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I racconti

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«Chi non legge Cortázar è spacciato. Non leggerlo è una malattia molto seria e invisibile, che col tempo può avere conseguenze terribili». Pablo Neruda

Che la letteratura argentina abbia dato nuovo spazio vitale a un glorioso genere narrativo quale il racconto fantastico, è cosa nota. Dopo Borges, Julio Cortázar ha avuto, in questo, un ruolo preminente. La caratteristica del suo modo di narrare è la precisione realistica in cui la trasfigurazione visionaria affonda le radici, dando vita a una galleria quasi metafisica di personaggi invisibili, dove il misterioso e l'irrazionale prendono corpo tra atmosfere popolari e ambienti altolocati, sullo sfondo di una Buenos Aires multiforme. A cent'anni dalla nascita del grande scrittore argentino, la raccolta più completa dei suoi racconti: una perfetta introduzione all'opera di Cortázar, un «bestiario» di ossessioni, figure immaginarie, nate da una fantasia attica, eppure descritte con dolorosa determinazione.

1282 pages, Paperback

First published January 1, 1994

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About the author

Julio Cortázar

734 books7,305 followers
Julio Cortázar, born Julio Florencio Cortázar Descotte, was an Argentine author of novels and short stories. He influenced an entire generation of Latin American writers from Mexico to Argentina, and most of his best-known work was written in France, where he established himself in 1951.

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Displaying 1 - 9 of 9 reviews
Profile Image for Cosimo.
443 reviews
August 28, 2018
“Per delicatezza, perdemmo la nostra vita”

“Tutto ciò non avrei potuto fartelo vivere, lo scrivo ugualmente per te che mi leggi perché è un modo di rompere il cerchio, di chiederti di cercare in te stesso se non hai anche tu uno di questi gatti, di questi morti che amasti e che stanno in quel lì che ormai mi esaspera nominare con parole di carta”.

Chi non legge Cortàzar è condannato, disse Pablo Neruda. Cortàzar è il migliore, scrisse Bolaño. Italo Calvino con l'articolo L'uomo che lottò con una scala nel 1984 su Repubblica così ricordava il geniale e sciamanico narratore argentino: aveva uno spirito ilare, gentile e caloroso, il suo impegno era tutto nel sentimento e nell'amicizia, la sua letteratura un'invenzione ludica continua e una morale anticonvenzionale e cosmopolita, costruita in un labirinto fantastico. L'umano di Cortàzar pratica l'arte di non esservi mai del tutto, è un camaleonte in transito tra due colori, è straniato, eccentrico, dislocato; attua la sua vivencia negli interstizi, nei non luoghi, nella valenza extralocale. Si traduce in ciò che eccede, in una spontaneità che attende l'inaspettato, nell'inesistenza che spaventa l'anima e libera l'umorismo vitale della parola. Cortàzar ha una classe impoetica nella scelta di temi e atmosfere, la sua ispirazione è totale e nasce dalla profondità, ogni frase distanzia la realtà per sovvertire ogni difesa dell'io, sabotare la logica decostruendo il reale logico e geometrico, secondo un codice improbabile e ossessivo. Ogni racconto risulta intento a rivelare un contenuto assente, un mentale impossibile; un universo di meraviglia e fantasia, che ha forma di dono e di sventura, di differenza e doppiezza, di visione e sogno. Il lettore viene coinvolto in uno stato di distrazione, il suo sguardo distolto dalle dinamiche di sé stesso per intraprendere una inedita iniziazione, per volgersi verso un piano altro, inalterabile, atemporale. Così il lettore di Cortàzar accetta di non accettare niente, di cadere verticalmente senza preoccupazione, di scoprirsi complice del rovescio della speranza, di perdersi in una lettera abbandonata o impugnare senza simmetria il calcio di una pistola. E in fondo, si convince di qualcosa: Di che cazzo avete tanta paura? E a chi se non ai rancorosi e agli sfiduciati possono dar fastidio le esperienze diciamo estreme e pertanto difficili (difficili, in primo luogo per lo scrittore, e solo poi per il pubblico, è il caso di sottolinearlo) quando è ovvio che pochi soltanto le portano a termine? Non sarà, amico mio, che per certa gente tutto quello che non è immediatamente chiaro è colpevolmente oscuro? Non ci sarà una segreta e talvolta sinistra necessità di uniformare una scala di valori per poter sollevare la testa dalle onde? Dio buono, quante domande”. Gioco, eros e ribaltamento sono nelle pagine di Cortàzar le categorie danzanti del discorso, mentre una galleria di segni e linee collega il mistero con il trasparente, il delirio all'astrattezza, l'oblio con l'indesiderato, i numeri per gli specchi, e il significato infedele delle cose suona note linguistiche di jazz, improvvise e enigmatiche. Questi sono racconti tracciati dentro mille lingue, le traduzioni e le manipolazioni a dialogare in perpetua potenza, il lunfardo e il cocoliche con la tradizione classica e quella romanzesca; non se ne può dare sintesi, sono inestricabili. L'ordine di spazio e tempo viene capovolto e ombre e fantasmi, creature magiche e finzioni meticce appaiono, trasfigurano il reale, tradiscono la razionalità; l'imprevedibile e il soprannaturale si prendono il ruolo principale, in una concrezione del vuoto che rappresenta al meglio cosa gli esseri umani fanno dopo aver fatto tutto quello che fanno, che racconta tantissimo la nostra autentica essenza. Sembra di sentirle alla gola, le presenze perturbanti, i silenzi incerti, gli sguardi ambigui, le rotture, gli scherzi, i monologhi, le meditazioni, gli annullamenti, le negazioni, così a tagliare il respiro, a slegare il pensiero, a tessere una tregua precaria tra senso della realtà e commozione viscerale. Cortàzar approda alla sospensione del reale: la tigre accetta di essere fissata, qualunque cosa questo disinnesco del possibile debba comportare, per lui nella vertigine e per noi in battaglia insieme a lui.

“E così alla fine mi addormenterò, ma prima riuscirò a domandarmi se un giorno sapremo passare dal movimento dove ancora risuona l'urlo del cacciatore alla conquistata pienezza dell'adagio e da lì all'allegro finale che mi canticchio con un filo di voce, se saremo capaci di raggiungere la riconciliazione con tutto ciò che sarà rimasto vivo di fronte a noi. Dovremmo essere come Luis, non solo seguirlo, ma essere come lui, lasciare da parte inappellabilmente l'odio e la vendetta, guardare il nemico come lo guarda Luis, con una implacabile magnanimità che tante volte ha suscitato nella mia memoria (ma questo, come confessarlo a qualcuno?) un'immagine di pantocrator, un giudice che comincia con l'essere accusato e il testimone e che non giudica, che semplicemente separa le terre dalle acque perché alla fine, forse, nasca una patria di uomini in un'alba tremante, alle sponde di un tempo più pulito”.
Profile Image for Sandra.
964 reviews338 followers
July 17, 2015


Bestiario: racconti notturni, che fanno venire la pelle d'oca, come sogni che iniziano dolcemente ma senti un vago presagio di morte ****e mezzo

Fine del gioco: i racconti sono più numerosi che quelli contenuti in Bestiario, ma complessivamente mi sono piaciuti di più quelli della prima raccolta. Le atmosfere sono simili. Belli L'idolo delle Cicladi, Un fiore giallo, Torito e Fine del gioco ****

Storie di cronopios e di famas: tra tutti ho preferito Le occupazioni insolite, in particolare Il comportamento alle veglie funebri. I racconti di questa raccolta mi hanno immediatamente ricordato i pittori surrealisti ****

Tutti i fuochi il fuoco: il racconto più bello che abbia letto finora è contenuto in questa raccolta, è L'altro cielo. Ho letto in commenti di altri lettori che la finzione è troppo evidente nel racconto per sentirsi attratto da esso. A me, al contrario, è parso splendido, con la sovrapposizione geografica tra Buenos Aires e Parigi che riassumono la vita stessa dello scrittore, così come le due donne, la prostituta Josiane e la fidanzata Irma, sono i due "cieli" sotto cui il protagonista fa la spola fino all'ultimo; e poi quel dubbio finale sotteso e strisciante... chi è Laurent? *** e mezzo

Tratti da "Il giro del giorno in ottanta mondi" sono alcuni racconti, dei quali mi ha colpito La stagione della mano perchè mi ha ricordato Mano del telefilm La famiglia Addams; invece La carezza più profonda mi è parso un racconto molto kafkiano, bello. A questo estratto di racconti darei *** e mezzo.

Da "Ultimo round" sono estratti tre racconti molto molto belli. Il primo, Silvia, è quello che forse ho preferito, insieme a Sieste. Due affreschi meravigliosi di infanzia e mistero, il primo, e di adolescenza e mistero il secondo. "Il viaggio" mi è piaciuto di meno, anch'esso con echi kafkiani e con al centro una misteriosa donna maliarda ed innocente insieme ****

Ottaedro: I miei racconti preferiti di questa raccolta, che presenta una dose elevata di sperimentalismo e anche per questo non ha incontrato del tutto la mia predilezione, sono “Estate” e “Luogo chiamato Kindberg”. Anche qui c’è un racconto che richiama un altro precedente, La stagione della mano, in cui le parti del corpo prendono vita autonoma, però il racconto contenuto in Ottaedro, che si intitola “Collo di gattino nero” è più complesso, articolato e quasi ne potrebbe uscire un romanzo. Poi c’è “Lì, ma dove, come”, che mi ha fatto pensare alle “intercapedini del reale” di cui si parla nella descrizione del libro, quel luogo incerto e indeterminato, stretto e scomodo, dove si annidano memoria, rimpianto, ricordo e paura degli incubi, un terrore umano ed intimo, che Cortazar svela con delicatezza e decisione. ****

Uno qualunque: due racconti non li ho capiti, La barca, o nuova visita a Venezia e Riunione con un circolo rosso. Degli altri mi hanno colpito Apocalisse di Solentiname, espressione della sud americanità dello scrittore, e il primo, Cambio di luci, in cui una busta color lilla è il motore da cui la storia prende il via.
Per me sarebbero tre stelle, tre stelle e mezzo. ***

Un tal Lucas: si presenta come una raccolta di foglietti volanti, a volte poche righe, cuciti insieme con un filo leggero, da cui emerge Lucas, un Buster Keaton tenero ma anche determinato, sospeso tra la vaghezza di situazioni grottesche ed assurde – Lucas depone un sonetto con la stessa soddisfazione satolla della gallina che depone l’uovo, Lucas e le sue traumatopie, Lucas con le scarpe lustrate metà di giallo e metà di nero, Lucas con gli amici Cedron- e la serietà con cui rivendica, quale alter ego di Cortazar, la libertà delle sperimentazioni letterarie. La raccolta è divisa in tre parti: ho preferito la prima e soprattutto l’ultima parte. *** e mezzo.

Tanto amore per Glenda: no, non mi sono piaciuti questi racconti, forse li ho letti con minor attenzione, forse sono troppo cerebrali e poco spontanei. Il racconto che dà il titolo alla raccolta è quello che ho preferito. ** stelle e mezzo.

Disincontri: contiene vari racconti, tra i quali mi hanno colpito Satarsa, soprattutto La scuola di notte, uno dei “soliti” racconti di Cortazar in cui la realtà supera il confine del reale e si inoltra nell’incubo, rimanendo però sul limite, per cui il lettore si meraviglia, si inquieta non riuscendo a spiegarsi né l’una né l’altra. Anche l’ultimo racconto, Diario per un racconto, mi è piaciuto molto, è strutturato sotto forma di diario che lo scrittore tiene per raccontare i suoi sforzi per raccontare di Anabel, una puttana con la quale aveva un rapporto amichevole, che ideò un piano per liberarsi di una concorrente coinvolgendovi anche lo stesso scrittore. Al contempo lo scrittore costruisce un limpido quadro di Anabel, che –dice- ” ha invaso” la sua mente come se fosse lì, vicino a lui. Cortazar dà anche una lezione sul”suo” racconto, riconoscendo che non sarà mai capace di scrivere come Bioy, pur volendo tanto riuscirci.

La mia lunga avventura con Cortazar è terminata, forse ho sbagliato a leggere tutti i suoi racconti senza interruzione, seppur centellinandoli, forse avrei dovuto leggerli come poesie, uno ogni tanto, con pacatezza e riflessione, per vivere appieno le emozioni. Di certo posso dire che i racconti di Cortazar sono l’inizio giusto per conoscere lo scrittore, e per cominciare ad amarlo. Per me, invece, è stata una riscoperta; ora non mi resta che rileggere Rayuela, con occhi sicuramente diversi rispetto alla prima lettura. Grazie Luca

Profile Image for Rob.
43 reviews5 followers
January 6, 2025
Cortázar è un “must read” gigantesco.
Sperimentale, surrealista a mio avviso, un potentissimo mix di piani reali e piani fantastici in cui la prospettiva è spesso rivoltata, incomprensibile o da scoprire solo alla fine e in cui la scrittura mantiene un alto profilo, un intrecciarsi di parole sublimi e sempre attente a scoprire il nervo giusto, a colpire in punti che non ci aspettiamo.

Ci ho messo sei mesi a leggere quest’enorme raccolta di racconti, me la sono gustata per bene, come merita un’opera simile, in cui ogni racconto - che sia breve o di decine di pagine - è un mondo a sé in cui seguire il flusso, in cui scomparire totalmente solo per riemergere ed addentrarsi in una nuova, differente storia.
Profile Image for Leonardo.
119 reviews1 follower
May 16, 2020
Ad alcuni racconti meno riusciti (inevitabili in una raccolta così ampia) si alternano dei mini-capolavori che valgono da soli il prezzo del biglietto.
Profile Image for Andrea Derizio.
52 reviews7 followers
November 12, 2020
Nei racconti di Cortázar passi da una dimensione all’altra senza accorgertene. “L’altro cielo”, in “Tutti i fuochi il fuoco”, è il mio preferito. Quelli delle ultimissime raccolte mi piacciono meno.
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