Attorno alla Verdicchio Consulting, una società di consulenza di Roma, si snodano le vicende dei personaggi di questo c'è Federica, appena rientrata da Bolzano, che deve fare i conti con quanto credeva di essersi lasciata alle spalle; ci sono Paolo, incapace di gestire una doppia vita, e Antonio, fuggito da una multinazionale nel tentativo di non sacrificare ogni cosa per il lavoro; c'è Katia, costretta a convivere con la malattia del padre; e infine Cesare, il direttore della società, sempre pronto a dispensare consigli (forse anche troppo).
Con Le nostre guerre silenziose torna in libreria David Valentini, che il pubblico ha già avuto modo di conoscere e amare attraverso Tutto ciò che poteva rompersi (Accento, 2022). Per la prima volta, nella collana Accento Acuto, trova spazio la seconda opera di un autore che proprio qui ha esordito.
Mantenendo la struttura a romanzo esploso che aveva conquistato i lettori tre anni fa, Le nostre guerre silenziose contribuisce a delineare l'affascinante universo narrativo di Valentini, in cui le vite, le carriere e i destini di chi appare tra le pagine sono interconnessi. Un mosaico che tratteggia con precisione la società in cui viviamo.
David Valentini è nato a Roma nel 1987, è laureato in Filosofia e lavora come project manager nelle risorse umane. Fa parte del collettivo Spaghetti Writers; suoi articoli e racconti sono stati pubblicati su svariate riviste. Il suo esordio, Tutto ciò che poteva rompersi, ha accompagnato la fondazione di Accento nell’ottobre 2022; Le nostre guerre silenziose è il suo secondo libro.
Attorno alla Verdicchio Consulting, una società di consulenza di Roma, si snodano le vicende dei personaggi di questo libro: c’è Federica, appena rientrata da Bolzano, che deve fare i conti con quanto credeva di essersi lasciata alle spalle; ci sono Paolo, incapace di gestire una doppia vita, e Antonio, fuggito da una multinazionale nel tentativo di non sacrificare ogni cosa per il lavoro; c’è Katia, costretta a convivere con la malattia del padre; e infine Cesare, il direttore della società, sempre pronto a dispensare consigli (forse anche troppo).
“Le nostre guerre silenziose” è un libro di attualità, una serie di racconti di diversi personaggi, collegati tra loro, che in qualche modo sembrano mescolarsi con la vita di tutti i giorni di ognuno di noi. La storia che mi ha colpito di più, a livello empatico, è sicuramente quella di Katia, che si vede costretta a convivere con suo padre malato, una triste realtà che purtroppo molti figli e i loro genitori si ritrovano ad affrontare: malattie infide, ma silenziose; anche la storia di Paolo, giovane padre e marito non proprio devoto, è un tema di attualità: la nascita di un figlio che porta a scombinare l’equilibrio di coppia, la fedeltà che vacilla e il cedimento al tradimento. Sono storie che ci capita spesso di sentire, anche se quella di Paolo evolverà in modo leggermente più critico.
Questi due personaggi in particolare, con le loro storie, hanno suscitato il mio interesse, ma ognuno di essi, di quelli che compongono questo libro, ha il suo perché e la sua storia da raccontare.
I capitoli non sono eccessivamente lunghi, la scrittura abbastanza scorrevole ma a tratti impegnativa, non è un romanzo adatto a ragazzini che si approcciano alla lettura, in quanto i temi trattati non sono temi particolarmente leggeri: hanno bisogno di essere capiti, e cercano di invitare il lettore a riflettere dopo ogni capitolo.
Un libro speciale e unico nel suo genere. Racconti di vite che si intrecciano, si sfiorano, si cambiano a vicenda, si separano. Storie che parlano della generazione attuale, delle guerre che viviamo ogni giorno dentro e fuori di noi. Un libro che fa riflettere ed emozionare, di quelli che continuano a ritornarti nella testa anche dopo settimane.
Una raccolta di racconti apparente che con una scrittura vivida e scorrevole racconta pezzi di vita che sanno di quotidiano e di un semplice caos che può appartenere ad ognuno di noi. Stupendo come ogni storia porti con sé frammenti di realtà. Recupererò anche altro dello stesso scrittore.
L’autore a fine testo ringrazia i lettori per aver condiviso con lui un tratto di strada..ma i ringraziamenti vorrei farglieli io per il turbine di emozioni che mi ha fatto provare negli ultimi due giorni!! Tra tante storie diverse, mi sono calata nelle gioie e nei dolori dei protagonisti, ho vissuto con ansia gli errori che hanno commesso e ho empatizzato con le loro sofferenze. Non è stato solo il posto di lavoro ad unirli, ma un comune disagio esistenziale, un “sistema sbagliato” che li intrappola..e ci sfinisce! Antonio personaggio del cuore. Grazie David 💙
Chi di noi non combatte dentro di sé delle guerre silenziose? All’interno dei rapporti con la nostra famiglia e con i nostri amici, nel luogo di lavoro, nella realtà quotidiana? Drammi che ci portiamo dentro e facciamo fatica a esternare e a condividere con chi ci sta vicino, anche se apparentemente sembra che non ci manchi nulla?
L’Autore racconta alcuni drammi latenti in questo romanzo uscito lo scorso febbraio.
I personaggi dei racconti di questa antologia condividono il dramma dell’esistenza e devono fare i conti con l’esperienza della malattia, con la voglia di fuga da un rapporto giunto al capolinea, con l’invidia per il successo altrui, con la voglia di cambiare il mondo e l’impossibilità di riuscirci.
Queste pagine sono intrise di realtà: il romanzo è pieno di luoghi -interni ed esterni-, di oggetti, di dettagli che concorrono a definire storie e carattere dei personaggi. Tutti i sensi sono stimolati. È la vita umana che emerge e si racconta senza filtri.
La scrittura è quella alla quale ci ha abituati l’Autore con il romanzo d’esordio “Tutto ciò che poteva rompersi”. Piana, gradevole, con periodi a volte lunghi e dialoghi senza virgolette. Perché vita e parola sono un tutt’uno e nessun segno diacritico può separarle.
Il libro è sicuramente scritto bene però ha lo stesso difetto di” tutto ciò che poteva rompersi”:cioè lo finisco e mi chiedo e poi? E quindi e quindi va tutto male? Questo cinismo mi rattrista e mi spiace che l’autore faccia fatica a intravedere realizzazione personale per i suoi personaggi. Questo talento usato per descriverci i fallimenti personali delle persone, questa assenza di fiducia nei rapporti umani, mi fa dispiacere. Nei due libri le cose vanno male, soprattutto a livello personale, gli unici rapporti che forse reggono sono quelli tra fratelli ma oscillando tra estremi spiacevoli e per il resto le relazioni non reggono per motivi esterni ma perché i personaggi si incasinano, e secondo me un autore che scrive così bene ci esce così a tenere catturati nel libro potrebbe descrivere storie molto più sfaccettate, molto più positive, mi spiace che ci racconti questo cinismo totale e mancanza di fiducia. Spero che si dia una chance. David datti una chance.
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La struttura definita a “romanzo esploso” ossia una serie di racconti in cui i protagonisti sono strettamente collegati tra loro da legami lavorativi, di parentela o sentimentali, è il punto forte di questo libro meraviglioso, oserei quasi dire sorprendente.
Il secondo racconto sconvolge (no spoiler), il quinto disturba ma allo stesso tempo fa riflettere sul valore del tempo, il sesto emoziona davvero.
Unico neo: un po’ troppi dettagli sul mondo del lavoro dei protagonisti, per quello ci basta e avanza LinkedIn!