Circola in questo breve, felicissimo romanzo di Carlo Lucarelli una leggerezza rara, una gioia di narrare, una sorta di allegra malizia. Entriamo con una naturalezza che ci sorprende in un mondo sconosciuto eppure subito familiare, la Colonia Eritrea: e impariamo a vedere noi stessi - i t'liàn, gli italiani, i «so tutto io», cullu ba'llè, quelli cui piace «di averle pensate loro, le cose» - con gli occhi di un personaggio che non vorremmo lasciare più: il carabiniere indigeno Ogbà, unito da un patto più fraterno che di disciplina con il capitano Colaprico. A ogni colpo di scena, e sono tanti, a ogni parziale verità subito caduta, i due anziché deprimersi trovano nel loro rapporto una ragione per continuare, tra bellissime dame che sembrano assorbire sensualità e sprezzatura dall'aria stessa che respirano, ambigue creature del male, monelle prostitute, geologi che forse non sono geologi, furieri furfanti, camerieri magrissimi, e una vera festa di lingue e dialetti nella cornice dello sfavillante, modernissimo, Albergo Italia. Il più elegante, e anche l'unico, di Asmara, Eritrea, Italia. Che viene inaugurato, ovvio, con un cadavere di faccendiere neanche tanto impiccato, a guardar bene. Quel tanto che basta per iniziare una storia.
Carlo Lucarelli was born at Parma, the son of a physician. He was interested in literature and theatre when he was young, and studied Literature and History. Nowadays he lives in Mordano near Bologna.
Already in his years of study, during his research for his thesis subject he got in touch with the material for his first two books, which take place during the time of fascism and the years immediately after the war. In Italy he became well known quite soon because of these two books, and it was only a matter of time before he quit his academic activities and turned to his career as an author and all other sorts of activities, such as writing plays, film scenarios, radio-plays and, moreover, singing in a Post-Punk-Band called "Progetto K".
He is a frequently invited moderator on an Italian television programme about crime (Blu notte misteri d'Italia). As a journalist he works for several newspapers and magazines, such as il manifesto, Il Messaggero and L'Europeo. He has written more than twenty novels, including Almost Blue, (City Lights, 2001) and numerous short stories. Together with Marcello Fois and Loriano Macchiavelli he founded "Gruppo 13", a collective of crime-writers in the region Emilia-Romagna.
Lucarelli non delude mai: ambientato nell'Africa coloniale italiana, ti sembra di sentire il caldo afoso sulla pelle e di vedere la polvere e la desolazione del paesaggio circostante. La descrizione dei luoghi e dei personaggi, italiani e indigeni, sono il punto di forza del racconto, che ho trovato un po' debole come trama: ma in complesso una piacevole lettura.
L'albergo Italia viene inaugurato con il botto: un uomo viene trovato impiccato nella sua stanza. Il carabiniere Colaprico e il carabiniere "locale" Ogbà mettono in mostra tutte le loro capacità per risolvere il mistero intricato. Lucarelli ha un gran pregio: riesce a farti entrare nell'atmosfera dei luoghi descrivendoli in maniera ammirevole. Purtroppo il giallo non ha altrettanta atmosfera. Mi ha annoiato la parte gialla e ho amato la parte in cui descrive le persone, gli avvenimenti di un mondo coloniale italiano piuttosto "artigianale", gli odori, le parole e i colori di Asmara e Massaua, nel corno d'Africa; due città che conosco, purtroppo molto poco, dai racconti di mio padre e di mia nonna.
Una lettura semplice - troppo semplice. Ambientazione interessante l'Eritrea colonia italiana, ma descritta senza alcun spessore, affatto evocativa. I personaggi sono estremamente piatti: così tanto cliché da ricordare una partita Cluedo (Miss Scarlett, con la corda, nella camera da letto). "L'indigeno" Ogba, silenzioso e perspicace, è forse l'unico vagamente interessante. La trama non è ben sviluppata, prevedibile, noiosa. I dialoghi, elementari. Le descrizioni, pessime (perché non c'è modo migliore di descrivere l'attrazione di un uomo per una donna che dire "ha un' erezione". Suvvia.). Pessimo in tutto.
Molto belle e molto accurate le descrizioni del luogo, l'atmosfera è resa perfettamente. Per il resto una trama poco avvincente, un po' confusa. Da leggere soprattutto se si è stati in Eritrea, altrimenti può essere lasciato stare.
Lettura molto gradevole, uno stile di scrittura che mi è piaciuto, una struttura narrativa scorrevole e intrigante, non certo memorabile nella sostanza, ma con all’attivo almeno un personaggio che si fa ricordare. Non il capitano Piero Colaprico, no, piuttosto il suo secondo, lo zaptiè, il carabiniere indigeno: Ogbà, lo Sherlock Holmes abissino. Colui che per ogni termine in tigrigna cerca il corrispondente in italiano e viceversa. Simpaticissimo! Bella l’ambientazione e assai interessante il periodo storico in cui la vicenda è collocata: gli ultimi tempi del colonialismo italiano in Eritrea, nel Corno d’Africa. Curioso, ma non certo sgradevole, l’inserimento frequente del tigrigna, la lingua del posto.
Vado a caccia del secondo: Il tempo delle iene, nella speranza di ritrovare Ogbà.
Lucarelli scrive come parla: ed ogni volta mi immagino che la stessa suspense ed emozione che mi da ascoltandolo la posso ritrovare tra le righe dei suoi libri, Ed ogni volta mi delude, per la confusione, i nomi lasciati cadere senza un senso, le citazioni...peccato. Due stelle perchè lo adoro, ma se fosse per il libro, credo sarebbe uno zero.
Berghèz. Ovvio. Solo che per me niente è ovvio e ho praticamente dovuto leggere il romanzo due volte per raccapezzarmi. Ma mi sono divertita tanto, in un momento in cui la serenità latita. E allora un romanzo leggero regala leggerezza.
libro leggero e scorrevole, con poche pagine riesce a raccontare la storia di un omicidio e le vicende del capitano Colaprico e del suo fedele sottoposto eritro. Insieme sembrano ricordare il duo di Doyle, con chiari riferimenti alla fine. Una storia esotica con una trama tutta italiana, storia di mafia, omicidi e corruzione. Insomma un dramma attuale ambientato nelle colonie italiane di fine '800.
La storia é affascinante, in questa colonia (ai tempi) italiana dove la sabbia sembra penetrare ovunque e si fa fatica a respirare, la scrittura invece, non é fluida come quella che ricordavo. Poco male comunque perché la brevitá del tutto rende il problema assolutamente secondario, anche perché i personaggi sono invece, fantastici ed alla fine ci si ricorda solo di quelli.
Ualla, in tigrigna, vuol dire «monella». Come le ragazzine di strada che corrono nude, scalze e sudice tra la polvere o in mezzo al fango della stagione delle piogge ...... Albergo Italia incipitmania.com
Divorato un giallo che fa ricordare le storie del nonno che ci parlava della Guerra d'Africa e che chiamava gli Abissini i Bisiniss :-) Un mondo che sembra così lontano nel tempo e nello spazio, ma è così vicino
Uno spaccato della Colonia Eritrea e, indirettamente, della nostra nazione alla fine del 1800. Qui la recensione completa: http://appuntidiunagiovanereader.blog...