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Volevo essere un uomo

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«Per piú di duemila anni l'invidia verso le donne è stata negata. è stata trasformata in svalutazione e le ha spinte ai margini, le ha sminuite, ostracizzate dalle stanze del potere, ridotte a funzioni della propria prosperità, del proprio godimento, le ha calunniate, le ha trattate da inferiori. Le ha bruciate sul rogo come streghe o internate nei manicomi come pazze. Mossi dall'invidia, per una diversità che non potevano dominare, si sono vendicati, gli uomini. E tu vuoi essere uno di loro?»


Appena nata aveva già deluso sua non era un bel maschietto. A cinque anni avrebbe voluto salire sugli alberi e sporcarsi i vestiti. A quindici non essere molestata. A sedici prendere il megafono in mano e arringare i compagni di scuola. A venti non dover aspettare di essere scelta. A cinquanta non preoccuparsi della menopausa. A sessanta delle rughe. A settanta dello stigma sociale che colpisce le vecchie. Ripercorrendo la sua vita di lotta e di scrittura, Lidia Ravera oggi fa i conti con una fantasia sempre avrebbe voluto essere un uomo, anche se le donne le ama di piú. Avrebbe voluto essere un uomo perché la società in cui ha mosso i primi passi era a misura d'uomo. E quella in cui muoverà gli ultimi, molto probabilmente, lo sarà ancora. Avrebbe voluto essere un uomo perché non aveva alcuna vocazione al martirio. Perché non voleva dover scegliere fra gli affetti e la carriera, non voleva reprimere parti di sé per adeguarsi al ruolo di femmina, non voleva educarsi ad aspirazioni modeste, non voleva e non vuole sentirsi sempre sotto osservazione o sotto scacco. Volevo essere un uomo è una confessione intima e politica, in cui raccontarsi vuol dire anche raccontare il femminismo, le battaglie vinte e quelle ancora da vincere, ma soprattutto l'approssimarsi della fine di un mondo e il bisogno di credere che un altro mondo è possibile. Magari a misura di donna.

158 pages, Kindle Edition

Published February 11, 2025

11 people are currently reading
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About the author

Lidia Ravera

61 books18 followers
Lidia Ravera is an Italian writer, journalist, essayist and screenwriter. She became famous in 1976 for Porci con le ali, co-written by Marco Lombardo Radice, a novel dealing with the myths and ideals of the years around 1968.

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Displaying 1 - 16 of 16 reviews
Profile Image for Mighty Aphrodite.
622 reviews59 followers
February 23, 2025
Lidia Ravera voleva essere un uomo, ma non ha mai avuto il coraggio di dirlo ad alta voce, di ammettere quello che – forse – sarebbe stata considerata una debolezza, un tradimento. Figlia della seconda ondata del femminismo, quello che si batteva nelle piazze con slogan e rabbia, che voleva l’uguaglianza e reclamava il proprio piacere, come avrebbe mai potuto ammettere questa verità scottante?

Ma in una società che lascia alle donne solo ruoli subordinati, ruoli che le costringono nell’ombra, cosa vuol dire davvero voler essere un uomo? Vuol dire non avere paura, decidere per sè stessi, potersi realizzare sul lavoro, non dover dimostrare il proprio valore a suon di lotte e sacrifici, perchè – essendo uomo – nessuno lo metterà mai in dubbio. Vuol dire guardare, non essere oggetti, ma soggetti che decidono per sè e per gli altri, che sono insigniti del potere senza averlo mai chiesto.

Fa paura pensare di voler essere qualcos’altro, di sentirsi a disagio nel proprio corpo, a causa di quello che quel corpo significa, a causa di quello che quel corpo suscita – in te e negli altri; è quella profonda alienazione che spinge alla rivolta, alla consapevolezza, a un viaggio senza fine nelle proprie viscere, alla ricerca di risposte, di un modo nuovo di intendere la vita, le relazioni, un modo che sia solo tuo, per sopravvivere alla sofferenza di non appartenere alla metà fortunata del mondo.

Ripercorre la sua vita, Lidia Ravera, la sua nascita non voluta da genitori che non l’aspettavano e che speravano in un maschio, la sua gioventù alla ricerca di un modello alternativo a quello della sua famiglia, a quello che sua madre interpretava ogni giorno davanti a lei: moglie, madre, casalinga perfetta, una vera e propria donna, rispettosa dei ruoli. Molto presto Ravera sente il desiderio di scappare e l’università le sembra un buon pretesto per lasciare Torino, per tagliare ogni filo che la strangola e la trascina indietro. E allora parte per Venezia, in un isolamento che dura un anno, e che terminerà quando approderà a Milano, dove rimarrà per ben quattro anni. Roma, infine, quasi per caso, diverrà la sua casa.

Crea sgomento guardare al passato: si ha paura che ciò che è stato torni a infestarci, ci trascini con i suoi tentacoli viscidi e velenosi verso il basso, verso il gorgo dal quale abbiamo da sempre sperato di uscire, di riemergere nuovi, puliti, interi. Eppure lo sguardo non può fare a meno di soffermarsi su alcuni momenti della nostra vita, sui dolori che hanno scavato voragini, sulla rabbia che – come un fil rouge – segna le tappe del nostro destino.

Continua a leggere qui: https://parlaredilibri.wordpress.com/...
Profile Image for Arianna Fiacco.
79 reviews42 followers
March 26, 2025
"Lo capisci all'improvviso, come per una verità non cercata, che la vita delle donne è lastricata di pregiudizi, di etichette, di stereotipi. Capisci che ti tocca imparare a muoverti con la cautela di un artificiere, devi sminare il territorio impestato da quella guerra mai dichiarata che ti sovrasta e ti schiaccia. La guerra asimmetrica fra chi è nato uomo e chi è nata donna.
In una società a misura di uomo."
Profile Image for Chiara Rovere.
99 reviews2 followers
June 24, 2025
“La storia del patriarcato è storia di guerre.
É il risultato del lavoro del lavoro degli uomini, della logica degli uomini, del loro linguaggio, questo mondo che rotola verso il baratro.
Vorresti davvero essere una dj loro?”
Profile Image for Giulia Papalia.
350 reviews53 followers
March 9, 2025
Io al contrario di Lidia Ravera non vorrei essere un uomo e forse il divario generazionale che intercorre fra lei e me ne è in parte la causa: immagino, però, di essere un uomo basico nel 2025, ben lontano dal capire le istanze femministe - figuriamoci dal parteciparvi - e che si trova davanti una società che implacabile avanza proprio grazie a quel movimento e sentimento dal quale si dissocia ignorandone la voce o cercando di farla tacere con biechi slogan benaltristi.
Immagino di essere un uomo legato saldamente ai propri privilegi coltivati dall’alba dei tempi che sente la minaccia di un mondo non più fatto a sua misura, la caduta di qualcosa che reputava un assioma e al tempo stesso immagino di essere un uomo che deve dimostrare di essere valoroso per dare veridicità a quell’assioma - che è indimostrabile per sua natura - perché in qualche modo, l’essere nato maschio lo investe di una responsabilità che lui stesso intimamente poteva anche fare a meno di ricevere.
Crescere femmina è una strada lastricata di varie preoccupazioni, compresa la stessa sopravvivenza. Sento di essere abituata ad uno standard faticoso (ma anche di essere cresciuta in una bolla in cui il femminismo intersezionale ha posto le sue solide radici), ma sento che proprio a causa di (o grazie a) questo standard, prima di essere cresciuta femmina sono stata cresciuta femminista: il femminismo è per tutte le persone ma non è facile capirlo per chi ha passato la propria vita nel privilegio di ogni cosa.
Per questo sono contenta di essere nata femmina negli anni ‘90, per quella stortura della società che involontariamente ha fatto sì che il valore a lei stessa contrario sia stato alla base della mia crescita.
Profile Image for Emma Lombardi.
12 reviews1 follower
March 15, 2025
Condivido alcune parti di questa lettura, quelle che più mi sono rimaste impresse:

“La legge che consente il divorzio sarà promulgata vent'anni piú tardi. Se ne serviranno in tanti, ma gli uomini continueranno a tradire. E a essere perdonati. Mentre le donne «infedeli» verranno comunque lapidate. In Italia a parole, in altri Paesi letteralmente, sole in una buca, a ricevere pietre fino a quando svengono.”

“La vendetta degli uomini a cui il femminismo ha cercato di togliere vantaggi e privilegi, mettendo per la prima volta in discussione una superiorità mai contestata, si servirà della formula di un disprezzo antico, presente fin dall'infanzia, per fermare l'avanzata delle donne.”

“La volgarità è un comodo bene rifugio, per chi vede traballare il trono su cui si è installato senza merito.
Il piccolo trono di padre, di marito, di capo, di fratello padrone.”

“Pochi patti amorosi reggono, quando una dei due contraenti ridefinisce se stessa ogni giorno e sempre piú chiaramente, assegnando all'altro, la meriti o no, la parte del cattivo.”

“[…] hai firmato la tua accettazione del ruolo di eterna ausiliaria.
Hai lasciato vincere il bambino lento perché lo ami abbastanza da capire che potrebbe morirne, di arrivare dopo di te.”

“È lo spauracchio delle donne che hanno timore di spingersi troppo oltre, timore che, se dovessero riconoscere gli standard iniqui ridicoli fissati per il loro comportamento e aspetto, finirebbero per rifiutarli.”

“Lacerazioni che non guariranno mai.
Strappi da st**ro.
Il «no» non esisteva al tempo del ratto delle Sabine, 749 a.C., e non esiste oggi.
Non puoi rispondere quando nessuno ti ha rivolto una domanda.
Quando nessuno ti ha chiesto se vuoi. Se non vuoi.”



Profile Image for Martina.
35 reviews2 followers
March 15, 2025
Il primo libro che leggo dell’autrice, per cui mi sento di fare una critica solo al testo.
L’autrice racconta la sua vita femminista, da quando ha capito cosa volesse dire essere femminista, a quando è andata a vivere sola, il 68, gli anni 70, le delusioni dei compagni, la sua vita privata e le sue lotte con le compagne.
Quello che non mi sento di perdonare al testo dell’autrice è l’assoluta e naive innocenza con cui parla del femminismo intersezionale, del finto candore con cui lo descrive, come se stesse parlando a delle bambine o stesse spiegando una ragazzata. Forse il femminismo intersezionale è già pronto a reinventarsi e continuare a crescere e ricostruirsi, imparando dai proprio errori e con tutte le sorelle e i compagni al nostro lato. Non così l’autrice. Ma se si sono pubblicati più di 40 romanzi (come lei stessa candidamente dice), se si vuole continuare a pubblicare, se si pensa di avere qualcosa da raccontare, non sarebbe bello aprirsi sempre di più e combattere per tutt*? Altrimenti la sensazione é di chi, immobile in un perenne passato “glorioso” deve insegnare alle nuove generazioni, quando forse varrebbe la pena di fermarsi e ascoltare.
Grazie femministe della seconda ondata per le vostre lotte e i libri che ci avete lasciato, ma adesso nelle vostre scarpe noi il mondo vogliamo radicalmente cambiarlo, non vogliamo essere uomini.
Profile Image for forse leggo.
45 reviews3 followers
April 3, 2025
"Il femminismo non ha ideali, è una pratica che si basa sull'egoismo: vogli cambiare la mia vita e so che la mia vita non potrà cambiare se non cambia la vita delle altre donne. Ovvero, voglio che la vita delle altre donne cambi perché cambi la mia."
"Quel leggero e costante sottofondo d'ansia che ti faceva sentire continuamente sottoposta a esame e mai promossa. Allora non lo sapevi ma si trattava del disagio i essere donna."
"L'ultimo degli uomini ha un vantaggio sulla prima delle donne. Dalla nascita."

Poco da dire. In questo volume l'autrice parla a se stessa bambina, ragazzina, ragazza, giovane donna, adulta e anziana. In questa autobiografia, mi sento di poterla chiamare, riguarda al suo passato fino al presente attraverso il filtro del femminismo che è un fuoco perenne in lei fin dall'adolescenza. Racconta di molestie, di comunismo, di ribellione.

Non è proprio il mio stile perché è non-fiction, perché sembra uno stile di scrittura che si legge velocemente quando in realtà risulta pesante leggerne più d'una cinquantina di pagine al giorno. Ma è il mio stile in quanto femminista, in quanto sono in un periodo in cui disparità e femminicidi sono all'ordine del giorno nei notiziari e nei miei pensieri.
Profile Image for Antonio Gallo.
Author 6 books57 followers
May 22, 2025
”Non volevo essere un uomo per il potere, ma per la libertà di essere me stessa senza limiti." E’ un aforisma che ben si adatta all’idea di questo libro. Offre uno spunto profondo e attuale per riflettere sul concetto di identità, libertà e autodeterminazione. Scrivere un articolo su questa frase, che dà il titolo a un libro appena pubblicato e che ho letto in un paio di ore in versione Kindle, significa non solo esplorare temi come il genere, la fluidità identitaria, le aspettative sociali, il desiderio di emancipazione da schemi precostituiti, ma anche molte altre cose. Vedremo.

Va detto innanzitutto che su questa faccenda, fatta tutta di libertà e diritti, gli uomini e le donne, in quanto esseri umani, hanno ben poca influenza. Non spetta ad essi, infatti, scegliersi il sesso, non è un loro diritto e quindi non ne può conseguire una impossibile libertà. Soltanto dopo, noi esseri umani, maschi o femmine, possiamo decidere per l’una o per l’altra realtà dell’essere.

Partiamo con una riflessione iniziale sull’aforisma, sottolineando come esso racchiuda questa verità universale: il desiderio di libertà e autenticità. Il tema dell’identità di genere va introdotto come punto di partenza soltanto dopo l’evento che chiamiamo nascita, allargando il discorso a una metafora più ampia sulla libertà di essere se stessi: Uomo o Donna. Solo tra la 18a e la 22a settimana di gravidanza si può identificare il sesso. Soltanto allora può avere inizio la costruzione della identità di genere.

Io sono nato uomo. Sono felice di esserlo e non posso immaginare cosa sarei stato se fossi stato donna. Confesso che mi sono molto divertito a leggere questo libro. Una donna che parla e scrive dialogando con se stessa, contraddicendola e contrastandola Allo stesso tempo, si contraddice con se stessa, rivivendo il suo vissuto. Una lettura senza dubbio stimolante.

Ma le ragioni per leggere questo starno libro sono anche altre. Riguardano una scrittrice che nel 1976 pubblicò insieme a Marco L. Radice un libro che fece furore: Porci con le ali. A distanza di trenta anni, Lidia Ravera ne ha 74, tira le somme e dichiara il fallimento. Non è come la ritrae Dagospia qui sopra nella mia immagine del post. Non mi piace il body shaming. Rimando il lettore al link su YouTube che ritrae la scrittrice oggi, com’è apparsa in una recente intervista.

Se leggerete fino in fondo questa recensione, capirete perchè parlo di fallimento. Riguarda non solo la questione maschio/femmina, ma anche una scelta di vita legata non solo alla scrittura di identità, ma sopratutto a quelle idee che si fanno Ideologia Politica, con la maiuscola, quando attraverso l’ideologia si è convinti di sapere come cambiare il mondo.

"Volevo essere un uomo” di Lidia Ravera è un’opera che si distingue per la sua profondità e intimità, raccontando una storia che è al contempo personale e politica. Questo libro non è un romanzo tradizionale, ma piuttosto una confessione che esplora il femminismo e le sue battaglie, sia vinte che ancora in corso.

La scrittura è caratterizzata da una sensibilità esasperata, che permette di immergersi nelle emozioni e nelle riflessioni di chi scrive, ricordando. Il libro è un viaggio attraverso le esperienze personali e le lotte femministe, offrendo una prospettiva unica sulla vita e sulla società.

La struttura del libro, che lei definisce “un oggetto misterioso”, suggerisce che si tratta di un’opera innovativa e originale, che sfida le convenzioni letterarie tradizionali. Ravera ci invita a riflettere sulle identità di genere e sulle aspettative sociali, creando un dialogo profondo con il lettore. “Volevo essere un uomo” merita di essere letto per la sua capacità di raccontare storie personali e collettive con una voce autentica e coinvolgente.

È un libro che lascia il lettore con molte domande e riflessioni, stimolando una discussione importante sulle questioni di genere e identità. A distanza di tre decenni, la Ravera si rende conto che non è possibile cambiare il mondo con la politica nè tantomeno con i bias, le ideologie e gli esperimenti. Il tempo scorre, passa e trasforma anche la presunzione di identità. Sconvolgente, a mio parere, la conclusione del libro. Nel dialogo che ha con se stessa, l’espediente letterario con il quale ha scritto il libro, lei dice a chi la legge e al suo alter ego:

Dovresti emanciparti dalla materialità del femminismo del secolo scorso, così irto di rivendicazioni minime e massime. Dovresti volare con le ragazze, sognando invece di pretendere. Dovresti immaginare una sociatà di persone, libera da condizionamenti vecchi di duemila anni. Una società senza uomini nè donne. Forse una società di corpi uguali, forse una società senza corpi. Dovresti pensare che fra non molto non saranno più le donne ad ospitare nel proprio ventre gli esseri umani in formazione. Dovresti sapere che l’utero sarà una macchina sofisticata, che lo sperma si comprerà in farmacia e gli ovuli saranno prodotti in laboratorio. La scienza ci libererà da ogni obbligo corporale. Dovresti pensarci. Dovresti incominciare da subito a immaginare modi diversi di amarsi, fra persone cangianti, liquide e illuminate. Tu non ci sarai più, d’accordo. Ma ti resta un pò di tempo per immaginare una nuova ondata di disordine fecondo. La prima ti è piaciuta, ma avevi sedici anni. Vediamo adesso, come tela cavi.”

Se questo non è fallimento, il suo fallimento, ditemi voi cos’è. “Donna non si nasce, lo si diventa” ha scritto un’altra esimia femminista, Simone de Beauvoir. Il titolo del romanzo di Lidia Ravera, “Volevo essere un uomo” richiama alla mente e al tempo stesso ribalta la celebre affermazione di Simone de Beauvoir da “Il secondo sesso”, del 1949. Entrambe le opere, pur distanti nel tempo e nel contesto, affrontano il tema della costruzione dell’identità di genere, ma da prospettive diverse.

Simone de Beauvoir sostiene che il genere non è un dato biologico, ma una costruzione sociale. La società impone alle donne ruoli, aspettative e comportamenti che le definiscono come “l’altro” rispetto all’uomo, considerato il soggetto universale. La sua analisi si concentra sulla critica del patriarcato e sulla lotta per l’emancipazione femminile.

Lidia Ravera tenta di trascendere i ruoli. Nel suo pseudo romanzo, dialogando con se stessa, esplora il desiderio di una donna di sperimentare la libertà e il potere attribuiti agli uomini. Non vuole tanto cambiare sesso, quanto liberarsi dai vincoli imposti dal suo genere. Il suo desiderio di “essere un uomo” è una metafora della sua aspirazione a una vita più piena e autentica.

Entrambe le scrittrici riconoscono che il genere è una costruzione sociale, non un dato naturale. Sia de Beauvoir che Ravera criticano le strutture patriarcali che limitano la libertà delle donne. Entrambe le opere esprimono il desiderio di trascendere i ruoli di genere imposti dalla società. de Beauvoir si concentra sulla lotta per l’emancipazione collettiva delle donne, mentre Ravera esplora il desiderio individuale di una donna di vivere una vita diversa. de Beauvoir scrive in un’epoca in cui il femminismo era incentrato sulla conquista dei diritti civili, mentre Ravera scrive in un’epoca in cui il dibattito sul genere è più fluido e complesso.

“Volevo essere un uomo” può essere letto come una rilettura contemporanea e personale del pensiero di de Beauvoir, che riflette le sfide e le aspirazioni delle donne di oggi. In ogni caso la Ravera registra il suo fallimento che non è un fallimento di gender, in quanto donna, bensì un fallimento ideologico in quanto politico. Il fattore tempo ha gestito tutto senza che Lei se ne rendesse conto, tutta chiusa nei suoi effimeri bias di origine ideologica e politica.
Profile Image for Sebastián.
33 reviews
September 2, 2025
Un flusso di coscienza in cui l'autrice dialoga con se stessa attraverso le sue diverse ere esistenziali. Non semplici età, ma vere e proprie epoche interiori. In questo confronto intimo, ora si sferra gentili colpi con il tirapugni nel guanto di velluto, ora si consola e rimedia alle proprie delusioni, in un alternarsi di severità e tenerezza verso se stessa.
È una lettura che può risultare confusa, eppure conserva un fiocchetto di speranza e ottimismo finale, come il sorriso della nonna che osserva le ragazze camminare tranquille per la strada. Emerge così il racconto di una femminilità che si è evoluta attraverso il tempo, e che solo alla fine della propria vita ha avuto la pausa necessaria per rendersi conto di quanto fosse arrivata lontana.
Una lettura densa, imperfetta, viva e viscerale; a tratti confusa, a tratti di una direttezza disarmante. I colpi vengono sferrati a destra e sinistra: ora verso il lettore, ora verso l'autrice stessa, in un duello interiore che coinvolge chi legge in questo viaggio di autoconsapevolezza.
Profile Image for ᦓᜣꪖᧁ.
9 reviews
July 19, 2025
Alloooora mi è piaciuto davvero questo libro. metto 3 stelle semplicemente perché è stato un po' difficile da leggere, la seconda persona singolare non l'avevo mai vista utilizzata in un libro, però penso che sia stata l'idea giusta perché in questo modo i pensieri di Lidia Ravera sono i tuoi pensieri mentre ti fa riflettere sulla società patriarcale odierna.
Anch'io ho sempre desiderato essere nata uomo ma ora sono felicissima di essere donna. Ho capito che non voglio cadere nel tranello di "donna inferiore" perché anche se è un messaggio che tutte abbiamo dentro sappiamo infondo che non è vero.
Profile Image for Lord Casci.
153 reviews2 followers
May 17, 2025
L’autrice scrive una (quasi) autobiografia. Ripercorre le tappe, dalla sua nascita (non voluta), fino a questi anni.
Nel libro ripercorre quello che ha dovuto affrontare nella propria vita e scontrarsi con con una parola veramente raccapricciante: patriarcato.
Il titolo vuole esprimere il fatto che l’uomo proprio com’è è più avvantaggiato rispetto alla donna, l’autrice prova a ribaltare questo senso.
2 reviews
June 23, 2025
Nel narrare la sua vita, Lidia Ravera ripercorre la storia del femminismo in Italia. Ho trovato molto interessante il punto di vista di una donna che ha vissuto i primi cambiamenti per le donne, le prime lotte! Molto diverso da come è inteso il femminismo adesso, ma fondamentale per comprendere da dove siamo partiti. È stato il primo libro che ho letto dell'autrice e sicuramente vorrò leggerne altri. Un'apertura mentale notevole che accoglie anche le nuove generazioni!
Profile Image for Maria ChiomaTnt.
13 reviews
July 28, 2025
Scorrevole ma nulla di che. Affronta tematiche piuttosto generiche in modo altrettanto generico, fiacco. Poco pregevole anche dal punto di vista stilistico. Ha l'inconfondibile retrogusto della "marchetta"; nella letteratura e saggistica di stampi femminista c'è decisamente di meglio, sia per accuratezza dei temi affrontati sia per efficacia e potenza dello stile di scrittura.
Profile Image for Sonia Ve.
20 reviews19 followers
March 17, 2025
Questo libro mi ha lasciato un profondo senso di nostalgia , l'ultimo libro di una delle autrici più significative del femminismo contemporaneo italiano. Con grande sensibilità, l'autrice racconta il suo contemporaneo, ormai quarta ondata del femminismo mentre lei è settantenne, offrendo il ritratto di una donna che cerca di orientarsi tra le contraddizioni del nuovo femminismo. Attraverso il racconto delle sue esperienze giovanili, il libro crea un ponte tra passato e presente, offrendo spunti di riflessione sul cambiamento del movimento femminista nel tempo. La scrittura è scorrevole e coinvolgente, rendendo la lettura piacevole e stimolante.
538 reviews5 followers
April 5, 2025
C'è tanto sulla figura della donna in Italia dagli anni '50 ad oggi e sul femminismo. Tutto poco approfondito però, quindi utile per avere una panoramica, ma non c'e un focus specifico di approfondimento.
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