Non so perché avessi questo libro in wishlist da tempo (probabilmente la molla sarà stata qualche recensione letta alla sua uscita, nel lontano 2007), comprato poi due anni fa per occasione. E anche ora che l’ho letto non riesco a ricostruire i motivi che mi avrebbero tanto incuriosito. Certo è un libro-pastiche, con l’alternarsi di momenti romanzeschi, confessionali, riflessioni antropologiche, squarci esistenzialisti (con tanto di aperte citazioni e prestiti da Conrad, Lessing, Hemingway, Malraux….). Ma soprattutto è un libro cangiante nei diversi mood narrativi che squaderna, spesso dominati da un senso di inquietudine, sottile come può essere quello generato dal trovarsi in una strada deserta di notte.
Non so se mi è piaciuto, ma sicuramente mi ha affascinato, e credo che se dovessi sintetizzare in poche parole di cosa parla, direi che questo è un libro sull’Angola e sulla malia che emana.