Ilaria Salis ripercorre la sua drammatica vicenda personale, iniziata con un arresto a Budapest l’11 febbraio 2023, ai margini di una manifestazione antifascista contro il “Giorno dell’Onore”. Il suo fermo si trasforma in una lunga detenzione in condizioni disumane nelle carceri ungheresi, preludio a un processo politico carico di significati simbolici.
Con una scrittura coinvolgente e onesta, Salis racconta l’esperienza di isolamento, le privazioni fisiche ed emotive, e la forza necessaria per resistere in un contesto ostile. Ogni capitolo è un tassello che esplora temi profondi e il significato dell’antifascismo oggi, la brutalità della repressione, il sistema carcerario come strumento di controllo, ma anche la potenza della solidarietà tra detenuti e compagni di lotta. E poi il la candidatura di Ilaria Salis alle europee del 2024 e la sua elezione, simbolo di una vittoria non solo personale, ma collettiva. È una storia che non si limita alla denuncia, ma diventa anche un invito all’azione, un manifesto di speranza e determinazione. Perché “essere antifascisti oggi non è solo un è una necessità urgente”.
Quindici mesi di carcere in Ungheria. Un processo ingiusto, con una sentenza già scritta, e il rischio di essere nuovamente arrestata. La storia di Ilaria Salis è un manifesto di resistenza e speranza, un grido di libertà contro ogni oppressione. “Ho conosciuto l’oscurità del carcere, ma anche la luce della solidarietà. Questa è la mia storia.”
Negli ultimi mesi si sono fatte grandi discussioni su chi fosse veramente Ilaria Salis, e su quale fosse il giudizio morale da esprimere su una persona detenuta in carcere per così tanto tempo, e scarcerata senza che il processo fosse arrivato da qualche parte.
Eroe? Criminale? Agitatrice? Giustiziera?
C’è una di queste parole che davvero funziona?
Ilaria Salis non ha fatto nulla di sovraumano. Si è alzata ed è uscita di casa per una cosa banale: i diritti e la libertà di persone che un governo ogni tanto decide che sarebbe meglio se non esistessero. Ha fatto quello che stavano facendo migliaia di altre persone quel giorno in piazza, e che probabilmente stanno facendo milioni di altre in questo momento a un Pride.
Probabilmente la cosa giusta da fare è difendere i diritti nella vita quotidiana, le cose piccole e ovvie. Dal basso del mio scetticismo anch’io vorrei un mondo più umano. 5/5
«Vipera» non è soltanto il racconto crudo e necessario della prigionia di Ilaria Salis, ma si rivela soprattutto una lezione intensa e vibrante sul senso più autentico della militanza: quella spinta istintiva e irrinunciabile che ci chiama a essere sempre, senza esitazione, al fianco di chi subisce soprusi e ingiustizie. Una lettura capace di trascinare e scuotere. Consigliato.
Aldilà del pensiero politico, questo è un libro che merita assolutamente di essere letto. Scritto molto bene, dà un'esatta dimensione del sistema carcerario ungherese con un racconto dettagliato che scorre in maniera fluida e piacevole alla lettura. Se proprio dobbiamo trovare un neo è il fatto che alcuni brevi dialoghi avvenuti dentro il carcere sono integralmente riportati in inglese.
Questo libro andrebbe letto a prescindere dal fatto che si condividano o meno le opinioni e/o lo schieramento politico della protagonista. Incredibile apprendere come siano le condizioni detentive in un paese, l‘Ungheria, che fa parte dell’Unione Europea. Le situazioni carcerarie descritte sono inaccettabili e degradanti, non andrebbero applicate in alcun caso e a maggior ragione non nei confronti di un soggetto, Ilaria, che nemmeno é stato condannato in maniera definitiva ma che é ancora sotto processo. Il linguaggio é schietto e diretto, i toni spesso critici sono comprensibili viste le situazioni descritte.
La gioia che mi pervade mentre termino le ultime pagine di questo libro è inspiegabile. Come se la felicità di Ilaria nell’uscire da quell’inferno potesse entrare dentro ognunə di noi, come se potesse essere anche un po’ nostra, che lottiamo ogni giorno per cercare di rendere questo mondo un po’ più giusto. Sono felice ed eternamente grato che a rappresentarmi nei banchi di un’istituzione sovranazionale ci sia lei. Unica persona eletta dalla quale mi sia mai sentito veramente rappresentato in quasi 30 anni di vita. Chi ha compagnə non muore mai!✊🏻🚩
Interessante e coinvolgente. Speravo che parlasse un poi più dei motivi dell’arresto e che approfondisse il tema senso della detenzione carceraria invece si tiene sempre (e credo volutamente) sul vago