È quasi mezzanotte sul barcone-ristorante che galleggia tra le acque del Tevere, e ogni minuto che passa si gonfia di attesa. Costantino è convinto che Ottavio e Fedele, i due uomini seduti al suo tavolo, presto lo uccideranno. E allora, come chi deve dare una ragione a tutto in pochi istanti, ripercorre i momenti fondamentali della sua storia alla ricerca di una colpa o di un destino. E un uomo irrequieto, Costantino, che ha da sempre dentro «la guerra e il dopoguerra», ma adesso ha finalmente trovato nell'amore per una strana creatura il senso di una strana esistenza. La sua breve vita è ruotata intorno alla figura del Pazzo, personaggio tanto presente quanto enigmatico. Per lui Costantino ha portato misteriosi pacchi da un angolo all'altro della città, intrecciando inconsapevolmente destini umani, e per lui, soprattutto, ha custodito il giardino, «valle dipinta e appesa al mondo», dove ha accolto e curato tre creature abbandonate e ferite - un cavallo, un falco e una donna mostruosa e bellissima - con l'unico scopo di riservare loro un po' d'amore. E se il giardino è lo specchio del mondo, le tre creature sono forse lo specchio di un altro mondo. Perché in questo romanzo piano realistico e piano fantastico si inseguono e spesso si incontrano, dando vita a una storia che si lascia attraversare con calore e verità dalle domande che l'uomo pone alla natura.
E’ stato detto che, negli scritti di Marco Lodoli, due siano i temi maggiormente ricorrenti: il viaggio e la morte. A tal proposito, basti pensare a Fernando ed alla muta Clo di “Diario di un millennio che fugge”, romanzo di esordio dello scrittore romano.
Sicuramente, l’idea della morte percorre ossessivamente, dall’inizio alla fine l’ultimo lavoro dello stesso Lodoli. Si tratta di “La notte”, che Einaudi pubblica nella collana ‘I coralli’. Vi si narra la storia di Costantino, il quale, sin dalle primissime battute, e’ assolutamente certo che i due ‘aguzzini’ con cui sta bevendo al tavolo di un barcone-ristorante, che anzi lo costringono a tracannare ancora un bicchiere di vino, lo debbano uccidere di li’ a poco. Ed il breve tempo che intercorre tra gli ultimi sorsi, le ultime battute con i due, la camminata tra la sterpaglia, si dilata nel ricordo frenetico di tutta una vita, spesa al servizio di un personaggio sempre presente ma mai rivelato, noto come ‘il Pazzo’. Ricordo delle tre creature (un cavallo, un falco ed un mostro marino, quest’ultimo in modo particolare) che, piu’ di ogni essere umano, sono state vicine a Costantino, sicuramente piu’ di una madre costretta a letto e neanche tanto silenziosamente inquisitoria. In un mondo ostile, caratterizzato dai cangianti e sempre uguali scagnozzi Ottavio e Fedele, da una corrispondenza attraverso la quale il Pazzo, con affetto, quasi amorevolmente, impartisce gli ordini al nostro eroe. Sino a quella favoletta di poche righe, che costituisce secondo noi il cuore del libro, in cui il Pazzo si dice deluso di Costantino e gli narra appunto di un principe persiano e del suo scudiero preferito…
Il libro ha il pregio, ma forse anche il difetto di scorrere via leggero, quasi scivolando via; sembra quasi un pezzo di bravura in cui Lodoli si compiace della propria abilita’ di narratore. L’atmosfera che si respira e’ quasi surreale, con quelle righe iniziali sempre uguali di ogni lettera del Pazzo ‘A me sempre caro C. …’; sembra quasi di assistere ad un’azione attraverso una lente che deformi i caratteri, rendendoli a tratti quasi grotteschi. Il rapporto tra Costantino, alla ricerca dell’Amore, e, volta per volta, le tre creature, e’ l’unico elemento positivo in un mondo ossessivamente ‘brutto’; e neanche la scoperta del sesso, rivelatosi in modo quasi improvviso, puo’ servire per fuggire da una realta’ altrimenti distruttiva.
Una favola amara nella quale ordine, bellezza e amore non riescono a convivere neppure nei momenti più dolci di un sogno in chiaroscuro che si dipana nella notte e svanisce inesorabilmente alle prime luci dell'alba.