Raffaele gioca a calcio, fa il portiere, ed è un tifoso accanito del Taranto, luogo in cui è nato. Crescendo diventa l'allenatore dei portieri della prima squadra della sua città nel campionato nazionale dilettanti, ma soprattutto diventa un operaio dell'Ilva. L'ingresso nella più grande e inquinante acciaieria d'Europa gli fa vivere eventi traumatici legati al lavoro operaio, tra sfruttamento, mancanza di sicurezza e gravi effetti sulla salute. Nel 2012 i magistrati certificano che quella fabbrica è nociva per ambiente, operai e cittadini ma la produzione va avanti a colpi di decreti di diversi governi. Con i lavoratori divisi dal ricatto tra occupazione e ambiente, tra salario e salute. Quando irrompe la lotta, di fronte alle contraddizioni del suo stesso sindacato, Raffaele, insieme a un pugno di operai, fonda il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, che propone una forma di ambientalismo working class e costruisce un nuovo senso di comunità e solidarietà. Dando vita, tra l'altro, all'Uno Maggio tarantino, evento di musica e lotta cresciuto sempre di più negli anni. Una storia di rabbia e sangue amaro, in cui c'è chi si è ammalato, chi si è licenziato, chi ha avuto crisi familiari irreversibili e chi ha perso la vita. Una storia di amore e amicizia, di passione politica e calcistica, di speranze e delusioni, e di quella non soltanto di un uomo, ma di un'intera classe operaia lasciata da sola ad affrontare enormi ingiustizie e a immaginare un futuro diverso.
Questa è una di quelle classiche storie italiane che solo chi ha vissuto in questo paese può in qualche modo considera "normale". Perché è normale per una intera città essere tenuta in ostaggio dalla più grande acciaieria d'Europa, dove il prezzo da pagare per un lavoro a tempo pieno è un figlio che a 14 anni muore di fibrosi cistica, dove operai e sindacati si scontrano tra chi vuole chiudere la fabbrica e chi prentende di tenerla in vita. Migliaia di persone costrette a scegliere tra lavoro e salute, ma alla fine perdono tutti. Tutto normale.
Una storia “dal basso” narrata con parole che traggono forza dalla loro semplicità e stagliano una denuncia tagliente, compongono un racconto genuino che assesta un duro colpo alla pancia e al cuore del lettore