25 anni fa, l'ESA lanciò una sonda oltre le Nubi di Oort. Sarebbe stata l'ultima missione ESA. Dieci anni fa, la sonda RALEIGH scomparve senza lasciare traccia. E a nessuno interessava davvero ritrovarla. Ora, la sonda RALEIGH è ricomparsa. Nessuno sa dove sia stata. Nessuno sa come sia tornata. Ma sta puntando verso la Terra. E sulla Terra non c'è più nessuno che sappia cosa fare. O no?
Originariamente pubblicato nel 2006 e da tempo difficile da reperire, BURAN è un racconto di fantascienza che in otto anni ha allineato cinque previsioni azzeccate sui futuri sviluppi della società e della ricerca. Un paio di previsioni molto facili. Un paio maledettamente improbabili.
Sfruttando un gruppo FB (Contaminations) formatosi nei giorni inziali della diffusione mondiale del Covid-19, ho riscoperto un certo numero di opere post-apocalittiche. Ho iniziato con questo interessante testo di Davide Mana, che racconta un'apocalisse che viene dallo spazio. Il testo è assai interessante, sia nella trama che nei personaggi, e tiene il lettore ben ancorato alla pagina. Cosa si chiedere di più ?
Sessanta pagine. Sessanta pagine per ricordare a tutti quanti perché non possiamo fare a meno dello Spazio, perché non possiamo fare a meno dei grandi progetti, perché non possiamo fare a meno della fantascienza. Ironico, idealista e debitamente certosino, Davide Mana mette a segno un gioiellino di hard-sci-fi da leggere d'un fiato (e con qualche lacrima agli occhi). E riesce — in quella che può apparire come l'era della vittoria dei Nerd — a farci render conto che no, non è vero che se oggi abbiamo tutti visto Star Wars allora "nerd" lo siamo tutti. C'è stata un epoca in cui, quella parola lì, raccontava altro: devianza, sì, senz'altro — ma anche entusiasmo, testardaggine, visionarietà... E la forza di un'aspirazione che insopprimibilmente proiettava al futuro. Quello stesso futuro che, oggi, stiamo silenziosamente accettando di accantonare.
Ci sono racconti che rischiavano di andare persi, e sarebbe stato un peccato. La fortuna di poterli recuperare, sulla spinta delle coincidenze, e pubblicarli per due soldi in modo che siano facilmente accessibili, e possano farsi leggere nelle pieghe di una serata, è uno dei vantaggi più grandi del digitale.
E Buran è un ritorno che mi sarebbe dispiaciuto perdere: a quanto pare (ed è le terza conferma in cui mi imbatto) l'autore dà il meglio di sé sulla fantascienza al di là di qualsiasi previsione indovinata, e l'unico rammarico a chiusura del racconto è di essersi persi la narrazione ulteriore di un mondo potenziale di frontiera spaziale, esplorazione, e oceani.
Resta la sensazione splendida di uno sguardo positivo verso il futuro e verso le incognite e le sfide nuove che avrà da presentare alla nostra razzaccia, se solo avremo la buona creanza di non seppellirci da soli. La speranza di essere in grado di vederne ancora un bel pezzo. E la consapevolezza che per quanto un racconto possa andare perso, se ne possono leggere altri. E che anche se non fosse, il mondo là fuori riesce sempre a trovarsi qualche metro avanti rispetto a qualsiasi narrazione se ne pensi di fare.