"Andrea Dworkin ti risponderebbe che bisogna sempre chiedersi: libertà per chi? "
Signore, Carla Lonzi è risorta.
Non riuscivo a fare a meno di pensare a lei mentre leggevo, anzi divoravo, queste pagine; questo non è un saggio femminista: questa è narrativa di puro femminismo radicale. Ed è una bomba.
"[riferendosi alla Dworkin] della vita di una femminista radicale, cicciona e incazzata nera con gli uomini, a chi frega qualcosa? "
Che poesia. Che irriverenza. Che maestosa, sublime volgarità.
Rossana Campo racconta di Betti, la rappresentazione di una donna scomoda: lesbica, diversamente giovane, libertina. Betti è libera: libera dai pregiudizi, libera di scopare, piena di sorellanza.
"Stanno vicine, si guardano negli occhi. Sono due giovani amanti lesbiche e non hanno paura di farsi vedere dal mondo."
La sua scrittura come il suo racconto è ironico, irriverente, crudo e veloce; la sua brevità è una freccia che corre dritta al bersaglio. Le pagine sembrano bruciare come le stelline a capodanno, lo vedi consumarsi tra le dita e non riesci a fermare la scintilla finché sembra non rimanere nulla, ma quando chiudi gli occhi lascia impressa sulla retina la sua ombra.
"Quello che succede a lei si chiama violenza contro le donne, ed è radicata, diffusa ovunque e accettata culturalmente, da sempre."
Quel che mi ha sbalordito di più è come sia riuscita ad incorniciare la storia attraverso le più grandi ribelli del secolo scorso, femministe radicali e emarginate come Andrea Dworkin, Judith Butler, Monique Witting.
Vi dico soltanto che sono femministe volutamente dimenticate, accantonate addirittura dalle femministe odierne tanto furono selvagge, irriverenti e crude.
Ringrazio Rossana Campo per questa opera.