«Il romanzo d'esordio di una scrittrice di talento.» il Venerdì di Repubblica - Conchita Sannino
«Vite private e affresco collettivo convivono così in un romanzo storico e di formazione sull'emancipazione femminile in uno spaccato di sapore cinematografico, della Napoli degli anni Quaranta.» la Lettura, Corriere della Sera - Marzia Fontana
Anna ha sete. Tutta la città ha sete, da settimane. C’è chi li chiamerà i giorni della Grande Sete, e chi le ricorderà come le Quattro Giornate di Napoli. È il 1943 e l’acqua manca ovunque, tranne che nella casa in cui Anna vive con la sua famiglia. Mentre davanti alla Casa del Miracolo si snoda una fila di donne che chiede quanto basta per dissetarsi, lei si domanda come mai la sua sete le paia così insaziabile. Perché quella che Anna sente è è una sete di vita e di un futuro di riscatto. A vent’anni vorrebbe seguire le lezioni alla facoltà di Lettere, leggere, vivere in un mondo senza macerie, senza l’agguato continuo delle sirene antiaeree. Ma non c’è tempo per i sogni. Il padre è scomparso, la madre si è chiusa in sé stessa, la sorella e il nipote si sono ammalati. Il loro futuro dipende da lei. Così, quando ne ha l’opportunità, Anna accetta un impiego come segretaria presso la base americana di Bagnoli. Entra in un mondo che non conosce, incontra persone che provengono da una terra lontana, piena di promesse, che incanta e atterrisce allo stesso tempo, come tutte le promesse. La cosa più semplice sarebbe scappare, lasciarsi alle spalle gli anni dolorosi della guerra. Ma Anna non vuole che qualcun altro la salvi. Come Napoli si è liberata da sola, anche Anna deve trovare da sola la sua via di salvezza. La grande sete non è facile da soddisfare. Viene da dentro e parla di indipendenza e di amore per il sapere e, soprattutto, parla del coraggio necessario per farsi sentire in un mondo che non sa ascoltare. Erica Cassano esordisce con una voce potente e profonda, capace di stupire e commuovere, rincuorare e ispirare. La Grande Sete è l’indimenticabile racconto di un piccolo grande mondo, dei suoi silenzi e dei suoi rumori, di un anelito verso qualcosa di più grande che risiede in ognuno di noi.
“”Sbiadirà, tutto questo”, pensai, “rimarranno solo immagini che appariranno e scompariranno in brevi lampi di luce.” Mancavo solo io ai saluti.”
Bellissima scoperta! Romanzo di esordio della giovanissima Erica Cassano (nata nel 1998!), pubblicato dopo aver terminato un master alla scuola Holden.
Questo romanzo storico è anche un romanzo famigliare perché racconta la storia di sua nonna Anna, tra il 1943 e il 1945, a Napoli.
Una storia legata alla Grande Sete, in senso metaforico e reale, una storia di radici e di scelte, in bilico tra la voglia di andare via o il coraggio di restare e di lasciar andare.
“Dovevo scegliere la mia Grande Sete. Mi pulii le mani dagli ultimi granelli che erano rimasti appiccicati. «Forse voglio restare», dissi piano. Ora che le parole erano uscite dal fondo della mia testa facevano meno paura. Ripetei, questa volta più rapidamente per non darmi modo e tempo di frenare le parole: «Voglio restare». Mio padre continuò a fissare il mare. Avrei voluto capire dalla sua espressione cosa pensasse, se stavo facendo bene o male. Ma tutto, nella sua faccia, restò immobile. Gli occhi piccoli, i baffi neri in mezzo a cui si infilavano prepotenti fili grigi e bianchi. Solo, mise la sua mano larga e calda sulla mia spalla e la lasciò lì. A lungo avevo pensato che la nostra fosse una città di morti, e invece no, rinasceva continuamente. Quando succedono i miracoli, bisogna restare nel posto in cui succedono. Sentivo ancora il calore della mano di mio padre, mentre l’afa del giorno lasciava il posto al fresco della sera. I pescatori si erano messi a piegare le reti, i bambini avevano lasciato la spiaggia, richiamati dalle voci prepotenti delle madri. Anche le nostre ombre erano sparite, mentre nell’aria andava addensandosi il crepuscolo.”
🎤Da una conversazione con Erica Cassano: “La storia è anche uno spaccato della Napoli degli anni Quaranta. Come si è documentata su quel periodo? Il mio lavoro di documentazione è iniziato durante la pianificazione del romanzo ed è andato avanti nel corso della stesura. Ho avuto la fortuna di poter ascoltare la testimonianza orale del partigiano Giordano Bruschi, noto con il nome di battaglia Giotto. Anche lui, come Anna, è figlio di un ferroviere che è stato costretto a lasciare la propria città per sfuggire alle ritorsioni fasciste. In più mi ha aperto una finestra sul modo di vivere infanzia e adolescenza durante quel periodo. Quanto alle fonti scritte, sono stati di grande importanza l’Emeroteca digitale della Biblioteca Nazionale di Napoli, grazie alla quale ho avuto modo di accedere ai quotidiani locali dell’epoca, ma anche gli archivi storici dei quotidiani nazionali. Mi sono servita poi di testi monografici riguardanti le Quattro Giornate e sul contesto storico della seconda guerra mondiale a Napoli, dando valore particolare alle testimonianze delle persone comuni, per avere quanto più possibile accesso alla «storia piccola» e capire come le singole storie si intrecciassero con gli eventi collettivi. Inoltre, ho utilizzato anche fonti letterarie strettamente connesse all’ambientazione del romanzo, come La pelle di Curzio Malaparte e Napoli ’44 di Norman Lewis. Il primo offre infiniti tableau vivant della città nei giorni dell’occupazione americana, mostrando le pose oscure e a tratti bizzarre che la società aveva assunto nell’adattarsi al periodo storico; il secondo è il diario di un ufficiale americano, un importante spaccato di vita quotidiana dell’epoca. Anche La Storia di Elsa Morante è stato un compagno di viaggio ineguagliabile per la quantità di informazioni storiche oltre che per il valore letterario indiscusso.”
Dall'idea iniziale mi aspettavo di più, ho trovato che ci fossero troppe forzature per sviluppare la trama nella direzione scelta dall'autrice (almeno secondo la mia impressione)
"... fare una scelta comporta abbandonare qualcosa. Per questo, dopo, in gola resta sempre un po' di sete".
Romanzo piacevole, per il mio gusto ha iniziato ad "ingranare" dopo diverse pagine, ed è stato emozionante vedere Anna muovere i primi passi nella vita adulta, piena di desiderio di tornare a vivere oltre le macerie. A mio avviso alcuni personaggi restano sullo sfondo o vengono messi da parte con un pelo troppa velocità, ma ho apprezzato la resa di Napoli come cornice pulsante, ferita, viva.
3.5🌟
This entire review has been hidden because of spoilers.
Mi spiace non dare di più ma se all'inizio ero entusiasta, proseguendo con la lettura mi ha un po' delusa.
Intanto Anna, la protagonista, è tutto tranne che indimenticabile. Incorporea, senza carattere, viene genericamente definita "buona", senza peraltro che ci vengano dati particolari esempi della sua bontà. Anna prende vita sempre e solo in riferimento agli altri personaggi, la madre, la sorella, l'amica Carmela, questi si molto ben delineati e presenti. La narrazione avviene in prima persona e quindi noi siamo Anna che ovviamente non si descrive a sé stessa, tuttavia anche se ci dice di pensare e riflettere sugli eventi, questi pensieri e riflessioni non li ascoltiamo mai, ed Anna resta bidimensionale.
Sempre a causa di questa mancanza di spessore della protagonista risulta incomprensibile la storia d'amore tra lei e Kenneth, uno dei soldati americani che occupano la città. Un solo incontro sul treno, una richiesta di indicazioni et voilà, l'amore. Si, poi pranzano e chiacchierano e passeggiano ma di tutto questo noi non sappiamo nulla, solo che è avvenuto. Quasi nessuno scambio ci viene riferito. E lui la ama perché lei è buona. D'altronde questi scambi devono essere stati ben poca cosa dato che la prima volta che affrontano un argomento serio, dopo mesi di frequentazione (!) fatalmente litigano e si scoprono troppo diversi.
Purtroppo questi difetti offuscano un libro ben godibile, interessante e ricco di personaggi a tutto tondo davvero avvincenti. Ben descritta anche la Napoli della fine della guerra. Insomma sembrano quasi due romanzi diversi sovrapposti.
Un grosso peccato che mi ha fatta godere dell'opera solo a metà.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Seconda guerra mondiale, Napoli la sua gente ed i suoi vicoli, la crudeltà della guerra, la fame, la sete, la miseria, la lotta per sopravvivere, l'amore, il coraggio, la voglia di crescere. Una protagonista meravigliosa. Un romanzo superbo. Una scrittrice straordinaria.
“La grande sete” è il romanzo d’esordio di Erica Cassano, edito dalla casa editrice Garzanti nel 2025.
La narrazione prende avvio a ridosso delle giornate di Napoli del 1943, quando un guasto all’acquedotto interrompe l’erogazione dell’acqua alla città. Le sofferenze dei napoletani, causate dalla guerra e dalla paura degli attacchi aerei, sono acuite dalla sete, che li costringe a recarsi presso la spiaggia di Chiaia per procurarsi un secchio d’acqua malsana e imbevibile. Incredibilmente, solo dai rubinetti in casa di Anna continua a fuoriuscire l’acqua! Cosa fare? Nascondere questo “miracolo” o distribuirla?
Nel frattempo la vita procede e anche la guerra, il papà di Anna risulta disperso, le quattro giornate di Napoli liberano la città dall’invasore e gli americani si insediano nel gran caos delle ultime fasi di guerra. Quale sarà il destino di Anna e della famiglia?
“La grande sete” è un romanzo che ho amato molto perché racconta un momento storico importante attraverso la voce della protagonista, ma non solo! È la descrizione di un microcosmo che ruota attorno ad Anna: i rapporti familiari e i conflitti al suo interno, la comunità condominiale, nonché i legami affettivi e amicali che nascono al di fuori della sfera in cui ci si muove normalmente. Inoltre, il romanzo mette in evidenza l’importanza di valutare chi ci sta di fronte e, soprattutto, di ragionare sempre con la propria testa e di non adeguarsi, facendo felici gli altri e boicottando noi stessi, condannandoci all’infelicità.
Molto interessante il personaggio di Anna, la quale divisa tra il dovere e i propri sogni, riesce a evolvere e ad acquisire una personalità sfaccettata. Una menzione particolare va ad entrambi i genitori: seppur diametralmente opposti, sono personaggi che ho apprezzato per la loro complessità. Ho avuto l'impressione che si compensassero a vicenda: equilibrato e combattivo il padre, tagliente e imperfetta la madre. Un esordio davvero ben riuscito e coinvolgente con una scrittura incisiva, attenta anche al cambio di registro per ragioni di verosimiglianza.
Hype alto e non è rimasto tale purtroppo. Anna mi è piaciuta, ma il resto che la circonda non ha fatto impazzire. Bella la descrizione di una città che ho visitato e di un momento storico non semplice. Personaggi pessimi (che mi hanno fatto un po perdere le staffe a certi punti della lettura) ce ne sono fin troppi (Izzo e family, Luigi..). Troppo lungo.
Anna e la Grande Sete nel Dopoguerra. Romanzo storico ambientato a Napoli, scritto bene, scorrevole ma un po' prolisso nella parte centrale rendendo cosi, verso la fine, la narrazione meno fluida.
Le tragedie di Napoli all'indomani della liberazione, attraverso la vita coraggiosa di Anna. Un romanzo storico carico di emozioni, candidato al premio Manzoni di Lecco.
Avete ragione, nella recensione ho sbagliato libro. Provvedo.
Ho letto questo libro per le recensioni positive. L’incipit è bello. Una quarantina di pagine godibili. Poi però cambia tutto. La scrittura si fa piatta, le situazioni diventano banali, a tratti ridicole. Il padre sembra un personaggio costruito per piacere oggi, più che realistico per l’epoca. Anna, la protagonista, è descritta come colta e intelligente, ma le sue azioni la dipingono ingenua, persino sciocca. Le amiche sono caricature: frivole, infantili, sempre a discutere per ragazzi e vestiti. Emblematica la scena del capodoglio: scena mal riuscita che mina la credibilità del personaggio. La morte del soldato nella lava, con la visione del padre nel fumo, scade nel grottesco. Il medico che si lascia convincere da una ragazza in lacrime dopo aver ignorato ogni appello razionale rasenta la parodia. Il finale accumula episodi prevedibili e poco incisivi. Tutto pare prolungato, non sviluppato. Il libro non regge.
Mi dispiace, è stato molto faticoso per me concludere questo libro. Le prime cento pagine promettevano bene, creandomi una grande aspettativa. Ma la storia di Anna è messa all’interno di una cornice umana troppo conosciuta, in cui ho trovato un appiattimento della coralità. Le storie raccontate, il movimento del condominio non hanno creato un “vociare” che andasse veramente oltre. Mi è sembrato di scorgere la miseria emotiva di Elena Ferrante.
Una Grande Sete, quella della protagonista, continuamente in balia dell’altro. Della sorella, di Kenneth, del padre, di Carmela. Non ho visto Anna.
Un esordio comunque interessante, scrittura lineare e che si lascia leggere.
Buongiorno amici lettori 💙 Oggi sono qui per presentarvi il libro d'esordio di Erica Cassano "La grande sete" edito Garzanti editore che ringrazio per la collaborazione ✨ . Vi parlo oggi del suo libro perché in linea con la festa di oggi, il 25 Aprile 🇮🇹 . La protagonista della storia è Anna, giovane ragazza, figlia di un antifascista costretta a trasferirsi con la famiglia da Genova a Napoli. Nel settembre del '43 vivrà in prima persona le Quattro Giornate, quando l'acqua scarseggia e la città si ribella alle truppe tedesche naziste. . Anna però non ha mai avuto sete d'acqua, in casa sua l'acqua non è mai andata via, un miracolo secondo la madre, che si impegna a darla agli Assetati dalla loro finestra del mezzadrino. La sete di Anna è quella di conoscenza, indipendenza e di un futuro migliore. . Dopo la scomparsa del padre, per mandare avanti la famiglia, Anna sarà costretta a lavorare alla base militare americana di Bagnoli come segretaria e da qui inizierà a capire cosa è meglio per lei e prendere in mano la sua vita, decidere attivamente del suo futuro. . Non senza paure ed insicurezze, ma sempre con coraggio e determinazione anche andando contro i pregiudizi della gente, sempre a testa alta per la sua famiglia. . Una storia, quella di Erica, ispirata dai diari ritrovati della nonna Anna che fanno da trampolino per uno spaccato di storia della nostra terra ripercorrendo testimonianze e accadimenti storici. . Con una scrittura coinvolgente l'autrice ci fa rivivere la storia della nonna in una Napoli distrutta ma mai sconfitta dove i vincitori si sono sostituiti ai vinti lasciando la città in un periodo di incertezza ancora maggiore. . Resilienza, coraggio, amore, amicizia, paure ed insicurezze ma soprattutto resistenza e famiglia e tanta voglia di indipendenza. Leggete questo libro 💙 . ❓E ora vi chiedo.. lo conoscete? Vi piace leggere storie della nostra terra ai tempi delle guerre? Siete riusciti a placare la vostra sete? Vi leggo volentieri nei commenti 💕 . La vostra Febe 💙 #lesorelledinchiostro #lagrandesete #liberazione #secondaguerramondiale #napoli #25aprile #
«Quando facciamo una scelta c'è sempre in noi una parte che si disseta e un'altra a cui resta la sete. “
“Qualche attimo prima mio padre aveva detto che fare una scelta comporta abbandonare qualcosa. Per questo, dopo, in gola resta sempre un po di sete. Era chiaro che una delle strade che avevo davanti me ne avrebbe lasciata più dell'altra. Dovevo scegliere la mia Grande Sete.”
Un bel romanzo storico ambientato negli anni ‘40 del 1900 in particolare durante le quattro giornate di Napoli. Il racconto è centrato sui cambiamenti che la guerra porta in quella città e ai suoi abitanti. Tra questi ci sono Anna e la sua famiglia… Una scrittura coinvolgente, un libro ricco di colpi di scena inaspettati, dove ai riferimenti storici si aggiungono storie d’amore, di amicizia, di coraggio nel portare avanti le proprie scelte… Mi e’ piaciuto, lo consiglio!
La grande sete è un romanzo che si legge con estrema facilità, e questo è senza dubbio uno dei suoi punti di forza. Tuttavia, proprio questa scorrevolezza sembra in qualche modo riflettere la sua mancanza di profondità.
Non sono riuscita a entrare davvero in sintonia con nessuno dei personaggi: tutti mi sono sembrati poco tratteggiati, quasi trasparenti, come se mancasse loro quella complessità emotiva e psicologica che rende un personaggio memorabile. Anche la protagonista, Anna, rimane sfocata. Il titolo e la sinossi sembravano promettere un percorso di emancipazione, ma queste tematiche, seppur accennate, non vengono mai davvero approfondite.
A poche settimane dalla lettura, ho già dimenticato gran parte del libro.
Romanzo d'esordio gradevole che si legge piacevolmente. Alcuni personaggi però mancano di profondità e la descrizione di Napoli durante il periodo successivo alla liberazione dai nazisti mi è sembrata un po' troppo superficiale. Inoltre alcune parti avrebbero potuto essere meno prolisse. La storia di Anna, che fa da sfondo a tutto il romanzo, mi è parsa abbastanza scontata senza niente che la rendesse più vivace. Aspettiamo il prossimo romanzo.
Il libro mi è piaciuto, ma non mi ha convinto fino in fondo. La storia è interessante e inserita in un contesto storico perfettamente ricostruito; la crescita umana e mentale della giovane Anna è piena di significato e ci rappresenta una ragazza modernissima che, nonostante il drammatico contesto in cui cresce, riesce a decidere da sola, senza influenze esterne, e a scegliere cosa fare della propria vita, grazie anche agli insegnamenti del padre, figura esemplare. Tuttavia, mi è mancato qualcosa a livello di coinvolgimento, dovuto, a mio giudizio, allo stile di scrittura che non ho trovato particolarmente coinvolgente; ciò si rileva soprattutto nella parte centrale del romanzo, dove la scrittrice per me si è un po’ troppo dilungata. È comunque un’opera prima veramente apprezzabile; da sottolineare anche l’assenza di refusi, un’assoluta rarità oggi come oggi. La mia valutazione è 3/4 su 5.
sono sempre molto diffidente nei confronti di chi esce dalla scuola Holden (è invidia, l’avrei voluta frequentare anch’io, peccato costi una fucilata), ma questo libro mi è parso davvero ben scritto. 5 stelle perché sono figlia di un sessantottino nostalgico, ho sentito una profonda connessione con Anna, pensosa e libera.
mi è piaciuto molto! l’ho trovato equilibrato, armonico e senza forzature. mi ha dato quello che cercavo: un’ambientazione storica verosimile e dinamiche altrettanto verosimili. mi ha colpito per esempio riflettere sull’immobilismo a cui è costretto chi vive in guerra e aspetta notizie dei suoi cari, e nel frattempo però la vita va avanti… vuole andare avanti.
Erica Cassano nasce nel 1998, è giovanissima quindi, in Lucania; frequenta la facoltà di lettere a Napoli, dopo la laurea magistrale si trasferisce qualche mese a Parigi per poi approdare a Torino ad un master presso la scuola Holden. Erica ha l’urgenza di scrivere perché ha una storia importante nel cassetto: i diari di sua nonna e le sue fotografie. Da questi spunti nasce il romanzo, La grande sete. Siamo negli anni a cavallo fra il 44 e il 45, a Napoli, nel periodo che va dalla liberazione dall’esercito tedesco all’arrivo degli alleati. La protagonista Anna è originaria della Liguria, si trova a Napoli perché il padre, fiero ferroviere antifascista, è stato trasferito da Genova per motivi politici. Napoli è una città sfinita dai bombardamenti, dalla mancanza di acqua e di genere alimentari, governata spesso dalla malavita e dalla borsa nera, con un’eruzione del Vesuvio che incombe: nonostante questo, i napoletani riescono a liberarsi dall’esercito invasore tedesco. Quando il papà ferroviere di Anna scompare, la ragazza, che avrebbe voluto soltanto iscriversi all’università, grazie agli insegnamenti del padre che l’ha sempre spronata a pensare con la propria testa e a studiare, si ritrova sulle spalle la responsabilità economica della madre, della sorella e dei nipoti. Con l’arrivo degli americani e con le sue conoscenze della lingua apprese dai libri, Anna riesce a trovare impiego presso la base americana come traduttrice. L’America per le ragazze napoletane è un sogno, fatto di cibo finalmente, di capacità di risolvere problemi, di medicine e guarigione. Anna però �� abituata a pensare in maniera autonoma e presto il mito degli americani le si sfalda davanti agli occhi. Non resta che andare avanti, costantemente animati dalla sete che è sete di conoscenza, di progresso, di futuro. Romanzo notevole, per essere una opera prima, molto interessante per le vicende raccontate, il libro pecca solo per essere leggermente disomogeneo: ci sono personaggi originali per la maggior parte, ma anche personaggi che sembrano importati da altre storie; la città di Napoli è descritta più dagli odori e dai sentimenti della giovane donna che non da una precisa geografia. Resta comunque un buon libro da leggere e consigliare.
Dire soltanto che si tratta di una vera rivelazione sarebbe riduttivo, considerando che si tratta di un libro d'esordio. La trama si mantiene interessante dall' inizio alla fine. La Grande Sete, narra gli aspetti più importanti di una persona,la famiglia, le amicizie, il battersi per i propri ideali, e ciò ne fa di Anna la protagonista di questo romanzo una vera eroina. Ottima la stesura, personaggi credibili all' interno di un contesto storico di fame e miseria che ha visto Napoli ed il resto del nostro paese morire per la seconda guerra mondiale, per poi risorgere più forte di prima in mezzo alle macerie. Napoli con i suoi vicoli stretti,i bassi, il mezzanino dove vive Anna insieme alla sua famiglia, la solidarietà della gente in momento di grande miseria, il miracolo perché Napoli vive di miracoli nonostante tutto.
«Dare da bere agli assetati, c'era scritto pure nella Bibbia. Quanta gente aveva evitato la morte in quei giorni, grazie a noi. Avrei dovuto sentirmi pulita,mondata di tutti i peccati. Invece continuavo a sentire una grande pesantezza.»
La rabbia abita nei personaggi, un' altra protagonista che secondo il mio punto di vista va attenzionata è Carmela, la sua storia colpisce perché il suo vissuto è avvolto in una nube di malinconia e nell' inganno. La rivalsa di Carmela diventa un filo sottile pronto a spezzarsi, ma poi tutto cambia e questo dà la vera svolta ad uno dei personaggi più belli del libro, citare tutti gli altri non basterebbe una sola pagina, ma i genitori di Anna sono entrambi, due menti e due anime che reggono il peso del dolore, senza che esso possa scalfire le loro forti personalità. In conclusione,La Grande Sete è un grande insegnamento per tutti noi, mai arrendersi, bisogna invece, cercare conforto l'uno nell'altro e mai perdere la speranza, i miracoli esistono basta solo crederci. La voglia di Anna di fare della sua vita quello che sente la rendono uno dei personaggi più belli letti nell' ultimo periodo. L'onestà di questa ragazza convince,piace e soprattutto stimola di continuo la mente di chi legge la sua storia.Lettura super consigliata.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Romanzo recentissimo e di grande successo, esordio di Erica Cassano, classe 98, mi è stato regalato da cari amici altrimenti probabilmente mi sarebbe sfuggito. È un romanzo storico e di formazione, ispirato dal diario della nonna dell'autrice e ne narra gli anni della giovinezza, vissuti durante la Seconda Guerra mondiale, più precisamente nel 1943, le Quattro Giornate di Napoli in cui l'acqua mancò ovunque, meno che nella casa di Anna. "La grande sete" racconta la sete di quei giorni, la disperazione di una città devastata dalla guerra e dalla povertà, ma la grande sete è anche quella che prova Anna, che vorrebbe studiare, imparare, riscattarsi da una situazione sfavorevole e umiliante soprattutto per le donne. Ho fatto fatica ad entrare nella storia avendo trovato le prime sessanta pagine un po' troppo caotiche e descrittive, ma superato quell'ostacolo ho scoperto un'autrice estremamente talentuosa, una scrittura di alto livello pur essendo un romanzo di esordio, e una storia corale potente, reale e non facile da dimenticare. Anna a poco a poco rivela una personalità forte e risoluta, a tratti rivoluzionaria per l'epoca, in una città pittoresca quanto dura. Spero vivamente ci sia un seguito perché è impossibile non avere la curiosità di sapere come la vita di Anna sia proseguita dopo scelte così complicate e coraggiose. Una cosa è certa; abbiamo una nuova, grande scrittrice italiana; teniamocela stretta.
"Preferivano avere la terra sopra la testa perché non si fidavano più del cielo."
"Tutto era in bilico, senza una forma definita. Tutto minacciava di sgretolarsi. Per un attimo sperai che la guerra non finisse mai, he si restasse per sempre in quel limbo. Che pensiero brutto avevo avuto, mi pentii subito del mio egoismo."
"- Che brutte cose succedono nella testa- disse, mentre riempivamo le valigie, -mia madre era pazza, forse sono pazza io, siete pazze voi e la gente intorno anche è pazza.-"
Quando leggi La grande sete di Erica Cassano. provi un senso di struggimento profondo, come se fossi stata catapultata, senza alcuna possibilità di difesa, nell'inferno della Napoli del 1943. L’autrice, con una scrittura limpida, intensamente visiva e carica di pathos sommesso, racconta non solo una storia di sopravvivenza, ma una vera epopea popolare, una resistenza morale ed emotiva che esplode in tutta la sua grandezza in mezzo alla devastazione della guerra. Siamo a Napoli, nelle settimane successive all'armistizio dell'8 settembre. I tedeschi, in ritirata, hanno fatto saltare gli acquedotti: la città è assetata, straziata, infettata dalla fame, dal caldo, dalla paura. In questo scenario si muove Anna, adolescente attenta e fragile, che vive con la madre, la sorella Felicita e due bambini piccoli. Da questo momento, il romanzo si fa cronaca tesa dei giorni dell’insurrezione di Napoli, le famose Quattro Giornate, vissute dal basso, attraverso gli occhi di chi non ha armi, ma ha coraggio, disperazione e sete di giustizia. L’atmosfera del romanzo è tesa, torbida, claustrofobica. La "sete" non è solo mancanza d'acqua: è fame di vita, di dignità, di pace. Ogni scena, dai secchi sollevati sotto il sole implacabile al rumore sordo delle bombe, contribuisce a costruire un senso crescente di urgenza. Ma dentro questa oscurità, Erica Cassano accende fiammate di umanità: un gesto gentile, una stretta di mano, il canto improvvisato di una madre al figlio. La disperazione convive sempre con la speranza, la bruttezza con un’inaspettata bellezza. Un romanzo che celebra il valore della memoria, che invita a non dimenticare, a non smettere mai di "bere" alla fonte della nostra dignità. Questa è una storia che brucia come il sole su una città senz’acqua: non si può leggere senza esserne segnati.