d’un amor i d’una pèrdua, que ofereix la perspectiva del cuidador davant una malaltia mental i que humanitza un dels personatges més icònics del segle XX. I també són una joia les seves reflexions sobre la guerra i el nazisme.
L’honestedat de Leonard Woolf és brutal. Ens deixa veure la seva impotència davant una condició que la ciència del seu temps no podia diagnosticar correctament. Es nota el dolor en la seva escriptura. Explica els fets tan detalladament i d’una manera tan íntima que és impossible no emocionar-se.
L’edició de Cal Carré també inclou tres contes de Virginia: “La fascinació de l’estany”, “Un poble de mar” i “El llegat”. Realment, un cop llegits, t’adones de com l’escriptura pot ser premonitòria.
Se trata del quinto volumen de la obra autobiográfica del escritor, editor y político Leonard Woolf, cuyo título tal vez pueda conducir a error, al creer el lector que pueda dedicarse dicho volumen por entero al suicidio de Virginia Woolf. No es así, tan solo en el primer capítulo Leonard cuenta, desde su perspectiva, los tormentos de la escritora y su camino hacia ese terrible fin. Sin embargo, no por ello el libro carece de interés; encontramos en él las ideas y pensamientos, además de las vivencias, de todo un pensador. Así, el siglo XX es visto desde los ojos de Leonard Woolf en estas páginas llenas de disertaciones - todo hay que decirlo- y de pequeñas anécdotas, que siempre llevan a una reflexión. Comienza Woolf, marcado por las dos grandes guerras del siglo XX, con una más que acertada reflexión sobre la ignominia de las guerras y los asesinatos:
"El hombre que masacra a sus semejantes, solo puede hacerlo si considera a sus víctimas no individuos como él mismo, sino peones no humanos o cifras anónimas en un mundo inventado o de pesadilla habitado por amigos y enemigos, buenos y malos, en el que cree estar viviendo y que por tanto crea en su imaginación, a menos, claro, que sea sin más un sádico."
Sin olvidar tampoco los entresijos de la editorial Hogarth Press que nos da a conocer en estas páginas.