È possibile superare il mito tradizionale dell'amore senza negarsi il piacere di perdere la testa per qualcuno? Forse sì, a patto di capire che cosa fare se si è innamorati nell'era post-romantica. L'amore è cambiato perché la cultura terapeutica, l'istituto giuridico del divorzio, le lotte dei movimenti LGBTQIA+ hanno allargato la morfologia delle relazioni amorose. La relazione amorosa non è una sola. Non più. Realizzare un amore, cioè, non significa necessariamente sposarsi, avere dei figli, fare sesso o vivere sotto lo stesso tetto a lungo. Ci sono altre possibilità. E queste possibilità sono tanto più varie e concrete quanto più siamo in grado di usare l'immaginazione.
Annalisa Ambrosio vive a Torino, dove dirige Academy, corso di laurea in scrittura della Scuola Holden. Laureata in filosofia, per Zanichelli con Scuola Holden ha curato l’antologia La seconda luna (2018) e Gli anni del sole (2023). Ha pubblicato Platone. Storia di un dolore che cambia il mondo (Bompiani, 2019).
Letto in una sera, subito dopo la presentazione del libro a Torino. L'ho trovato folgorante e liberatorio. Ambrosio decostruisce i miti e le false credenze sull'amore in maniera lucida, razionale, e riesce a farlo senza cedere al cinismo. Anzi, analizza l'amore - quello che pensiamo di sapere sull'amore e quello che ancora non abbiamo immaginato - con uno sguardo profondamente tenero. L'amore non è la fiaba che ci hanno raccontato, l'amore è imperfetto, ma vale comunque la pena viverlo, con più consapevolezza, con più immaginazione.
È stato bello rileggere dei filosofi in chiave più concentrata sul discorso amoroso. Ogni tanto tendiamo a dimenticare quegli autori che a scuola ci hanno fatto dannare, ma è bello vedere tutto sempre con un occhio differente. È un saggio per passare il tempo, sicuramente nulla di rivoluzionario rispetto ai grandi del passato, ma mi è piaciuto molto
Non l’ho letto come testo rivoluzionario, ma come un piccolo compendio delle evoluzioni che l’amore e le relazioni hanno visto nel corso del tempo. È un piacevole elogio all’innamoramento, magico fenomeno in tutta la sua insensatezza.
«L'innamoramento non è qualcosa che viviamo in vista di qualcos'altro, in funzione di qualche altro bene; noi amiamo per amare: facciamo o riceviamo una carezza solo per darla o per riceverla, per nessun altro motivo. Detto in altri termini, l'innamorato è piú aperto alla vita perché la vita per lui ha finalmente un senso. Un senso che però appare illogico, perché interrompe la catena delle cause e degli effetti: l'amore è qualcosa che semplicemente accade, senza un perché. Tanto piú che da secoli è un fenomeno in larga misura slegato dalla sua funzione biologica originaria, cioè la riproduzione. Se pensiamo alle cose che facciamo per ottenere altre cose, ci accorgiamo che sono la maggior parte: lavoriamo per vivere, facciamo sport per essere in forma, mangiamo per sopravvivere, andiamo in vacanza per rilassarci. Amiamo, invece, solo per amare.»
In un momento in cui mi sto chiedendo cosa fare dell’amore, un saggio che si fa le stesse domande ma con garbo e saggezza ci suggerisce: una volta che lo abbiamo scoperto e indagato, perché rinunciare all’innamoramento e alla scoperta dell’immaginazione?
Lo stile brillante e scorrevole aiuta a seguire e comprendere la decostruzione dell'amore romantico con un percorso oscilla fra sociologia, filosofia e letteratura. Se ben riuscita la pars dentruens, meno convincente mi è parsa la pars construens: l'amore "tradizionale" è davvero una forma così innaturale? Nonostante l'autrice a fine libro cerchi di negare, dicendo che per alcuni è naturale, mi è sembrato un tentativo di salvare capra e cavoli riuscito a metà. Comunque piacevole ed interessante.
Anche se breve l’ho trovato molto bello e con un interessante prospettiva, che ormai penso sia diventata una vera e propria necessità, cioè che per vivere e amare meglio dobbiamo separare il concetto di amore e innamoramento dall’amore romantico come ce lo siamo sempre raccontati. Sarebbe meglio riabbracciare la creatività dell’immaginazione e non rimanere vincolati a uno schema amoroso già predeterminato.
Unico neo: Inserire ancora “Lolita” tra i titoli ispirati dall’amore romantico non si può vedere più. Basta!
Ho apprezzato lo stile di scrittura molto scorrevole ed alcune riflessioni. Per il resto sono rimasta un po' delusa, in quanto non aggiunge molto discorso già esistente sulle relazioni.
Una lettura breve cuanto necessaria. Un saggio che riporta coi piedi per terra concetti ben più astratti che col passare del tempo stanno diventando (fortunatamente) centrali. Questo ragionamento è un piccolo elisir che permette a noi stessi un a necessaria decostruzione, per essere delle persone più coscienti e, soprattutto, un po' più orientate in questo nuevo mappa del mondo che, come ben dice l'autrice, continua ad avere l'amore come punto centrale. Un amore che "è cambiato perché la cultura terapeutica, l’istituto giuridico del divorzio, le lotte dei movimenti LGBTQIA+ hanno allargato la morfologia delle relazioni amorose."
Avevo letto un articolo su Rivista studio e mi aveva incuriosita. L’ho trovato ricco di spunti interessanti e anche liberatorio. Le considerazioni sull’ innamoramento, sulla possibilità di altri modelli di amore da sperimentare per trovarne uno adatto al proprio essere sono state confortanti.
Annalisa Ambrosio è laureata in filosofia ed è direttrice didattica alla Scuola Holden. La sua tesi di laurea ha esplorato il tema dell’amore, un argomento che, come lei stessa sottolinea, non è stato sempre approfondito in modo esaustivo nella storia della filosofia. Alcuni anni dopo, riprende questo stesso tema per scrivere il libro “L’amore è cambiato. L’era post-romantica”. Ho avuto il piacere di incontrare Annalisa durante la presentazione del suo libro in una piccola libreria. Si è presentata come una donna elegante, gentile e delicata, perfettamente in sintonia con l’essenza del suo libro.
Per le generazioni dei nostri nonni, zii e genitori, l’amore era semplice e spesso legato all’innamoramento. L’idea dominante era quella di trovare un compagno o una compagna, innamorarsi, sposarsi e costruire una famiglia. Un modello a volte rigido e standardizzato. Invece, parlare di amore per le nuove generazioni è diventato complicato. La sua concezione è cambiata nel tempo: è diventato più fluido, sfaccettato e in sintonia con l’individualità di ognuno, anziché essere guidato esclusivamente dall’innamoramento. Proprio perché l’individualità è oggi più marcata e ricercata, è nato il bisogno di vivere l’amore più con libertà, in modi diversi e al di fuori degli schemi tradizionali. Da un lato, è affascinante pensarlo come un concetto libero, perché, in fondo, l’amore lo è sempre stato; dall’altro spaventa, perché la maggior parte delle persone fatica a dargli un senso e una definizione univoca. In questo piccolo saggio, Annalisa offre al lettore una panoramica su come è avvenuto il cambiamento del concetto di amore, analizzando il modo in cui è stato descritto nella letteratura e nella filosofia, e come lo interpretiamo oggi. Per farlo, attinge a libri e ricerche di scrittori, filosofi e psicologi, tra cui Aristotele, Platone, Proust, Flaubert, Michela Murgia, Helen Fisher, Freud, Fromm, Rooney e molti altri.
Diciamo 3,5 ⭐ Non malaccio, ma non mi ha convinto del tutto. Sicuramente ho incontrato spunti di riflessione interessanti e continuerò a leggere a riguardo mediante altri saggi, ma mi è sembrato che tirasse fuori un sacco di questioni approfondendone ben poche. In ogni caso, è molto vero che l'amore che viviamo nel presente ha caratteristiche differenti e a tratti opposte a quelle che appartenevano all'amore romantico dei nostri genitori o meglio ancora dei nostri nonni. Le generazioni che si innamorano oggi vedono questo evento come una debolezza. Innamorarsi è una sciocchezza, ci rende poco presenti a noi stessi e soprattutto ci fa idealizzare la persona di cui siamo innamorati per poi lasciarci a piedi quando le cose si fanno serie. È un tema importante che cambia totalmente le carte in tavola: il partner, ormai, ce lo scegliamo in base ad altri parametri. Però poi ci innamoriamo lo stesso eh. - "Continueremo a innamorarci finché esisterà il pianeta Terra: perché, a oggi, non abbiamo nessuna strategia più avanzata per spostare la vita altrettanto in fretta da un'altra parte." - "Per capire dove sta andando l'amore, bisogna guardare dove va la letteratura."
Il mito dell'amore è il peggior nemico dell'amore stesso.
La fiaba che ciecamente inseguiamo senza alcuna logica ci porta quanto più lontano dal sogno che vogliamo realizzare. L'allettante Paese dei Balocchi che ostacola un burattino dall'esaudire il suo desiderio. Perché il mito dell'amore è basato su bugie, leggende che sono state scritte per facilitare un controllo economico, da parte dello Stato, e spirituale, da parte della Chiesa, sulla popolazione e che ora hanno esaurito il loro scopo. A quelle bugie cominciamo a non crederci più.
Annalisa Ambrosio si fa aiutare da trattati scientifici e antropologici per smontare una ad una le più grandi bugie sull'amore.
Si racconta che l'istinto non ha davvero quasi nulla a che fare con la connessione sentimentale e che quindi l'amore da irrefrenabile bisogno si trasforma in una consapevole scelta. Si racconta che tutto cambia, che "le scelte non sono sacre o eterne, sono attuali e si possono ridiscutere, e questo fatto non le rende meno importanti, semmai di più, a maggior ragione se continuiamo a confermarle".
Si racconta che l'amore ha un'immensa moltitudine di forme e che la convivenza e poi la famiglia è solo uno di questi. L'amore non serve a disegnare la nostra vita - dinamica che Michela Murgia definiva "una maledizione".
Ma allora a cosa serve l'amore? A niente, ed è proprio questo che lo rende bellissimo. Quando parliamo d'amore, non è importante COSA ci lascia, ma COME ci lascia. L'amore è modo più poetico per conoscere se stessə.
"[...] Lavoriamo per vivere, facciamo sport per essere in forma, mangiamo per sopravvivere, andiamo in vacanza per rilassarci. Amiamo, invece, solo per amare."
Se l’innamoramento si regge sull’immaginazione non ha meno valore, ha un valore enorme perché è un’occasione irrinunciabile di piacere estetico. Provare piacere estetico non significa sentirsi belli, ma sentire che si è in grado di produrre un effetto, di organizzare la materia in una storia che ha significato. Così come in una giornata ventosa avvertiamo lo spazio dei nostri polmoni e proviamo il piacere di saper respirare, allo stesso modo durante l’innamoramento possiamo sentire la nostra forza inventiva che si dispiega, la capacità che abbiamo di produrre un senso dove un senso non c’è. Nel piacere di immaginare c’è una dose grande e ossigenante di libertà.
Non mi sono mai sentita così capita da un libro. È un manifesto lucido e utile, in grado di tradurre in parole delle sensazioni per me intense, ma istintive e difficilmente afferrabili, e oltretutto è in grado di restituire una complessità generativa, non shciacciante. Vorrei lo leggessero tutte le persone a cui voglio bene e mi sento di consigliarlo a chiunque abbia problemi a definirsi relazionalmente.
Io non sono mai stata predisposta per i saggi, ma a lui ho voluto dare una possibilità. Inizialmente cinico e fin troppo razionale, si è rivelato decisamente ricco, interessante e realistico. In poche pagine l'autrice tocca punti fondamentali che aiutano il lettore ad aprire gli occhi sugli stereotipi dell'amore e sulla sua libertà in quanto individuo con una vita propria. Consigliato.
Non penso sia un saggio rivoluzionario ma l’ho trovato uno spunto molto utile per pensare in modo strutturato all’amore romantico al giorno d’oggi. L’idea di non considerare l’innamoramento come la prima fase dell’amore romantico eterno, uno dei punti chiave del saggio, non è di certo nuova o straordinaria. Però mi è piaciuto come viene espressa e costruita nel saggio.
Letto x esame Non groundbreaking, interessante più verso la fine. L'amore ha rotto il cazzo e al tempo stesso è ovunque e menomale. Il tono da borghesia della scuola Holden pesa
La comprensione dell'amore non è astratta, non si esprime in parole, ma in azioni, azioni che mostrano che abbiamo capito senza aggiungere altro.
"E' una curiosa prova del nove, che consente di capire se siamo innamorati di qualcuno: vedere se e quanto soffriamo per la sua mancanza. Che cosa proviamo? Quanto è affilato lo spillo che ci si conficca nel cuore? Se siamo il tipo di persona che piange, piangiamo? In generale, diventiamo pazzi quando la storia che ci eravamo raccontati sfugge al nostro controllo. Anche se ci sembrava che non avesse più importanza, invece ci accorgiamo di averla costruita così bene da non poterne più fare a meno. Non è tanto diverso da quel che capita con la dipendenza.
La lontananza, fatta di tempo o di spazio, della conta dei giorni in cui non ci sentiamo o in cui non capita niente di rilevante ai fini della nostra storia, ci fa soffrire perché è l'immagine di uno stato delle cose più generale, ci mostra che l'unione di due persone non può mai essere assoluta o definitiva, ma è uno stato transitorio e passerà. Prima o poi saremo di nuovo lontani, come prima di esserci conosciuti.
Nussbaum crede che la conoscenza dell'amore coincida con questa sofferenza e che questa sofferenza si debba piuttosto chiamare conoscenza. E' la conoscenza di come vanno le cose tra le persone.
Non c'è un nesso morale tra la sofferenza e il bene che porta l'innamoramento: è soltanto che quando siamo innamorati siamo costretti a vedere la complessità e le contraddizioni del mondo e della vita, che di solito preferiamo non guardare. Da innamorati vediamo e sentiamo meglio. Perciò non c'è niente di infernale nella sofferenza amorosa, non c'è niente che vada abolito in nome del post-romanticismo, c'è un magone che è simile a quello del lutto e consiste nel vedere per un attimo il senso che può coincidere con la mancanza di senso. La chiamiamo sofferenza, ma dovremmo chiamarla conoscenza: è la conoscenza di qualcosa che non ci piace, ma che esiste così. E cioè che gli altri e il mondo non sono minimamente sottoposti al dominio della nostra volontà : per quanto la nostra immaginazione possa essere forte, da sola non basta per fare la realtà.
Innamorarsi è il corso di vira più accelerato che c'è, proprio perché mentre ci mostra che siamo liberi di sognare ci fa vedere che sono solo sogni. Si tratta di immagini che ci fanno stare bene, ma che possono infrangersi contro la realtà che prevede morte, la separazione, la paura di perdere, oppure semplicemente il non essere ricambiati. La sofferenza istintiva che proviamo non è il preludio di una sofferenza maggiore, cioè l'aver fallito nel trovare la persona giusta per la nostra vita: il suo sapore è molto diverso. Essere lucidi sul tipo di dolore che proviamo ci può insegnare a usare la sofferenza inevitabile dell'innamoramento per accettare la nostra vulnerabilità con dolcezza. Il punto non è che stiamo male, il punto è che stiamo guardando in faccia la realtà. Per questo, da innamorati, soffrire e conoscere sono una cosa sola. La sofferenza dell'innamoramento non è una malattia da curare o uno spasmo da soffocare. Provarla, in un certo senso, è molto simile a risolvere l'equazione di Schrödinger, una forma purissima di conoscenza, difficilmente attingibile altrimenti, tanto più da tutti. E conoscere è un grande piacere. Ecco una seconda ragione per innamorarsi con convinzione senza temere altre possibili conseguenze o contarci troppo."
Cosa ha portato a disciplinare l'amore all'interno dello schema della coppia eterosessuale tradizionale? Cosa ci porta oggi a decostruire cinicamente il mito dell'amore? Una guida per fare un viaggio lucido attraverso tutto quello che il pensiero umano ha saputo dire sull'amore fino a archiviare l'ideale romantico dell'amore come prodotto culturale a favore di un più ampio orizzonte che parte dalla famiglia queer di Michela Murgia e finisce per riabilitare l'innamoramento come esperienza che l'essere umano può fare per riconnettersi alla sua natura e al tutto. L'amore ci fa cambiare di posto, crea alleanze e ci rende geniali nel comprendere le leggi fondamentali della vita.