Nello scorrere spietato del tempo, che stagione dopo stagione attraversa l'uomo, si ripropone sovente la domanda: che ne è dei nostri giorni? È da qui che parte Enzo Bianchi, con cuore, testa e memoria, alla ricerca di ciò che ha suscitato in lui affetti e sentimenti: attraversa gli anni, i giorni degli aromi, del focolare, del presepe, per scoprire che sono loro che segnano il ritmo, che diventano l'intera vita. Dentro ognuno di quei giorni c'è un senso esatto dell'esistenza e delle stagioni dell'uomo. C'è un guardare avanti. E c'è una parola per la vita di ognuno di noi.
Enzo Bianchi è un saggista italiano, monaco laico, fondatore della Comunità monastica di Bose, a Magnano, della quale è stato anche priore dalla fondazione fino al gennaio 2017.
Per commentare questo libro devo superare la barriera del mio cinismo, e presumere che Enzo Bianchi sia una persona che vive pienamente nel mondo di oggi, ne comprende e ne partecipa le contraddizioni e le tensioni, e che la scelta di vivere da monaco in comunità non sia una scelta di fuga dalla realtà ma di ricerca di una diversa realtà, più difficile e forse più appagante. Se parto con questo presupposto, allora riesco ad apprezzare queste riflessioni, tenute insieme da un filo forse un po’ troppo labile, ma sicuramente importanti anche in una lettura “da laici”. Pensieri sul come stiamo con noi stessi (partendo dalla riflessione sulla cella del monaco), su come spendiamo il nostro tempo e su cosa significhi fare una vacanza, sulle piccola abitudini quotidiane (il mangiare insieme), sulla comunicazione tra le persone, sull’invecchiare. Pensieri importanti, non per una particolare originalità, ma per la capacità di Bianchi di non banalizzare le questioni fornendo ricette semplici, ma al contrario ponendo in evidenza le difficoltà e le contraddizioni che si nascondono tra ciò che sarebbe bene e ciò che è, ciò che ci piacerebbe fare e la realtà del quotidiano. Bianchi non si mette in cattedra, è molto modesto, molto rispettoso e assolutamente lontano dall’esprimere giudizi. Forse però il libro è un po’ troppo asettico, non trasmette passione, e le riflessioni che probabilmente se sentite dalla sua voce sorseggiando un bicchiere di vino avrebbero avuto un certo impatto emotivo finiscono per sembrare delle lezioni un po’ troppo teoriche, che si rischia di dimenticare poco dopo aver terminato di leggere.
Un testo profondo e allo stesso tempo familiare, l'ho letto tempo fa ma ricordo ad esempio il capitolo sul vino: anche un solo bicchiere di vino buono può restituire il senso di festa al pasto della domenica.