LUIGINA BATTISTUTTA è nata in Val Tramontina, nell’attuale provincia di Pordenone, il 21 giugno 1964. Ha trascorso l'infanzia e la giovinezza nell’incanto della Pedemontana friulana; qui è sbocciato il suo amore per le fiabe e per le leggende.
Si è occupata di traduzioni e di editing per la casa editrice “C’era una volta…”, indirizzata al mondo dei bambini; è stata poi redattrice di “Nord-Sud Edizioni”.
Splendida questa raccolta di Fiabe e leggende del Cadore, acquistata di pancia e subito messa in lettura. Il Cadore, regione storico-geografica situata nell'alta provincia di Belluno, in Veneto e in parte del Friuli-Venezia Giulia, fa non solo da sfondo a queste storie ma ne è il vero protagonista. La raccolta è articolata in parti che corrispondono a determinate zone del Cadore, come Cortina e l'Ampezzano, il Comelico e Sappada, la Valle del Boite etc., e ogni zona ha le sue fiabe. Luigina Battistutta le racconta con un linguaggio chiaro, limpido e molto poetico al tempo stesso. Le storie di chi popola paesi, valli e montagne (per lo più pastori, contadini e artigiani, ma anche bellissime fanciulle o giovani a volte onesti a volte scapestrati), si intrecciano con le storie delle creature fantastiche che da secoli e millenni popolano i boschi e i monti: fate e draghi, gnomi e streghe, le anguanes, i salvànes e i crodères. E poi vi è la Natura, che tutto sa e comprende del cuore degli uomini e delle donne, ne allevia le pene o ne esalta le gioie, come in questi bellissimi passi:
"La montagna, che capiva Bianca e le voleva bene, disse una parola. Una sola, unica parola che rotolò lungo i pendii sassosi e rimbombò nelle gole, riempiendo l'aria come un tuono e facendo franare le cenge più friabili a valle. Era una parola magica e la fanciulla, all'istante si tramutò in pietra, diventando tutt'uno con la Rocchetta. E non è insensibile o morta, ma al contrario vive e respira con la montagna e, sulle labbra, è possibile scorgere un tenue sorriso."
Ancora:
"Il sentiero, appena segnato, era ripido e Lus marciò per un paio d'ore tra faggi e larici, mughi e baranci. Quando finalmente arrivò, provò una gioia così grande che si mise a danzare felice come una bambina. "Baciami, caro Sole, baciami!" cantilenava, saltellando qua e là come una capretta di montagna. Il Sole, che da tempo conosceva i pensieri della fanciulla, vedendola così bella e così innamorata, decise di prenderla davvero in moglie. Assunse immediatamente le sembianze di un pastore e, camminando spedito lungo i declivi, raggiunse Lus."
E non tutte queste fiabe hanno il lieto fine, anzi, molte hanno un finale triste, di sogno spezzato, di speranza interrotta, che lascia a lettura conclusa un sapore malinconico eppure dolce.