La protagonista e narratrice di questo lungo monologo è Gaia, che però, innanzitutto, non si riconosce nel nome che le hanno dato i genitori (borghesi facoltosi, aridi e benpensanti) :“Il mio è un nome sbagliato perché prende una decisione a priori sul mio carattere obbligandomi a essere in un modo che non mi va”.
È forse per questo che tende ad attribuire nomi differenti a tutti quelli che incontra. Chi ha il nome giusto, invece, è la ragazza amata: Veronica, vera eikon = vera immagine, a cui Gaia tenta in tutti i modi di assomigliare, truccandosi agghindandosi parlando come se fosse lei.
Le due giovani sono expat e vivono entrambe a Monaco, ma il problema, il dramma da cui ha origine questo flusso di coscienza è che Veronica se n’è andata e il tentativo parossistico di trasformarsi nella sua copia perfetta, di diventare lei, è per Gaia l’unico modo per fronteggiare il lutto di questa perdita.
Via Skype c’è poi il rapporto con un terapeuta su cui la ragazza favoleggia e al quale mente spudoratamente (per via del pudore) e che in ogni caso è ben lontano dall’agganciare il centro della sua nevrotica sofferenza.
Nella tetra memoria a cui Gaia si abbandona c’è in primo piano il disastro di appartenere a una famiglia fredda e autoreferenziale dove però spicca il ruolo di Filomena, domestica di stampo ottocentesco, l’unica a vibrare per lei di vero affetto e a comunicarle vera sapienza.
Entrando progressivamente in questa sorta di riflessione frammentaria e a tratti farneticante partecipiamo sempre più al tentativo di emancipazione di Gaia attraverso l’identificazione completa (e impossibile) con Veronica.
Il compito che questo percorso un po’ folle prevede è che la protagonista possa liberarsi da tutte le pastoie da cui si sente, ed è, invischiata: famiglia, convenzioni sociali, dipendenza affettiva…e questo, paradossalmente, potrà farlo soltanto identificandosi con il suo alter ego, il suo amore perduto: Veronica, ragazza del sud schietta e verace, in grado di autodeterminarsi e spiccare il volo in piena libertà.
Ce la farà Gaia a liberarsi dai vincoli di un indotto pudore?
Per saperlo bisogna arrivare proprio alla fine di questo originale racconto.