Il più grande incubo di Jodie Bennett si è appena avverato. Sydney non è la città peggiore al mondo dove trasferirsi, ma per una come lei, che non riesce a guardare il mare senza che le venga un attacco di panico, può rivelarsi una vera e propria tortura. Da quando, anni prima, la barca a vela su cui si trovava con suo padre è affondata, lasciandola come unica sopravvissuta, Jodie convive con il vuoto dei ricordi legati a quel tragico giorno e una polmonite cronica che la sta lentamente consumando. Alla soglia della maggiore età, trascorre le giornate tra le mura della sua stanza e le fredde corsie di un ospedale, consapevole che la sua unica speranza di sopravvivere oltre i trent’anni è un trapianto di polmoni che potrebbe non arrivare mai. L’amore è l’ultima cosa che si aspetta di trovare, finché un giorno, nel parco di fronte all’ospedale, un ragazzo misterioso le si siede accanto. Alex è affascinante, impenetrabile e sembra inspiegabilmente attratto da lei. Quei magnetici occhi verdi, tuttavia, nascondono un si sono già incontrati in passato, anche se Jodie non lo ricorda, e non sa che quell’incontro le ha salvato la vita. Ma ha anche sancito la sua condanna. Nelle favole, l’amore trionfa sempre e sistema ogni cosa. Questa, però, non è una favola… e il lieto fine non sarà così scontato.
Ilaria Varese ha scoperto l’amore per i libri quando era solo una ragazzina e da allora ha sempre saputo che da grande avrebbe fatto la scrittrice. Ha esordito con Luna d’Inverno, primo volume della Winter Fe’, la sua serie paranormal romance più amata, ma nel corso degli anni si è cimentata anche in altri generi, pubblicando Easy Love, una commedia romantica, con Newton Compton Editori. Quando non scrive, fa la mamma e stila programmi che puntualmente non rispetta. Anche se sembra sempre con la testa fra le nuvole, in realtà sta solo scrivendo la prossima storia d’amore.
Voto 4,5 . Polvere d'arte - per RFS . Quando sei una bambina in vacanza con tuo padre sopra una barca, ti aspetteresti di tutto, tranne delle sirene che vi attraggono con la loro voce per usare tuo padre come pasto principale e te come dolcetto finale. Ma non tutte le sirene sono uguali e infatti ce n’è uno -più che una sirena è un tritone- che salva la piccola bambina che regalava caramelle al mare.
La bambina delle caramelle è Jodie, e grazie al nostro tritone Alex, si salva e cresce… ma non forte e bella. O meglio, bella sì, ma non tanto forte, almeno fisicamente, perché ha contratto una malattia polmonare che ha compromesso gli organi in questione e quindi necessita di terapie continue e, prima o poi, di un trapianto. Sì, lo so, starete pensando: “e che cavolo, io quando leggo non voglio queste tragedie!” ma vi posso assicurare che non sarà questo a deprimervi o a farvi riempire un lenzuolo matrimoniale di lacrime. Ma torniamo a Jodie. La ragazza non vuole far pesare la sua malattia alla madre, e cerca di lottare e sconfiggere questa orrenda condizione. La conseguenza, però, è che si è chiusa a riccio e passa tutto il suo tempo tra la sua camera e l’ospedale per fare controlli o drenaggi. Ha rinunciato ad andare al liceo ma si è diplomata lo stesso e in anticipo. Si è iscritta all’università ma frequenta le lezioni on line, insomma fa di tutto per non incontrare nessuno, nemmeno i suoi coetanei per paura di esser presa in giro o di dover dare, ogni volta, spiegazioni sulla sua malattia. Per questo suo autoisolamento si è persa momenti molto importanti della sua adolescenza.
Jodie a causa delle pressioni di sua madre del medico dell’ospedale che le dicono di stare un po’ più all’aria aperta accetta a malavoglia di passare un’ora al giorno nel piccolo giardino di fronte all’ospedale. Qui incontra un ragazzo molto particolare, che sembra prenderla quasi in giro per come parla e per lo strano modo che ha di approcciarsi a lei.
Ovviamente avete già capito di chi parlo, vero? Alex, il tritone! Da quando ha salvato la piccola Jodie non ha avuto che un solo pensiero in testa: ritrovarla e conoscerla; perciò gira il mondo in lungo e in largo e intanto impara la lingua degli umani. Riesce a trovare la bimba delle caramelle in un modo molto singolare, che non posso svelarvi. Appena leggerete di lui vi chiederete se ci fa o ci è, ma scorrendo le pagine capirete che è letteralmente un “pesce fuor d’acqua”, e mai epiteto potrebbe calzare meglio! Infatti tutto quello che sa degli umani l’ha imparato dai programmi televisivi, e quando dico tutto intendo proprio tutto tutto! E a quanto pare sotto quel lato ha imparato decisamente molto bene! Il personaggio pur essendo un adulto, è tratteggiato dalla scrittrice come un bimbo che dice ogni cosa che pensa, e non capisce l’ironia o altri modi di fare prettamente umani. Per questo Alex dà voce in maniera unica, senza nemmeno rendersene conto, ai propri sentimenti con una dolcezza e un romanticismo che in altri libri avrei considerato stupido e stucchevole, e che, invece, qui l’autrice Ilaria Varese é riuscita trasformare in un qualcosa di unico e meraviglioso che ti fa dire: dove posso trovare un tritone anch’io?
Come potete immaginare la loro storia d’amore non sarà per nulla facile perché oltre ad appartenere a specie diverse subentreranno tante altre difficoltà, tra cui la malattia di lei. Ma Alex non si scoraggia, lui non vuole fare altro che renderla felice. Tra un viaggio in barca per vedere un tramonto mozzafiato e le balene con il loro dolce canto, un tuffo con i delfini e una piccola rissa con uno di loro – perché sì, Alex é moooolto geloso-, Jodie affronterà tante sue paure. Il percorso non sarà agevole: tante altre problematiche sono in agguato per spezzare la ragazza e farla in briciole.
Il pov (punto di vista) è sempre quello di Jodie solo verso la fine abbiamo quello di Alex e di un altro personaggio che non vi svelo perché vi ho già spoilerato anche troppo! Adorerete entrambi i protagonisti in maniera diversa: Jodie è forte e combattiva, non si arrende e cerca di vivere tutta la sua vita al meglio e senza remore, Alex è convinto di non aver sentimenti e invece ne ha quanto il mondo intero e non se ne rende nemmeno conto. Il finale? Dio mio, che finale! Un finale così non lo leggevo da un bel po’ di tempo. Ti sciocca, ti fa arrabbiare, ti intenerisce e capisci che l’amore è la base di tutto in ogni singola cosa.
Mie care Fenici se avete voglia di un fantasy che vi farà sognare, di un amore con la A maiuscola, dolce e sensibile, e non temete di versare non proprio “qualche” lacrima questo è il libro che fa per voi. Mi sento però di avvisare che i lettori più sensibili dovrebbero evitare questo romanzo, io non l’ho fatto e sono finita in una valle di lacrime per varie ragioni! Lo rileggerei? Assolutamente sì! Quindi vi consiglio con passione: compratelo e leggetelo.
Ci saranno spoiler, leggete a vostro rischio e pericolo. Uomo avvisato mezzo salvato. Io vi ho avvisati.
Io… non so. Non gli posso dare 5 stelle perché secondo me non è all’altezza di Easy love, e la winter fe la leggerò quando sarà finita quindi non è paragonabile (visto che mi ricordo poco o niente della versione su Wattpad), d’altronde 4 stelle mi sembrano forse un po’ troppo.
Lo stile è molto strano, mi è sembrato avere una voce diversa da quella solita dell’autrice e per certi versi frettolosa. Di tutta questa storia dopotutto cosa mi rimane? Tanti momenti forse non servivano o erano eccessivi. L’ansia crescente di avere 6 epiloghi. Non lo so. Qualcosa in questo libro non ha funzionato benissimo secondo me, tutta la prima parte non mi ha molto convinta, comincia forse a ingranare con il compleanno di Jodie e con la morte dell’amica. Poi a un certo punto verso la fine ha deciso che la legge di Murphy è il motto di questo libro: se qualcosa può andar male lo farà. E diamine se lo fa.
A un certo punto mi ha ricordato un po’ Sparks come atmosfera e come tragicità (il voler fare il matrimonio in punto di morte, lui che sopravvive e non sta più con nessun altro, anche se qui perlomeno ha una figlia)
Una cosa che mi è sembrata non aver molto senso è il fatto che Jodie si sia iscritta a un corso sulla letteratura Greca antica e tutto quello che fa è leggersi i miti, boh. D’accordo che qui siamo in Italia e io li ho letti quasi tutti da piccola, d’accordo che ho fatto il classico e quindi in parte li traducevo e in parte li studiavo però mi sembra assurdo che lei si iscriva a questo corso perché: «Volevo iscrivermi a letteratura inglese, in realtà. Ho cambiato idea quando ho letto il programma del corso sulla cultura ellenistica. Conoscere la storia antica attraverso i poemi dei grandi autori del passato lo trovo affascinante».
Non mi è sembrato granché sensato? Vabbè, sarò io. Più che altro mi è sembrato che all’autrice andasse di farle fare ricerche a caso sulle sirene sui libri, un po’ un pretesto insomma. Mi straniava ogni volta che se ne parlava.
E soprattutto dopo aver letto tutte queste cose, dico io, ma saprai cosa sono le sirene, ti renderai conto che se lui è uguale a 10 anni prima allora tanto umano non è? No? Solo io? Vabbè.
La cosa divertente è che comunque finché lei non scopre che lui è un pesce, pardon tritone, lui dice un sacco di cose che il lettore sapendo che è un tritone può apprezzare e Jodie no, mi hanno fatto molto ridere: tipo quando Alex dice di aver attraversato l’oceano e seguito le correnti, o una cosa del genere.
Comunque una bella cosa della prima metà è che è anche divertente, specie quando Alex si dà del pesce. Ho riso, così a caso, ho riso anche quando Ella le dice che è una “piccola piantina deflorata”, non si sa bene perché ma va bene così (nel senso che non ho ben capito da dove le venga fuori un modo di dire del genere).
Ogni volta che Alex la chiama “bambina” cringio un po’ perché penso al fatto che abbia circa una settantina di anni più di lei.
Non ho molto apprezzato quando lei si trasforma (cosa comunque super telefonata dall’inizio, ma non la malattia successiva. Maledizione all’autrice e alla sua passione per i traumi alle lettrici) e non pensa alla madre (lo so che il pov è di Alex, fatemi finire) motivo per cui ho super apprezzato il fatto che l’ultimissimo capitolo chiuda parlando con Carol, la madre. Era giusto che anche lei avesse qualcosa. Ho apprezzato meno che le abbia ammazzato il marito, e che caspita.
Ho adorato che ci fossero le conclusioni dei cicli narrativi dello smeraldo di Jodie e dei braccialetti di Alex/Jodie. Anche gli oggetti hanno bisogno di terminare il loro viaggio ed è stato bellissimo che qualcuno finalmente lo abbia fatto.
Vogliamo poi parlare di come in qualche modo l’autrice riesca a rendere gli elementi paranormali perfettamente integrati con l’ambientazione? Adoro. Questo a quel che ricordo era anche uno dei punti di maggior forza della winter fe.
C’è da dire che la parte in cui Alex viene imprigionato nell’acquario rasenta un po’ l’assurdo anche perché mi sembra strano che sti tizi non abbiano fatto manco una foto. Di sicuro il dottor Martin aveva fatto foto delle branchie e dubito che Alex abbia le conoscenze tecniche per eliminarle dal telefono/server etc etc, quindi che fine avranno fatto? Bollate come trucco prostetico? Boh.
La copertina è bellissima, ma mi irrita il fatto che sia blu. E che caspio, Alex ha la coda verde, Jodie arancione o rossa e quella di Eden non lo sappiamo (e che caspita). Quindi non corrisponde a quella di nessuno, ergo mi prendo la libertà di decidere che la coda di Eden è blu, punto.
Poi ci sono diversi errori nel testo che però, ora, non ho voglia di ripescare perché sono da telefono, ma vedrò di pubblicare le note a riguardo.
Insomma, in conclusione, ho aspettato questo libro in trepidazione perché volevo leggere un paranormal autoconclusivo e ho ottenuto entrambi e un po’ di più. Anche cose non richieste, tipo i finali tragici, e poi ancora più tragici. Maledizione, mi ha proprio presa eh?
Doverosa aggiunta da fare dopo aver ricevuto la copia cartacea: la copertina è bellissima e così la grafica interna. E vogliamo parlare del fatto che ci sia l'indice alla fine? Io amo l'indice alla fine.
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Indimenticabile. Una storia intensa e struggente che ti cattura dalle prime pagine e non ti lascia andare. Un romanzo che spezza il cuore e lo ricuce con la stessa delicatezza con cui è scritto. L'ho adorato!
Where forever ends di Ilaria Varese è un libro che ho scelto di leggere ispirata dalla bella cover e dal genere fantasy con il quale è classificato.
“Tutti i nostri ricordi più belli hanno le sfumature degli ultimi istanti del giorno. È la storia della nostra vita. Abbiamo sempre cominciato nel momento in cui tutto finisce. Ma che fine spettacolare è stata.”
La protagonista è Jodie Bennet, una ragazza che da bambina è stata l’unica sopravvissuta al naufragio della barca a vela su cui si trovava insieme a suo padre e altre persone. Di quel tragico giorno non ricorda quasi nulla e quell’evento le ha lasciato molti strascichi, prima fra tutte la polmonite cronica che la sta consumando lentamente.
Quando sta per compiere diciotto anni, uno dei suoi più grandi incubi si realizza: trasferirsi con la madre Carol e il suo nuovo marito Greyson a Sydney, una città completamente circondata dal mare, quel mare che Jodie proprio non riesce a guardare senza avere un attacco di panico. Si adatta a malincuore per non dare l’ennesimo dispiacere alla donna che l’ha cresciuta e le è stata sempre vicina lottando con lei contro la sua malattia.
Jodie passa le giornate dividendosi tra la sua stanza e le corsie dell’ospedale, consapevole che la sua unica speranza di sopravvivenza è un trapianto di polmoni che potrebbe non arrivare mai.
Spinta dall’insistenza della madre, convinta che un po’ di aria di mare le possa fare bene, inizia a trascorrere del tempo nel parco di fronte al nosocomio a leggere i suoi amati classici greci. Proprio in questo luogo incontra Alex, un misterioso e bellissimo ragazzo che vuole assolutamente conoscerla e si dimostra da subito attratto da lei. Il giovane, però, nasconde un segreto che le ha cambiato e le cambierà per sempre la vita.
“Forse Alex ha ragione, questa insofferenza che mi tormenta da anni non ha niente a che vedere con la mia malattia. Sono soltanto incompleta, come un disegno lasciato a metà di cui l’artista si è dimenticato in fondo a una pila di altre bozze meglio riuscite, in perenne attesa che qualcuno si accorga di me e che abbia la cura di completarmi. Magari anche di abbellirmi con dei colori.”
La storia di Jodie e Alex è una vera e propria favola, il loro amore nasce piano piano, all’inizio inconsapevolmente, soprattutto lui, a causa di quello che è realmente. Li ho entrambi amati e odiati allo stesso tempo, i loro comportamenti passano dal romanticismo puro e semplice che ti fa sognare al volerli prendere a randellate perché non sei d’accordo con le scelte che hanno fatto per inseguire il loro per sempre.
“”La facilità con cui ti sei conficcata così a fondo dentro di me”, risponde, spiazzandomi. “Ma non ci penso nemmeno a strapparti via. Dubito che me la caverei con una cicatrice, questa volta. Temo che potrei perfino morire.”
Nonostante sia un libro ricco di sentimenti, forza, coraggio, sacrifici, ostacoli da superare e colpi di scena, non sono riuscita a provare fino in fondo quell’empatia e quella commozione che le vicende narrate avrebbero dovuto suscitare. A volte un po’ di tristezza, ma nulla più, solo il finale per niente scontato mi ha lasciato un sapore dolce – amaro sulla lingua.
Una storia in cui alcune cose sono andate storte, per esempio la componente fantasy trattata in modo superficiale e liquidata velocemente, oppure i sei epiloghi… perché scriverne così tanti?
Vale la pena leggere Where forever ends? Sì, se non ti aspetti un perfetto finale alla “e vissero felici e contenti” e se non si ha paura di affrontare un filo di tristezza.
Nonostante la mia buona volontà ho sempre avuto un bruttissimo rapporto con i libri sulle sirene, non ne ho mai trovato uno che mi sia realmente piaciuto e purtroppo devo dire che questo ennesimo tentativo non ha sortito alcun effetto a parte riconfermare ancora una volta il mio pensiero. Era partito anche piuttosto bene il libro, il che mi aveva fatto sperare di aver finalmente trovato IL LIBRO SULLE SIRENE ma più o meno da poco piú di metà in poi l’autrice ha rovinato tutto e in maniera anche veramente spettacolare, si è impegnata davvero ! Il libro si presenta come un vero e proprio sick romance e lo é fino alla fine FINE, anche dopo che la protagonista é finalmente “guarita” da ogni male solo per poi fare comunque la fine che doveva fare…che dire signori e signore forse il titolo piuttosto eluquente doveva pur far sorgere qualche sospetto, ma ahimé la speranza di trovare finalmente IL LIBRO SULLE SIRENE ha prevalso sul mio buon senso e mi ha completamente fregato (ancora) -.- Questo libro ha il preciso e UNICO scopo di far piangere, succede letteralmente una disgrazia dopo l’altra facendo piovere SEMPRE sul bagnato in maniera non solo eccessiva, ma anche inrealistica fino al tragico epilogo. ODIO gli autori che uccidono I propri personaggi solo per dare una svolta alla trama piatta e ODIO ancor di più i libri nati con l’unico scopo di far piangere, vedi la catastrofe arrivare da lontano e sai già anche come va a finire. É già finito il tempo per imitare Nicholas sparks -“_- Oltre questo devo segnalare anche il modo inspiegabile e superficiale con cui Jodie ha lasciato per sempre sua madre e il suo patrino, lasciandogli pure continuare a credere che fosse morta suicida… bah ma non sarà mica lei invece il mostro marino dal sangue freddo ? Praticamente immortale, ruinita con l’amore della sua vita, diventa mamma e sceglie comunque di non provare manco a curarsi dal cancro che inspiegabilmente l’afflige (di nuovo ‘’) lasciando nella disperazione completa sia il marito che la figlia… e dire che lei era anche cresciuta senza il padre, mah sempre più assurdo ! Alex continuerà a cercarla per tutta la vita senza trovarla mai, diventando sempre più folle e disperato…mentre la figlia si ritroverà da sola e senza più nessuno su cui poter contare a parte la nonna appena ritrovata… Ho sinceramente paura per come l’autrice gestirà il finale della saga di winter fe’ che negli ultimi due libri ha svaccato di brutto per così dire, perché basandomi su questo libro posso dire che tira proprio aria brutta per come finisce i lbri… speriamo non sia un caso alla Christelle Dabos :/ Voto: 1 ✨
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Spinta dalla curiosità e del mio amore per i tritoni (e per la copertina molto bella) ho scaricato l'estratto, rimanendo abbastanza combattuta se continuare o meno. POV quasi del tutto unico e la scrittura in prima persona, una scelta che non amo molto, perché impedisce di avere una visione a 360 gradi di tutta la storia e del contorno. E' il motivo principale delle mie tre stelline, tra l'altro: ma nonostante questo, ho deciso di leggerlo tutto. Non sono una grande lettrice di fantasy, tantomeno romance (ma una fredda storica), e nonostante il POV di un solo personaggio e le descrizioni ridotte all'osso, verso il 30% arrivo al secondo POV, quello del tritone. E le cose iniziano cambiare, e di molto. La trama finalmente vira in un contesto meno YA, per entrare a gamba tesa in un argomento molto difficile, e che purtroppo ho vissuto in famiglia: la malattia terminale. Il POV del tritone ricorda moltissimo "Siren" (cosa buona e giusta), e come la serie, si vira verso tinte più cupe. Come si capisce fin dalle prime pagine, la protagonista ha una malattia terminale, e il finale è coerente, seppur triste. Se riuscite a superare lo scoglio del POV quasi del tutto a senso unico, la scrittura in prima persona (con conseguente testo poco descrittivo) e il testo "giovane", si fa leggere volentieri. Menzione speciale per le descrizioni in campo medico, le uniche veramente dettagliate. Forse sono la parte più riuscita.
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Caro Diario, questa volta voglio dire davvero poco su questa lettura. Non ho le parole adatte, giuste e che renderebbero l’idea di quello che ho provato leggendo la storia di Jodie e Alex. Un genere a cui non sono mai stata interessata e che, convinta cento per cento, non mi sarebbe piaciuto. Sai quando immagini di leggere creature strane, non umane, anormali? Mi aspettavo magie, luci, roba strana insomma… Invece niente di tutto ciò. Ho assistito “semplicemente” a una delle storie d’amore più belle, intense e travolgenti degli ultimi mesi, anni forse? Non posso nemmeno raccontarti molto perché si deve leggere e basta. Nella loro storia c’è tutto quello che una lettrice vorrebbe (e dovrebbe) trovare in un romance – indipendentemente dal genere. Ho scoperto che la differenza tra fantasy e paranormal sta nel fatto che quest’ultimo è ambientato nel mondo reale ma è caratterizzato dalla presenza di creature come vampiri, streghe o tritoni come in questo caso (solo il protagonista). La bellezza di questo libro è pari alla sofferenza che si prova leggendolo. Sai cosa mi hanno insegnato, o meglio confermato i protagonisti? Meglio un libro che fa versare lacrime e che ti strugge che non un libro tutto rose e fiori che dimenticherai una volta concluso. Il viaggio è l’aspetto più importante. Che sia nei libri o nella vita reale. La partenza o l’arrivo sono solo dei punti. Leggerlo è stata una fortuna e una tortura insieme. Sempre lì a cercare il bello nelle piccole cose, nelle piccole vicende, nelle piccole conquiste. Un legame, quello tra Jodie e Alex, che l’autrice ha saputo descrivere e far arrivare in maniera ineccepibile. Quando leggi l’Amore con la A maiuscola te ne accorgi. Da lettrice che divora decine e decine di libri, sai quando non è un semplice tentativo letterario ma una storia che vuole gridare a tutti la differenza. Come ha scritto Ilaria nei ringraziamenti “La storia di Alex e Jodie mi ha distrutta. Eppure l’ho amata alla follia”. Posso confermare all’autrice che è stato così anche per me. Davvero non c’è nulla da aggiungere se non che, per la maggior parte del libro sono stata col fiato sospeso e tentata di leggere direttamente l’epilogo per mettere fine alla mia sofferenza (non me ne voglia Jodie), ma giunta all’80% fino alla fine del libro è stato come leggere il tracciato di un elettrocardiogramma mentre è in corso un infarto. Una volta terminato rilasci tutte le lacrime trattenute e… niente. Respiri e ringrazi mentalmente l’autrice per questo fantastico dono che ha condiviso con il mondo. Penso sia questo l’obiettivo quando si pubblica un testo. Emozionare e lasciare il segno. Chapeau Ilaria Varese.
3,5 ⭐️ Un autoconclusivo dai toni drammatici non è forse il miglior genere di quest'autrice che personalmente adoro. Nel complesso è un buon libro, ma purtroppo diversi aspetti non mi hanno impazzire. Il protagonista maschile è particolarmente antipatico, rendendo difficile per me apprezzarlo ed empatizzare con lui. La rivelazione del suo essere a Jodi è stata troppo "facile", nel senso che fino ad una pagina prima lui era il mistero fatto in persona e poi improvvisamente esibisce la coda. Per concludere, la resurrezione di Jodi l'ho trovata un po' forzata. Detto questo, lo stile della Varese è sempre piacevole e lo è stato anche in questo romanzo, ha una capacità di scrivere frasi che toccano l'anima e sicuramente non è stata da meno in Where forever ends.
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Wow. Di solito sono pochi i romanzi che riescono a farmi rimanere senza fiato, ma questo, nonostante sia per me il con protagonista una figura mitologica come quella delle sirene/tritoni, sento che mi è rimasto impresso. Ho adorato la storia di Jodie e Alex, dal loro modo di essere così connessi fin dall’inizio alla loro conoscenza anni dopo. L’unico dispiacere è nel finale, il cui genere si solito non lo apprezzo, ma non si può avere tutto da un romanzo così bello.
Nonostante tutto Ilaria Varese rimane per me una delle migliori autrici, sto letteralmente amando tutti i suoi romanzi paranormali. Spero tanto possa scrivere un’altra opera come questa!