«Volevamo essere avventati e liberi di sbagliare, sí, soprattutto di sbagliare».
L'educazione sentimentale, politica, sessuale di un'adolescente nella seconda metà degli anni Sessanta, tra feste e proteste, risate e pianti, sogni arditi e drammatici risvegli. Un romanzo che trascina dentro la magia e il mistero della giovinezza.
Roma, 1967. Sara Mei è stanca di essere una bambina. La terra di mezzo del ginnasio, su cui è appena approdata, già non le basta piú. Il suo sguardo punta dritto ai piani superiori della scuola, dove ci sono le classi del liceo. Ad affascinarla è soprattutto un gruppo di ragazze spavalde, portatrici di una femminilità che ancora non una femminilità non rassicurante. Una di loro ha un fratello, Saverio. È bello, colto, impossibile non innamorarsene, anche se lui sembra sempre perso in pensieri immensi, o sospeso fra le note del suo pianoforte. Coraggiosa, piena di ironia, Sara si butta senza rete nel vortice di cambiamento che travolge la società. Passa senza sosta dal Piper ai cineforum, dalle prime impacciate esperienze con i maschi ai contrasti familiari, soffre e gioisce insieme alle amiche. Vive una stagione irripetibile, diverte, si diverte, sboccia. E arriva il 1969. Un anno incredibile, il 1969. Per il mondo è l'anno dello sbarco sulla luna, per Sara quello in cui si scopre grande, per una generazione, la sua, quello in cui le illusioni si sbriciolano nel fragore di una bomba.
«Ci vuole una discreta tempra e tanto coraggio per fare una rivoluzione e io, per quanto mi fingessi spavalda, non mi sentivo all'altezza. Ero un po' vigliacca e molto ignorante, ma almeno non ero piú sola. Lola mi stava abbracciando e il suo profumo che sapeva di spezie orientali (mi pare si chiamasse patchouli) lentamente mi rianimava. L'amicizia è piú potente dell'amore. L'amicizia guarisce e salva e ti assegna un posto nel mondo. E anche se io ero stonata come una campana non se ne sarebbe accorto nessuno perché le mie amiche avrebbero cantato in coro con me. Non c'erano piú solo loro adesso, eravamo diventate noi».
Serena Dandini, all'anagrafe Serena Dandini de Sylva (Roma, 1954), è una conduttrice televisiva, scrittrice e autrice televisiva italiana. Ha ideato e presentato programmi cult come La tv delle ragazze, Avanzi, L’ottavo nano e Parla con me. Con Rizzoli ha pubblicato diversi libri tra cui Dai diamanti non nasce niente, Ferite a morte, da cui è stata tratta una pièce teatrale rappresentata in tutto il mondo, e Avremo sempre Parigi (Premio Cesare Pavese).
No amici. La lettura per me si merita 2 stelle perché è scorrevole ma: 1) Sara secondo me è un’oca giuliva per la quasi totalità del romanzo 2) Tante belle frasi, davvero. Ma… il contenuto? Poco impattante. In realtà lei non fa niente di straordinario, non ha una spiccata personalità come l’autrice vorrebbe farci intendere e non è poi così ribelle. Incipit stupendo. Poi basta. Un inizio bello, un svolgimento meh e il finale poi… non solo è BANALISSIMO ma è anche ridicolo. Alla fine Palumbo è quella più figa di tutte, perché non ha l’ambizione di piacere a nessuno, le vuole bene e non si sa manco perché e fa veramente qualcosa che non mi aspettavo. Aspettative deluse.
Ho scelto questo libro per riprendere un po’ il ritmo con la lettura, lasciata da parte da tempo. L’ho trovato un libro leggero ma allo stesso tempo intenso. L’autrice si immedesima perfettamente negli occhi di un’adolescente, a volte saggia a volte frivola, e incarna quelli che sono gli sbalzi della mente giovane e ancora fresca, libera da certezze. Ho apprezzato il ritmo narrativo, che permette di non annoiarsi mai, e la crescita del tono di voce man mano che ci si avvicina al finale. Ecco, quest’ultimo mi ha lasciata forse un po’ con l’amaro in bocca, ma trovo che gli autori abbiano sempre una motivazione per chiudere il tutto in un certo modo. Le citazioni storiche sono davvero molto apprezzate e spesso non banali, dalla marca del motorino al giradischi. Mi è piaciuto davvero molto come libro: la crescita vista con gli occhi di una ragazza degli anni ‘60, in un’Italia spaccata in due.
Una lettura interessante, con una narrazione che trascina dalla prima all'ultima pagina, salvo alcuni momenti un po' prolissi. Sara, la protagonista, ha una voce fortissima e molto riconoscibile, e la seguiamo durante le tappe più importanti della sua adolescenza nella Roma degli anni '60. Alcune parti - soprattutto l'incontro con le amiche "irraggiungibili" e il finale - potevano essere espanse molto di più, e alcuni intrecci narrativi potevano essere approfonditi meglio, ma, al netto di questo, la lettura è davvero valida.
storia scorrevole e a tratti forse troppo "semplice". Nel complesso, però, mi è decisamente piaciuto, specialmente per il periodo storico trattato : gli anni settanta. L'aria rivoluzionaria della protagonista è contagiosa, voglio leggere altro di quest'autrice
Primo romanzo che leggo di Dandini, "C'era la luna" mi ha piacevolmente sorpresa per la sua capacità di raccontare con delicatezza e ironia la crescita di un’adolescente nella Roma del 1967.
In un periodo di grandi cambiamenti sociali e culturali, Sara osserva il mondo con occhi curiosi e inquieti, cercando di capire chi è e quale posto possa occupare in una società che sembra non essere pronta ad accoglierla.
Il romanzo intreccia con naturalezza amicizie, primi amori, ribellioni, piccolezze, evocando il fermento di un’epoca attraverso la voce fresca e indignata di una ragazza che scopre, quasi con ingenuità, i limiti del patriarcato e il valore dell’emancipazione. La politica, la famiglia borghese, il senso della giustizia e della libertà si mescolano alla scoperta della parola e della scrittura, in un percorso di formazione che è personale ma anche generazionale.
Sara non è una di quelle giovani rivoluzionarie epiche da letteratura impegnata, ma l'ho sentita molto reale nella sua semplicità: non compie gesti clamorosi, mette in discussione il suo mondo e cerca nuove strade con tutte le incongruenze e contraddizioni tipiche della sua età. La quotidianità la rende semplicemente tipica, non straordinaria, ma assolutamente credibile.
La narrazione è coinvolgente e scorrevole, il romanzo si legge in poco tempo ma lascia spazio alla riflessione. Ho trovato il finale un po’ frettoloso e meno incisivo rispetto al resto del racconto, ma nel complesso è una lettura piacevole, capace di evocare emozioni e ricordi e di far pensare.
Un romanzo che parla di piccole rivoluzioni interiori, quindi, sullo sfondo di grandi trasformazioni storiche, che mi ha ricordato che ogni generazione ha il compito di reinventare il proprio mondo, per fortuna.
Cuatro estrellas porque ha tenido todo: una narración y ambientación sencilla pero atractiva, una protagonista en la que me he visto muy reflejada, un "coming of age" en Roma en los 60 y, por supuesto, ESTABA ESCRITO EN ITALIANO (meta para 2026: leer todos los meses al menos un libro en italiano, completamente escrito en italiano) Un libro ideal para empezar el año y muy muy muy contenta (y orgullosa) de habérmelo leído y terminado, aunque el final es demasiado abrupto....siento que ha dejado el libro 5 capítulos antes de que realmente acabase.
Ho affrontato questo libro per un gruppo di lettura. Già di suo non mi ispirava molto, ma mi son detto che magari la Dandini (che come autrice televisiva ho apprezzato) mi avrebbe stupito. Non è stato così! Stile e scrittura non sono certo di livello; non quello che ci si aspetterebbe da un libro edito Einaudi. L'opera affronta la crescita di una ragazzina tra il 68 e il 69 ed è scritta in prima persona, ma al passato, come un resoconto, metà reminiscenza, metà temino da liceale, che infarcendo la scrittura di aggettivi si convince di avere stile. La vicenda si dipana così, senza azione diretta, ma sempre attraverso i pensieri della protagonista che, in un'amalgama abbastanza informe tra la se stessa 14enne e la se stessa adulta che sta raccontando, presenta una serie di eventi sui quali costruire le proprie elucubrazioni, da mischiare a banalità e stereotipi sull'atmosfera sessantottina e sui cambiamenti che la società stava vivendo. Nonostante le debolezze, il libro riesce quasi a convincere dopo un avvio stentato, grazie all'inserimento di qualche colpo di scena ad hoc (il tradimento del padre, la gravidanza dell'amica ecc.) e questo tiene viva l'attenzione. Il lettore comincia quasi a perdonare alcune delle scelte stilistiche più infantili, come i rimandi alle canzoni dell'epoca inseriti ad inizio frase per cominciare il discorso (roba da operazione amarcord) o gli spiegoni insulsi sull'adolescenza e sul '68 (sia mai che qualche lettore imbecille incappi nel libro), ma poi arriva il finale e si dipana ogni dubbio. Fin dalle prime pagine è infatti chiaro che la giovane protagonista Sara è una piccoloborghese romana che s'innamora dello stile di vita di altre piccoloborghesi giusto un po' più grandi di lei. Una che approfitta del funerale di una coetanea morta per presentarsi alle future amichette ed idoli, una che si commuove della morte della suddetta subito dopo aver pensato di essere finita nel "medioevo" solo perché questa veniva da un paesino e non dalla città. Quel che non è chiaro nei primi capitoli è invece se negli intenti del libro ci sia un'evoluzione che mostri a Sara quanto piccola e sciocca sia, per farla crescere ed uscire da quella visione semplicistica e monodimensionale di ribellione che la pervade. Il seguito sembra finalmente aprirsi ad una dimensione più ampia, far crescere davvero questa ragazzina affinché diventi donna, mi aveva quasi convinto, ma poi il modo in cui si termina la storia, la pochezza dimostrata dalla protagonista e l'egoismo con il quale ridimensiona a se stessa l'epoca difficile che attorno a lei si sta vivendo, mi hanno fatto scadere definitivamente tutto nella categoria delle porcherie che potevo fare a meno di leggere. Non che il percorso della protagonista sia per forza sbagliato o deplorevole a prescindere, anzi, ma raccontato così, senza vero spessore e con una costruzione dei personaggi da tema o al massimo da self publishing, mi diventa solo triste.
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C’ERA LA LUNA - storia di un’epoca, di un’adolescente e di un femminismo
Serena Dandini racconta gli sgoccioli degli anni Sessanta attraverso gli occhi di Sara, adolescente romana alle prese con degli anni (i suoi - quattordici - e del mondo - il biennio ‘68-‘69) complessi e mutevoli. In questo breve romanzo di formazione e crescita si affrontano tanti temi, con delicatezza e con incastri studiati attentamente, scivolando tra le incoerenze e le scoperte di un’epoca che ha segnato molte generazioni. Ci sono così il femminismo - raccontato con la voce fresca e indignata di una ragazza che quasi con ingenuità scopre i limiti del proprio sesso - e la politica - intrisa di riferimenti e richiami al senso del dovere di una generazione divisa e idealista, disillusa e piena di desideri per il futuro - insieme a tutta quella scoperta di sè, del proprio corpo, dei rapporti umani che rendono l’adolescenza sempre così complessa. Sara vuole cambiare il mondo, dice più volte, ma prima ancora deve arrivare a capire sè - si definisce una mosca, alla ricerca della propria identità, si cerca nei corpi e negli occhi degli altri nella paura di non trovarsi in se stessa, si vede limitata e poi invincibile, con la corazza da “ribelle” che la identifica nella sua essenza di donna. L’uomo cammina per la prima volta sulla luna, e Sara Mei scopre l’amore, vive gli attentati e la paura, manifesta per i diritti umani e affronta il mostro del patriarcato nel piccolo della sua cucina. Un libro delicato, ma potente, scritto da una penna raffinata e capace di raccontare un mondo che cambia.
Non penso proprio che una quindicenne degna figlia del boom economico degli anni 50, a fine anni 60 possa ragionare in modo così lucido su se stessa e soprattutto sulla situazione politica e sociale italiana di quel periodo, uno dei più intensi. Non c’è una trama. Seguiamo per due anni la protagonista che come una pallina da pinball prende direzioni diverse a seconda di dove tira il vento (e a seconda di quello che fanno le sue amiche, tutte più ricche e spigliate di lei) Sulla sfondo una Roma e una Milano (che vabbè ai tempi ci si informava solo tramite la tv e i giornali) distrutte dai tumulti e dalle bombe dei fascisti, però il tutto é toccato molto superficialmente Così come è superficiale il discorso del femminismo che viene menzionato dietro a frasi fatte, vuoi mai dire che una quindicenne pensa già nel 1967 che la società è patriarcale e la donna è un mero oggetto? Ai tempi non esisteva l’aborto, non esisteva la pillola, non esisteva il divorzio, ti sposavi immediatamente con quello che ti rubava la verginità: ci sono adolescenti dei tempi, ora nonne, che ancora non capiscono quanto fossero segregate a livello sociale dallo Stato e dalla religione.
Quindi bho! Non mi ha lasciato niente questo libro se non perplessità e una sensazione di “ma era necessario scrivere questa storia?”
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⭐⭐⭐⭐½ se avete letto questo libro e avete più di 20 anni molto probabilmente non lo avete capito appieno e avete scritto una recensione negativa o piena di commenti confusi riguardo le scelte della protagonista. beh, l'adolescenza è così. si fanno scelte buone e sbagliate e qualsiasi adulto, anche se ci è passato, non riesce a comprenderlo realmente. e no, non è una questione di generazioni o periodi in cui si è vissuti, perché per capire appieno le scelte della protagonista ci si deve immedesimare in o essere un adolescente di 14/15/16 anni come l'età di Sara Mei, a prescindere dall'epoca. parlando della mia opinione, il libro è davvero molto bello e fa riflettere molto su come molte donne e ragazze appartenenti agli anni '60 dovessero vivere, tra conflitti in famiglia, nuove amicizie, scuola, gravidanze, aborti in segreto, politica e primi amori. rivoluzione, politica, ribellione. le 3 parole chiave nella "nuova vita" di Sara, che all'inizio vengono sostituite con la curiosità e la voglia di fare...qualcosa. ⚠️SPOILER ALERT⚠️ alla fine del libro Sara è una ragazza nuova. ha passato molto e ha subito un enorme cambiamento che la spinge a fare una scelta che due anni prima non si sarebbe mai aspettata di fare: trasferirsi. durante quegli anni si è creata nuove amicizie, ha provato a spingersi fuori dai suoi schemi, a conosciuto nuovi amici e ha dato una possibilità a quelli che credeva cattivi. ha tenuto testa al padre e aiutato delle amiche in difficoltà. ha scoperto nuovi orizzonti e ha imparato a provare empatia verso gli adulti che l'hanno cresciuta e si è fatta valere denunciando degli episodi di abusi. Sara Mei, nel corso della storia, si evolve, proprio come il rapporto tra l'uomo e la luna che, tra il '67 e il '69 viene dominato dalle missioni del Programma Apollo della NASA. da un adolescente di 14 anni quale sono, trovo che questo libro faccia riflettere e prepari alla vita da adolescente attraverso le esperienze di Sara, anche se a decenni di differenza. lo consiglio davvero molto.
💭 It's 1967 and 14 year old Sara Mei is starting her first year of 'gymnasium', her junior college years of preparation in classical studies, in Rome. Above her are the girls of the senior years, representing everything Sara aspires to be: beautiful, free, proud of their femininity. One of them has a brother, Saverio, as gorgeous as his sister, his head always lost in books and ideology. Impossible not to fall in love with him, especially as Sara suceeds in her efforts of infiltrating the senior girls' inner circle.
Serena Dandini's novel "C'era La Luna" (There Was a Moon) offers a fresh first person viewpoint into some of the events of the late 1960's with most significance for young people of Sara's age, while also being a beautiful coming of age story. This was a time when the world was waking up to youth culture and feminism. Ideas that the conservative, chauvinist catholic theocracy of Italy would push back on, culminating not only the infamous student revolts of 68, but also in a period of tremendous unrest, shaken by heinous acts of domestic terrorism, the truth behind which may never be fully uncovered.
I found the plot incredibly engaging, complemented by a flowy writing style. Sara's character shallow and petty enough to be believable, but not so much that readers would immediately dissociate, dislike her and give up. Although the plot closely follows Sara, I felt that her story, or some of its detail QQs, are representative of that of so many young women of the time. Also, having grown up in Italy myself some 20-30 years after the events described in this book, there were many aspects to which I could (sometimes sadly) relate to.
C' era La Luna offers a deeply political narrative, which will inevitably be polarising. But then, is it even possible to give an account of the events of those years in a completely neutral voice- particularly from the PoV of a teenage girl? Even if this is possible, attempting this would likely have stripped the story of believability.
I feel lucky to have been able to read this Italian language book, as I'm not sure it has been translated into other languages. However, I very much hope it will, and I will undoubtedly be following the author, who I was familiar with thanks to her TV work, as I really enjoyed this story and writing style.
Questo romanzo, ambientato nella Roma del 1967, narra la storia di Sara Mei, un’adolescente che vive il passaggio dall’infanzia all’età adulta in un periodo di grandi trasformazioni sociali e culturali.  La prosa di Dandini è raffinata e accessibile, capace di trasportare il lettore direttamente nelle aule del ginnasio e nei vivaci ambienti culturali della Roma degli anni ‘60. Attraverso la voce di Sara, l’autrice racconta non solo la crescita personale, ma anche la tensione generazionale che ha caratterizzato quel tumultuoso periodo.  Uno degli aspetti più incisivi del romanzo è la capacità di coniugare intimismo e analisi sociale. Le esperienze di Sara, tra timori e coraggio, si intrecciano con una riflessione più ampia sul valore dell’amicizia, simbolo di un’unità che va oltre le differenze e che diventa forza propulsiva in tempi di cambiamento. Tuttavia, il finale del romanzo mi è sembrato un po’ frettoloso, lasciando alcune trame narrative poco approfondite. Nonostante ciò, “C’era la luna” rimane una lettura coinvolgente e offre uno spaccato vivido di un’epoca in cui il passaggio dall’infanzia all’età adulta si tingeva di sfide, passioni e rivoluzioni interiori.  Consiglio vivamente questo libro a chiunque sia interessato a esplorare le dinamiche dell’adolescenza in un contesto storico ricco di cambiamenti e a riflettere sul potere dei legami affettivi e sulla capacità di reinventarsi. 
Apprezzo sempre le autrici ed il punto di vista delle donne nei romanzi perché mi aiutano in qualche modo a comprendere un pò di più (e magari un pò meglio) il magico e misterioso mondo femminile. La Dandini poi è una donna di grande cultura ed intelligenza, poliedrica nelle sue molteplici capacità che ha ben espresso a teatro, in TV e ovunque abbia potuto dare un contributo di valore e di contenuti. La trama è molto semplice e racconta uno spaccato di vita vera di un’adolescente studentessa liceale a Roma alla fine degli anni 60. Gli stereotipi ci sono tutti: il padre patriarca (geloso, ma poi con l’amante), la mamma arrendevole, l’amica bruttina, ma simpatica, le ragazze più grandi idolatrate, i ragazzi bulli ed insicuri, l’amore giovanile bello ma un pò dannato e potrei continuare l’elenco ancora a lungo. Visto il periodo storico, impossibile non parlare di sessualità (libertà e paure), dei movimenti di protesta e contestazione, di fascisti e comunisti e purtroppo pure di terrorismo e di stragi tristemente note. Massimo rispetto per la protagonista che nonostante tutto, prova a cambiare il proprio destino in qualche modo già scritto. Un finale più forte e ad effetto, avrebbe forse lasciato un miglior ricordo della lettura.
In questo libro scopriamo la storia di Sara, una ragazza che vive la sua adolescenza nei rivoluzionari anni '60 italiani. Un'epoca in cui i giovani si ribellano a uno Stato ancora "antico", senza leggi che tutelano realmente le nuove gioventù, ma soprattutto le donne. È una storia molto carina, in cui la crescita della protagonista ha sullo sfondo tutte le svolte storiche dell'epoca. Unico punto che mi ha lasciata perplessa è stato il finale, in cui si parla di un evento che tutti dovremmo conoscere (non faccio spoiler), ma in totale "fretta". Inoltre il futuro della protagonista è stato lasciato al caso, dopo che per tutto il tempo si era parlato di lei con una certa cura insieme agli altri personaggi. Insomma, non è stato un bel finale, non tanto per gli eventi accaduti ma per questa velocità utilizzata nella conclusione. Lo consiglio per chi vuole sapere di più sull'Italia degli anni '60 senza dover affrontare letture troppo complesse.
La protagonista del romanzo è Sara Mei, una ragazza che vive i suoi primi amori e le sue prime esperienze di vita negli anni '60, ossia in piena rivoluzione politica, sociale e sessuale. In questi anni, Sara vive circondata da vecchie amicizie, come la fidata compagna di una vita, e nuove conoscenze, che le fanno apprendere qualcosa di diverso, che la spingono al cambiamento e alla ribellione. In questo mood rivoluzionario, Sara conosce anche l'amore (non corrisposto) di Saverio, un ragazzo con ideologie politiche ben precise che, proprio per questo suo orientamento politico, porterà la stessa Sara a vivere appieno il 1969, l'anno dei cambiamenti per antonomasia. Si tratta di un romanzo interessante e originale, in cui si esplicitano chiaramente i cambiamenti sociali mediante l'evoluzione e la crescita personale della protagonista. La struttura narrativa risulta semplice e ben realizzata. Si tratta, dunque, di una lettura piacevole e ben realizzata.
Un meraviglioso spaccato degli anni Sessanta in Italia, visto con lo sguardo di un’adolescente con molta - troppa - fretta di crescere: i profondi cambiamenti legislativi e culturali, le lotte giovanili, il divario generazionale caratteristico dell’epoca, le lotte per l’emancipazione femminile, il rifiuto dei modelli genitoriali, il fermento politico. E, in mezzo a tutto questo, i legami nati tra i banchi di scuola, le prime esperienze sessuali, il primo amore, raccontati da una protagonista dalla voce vivace e con un’intelligenza acuta.
“L’amicizia è più potente dell’amore. L’amicizia guarisce e salva e ti assegna un posto nel mondo.”
Mi è piaciuto molto il libro che sembra leggero ma racchiude un sacco di belle figure, tutte un po’ cliché, ma è un cliché fine alla narrazione di un pezzo di storia molto definita nel tempo e particolarmente audace che ha fatto sperare in una storia più bella e romantica di quella che poi l’Italia ha avuto, proprio come si sogna il primo amore o come si pensava potesse essere lo sbarco sulla luna!!! Una serena dandini che mette in un libro la brillantezza e la sagacia della sua ironia al servizio di una grande verità poco presente nella quotidianità: molti anarchici messi dentro durante il periodo del terrorismo italiano sono ancora in carcere!
Sara Mei è un’adolescente che vive gli anni delle prime contestazioni giovanili con un irrefrenabile desiderio di farne parte e, al tempo stesso, una grande paura.
Il libro in sé mi è piaciuto, mi sono rivista un po’ in Sara con quella voglia di cambiare il mondo senza però sentirsi all’altezza. Quando mi sono avvicinata alla lotta femminista, ormai quasi una decina di anni fa, sono rimasta ammaliata dai movimenti degli anni ‘60. In particolar modo ho cercato di immaginarmi cosa avessero provato le donne in quegli anni in cui si respirava nell’aria la rivoluzione. Se fossi stata una ragazza in quel periodo che avrei fatto? Credo proprio che avrei agito come Sara. Perché sebbene la rivoluzione sia la cosa più giusta da fare per cambiare le cose è anche quella che fa incredibilmente più paura.
È stato interessante leggere di quegli anni dalla prospettiva di una donna che li ha vissuti. Un viaggio nel tempo fatto di Battisti, Rokes, Patty Pravo, pomeriggi al Piper e la sempre eterna Roma.
Peccato però per il finale, mi ha dato l’impressione di essere stato scritto frettolosamente per concludere il libro.
Le emozioni e le contraddizioni di un'adolescente di Roma negli anni '60, per chi fa parte di una generazione successiva, sono un territorio molto affascinante da esplorare. Non solo perché è bello ritrovarsi nei pensieri fatti quando si aveva la stessa età della protagonista, ma anche perché nella lettura si alimenta il senno di poi. È stata una lettura piacevole, veloce, divertente e introspettiva, con un finale aperto che fa presagire un secondo capitolo.
Sara, la protagonista, riporta le sue vicissitudini di vita sempre accompagnate da un po’ di amarezza. Libro interessante da un punto di vista storico, ma forse eccessivamente, considerato che la trama promette racconti più intensi e profondi alla scoperta della protagonista. Vista la trama, oltre agli avvenimenti storici sarebbe stato più intrigante se ci fossero stati. anche dettagli e usanze di quei tempi.
“L’incertezza e l’instabilità ci attiravano piú del canto delle sirene mentre il buon senso e l’assennatezza predicati con monotonia dagli adulti non facevano piú alcuna presa sulle nostre testoline irrequiete ed effervescenti. Volevamo essere avventati e liberi di sbagliare, sí, soprattutto di sbagliare.”
Sara Mei siamo tutte noi, per quanto la storia sia ambientata nel passato è più presente che mai, mi sono emozionata più volte leggendo questo libro, le parole fanno trasparire delle emozioni così simili a quelle che ho provato che non posso che ringraziare Serena Dandini per questo regalo, ricordare la storia sempre perché ciò che sta succedendo ora è già successo ma ce ne siamo dimenticati.
Eravamo una generazione in bilico tra due ère geologiche, con un piede piantato nel giurassico e un altro proiettato verso un futuro di amore libero da legami e costrizioni. Non potevamo che soffrire.
Gli alti e bassi di un adolescente, in piena ribellione scolastica e familiare . Finale troppo buttato lì, veloce ,una fuga che secondo me poteva essere approfondita meglip...
Un libro bellissimo! I mitici anni ‘60 raccontati da una liceale in piena scoperta di se stessa, del mondo, della libertà ma chiusa in una famiglia patriarcale.