Barigada si c'est s'istella mea, pro cussu s'est su logu iscurigadu…
Svanita è la mia stella, e per questo il mondo si è oscurato…
da una poesia del bandito sardo Bachisio Bachis Sulis
Nuoro, anni in una Sardegna popolata di cavalieri, pastori e leggende la giovanissima Rechella scopre l'amore grazie all'incontro con Martino, un ragazzino dalla fantasia fervida, capace di prodigi come quello di alzarsi in volo e spingere lo sguardo fino al mare. Martino è stato abbandonato dai genitori e vive con sua nonna Jaja, donna rispettata e temuta, narratrice di storie favolose, che nella sua cantina nasconde qualcosa di oscuro e potente…
Dalla Sardegna magica e ventosa fino all'Argentina malinconica degli emigrati, questo romanzo segue il destino di donne e uomini dominati da amori e odi inestinguibili. A fronteggiarsi sono due opposti modelli di femminilit à , quello della sùrbile – maestosa incarnazione leggendaria di colei che, come una vampira, succhia le migliori energie di chi le sta vicino – e quello di una donna innamorata, determinata a vendicare e salvare la "stella" perduta della sua vita.
Istella mea è un romanzo nel quale la tradizione letteraria del realismo magico si mescola a una riflessione sul male e sulla possibilità del bene. Ma è soprattutto una grande avventura in cui cadere, come in un sogno.
"L'universo femminile continua ad apparirmi più profondo e complesso di quello maschile, difficile da dipanare e perciò maggiormente interessante. Il personaggio della sùrbile, con il suo dolore divenuto veleno, è il volto oscuro che si oppone a quello generoso, accogliente, solare di tante donne che, come Rechella nel romanzo, non smettono mai di credere nella possibilità del bene."
Oggi sono qui per parlarvi di un'altra bellissima opera arrivata nelle nostre librerie e online.
Come sapete sono una grande amante del genere, quindi potevo mai farmela scappare? Assolutamente no.
"Istella Mea" di Ciriaco Offeddu, pubblicato da Giunti Editore, è un romanzo che mi ha colpita profondamente per la sua intensità emotiva e la sua narrazione evocativa. La storia segue le vicende di personaggi complessi e ben delineati, intrecciando le loro vite in un racconto di amore, perdita e ricerca di significato.
Fin dalle prime pagine, sono stata affascinata dalla prosa lirica e coinvolgente di Offeddu. Ogni parola sembra scelta con cura, creando immagini vivide e sensazioni palpabili. La trama si sviluppa con un ritmo avvincente, alternando momenti di tensione e riflessione, mantenendo costantemente alta l'attenzione del lettore.
Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente è stata la profondità psicologica dei personaggi. Ciascuno di essi è descritto con grande sensibilità, rivelando le loro paure, speranze e desideri più intimi. Ho trovato particolarmente toccante il modo in cui Offeddu esplora le dinamiche familiari e le relazioni interpersonali, offrendo uno spaccato autentico e commovente della condizione umana.
"Istella Mea" è un romanzo che mi ha emozionata e fatta riflettere. Ciriaco Offeddu ha saputo creare una storia ricca di sfumature e significati, capace di toccare corde profonde nell'animo del lettore. Consiglio vivamente questa lettura a chiunque sia alla ricerca di un'opera coinvolgente e introspezione, che lascia un segno duraturo.
È un racconto strano, nella vera accezione del termine, è particolare e si nota subito la schematicità dell’ordito -probabilmente tipica di un uomo di scienza qual è l’autore- a contrasto con dei contenuti che attengono invece alla sfera della magia e della continua confusione tra finzione e realtà. Alcune considerazioni che compaiono nelle pagine finali mi hanno commossa.
"Istella mea" di Stefano Offeddu è un romanzo che si distingue per la sua narrazione intensa e l’approfondimento psicologico dei personaggi. Ambientato in una Sardegna magica, aspra e malinconica, il libro esplora temi profondi come la solitudine, il senso di appartenenza e le dinamiche emotive dei protagonisti, immersi in un mondo ricco di tradizioni ma anche di inquietudini personali.
Ho faticato a terminarlo e ho trovato difficile empatizzare con i protagonisti, il tono introspettivo e la complessità delle loro esperienze interiori hanno reso la lettura particolarmente impegnativa. L'autore ha voluto puntare più sull'atmosfera e sulla riflessione che sull’immediata connessione emotiva.
Vorrei partire dalla fine, ovvero dalla nota d'autore di questo libro dove Offreddu illumina tutta la narrazione con il messaggio che voleva portare.
"È dunque un romanzo d'amore, il mio, che nasce lentamente come una pianta di elicriso, dalla roccia e dal sangue, a testimoniare che siamo in questa vita per qualcosa, nonostante il dolore."
Questa frase è la perfetta rappresentazione della storia di Rachella, la protagonista, che ricerca il suo destino fuggendogli ma allo stesso tempo creandolo sospinta da questo amore indelebile per Martino. Seppure ucciso molto tempo prima questo amore rimane oltre la morte, una sorta di abnegazione che si trasforma in vendetta.
"il nostro vivere in comunità richiede un' inesorabile vendetta che poi è solo giustizia, non esiste un confine quando si combatte il male."
La lotta contro Jaja racchiude lo scontro immortale tra bene e male, non visto come guerra e pace generale ma come dilemma soggettivo, qualcosa che ci portiamo nella nostra natura umana.
È dunque un romanzo complesso questo, una storia di emigrazione e patria, destino e scelte, vivere e morire; il tutto trasportato dal filo di una scrittura magica e cruda.
Devo ammettere di essere partita pregiudicante: uno scrittore uomo che racconta un mondo femminile, ponendo come protagonista una donna e costellandola di varie figure anch'esse femminili per la maggiore.
Dubitavo dell'attendibilità di quei sentimenti, di quelle esperienze che agli occhi di un uomo possono risultare distorte perché plasmate da una società che ci suddivide in generi ben distinti. Eppure Offreddu ci dimostra che l'animo umano non ha genere, la paura o la rabbia non sono differenti tra uomo e donna.
Non sto cercando di appianare le esperienze tra i due, nella società odierna sarebbe una cecità atroce proprio perché trattati differentemente; quello che voglio far passare è che la profondità di questo romanzo va al di là del genere, oltre le costrizioni sociali che le opprimono tutte le persone sono in fin dei conti uguali.
"Conte, Istella mea ha rapidamente conquistato lettori e critica, affermandosi come caso letterario dell’anno. Un romanzo d’esordio solo nominalmente, poiché la maturità della scrittura di Ciriaco Offeddu — già manager e documentarista, con un passato internazionale e una profonda connessione con le sue radici nuoresi — rivela una voce pienamente compiuta e singolare. Ambientato in una Sardegna arcaica e mitologica e in una Buenos Aires carica di nostalgia, il libro intreccia il destino di due figure femminili magnetiche ma opposte: Rechella e Jaja.
La protagonista, Rechella, attraversa l’intera esistenza in bilico tra due estremi: l’amore assoluto e la vendetta inesorabile. Tutto ha inizio a Nuoro, nei primi anni Sessanta. Martino, suo vicino di casa, è un ragazzo visionario, capace — letteralmente — di elevarsi al di sopra del suolo e della realtà. «Ti ho aspettato una vita intera, Martino. Ti ho ritrovato sulla soglia della vendetta» scrive Rechella, riassumendo in poche parole il cuore tragico della vicenda. Martino vive con la nonna Jaja, una donna dalla presenza irresistibile, narratrice di storie che sembrano fiabe e incubi insieme. È lei la depositaria di un’oscura eredità: nelle sue mani risiedono poteri che sfuggono alla razionalità, mentre nella cantina della sua casa si cela qualcosa di terribile e potente. L’influenza su Rechella sarà profonda, fino a diventare quasi fatale".
Un monito a tutti coloro a cui piacciono le letture facili e veloci: questo è un libro a lento scorrimento. Pare gravoso e inesorabile, quasi rallentato. La trama si ramifica più volte geograficamente e cronologicamente per poi tornare sempre ad abbracciare il suo tronco centrale rappresentato da Rechella, la protagonista, appunto. Sono numerosi i personaggi che appaiono, tra di loro spiccano Jaja e Martino (rispettivamente nonna e nipote). La figura di Jaja è forse tra le migliori, molto "ben costruita" e dotata di una suo storicità, più della stessa protagonista. Tuttavia, il personaggio che mi ha colpito di più è stato Zolu Fodde (tranquilli, niente spoiler). Ci tento a dire che fino alla sua apparizione nel libro la lettura mi stava annoiando un po', è stato il suo ingresso nella storia a dare vita, a dare una svolta alla narrazione e catturando sempre di più la mia attenzione e il mio coinvolgimento. Peccato solo che sia comparso a metà dell'opera. Si tratta comunque di un ottimo libro. Manca, però, quel "realismo magico" che cercavo e che in numerosi commenti e recensioni avevo letto. Sì, è ricco di emozioni, fatti sorprendenti e incredibili, con una cornice reale/storica, ma sfocia tutto quasi nel folklore sardo. Manca questa corrente narrativa che stavo cercando. Peccato. Ultima nota: la Sardegna impregna tutto il libro, nota positiva per chi ama quest'isola mediterranea come me. Tre stelle, non di più e non di meno.
Ps: ci sono due errori nel libro: il primo a pagina 197 con un errato soggetto della frase, il secondo di battitura a pagina 302.
Lettura molto originale. Sono sarda ma non conoscevo in modo così profondo la figura leggendaria di cui parla il libro. Io l'ho trovato affascinante: mostra come sia possibile a volte trascinarsi per una vita intera i traumi infantili. C'è un sottile filo fantasy-mistery che si accosta in parallelo alla vita da emigrata della protagonista, che cerca il suo posto nel mondo. Si intrecciano storie di amicizia, pluri racconti biografici e curiosità. Secondo me un volume ricco e curioso, anche se talvolta l'insieme di informazioni risulta eccessivo e si tende a perdersi negli intrecci delle varie storie. Inoltre il punto di vista salta spesso incomprensibilmente dalla prima alla terza persona, creando un po' di confusione. Comunque secondo me vale la pena leggerlo per l'originalità
Istellamea è un libro molto lungo e complesso, che alterna momenti interessanti ad altri estremamente confusionari. Procedendo nella lettura, infatti, si perde spesso la concezione di ciò che è reale e ciò che non lo è, il che rende la narrazione poco organica e a tratti disordinata. Nonostante ciò, ha il merito di far scoprire la Sardegna e le sue tradizioni, elemento che arricchisce e caratterizza il testo. Nel complesso, rimane un libro particolare, dal tono enigmatico: forse “strano” è l’aggettivo che meglio lo descrive.
Pastori e banditi che parlano come membri onorari dell'Accademia della Crusca? Ennesima, trita, ritrita, ritritata e riciclata Sardegna anni 60? Ma in Sardegna non è successo nulla dopo quegli anni? Nessuna verve, stile accademico, una retorica stucchevole. Capisco che gli uffici stampa debbano spararle grosse, d'altronde è il loro mestiere, ma parlare di "realismo magico" per una robetta simile. Libro perdibilissimo.
Da emigrata, mi ritrovo in alcuni passaggi che ho sottolineato. Allo stesso tempo ho visto come era l'emigrazione dal punto di vista dei sardi di un tempo, quanto dev'essere stato difficile aspettare un ritorno lettera che non arrivava mai. Da leggere assolutamente. Unico punto, a volte ho dovuto fermare la lettura o tornare indietro per capire effettivamente cosa fosse successo, ma in genere mi perdo quando i personaggi sono più di 5 o 6 e vanno e vengono.
Molto diverso da quello che mi aspettavo e da ciò che mi aveva fatto credere il primo capitolo. Nota dell'autore parte migliore del libro in qualche modo. Vi prego parlate come mangiate
Shoutout a "Iscultone fu uno dei tanti eventi imprevedibili ai quali ancora non sapevo che avrei dovuto fare l'abitudine, adattandomi come potevo, come fanno in fondo le donne che si adeguano alle cose e sopravvivono perdendo ogni tanto pezzi di sé".
Onestamente non riesco a leggere più di 10 pagine consecutive.Il libro non mi sta entusiasmando. La storia potrebbe essere carina, purtroppo però il libro è pieno di pensieri ossessivi da parte della protagonista che non danno valore alla storia.Sicuramente ci sarà una svolta, ma adesso ho voglia di leggere altro e quindi lo metto in standby
La Sardegna, reale e immaginata, la magia della lotta tra bene e male e il potere più grande che tutto supera; l’amore! Un’opera prima bella davvero che ti tiene avvinta dalla prima all’ultima pagina
Ho apprezzato molto la descrizione dei personaggi da parte dell' autore e soprattutto il modo con il quale ci conduce all' empatia con essi. Ma non è il genere di lettura che preferisco la relazione con il soprannaturale!
vicenda narrativa complessa, personaggi presentati in retrospettiva storica. L'ambizione di realismo magico non mi ha pienamente convinta, né la caratterizzazione della protagonista. Buono il messaggio conclusivo e lo sviluppo della storia.
non fa per me! scrittura pessima e già alla fine del primo capitolo c'è un mezzo rapporto sessuale tra due ragazzini di 13 anni! no, per me bocciatissimo non ho voluto nemmeno leggere il secondo capitolo
Ciriaco Offeddu ci guida in questo viaggio in equilibrio tra la storia, la tradizione popolare e il sovrannaturale. Siamo nel 1961. Rechella, adolescente abitante di Nuoro, e Martino, suo coetaneo, sono uniti da un legame sentimentale che va oltre il prevedibile ed il conoscibile: “Aveva il dono, Martino, di attirare minute e stupefacenti vicende e far incastrare singolari circostanze. Sempre al centro delle cose che succedevano, mai fermo, spinto da qualcosa che urgeva e lo accendeva come un fiammifero” (pag. 9) La loro unione viene presto stravolta da eventi che hanno poco a che fare con il razionale e che vedono il coinvolgimento in prima persona di Jaja, la nonna di Martino, personaggio ammaliante, indefinibile, uno scrigno di mistero, come la terra su cui dimora. Gli eventi porteranno Rechella negli anni a decidere di abbandonare le proprie origini, il suolo dove è nata ma su cui non si sente più a casa, la famiglia che non riesce a trattenerla in quell’universo fin troppo piccolo e soffocante, i ricordi che ancora invadono drammaticamente il suo cuore; da qui parte il viaggio verso nuove direzioni che la porteranno negli anni a scoprire l’Argentina, con nuove tradizioni, incontri imprevisti e una ricerca di consapevolezza: “Quanto mare c’è tra qui e la mia giovinezza! La distanza ancora oggi, per me, non è in giorni o chilometri, ma in onde.” (pag. 135) Ma dal proprio passato non si sfugge e così Rechella si ritrova a ripercorrere, attraverso i ricordi di altri testimoni emigrati dalla Sardegna, gli eventi della sua vita passata, della sua famiglia, di Martino, di Jaja e delle loro origini, scoprendo un passato con cui purtroppo pare destinata a fare i conti, alla ricerca di una risposta e di una via per la pace: “[...] l’amore può infondere senso a tutto non per estensione ma per intensità. Ne basta un istante per riempire tutto di luce.” (pag. 353) Il libro si sviluppa attraverso il racconto in prima persona di Rechella ed i ricordi degli altri protagonisti con cui di volta in volta dialoga, creando un continuo salto sia temporale che geografico delle vicende, il che rende la lettura stimolante anche se impegnativa. La Sardegna, con le sue tradizioni e la magia che contraddistingue questa terra è sicuramente uno dei protagonisti della storia, anche se i dettagli fin troppo minuziosi sono poco apprezzabili da chi quelle terre non le conosce. La scrittura è scorrevole, alle volte quasi prevedibile e mai spiazzante. Ciò che non ho compreso del testo fino in fondo è il significato a cui tende la narrazione: malgrado il richiamo ai luoghi, agli eventi, o a particolari contesti, il libro rimane ibrido, senza una connotazione storica rilevante, affrontando i vari scenari familiari sempre sotto l’ombra di un contesto paranormale che alle volte pare folkloristico ed in altre circostanze cade nel drammatico; in talune situazioni prevale il sentimento in altre il mistero. Come alcuni film di Pupi Avati, Offeddu ha scelto di unire il dramma storico con la sfera dell’occulto, ma in questo caso il risultato è apparso meno convincente. Il debito verso la scrittura sudamericana carica di magia (Marquez, Jodorowsky) appare evidente in molte pagine, anche se il risultato non è all’altezza dell’ispirazione. Probabilmente il realismo magico in cui questo testo si iscrive non è il mio genere.
Micidiale polpettone rosa in stile “Nostalgia canaglia” con inserti di tango argentino, diviso in ben sette porzioni. Meglio di un sonnifero, se non fosse per il costo. Non si sentiva proprio l'esigenza di un altro attempato narratore sardo che va ad aggiungersi a quelli che propongono una Sardegna che è esistita, esiste ed esisterà solo nella loro testa.
Libro particolare, intenso. Intriso di sofferenza, malinconia e amore. L'amore di Rechella che attraversa anni e continenti, per il suo Martino, un amore adolescenziale stroncato sul nascere troppo presto. Una figura un po contorta, quasi mitica e sinistra, quella della nonna di Martino, Jaja (Maria) che vivrà per oltre un secolo e che sarà una presenza costante nella vita e nei ricordi di Rechella. Un romanzo sulla sofferenza dell'animo che troverà pace solo al momento della vendetta?ma quale sarà questa vendetta? Parficolare storia ambientata nella mia terra ❤️