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Ritorno in Germania

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«In meno di sei anni la Germania ha distrutto la struttura morale del mondo occidentale con un delitto che nessuno avrebbe mai pensato possibile. L'unica alternativa pensabile al programma di denazificazione sarebbe stata una rivoluzione: l'esplosione di rabbia spontanea del popolo tedesco contro tutti coloro che erano noti come esponenti di primo piano del regime nazista».

Per la prima volta dopo la fuga in Francia e la successiva emigrazione negli Stati Uniti, Hannah Arendt, tra l'agosto del 1949 e il marzo del 1950, fece ritorno in Germania su incarico della Commission on European Jewish Cultural Reconstruction. Le impressioni, le esperienze e le conoscenze di questo viaggio attraverso una Germania non solo esteriormente distrutta vennero raccolte dalla Arendt nel saggio che qui pubblichiamo, apparso nell'autunno del 1950 sulle pagine della rivista «Commentary» e inedito in italiano. Questo testo, forse il più intelligente, commosso e puntuale tra quelli scritti sul tema «Germania anno zero», è il tentativo di una donna estremamente sensibile di superare con la forza dell'intelligenza il dolore, l'amarezza personale e il risentimento nei confronti del proprio paese dopo la tragica esperienza del nazionalsocialismo, della seconda guerra mondiale e della Shoà. Non solo ricordo, non solo testimonianza: l'opera della Arendt suona ancor oggi sorprendentemente attuale, nel momento in cui la Germania, a mezzo secolo di distanza da quegli avvenimenti, torna a occupare un ruolo centrale nel vecchio continente e nella vicenda geopolitica dell'intero pianeta.

63 pages, Paperback

First published December 31, 1993

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About the author

Hannah Arendt

384 books5,383 followers
Hannah Arendt (1906 – 1975) was one of the most influential political philosophers of the twentieth century. Born into a German-Jewish family, she was forced to leave Germany in 1933 and lived in Paris for the next eight years, working for a number of Jewish refugee organisations. In 1941 she immigrated to the United States and soon became part of a lively intellectual circle in New York. She held a number of academic positions at various American universities until her death in 1975. She is best known for two works that had a major impact both within and outside the academic community. The first, The Origins of Totalitarianism, published in 1951, was a study of the Nazi and Stalinist regimes that generated a wide-ranging debate on the nature and historical antecedents of the totalitarian phenomenon. The second, The Human Condition, published in 1958, was an original philosophical study that investigated the fundamental categories of the vita activa (labor, work, action). In addition to these two important works, Arendt published a number of influential essays on topics such as the nature of revolution, freedom, authority, tradition and the modern age. At the time of her death in 1975, she had completed the first two volumes of her last major philosophical work, The Life of the Mind, which examined the three fundamental faculties of the vita contemplativa (thinking, willing, judging).

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Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for Schlossi.
21 reviews
February 26, 2024
Ein niederschmetternder Bericht über das Deutschland der Nachkriegszeit!

Eine starke Erinnerung, dass wir sowohl für die Vergangenheit als auch und vor allem für die Gegenwart politische Verantwortung tragen.
Einer Verantwortung, welcher wir nur durch die Schulung politischer Urteilskraft gerecht werden.

Lest Arendt!
Profile Image for Tiziano Brignoli.
Author 16 books11 followers
January 3, 2024
Leggere Arendt è sempre piacevole ma, soprattutto, stimolante. E per questo do 4 stelle. Tuttavia molte delle sue opinioni in questo breve ma interessante scritto, le ho trovate datate e ormai superate. Erano legittime e altrettanto plausibili le sue analisi quando lei tornò in questo paese devastato da anni di totalitarismo, ma ho trovato le sue parole esageratamente pessimistiche nei confronti della capacità della Germania e del popolo tedesco di rinascere dalla guerra e di essere, perfino, un baluardo di una Europa «federata». Lettura comunque interessante e proficua, specie nell’analisi dell’incapacità (razionale o, a mio modo di vedere, meno) del popolo tedesco, di accettare le proprie responsabilità senza sentirsi oppresso o vittima sacrificale.
Si può condividere ciò che l’autrice dice oppure contestarlo, ma è stata, senza dubbio, una delle grandi intellettuali del secondo Novecento, alla quale ancora oggi, in ogni caso, è doveroso fare riferimento.
Profile Image for Chequers.
630 reviews41 followers
July 30, 2017
Un'ottima analisi dello stato d'animo dei tedeschi subito dopo la caduta del nazismo e la fine della guerra. Ho trovato qualche concetto un po' ostico, ma nel complesso una concisa analisi. Interessante.
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