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Le libere donne di Magliano

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Italian

130 pages, Paperback

First published January 1, 1953

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About the author

Mario Tobino

55 books19 followers
Mario Tobino was an Italian poet, writer and psychiatrist. A prolific writer, he began as a poet but later wrote mostly novels. His works are characterized by a strong autobiographical inspiration, and usually deal with social and psychological themes.

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Profile Image for Sawsan.
1,000 reviews
May 5, 2021
نساء ماليانو المتحررات من قيود العقل
مذكرات كتبها الطبيب والكاتب ماريو توبينو مدير مستشفى ماليانو للأمراض العقلية في مقاطعة لوكا الإيطالية
حكايات عما يدور في المستشفى وعن حياة المريضات وأحوالهم المرضية
ولا ينسى الحكي عن نساء ماليانو في الجانب الآخر
الممرضات والراهبات وعملهم الشاق في خدمة ورعاية المرضى
هناك مشاعر ولقطات جميلة تتخلل السرد الذي يغلُب عليه الهذيان والكآبة
Profile Image for zumurruddu.
139 reviews155 followers
November 5, 2019
I matti non hanno il cuore, o se ce l’hanno è sprecato

Tre stelle e mezzo.
Scene da un manicomio nella prima metà del novecento, in forma di diario di un medico psichiatra che qui lavora e vive. Una testimonianza importante, dura e disturbante, anche commovente. Grande è l’umanità mostrata dall’autore verso le persone che lo circondano.


“Certamente una delle cose più dolorose per la mente è quando i deliri non si classificano, non si illustrano scientificamente, ma si sentono come forza selvaggia, quanto possono svellere se trovano le condizioni per farsi vita, per passare dal mondo segreto in cui di solito vivono in quello dei fatti che accadono, i quali fatti, in quanto tali, diventano logica e ragione.”

“Cosa significa essere matti? perché si è matti? Una malattia della quale non si sa l’origine né il meccanismo, né perché finisce o perché continua.
E questa malattia, che non si sa se è un malattia, la nostra superbia ha denominato pazzia.”


Tobino ha dubbi, si interroga, su cosa sia davvero la pazzia. Eppure è anche suo il compito di riconoscere, classificare, valutare in questo ambito. È enorme il peso di questo suo ruolo, che paga con la solitudine, che affronta e sopporta con la fede e con la poesia.
Eppure chiudo il libro con un po’ di amarezza, perché mai l’autore sembra avere dubbi sulla legittimità, sul fatto che sia davvero giusto rinchiudere queste persone in un manicomio (o sui metodi utilizzati al suo interno). Lui ha dubbi, non capisce, ma si adegua, affidandosi appunto alla fede. Non posso fargliene una colpa, ma neppure sentirmi totalmente in sintonia.


I matti tutta la vita, dentro la notte, chiusi a chiave
https://www.youtube.com/watch?v=eAL6E...
Profile Image for Post Scriptum.
422 reviews123 followers
October 4, 2017
Erano anni in cui non serviva essere affetti da malattie mentali per finire in un ospedale psichiatrico. Mario Tobino, psichiatra e scrittore, prendendo spunto dalla sua esperienza di medico, scrisse “Le libere donne di Magliano” per far conoscere la vita manicomiale con l’intenzione di “richiamare l’attenzione dei sani su coloro che erano stati colpiti dalla follia”.

“La mia vita è qui, nel manicomio di Lucca. Qui si snodano i miei sentimenti. Qui sincero mi manifesto. Qui vedo albe, tramonti, e il tempo scorre nella mia attenzione. Dentro una stanza del manicomio studio gli uomini e li amo. Qui attendo: gloria e morte. Di qui parto per le vacanze. Qui, fino a questo momento, son ritornato. Ed il mio desiderio è di fare di ogni grano di questo territorio un tranquillo, ordinato, universale parlare”.

Il manicomio era il suo mondo, il suo rifugio, il luogo da dove partiva e dove tornava. Il manicomio era la casa che non aveva. Le creature che lo abitavano erano la famiglia che gli mancava. Il manicomio era la cura alle sue solitudini. Studiava la follia, amava le sue matte. E le sue matte lo amavano.

Poche righe e la finzione narrativa si trasforma in realtà palpabile, densa, spesso disturbante. Una miscela sacrale e perversa, brutale e misericordiosa. Ci sono orrore e pietas per quelle povere anime condannate e abbandonate dalla società. Anime disperate che si stringono alla vita con la stessa forza con cui si attaccano alla morte. È un girone spaventoso dove urla e silenzi appartengono allo stesso dolore. Nel regno della follia le “libere donne” vivono in condizioni atroci. Attorno a loro si muovono, ombre sempre presenti, suore e infermiere. Sotto la penna di Tobino si srotolano drammi indicibili. Feriscono e scuotono nel profondo. Impossibile rimanere indifferenti. Impossibile dimenticare dopo che l’ultima pagina ha segnato la parola “fine”.

“Ogni creatura umana ha la sua legge; se non la sappiamo distinguere chiniamo il capo invece di alzarlo nella superbia; è stolto crederci superiori perché una persona si muove percossa da leggi a noi ignote”.

Tobino, che considerava i matti creature degne d’amore, cercò di attirare l’attenzione di chi era oltre le mura, oltre i cancelli, perché i malati fossero considerati esseri umani, ricevessero trattamenti migliori, miglior nutrimento e vestiti decenti, si avesse cura della loro vita spirituale e della loro libertà. Era il 1953. Basaglia era ancora lontano.
Profile Image for Dagio_maya .
1,138 reviews358 followers
September 12, 2017
Macchie

Quello del medico psichiatra Tobino non è – a dispetto di ciò che si potrebbe pensare- un libro che prospetta casi clinici al fine di catalogare diagnosi.
Si tratta invece di una sorta di diario che procede per fotogrammi dove in primo piano c’è l’uomo-poeta che coglie attimi e brandelli della vita nel manicomio di Maggiano (Lucca) rinominata Magliano.
La ristampa Mondadori della prima edizione è preceduta da una prefazione dell’autore intitolata «Dieci anni dopo» dove dichiara che lo scopo di allora era:

” ottenere che i malati fossero trattati meglio, meglio nutriti, meglio vestiti, si avesse maggiore sollecitudine per la loro vita spirituale, per la loro libertà” .

Dopo dieci anni il cambiamento fondamentale nel mondo della psichiatria è sicuramente rappresentato dall’uso degli psicofarmaci che rendono certamente i malati più docili e collaborativi ma verso i quali Tobino si dimostra dubbioso arrivando ad interrogarsi sulla definizione stessa di «pazzia».
Così scrive:

”La pazzia è davvero una malattia? non è una delle misteriose e divine manifestazioni dell’uomo? Non esiste per caso una sublime felicità che noi chiamiamo patologica e superbamente rifiutiamo? “.

Questa prefazione fa la differenza. Dieci anni non sono pochi e Tobino medico e poeta aveva palesemente rivisto alcune posizioni.

Il 1953 è ancora epoca che considerava naturale detenere qualsiasi persona dimostrasse di non essere in linea con una condotta di vita che si esprimesse nel lavoro-casa-chiesa senza che esternazioni plateali né di emozioni né di desideri.
Quelle che intravediamo sono esistenze macchiate che necessitano di essere allontanate dagli occhi della piazza e nascoste perché sono solo motivo di vergogna.
Tobino riconosce l’umanità e l’individualità, ne è rispettoso.
Purtroppo, però, io ho cercato tra le righe quella libertà che mi era stata annunciata dal titolo ma non l’ho trovata.
Le donne di cui si parla sono, al contrario, doppiamente recluse perché oltre alle mura e alle sbarre del manicomio soffrono la detenzione del pensiero maschile.
L’autore ce ne parla come di creature per lo più lascive, impudiche, depravate. Tratteggia scene orgiastiche nei limiti che impone quella scrittura anni ’50 limitata dal pubblico senso del pudore.

Riporto qui a titolo esemplare un passaggio:

”Qui rinchiuse, orbate di uomini, impedite nella loro massima legge, almeno la manifestano con le parole che si fanno aperte e non potendo che coi succedanei praticare, si consumano in questi.
Alle “agitate donne” è dove in ispecie ha spesso furore il tribadismo -lesbismo, e, subito dopo, alle semitranquille, ma questo fiore dalle radici robuste è sparso per tutto il manicomio. È solo stupefacente che una bruttezza ne ami un’altra con tale spudorato abbandono, sembra che siano solo le mucose che si cercano gemendo; donne anziane sdentate, gli occhi cisposi e strabici, che tenacemente circondano col braccio ragazze dementi, imbecilli che scolano saliva dalle labbra pendenti; bruttissime, goffe, zoppe, i capelli degli spillaccheri, la voce una emissione gutturale; ed è da ricordare che in manicomio non esiste alcuna cura e civetteria, scarso il pettine, sconosciuta la cipria e il belletto, e tutte vestono il ruvido vestito.”
[Sic!]


Dunque merito a Tobino per aver aperto le porte di un manicomio quando tutti voltavano la testa per non guardare; merito suo aver aperto gli occhi e averne parlato sebbene leggerlo oggi dimostra ne tutte le ristrettezze di pensiero.

Vero è che la mia lettura è stata dissociata: leggevo ma pensavo a “L'altra verità: diario di una diversa” di Alda Merini.
Pubblicato nel 1986 ci parla della follia a distanza di 33 anni da “Le libere donne di Magliano”.

Ce ne parla dalla parte di chi nella follia ci è entrato e dopo che quella grande rivoluzione chiamata legge Basaglia aveva fatto la differenza.

Da “L’altra verità” pag. 117:

”Di fatto non esiste pazzia senza giustificazione e ogni gesto che dalla gente co-mune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di un’inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini”
Profile Image for Sandra.
969 reviews346 followers
March 31, 2016
“Questi matti sono ombre con le radici al di fuori della realtà, ma hanno la nostra immagine (anche se non precisa), mia e tua, o lettore. Ma quello che è più misterioso domani potranno avere, guariti, la perfetta immagine, poi di nuovo tornare astratti, solo parole, soltanto deliri. Dunque è il nostro incerto equilibrio che pencola, e insuperbiamoci e insieme siamo umilissimi, che siamo soltanto uomini capaci delle opposte cose, uguali, nel corso delle generazioni, alla rosa dei venti.”
Mario Tobino ha lavorato come psichiatra in manicomio e vissuto per 35 anni dentro il manicomio di Maggiano (divenuto Magliano nel romanzo), ne ha respirato l’aria e ha raccolto le voci, le urla, i sospiri e i deliri dell’umanità femminile che vi trascorreva l’esistenza, a volte mesi, più spesso anni, qualcuna fino alla vecchiaia e la morte. Con questo romanzo ha lasciato brevi ed intensi ritratti di Baccanti in preda alla frenesia, espressione di una femminilità esplosiva, prede di una “follia” che per ognuna di loro non è altro che la “libertà” di ribellarsi alle costrizioni del mondo esterno “sano”, conformista ed ipocrita: alcuni personaggi sono raccontati in modo commovente e bellissimo, come la Lella, “vergine della verginità”, rimasta sconvolta da bambina da una visione della madre, da lei ritenuta la più santa delle donne, mentre faceva sesso col padre e da ciò segnata per sempre, la Lella generosa e dolce, che riempie il reparto dei medici di fiori, di gatti e di gesti di gentilezza; o la signora Gabi, costretta al manicomio dopo che l’amore della sua vita si uccise e lei fu destinata ad una casa d’appuntamenti. Accanto a queste donne “malate di mente” ci sono altre donne, espressione di una femminilità completamente diversa, le infermiere, che fino all’epoca fascista erano costrette a rimanere zitelle per poter lavorare nel manicomio, e le suore, femmine incomplete. Accanto a loro e tra loro, con uno sguardo ricco di comprensione e di pietas, con occhi quasi incantati di fronte ad “una delle divine e misteriose manifestazioni dell’uomo” c’è il dottore Tobino, che con tono pacato ed incredibilmente dolce, senza mai condannare, ci pone di fronte e ammonisce a riconsiderare la nostra “normalità”.
Profile Image for Laura V. لاورا.
545 reviews84 followers
December 28, 2017
“E questa malattia, che non si sa se è una malattia, la nostra superbia ha denominato pazzia.”

Non un romanzo, ma una sorta di diario, di cronaca, attenta e profondamente umana, della vita tra le mura di un ospedale psichiatrico nelle vicinanze di Lucca, quello di Maggiano alias Magliano, presso il quale l’autore lavorò a lungo come medico.
Mario Tobino, di cui non avevo letto ancora niente e che ho scoperto letterariamente prolifico, mi si è svelato come un grande scrittore, capace di raccontare un mondo per buona parte nascosto e sconosciuto ai più. Tante le vicende che rivivono tra queste pagine, piccole storie non soltanto di pazienti (e non esclusivamente donne), ma anche del personale in servizio presso quella struttura. Il manicomio stesso, sospeso in una dimensione temporale perennemente al presente, emerge come un microcosmo dove, in definitiva, il confine tra follia e sanità mentale non sempre è così netto. Ma la pazzia esiste davvero? E qual è il senso del suo esistere? Non ho potuto fare a meno di soffermarmi su alcune riflessioni dell’autore, compresa quella che ho riportato come titolo:

“Cosa significa essere matti? Perché si è matti? Una malattia della quale non si sa l’origine né il meccanismo, né perché finisce o perché continua.”

“[…] i matti non hanno né passato né futuro, ignorano la storia, sono soltanto momentanei attori del loro delirio che ogni secondo detta, ogni secondo muore, appunto perché fuori del mondo, vivi solo per la pazzia, quasi avessero quel compito: di dimostrare che la pazzia esiste. Incomprensibili piante senza radici, ombre che blaterano parole senza senso e senza memoria.”

A parte un paio di rapidi accenni all’elettroshock e vari riferimenti alla nuda cella dove venivano rinchiuse per giorni le malate più esagitate, il libro non parla delle cure psichiatriche cui si ricorreva all’epoca, come se certe cose, forse per deontologia professionale, non dovessero fuoriuscire; del resto, non si dimentichi che correva l’anno 1953 quando l’opera fu pubblicata: si era ancora lontani dalla presentazione della Legge Basaglia e all’interno dei manicomi non era certo un gran bel vivere. Forse Tobino ha fatto bene a non essersi addentrato nello specifico delle terapie; c’è già abbastanza dolore in ciò che ha scritto, non c’era bisogno di aggiungerne dell’altro, rischiando, per di più, di cancellare la poesia che si respira nella sua prosa pacata e malinconica, come quando si sofferma sul canto delle cicale e sullo scorrere imperturbabile delle stagioni intorno al colle del manicomio.
“Le libere donne di Magliano” è uno di quei capolavori silenziosi e discreti da leggere con profondo rispetto per la vita e la morte che vi scorrono dentro, ricordandoci sempre dell’estrema fragilità della nostra esistenza.
Profile Image for Eleonora Effe.
60 reviews14 followers
July 17, 2025
Mario Tobino era un medico psichiatra presso il manicomio di Maggiano (qui chiamato Magliano). Questo è un racconto/diario della sua esperienza con i “matti”. Pur incarnando la mentalità e la visione del femminile tipiche del periodo in cui è stato scritto, questo piccolo racconto ha in sé la capacità di farci vedere la follia come una condizione profondamente umana da cui nessuno può davvero sentirsi al sicuro.
Profile Image for Eddy64.
608 reviews17 followers
December 13, 2025
"il manicomio è su un colle, un piccolo colle, nella vasta pianura lucchese... Il paese più vicino è Magliano... Essere stati a Magliano significa, ridendo, essere stati matti"
"È un castello che contiene 1039 matti, circa duecento infermieri, e a quest'ora, un medico e 19 suore"
Quando Tobino scrive nel 1953 Le libere donne di Magliano sono dieci anni che presta servizio come medico psichiatra nella divisione femminile dell'istituto. Le donne di Magliano sono anime semplici belle e sfortunate che solo nel Manicomio sono libere di vivere la loro fragilità. Non erano stati infatti ancora introdotti gli psicofarmaci e l'unica cura praticata quella di impedire alle pazienti di nuocere a sé stesse e agli altri. Divise in reparti, le sotto osservazione, le sorvegliate e le agitate alcune di queste rinchiuse in stanzette nude, libere di urlare la loro disperazione nelle crisi più acute.
"cosa significa essere matti? Perché si è matti? Una malattia della quale non si sa l'origine, né il meccanismo, né perché finisce o perché continua. E questa malattia la nostra superbia ha denominato pazzia"
Tobino non considera malate le donne di Magliano, ma delle persone con una loro dignità di vivere un esistenza secondo regole proprie, non accettate da un mondo esterno che le confina dentro le mura del manicomio con tanta, troppa facilità. Questo vale per tutte, compresi i casi più gravi, come quella che si trafigge con un ferro da calza per autolesionismo o la più rabbiosa sempre pronta a cavar gli occhi all'incauto visitatore.
Il manicomio è un luogo senza tempo, un microcosmo dove i giorni e le stagioni sono sempre uguali scanditi da regole semplici e rigorose. La narrazione è quindi frammentaria, priva di una dimensione temporale. Un succedersi di immagini, di episodi di vita quotidiana, di ritratti che scorrono veloci. Solo nell'ultima parte i ritratti sono più strutturati, gli episodi con un prima, un dopo e un durante. Il linguaggio appare oggi forse datato, con troppi lirismi ormai desueti, ma il racconto è intriso di malinconia, di umana pietas nei confronti delle libere donne e di riconoscenza e ammirazione per la dedizione di infermieri e suore che le assistono. Il manicomio di Lucca oggi non esiste più, chiuso come gli altri con la legge Basaglia in nome di una nuova psichiatria. Tobino fu molto critico con questa impostazione che restituiva i malati al mondo esterno e alle famiglie con poca assistenza (come racconta ne Gli ultimi giorni di Magliano, scritto trent'anni dopo).
Le libere donne di Magliano invece rimangono, nella letteratura del novecento e nel cuore del lettore. Quattro stelle.
Profile Image for GiuseppeB.
131 reviews23 followers
November 3, 2019
Letto con piacere crescente.
Le storie più inquetanti e per alcuni versi anche atroci raccontate con sincerità, compassione e amore.
Con una prosa lirica Tobino, che è anche poeta, racconta le storie delle povere pazze semplicemente con pudore e rispetto, i drammi vengono narrati senza tinte forti: son chiare la pietà e l'empatia provate dall'autore (un po' troppo cattolico, ma va beh...).
Profile Image for youmnaa teleb.
226 reviews163 followers
November 23, 2024
فكرة الرواية حلوة وفيه حكايات عاجبتني لكن حسيت أنها مملة شوية
Profile Image for Houssein.
75 reviews17 followers
December 23, 2022
كاتب الرواية هو ماريو توبينو إيطالي و طبيب نفسي أيضا
و عمل فترة في ليبيا أثناء الحرب و بعد ذالك عاد لإيطاليا
ليصبح ممرضا هناك في مصحة للأمراض العقلية في " لوكا"

و كتب لنا هذه الرواية ليتحدث عما عاشه هناك من منظور المجانين خصوصا الإيناث و الراهبات و الممرضات أيضا
رواية جميلة تكشف لنا كيف للمرء أن يصبح مجنوناً بين عشية و ضحاها و ما العوامل التي ساهمت في ذالك
الرواية صادرة عن دار شرقيات بترجمة جميلة ، و حسب علمي أن دار النشر قد أغلقت و هو أمر مؤسف بالفعل

أظن أنني ظلمت نفسي ، عام 2022 قد مر و لم أقرأ سوى كتابين
و تبا للتكنولوجيا التي دمرت حياتنا
Profile Image for FerroN.
144 reviews25 followers
March 24, 2026
“Fuori c’è la vita, la gioventù, la bellezza, la gioia che ride; e qui mille matti rinchiusi, prigionieri dei loro delirî, sudati, sporchi, poveri.”

Dopo dieci anni di lavoro presso l’ospedale psichiatrico di Lucca, nel 1953 Mario Tobino condensa le memorie della sua esperienza in qualità di «medico di manicomio» nel romanzo “Le libere donne di Magliano”.
In una sorta di diario corredato da appunti e brevi note, l’autore racconta la vita e l’organizzazione dell’istituto seguendo soprattutto le vicende delle persone ricoverate, in particolare quelle del reparto femminile di cui è responsabile; sono rare le osservazioni di tipo medico o scientifico, l’attenzione maggiore è riservata all’aspetto umano.
Scandito da ricorrenti flashback, il racconto copre l’arco degli ultimi due anni; lo scorrere delle stagioni sottolinea il senso di impotenza di fronte alla follia e alla malattia di un’umanità segregata e sofferente.

“… donne mi piangono davanti con i capelli disciolti e so che non ho nessuna possibilità di consolarle.”

Sebbene Maggiano (il comune nel cui territorio si trova l’ospedale) diventi “Magliano” e i nomi delle persone siano inventati, tutti i dettagli e gli avvenimenti prendono spunto dalla realtà; l’identità del narratore è invece confermata da precisi riferimenti biografici.
Il romanzo è un’antologia di personaggi – non soltanto femminili – e di episodi talvolta commoventi, caratterizzato da una scrittura che rivela l’inclinazione poetica dell’autore.

“La Berlucchi […] lacrima limpide lacrime…”

Risate corrono per i corridoi mentre le grida attraversano i muri delle celle; gesti di bontà e atti di crudeltà; volti minacciosi, occhi umidi, sguardi apatici o persi nel vuoto: è la quotidianità all’interno del «monumentale bastione» che domina la pianura dalla cima di un colle.
È la vita nel paese dei «matti»: mille reietti di una società riservata alle persone “normali”, detenuti per malattia mentale o per pericolosità sociale, mille anime chiuse nel proprio mistero e, spesso, respinte dai familiari per motivi meschini o d’interesse – o per essere semplicemente affette da «dolore morale».

“… umida pazzia, freddezza, cervelli e cuori chiusi, miseria; come gli uccelli quando sono feriti alle ali e aspettano su un ramo guardando privi di speranza.”

L’edizione Mondadori “Cult” (anno 2024) ripropone le caratteristiche linguistiche e ortografiche del testo originale, ed è dotata di un’ottima appendice.
Oltre a un inserto fotografico (“Maggiano sul finire degli anni Trenta” e “Maggiano oggi”), sono inclusi due contributi molto interessanti: “Dieci anni dopo”, prefazione scritta dall’autore per l’edizione del 1963 (contenente precisazioni, aggiornamenti ma soprattutto riflessioni circa l’adozione – avvenuta nel frattempo – degli psicofarmaci) e “Mario Tobino e Le libere donne di Magliano” in cui Paola Italia, curatrice del libro, oltre a ripercorre la vita e le opere dell’autore, racconta la genesi e la fortuna del romanzo.

“… una volta sola l’ho vista ridere e pareva un miracolo di umana bellezza.”

“Le libere donne” (Rai, 2026) è la serie televisiva basata su “Le libere donne di Magliano”. A parte l’ambientazione e i nomi di molti personaggi (costruiti scambiando, assemblando e modificando caratteristiche e peculiarità di quelli originali), non vi sono altre analogie fra le due opere.
Allo scopo di realizzare una trama più drammatica, che susciti interesse e mantenga alta la tensione, gli autori hanno ideato infatti due linee narrative assenti nel romanzo: la triste vicenda di Margherita Lenzi e quella biografica dell’autore (che da semplice narratore qui diventa protagonista).
Inoltre, nella serie tv assumono un’importanza rilevante il contesto storico (la guerra, il fascismo, la persecuzione degli ebrei) e le vicende personali di Tobino – elementi che nel testo sono appena accennati o del tutto mancanti come, ad esempio, la sua relazione sentimentale con Paola Levi; allo stesso tempo la vita dell’ospedale psichiatrico, le malattie, le cure e le storie personali delle “libere donne” arretrano verso lo sfondo.

“… presto cala la solitudine della sera, un altro giorno scompare nell’invisibile.”
Profile Image for StephBad.
79 reviews18 followers
February 21, 2024
Tre stelle e mezzo.
Tobino è un autore a cui da tanto tempo volevo accostarmi : questo romanzo innanzitutto non è un vero romanzo perché è in una forma didascalica quasi a tratti monotona che non mi ha entusiasmato per niente non ha una vera e propria trama è come se fosse un resoconto di tanti personaggi ispirati a persone che davvero il medico ha conosciuto durante il suo lavoro al manicomio di Lucca ma di fondo non ha la forma di romanzo, è un "resoconto" alla Oliver sacks malriuscito. A mio parere scritto non in maniera ottimale, poteva essere assai più scorrevole.
spesso si perde la concentrazione perché passa di palo in frasca, nomina tantissime persone diverse in poche righe... l'ho trovato un po' confusionario .sicuramente tre stelle e mezzo per l'acuità e il tema trattato..molto interessante la piccola prefazione dell'autore a 10 anni dalla prima uscita del libro.
Profile Image for Ettore1207.
402 reviews
August 3, 2017
Milletrentanove matti, 200 infermieri, 19 suore ed alcuni medici. E' questo il mondo crudo e celato in cui ci accompagna un Tobino medico e scrittore-poeta. Un mondo di santi e di doppiamente reclusi. Santi i matti, perchè innocenti ma reclusi a vita in una prigione di mattoni costruita dagli "altri", e reclusi nell'altra prigione creata dalla loro stessa mente. Sante le suore, recluse più o meno volontariamente a vita nel manicomio, e recluse anche nella cella della loro fede, forse unico baluardo per tirare avanti con pazienza e dedizione in un ambiente ostile e di sofferenza. Santi i medici, e santissimo Tobino, che non solo esercita nei manicomi la sua attività di psichiatra, ma vi vive stabilmente per quaranta anni, in affollata solitudine fra matti (solo come un cane da pagliaio), senza amici né parenti. Anch'egli doppiamente recluso nella prigione di muri e nella prigione della sua labile scienza, la psichiatria, fatta allora, ed ancor oggi, di malattie largamente ignote di un organo dal funzionamento altrettanto ignoto. E talvolta egli ci confessa senza pudore la sua sofferenza e la sua fragilità: Oggi è Natale, ero solo, non sapevo dove andare e non mi riusciva scacciare, mentre si avvicinava mezzogiorno, una sconsolazione che sempre piú mi pungeva come volesse farmi arrivare al pianto. Probabilmente gli fu d'aiuto la sua grande religiosità (chiedo e desidero di essere benedetto).
Dall'oceano tempestoso di santità restano fuori molti inservienti ed infermieri, nati contadini e protetti dalla saggia scorza scaturita dal duro lavoro dei campi, approdati a quel mestiere attratti dalla certezza dello stipendio.
I matti, come li chiama Tobino senza ipocriti giri di parole, o meglio le matte, poiché si parla quasi sempre di pazienti femmine, sono talvolta incomprensibili piante senza radici, ombre che blaterano parole senza senso e senza memoria. Ma in altri casi la pazzia è evanescente, anche perchè questa malattia, che non si sa se è una malattia, la nostra superbia ha denominato pazzia. Le Libere donne sono imprigionate da un titolo che è un ossimoro, dato che a quel tempo era molto difficile essere davvero "libere", e non solo per le matte ma anche per le donne normali.
Il libro non ha una trama né un filo logico. Si tratta di una successione di tanti durissimi e lirici ritratti fra loro intrecciati e con un solo comune denominatore: il grande manicomio di Magliano. Sono quadri fittizi, come spiega l'autore nella postfazione, ma che descrivono una realtà vissuta. Alcuni lasciano nel lettore una cicatrice indelebile, come ad esempio le malate agitate, messe "nude all'alga" in piccole celle assolutamente vuote, quattro pareti, un pavimento, un soffitto, senza giaciglio né, si intuisce, servizi igienici. O la "Faina", aggressiva e dedita orribilmente a cavare gli occhi dei malcapitati Allora, per pochi secondi ancora rimaneva immobile, come a bearsi di quel che era per succedere, poi si lanciava con nel volto la stessa espressione, teneva le due dita, indice e medio, acute, a forcella, e cavava. Gioiva poi se aveva compiuto. E, nei cameroni, "puzzo di bestia e grida". E poi una miriade di altri ritratti di miserie umane, alcuni vividi e dettagliati, altri appena abbozzati. E descrizioni della vita dell'istituto, dove il confine fra malate e sane si fa talvolta così labile da non poter distinguere le prime dalle seconde, perchè la pazzia non è una autentica malattia, ma solo una delle misteriose e divine manifestazione dell’uomo. E se si adotta questa chiave mistica di lettura, le storie del libro perdono il loro carattere di disumanità per diventare pacatamente e semplicemente "ciò che Lui ha voluto".
Oggi le condizioni descritte da Tobino appaiono orribili e inaccettabili ma, a quel tempo, erano forse le sole attuabili. La legge Basaglia, che decreta che il matto non è soltanto un malato, ma una persona che necessita sì di cure mediche, ma anche di rapporti umani e di tutto quel che serve ai "normali" per condurre una vita normale, verrà 25 anni dopo. Una legge il cui contenuto ci appare, oggi, ovvio ma che risultò attuabile soltanto con l'avvento di psicofarmaci efficaci che consentono di rinchiudere i pazienti in una ovattata gabbia farmacologica. Farmaci che ai tempi delle Libere donne non esistevano. Probabilmente questo argomento viene affrontato ne Gli ultimi giorni di Magliano, opera del 1982, che mi propongo di leggere.
Resta il dubbio sulla reale pazzia di alcune delle internate (ad es. l'enigmatica Lella e le due sorelle cucitrici). Sorge il sospetto che fossero state rinchiuse soltanto per egoistico volere o capriccio di parenti desiderosi di disfarsi di familiari non omologati agli schemi di comportamento precostituiti . Su questa possibilità Tobino resta muto. Inoltre, si ha l'impressione che l'attività nell'istituto si riducesse ad una semplice assistenza, o alla reclusione delle pazienti più pericolose. Ma questo era lo stato dell'arte della psichiatria, e l'inefficacia delle cure avrà sicuramente ingenerato in Tobino quel senso di impotenza e frustrazione che ho percepito in alcuni passi.
Tobino scrive con un linguaggio semplice e diretto, mai banale, ricco di immagini e ancor oggi fresco. E' bello leggerlo, ma occorre leggerlo lentamente, con calma e riflessione, poichè spesso rasenta la poesia.
E' un libro duro, che può forse urtare le persone più sensibili. Ed è un libro che, piaciuto o no, non si dimentica.

L'uomo è come un buco dentro la terra, ogni volta che si scava piú profondo vien fuori altra sostanza e terra piú nera o piú scialba o ghiaia o roccia o squama e ogni volta è un mistero che genera meraviglia.
Profile Image for Chiara Landi.
83 reviews1 follower
June 16, 2023
“Il manicomio è pieno di fiori, ma non si riesce a vederli.”

Il manicomio si trova su una collina, nella vasta pianura lucchese. È un “castello” che contiene 1039 matti, circa duecento infermieri, un medico e 19 suore.

«Fuori c’è la vita, la gioventù, la bellezza, la gioia che ride; e qui mille matti rinchiusi, prigionieri dei loro delirî, sudati, sporchi, poveri.»

Mario Tobino scrive questo testo che nell’intenzione dell’autore è di fiction, ma che in realtà attinge a piene mani dall’esperienza dello psichiatra e scrittore toscano. Tobino fu direttore dell’ospedale psichiatrico di Lucca e in queste pagine si è liberamente ma concretamente lasciato ispirare da alcuni frammenti di vita e di malattia che ha incontrato nel suo percorso di vita.

Si tratta di una lettura toccante e in alcuni punti dura, poiché mostra senza filtri una realtà difficile, poiché parla di malattia: di vite spezzate, violentate, spente o addirittura pacificate dalla pazzia. Siamo nel periodo precedente all’introduzione degli psicofarmaci nella terapia delle malattie mentali (1953) e le persone – prevalentemente donne- rinchiuse nel manicomio di Magliano vivono fino in fondo la loro condizione. Sono intrappolate nel loro dolore, o forse, chissà, in qualche modo anche liberate dalla loro follia.

Il medico-scrittore vive in questo mondo, un po’ universo parallelo e realtà alternativa, che si nutre del mondo reale ma allo stesso tempo ne viene respinto e scacciato. Il manicomio ha le sue regole, le sue gerarchie, le sue familiarità e atrocità. Un luogo dove la sofferenza svela senza più alcun pudore la vulnerabilità umana e per questo permette di amarla.

«La mia vita è qui, nel manicomio di Lucca. Qui si snodano i miei sentimenti. Qui sincero mi manifesto. Qui vedo albe, tramonti, e il tempo scorre nella mia attenzione. Dentro una stanza del manicomio studio gli uomini e li amo.»

Un libro intenso e emozionante che ci arriva attraverso una scrittura frammentata e poetica.

«Cosa significa essere matti? Perché si è matti? Una malattia della quale non si sa l’origine né il meccanismo, né perché finisce o perché continua.
E questa malattia, che non si sa se è una malattia, la nostra superbia ha denominato pazzia.»
Profile Image for Emili Giancarli.
Author 3 books5 followers
February 8, 2025
Ok, forse l'autore non sarà un premio nobel per la letteratura, ma è uno dei pochi medici ad aver dedicato dei romanzi al delicato problema degli ospedali psichiatrici, che fino agli anni 70 erano luogo di reclusione per tante donne e uomini, a volte indesiderati in casa.
Da leggere per capire .
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April 6, 2019
Una sorta di diario in cui Tobino appunta scene della sua vita come medico al manicomio di Maggiano (in realtà poi l'autore afferma che da Maggiano ha preso l'ambientazione, mentre i casi presentati sono ispirati da pazienti e persone incontrate nell'arco della sua carriera, non solo a Lucca).

Degli oltre mille pazienti reclusi nell'ex convento trasformato in manicomio, si sofferma quasi esclusivamente sull'ala femminile, probabilmente perché presentava i casi che avrebbero potuto destare più scalpore e empatia, nel tentativo di raggiungere lo scopo di far capire alla gente come vivessero i malati di mente in queste strutture e quanta fosse la necessità di migliorarne le condizioni di vita. Basaglia, del resto, era ancora lontano.

Ho trovato molto interessante (visto che ho vissuto vicino all'ormai ex manicomio) la descrizione del rapporto tra il manicomio e le zone limitrofe, così come il fatto che molto spesso le malattie delle pazienti sembrassero piuttosto avere a che fare con la repressione sessuale o con le imposizioni calate loro addosso dalla società e dalle famiglie: quante di loro erano realmente affette da disturbi mentali, e quante invece li hanno subiti in seguito all'internamento?
Profile Image for Lara Tamantini.
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September 4, 2024
3.5
"Scrissi questo libro per dimostrare che anche i matti sono creature degne d'amore"

Una raccolta davvero interessante e delicata delle esperienze che il protagonista, medico psichiatra, ha collezionato in giro per vari manicomi che ha visitato, condensandole fantasticamente in quello di Magliano, presso Lucca.
Testamento di tante, troppe voci, dalle più disperate a quelle più serafiche, che per sbaglio o necessità sono state confinate entro queste mura cariche di follie e storie assurde (in larga parte quelle dei "sani").
Profile Image for soulAdmitted.
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November 18, 2017
Sento le voci?

Ho quasi sperato, visto il contesto, d'aver prodotto io la tetra voce che narra la sessualità delle (libere) donne (di Magliano) nelle ultime pagine del libro. Tanto era difficile assimilarla a quella dello psichiatra che, poche pagine prima, descrive così la piccola Norina: "divenne come una pietra bianca caduta dalla luna, immobile pianto". La sicurezza può fare male alla poesia quanto all'anima.
Profile Image for Mimonni.
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November 4, 2012
si parla di un manicomio (quello di magliano, vicino a Lucca) e delle sue matte. l’autore è il medico che le segue. vive anche lui nel manicomio. può capitare che di notte senta le urla, può capitare che qualcuna di loro si innamori ferocemente di lui in tutti i sensi. il dottore osserva le matte, il loro modo personalissimo e unico di essere deliranti, spesso inconsapevole e a ancora più spesso invece molto lucido. le storie, le frasi e le situazioni. c’è chi è internato per due settimane nudo in una cella dove può dar libero sfogo al suo “modo di essere”. poi la crisi finisce e tornerà tra i normali. chi invece trascorrerà internata tutta la vita .
il dottore si affeziona a quei particolari modi di essere che seguono tutti una personalissima strada personale, tanto da sentirne la mancanza quando qualcuno dei malati viene trasferito in un’altro manicomio (da questo punto di vista bellissima la parte dedicata a Tono).

il manicomio è fatto anche dalle persone che vi lavorano oltre i medici. ci sono le suore e ognuna secondo il suo coraggio si dedica ai “tranquilli” o agli “agitati”. poi le infermiere, perlopiù di origine contadina, cui una legge impediva il matrimonio (!) per renderle più disponibili alla particolare cura richiesta dagli ammalati.

il dottore scrive, in forma di diario, di queste persone. e ne trae dei tratti di vera poesia, sofferente, ma a volte anche molto lieve, il modo di vedere il mondo attraverso queste esperienze di malattia che va al di là della razionalità.

colpisce l’uso dei termini usati all’epoca in cui è atato scritto il libro( pubbicato nel 1953): i malati di mente sono chiamati matti, i bambini handicappati sono chiamati bambini deficenti…
ma mai c’è dell’irriverenza, della mancanza di rispetto nell’uso di questi termini, che forse ridanno la vera dimensione di questi problemi.

questo libro mi è stato gentilmente inviato dalla bookcrosser finlandese Niora che ha esaudito un desiderio della mia wishlist
grazie!
Profile Image for أحمد.
Author 1 book410 followers
May 30, 2011

إطار الرواية هو قيام طبيب مقيم بمستشفى الأمراض العقلية بكتابة مذكراته بهدف تحويلها إلى كتاب لاحقًا يهديه إلى راهبات المستشفى المتفانيات في خدمة المرضى، وماريو توبينو نجح بأسلوبه الشائق والممتع في شعوري بالأحداث والعيش في أجواء المستشفى المقامة على تل سانتا ماريا دلي جراتسي ..

الذي استغربته في البداية هو عدم وضوح خط معين للرواية، فالحكايات متلاحقة عن ظروف وحيوات عدد من مريضات المستشفى البارزات وشرح جميل لحالات جنونهن، وكذلك حكايات عن الممرضات العاملات هناك والراهبات وآخرين ..

وعلى الرغم من تتبع الرواية لأحداث معينة حدثت على مدار السرد والعودة إلى ذكر تطور تفاصيلها بين حين وآخر، إلا أنها كانت في نظري خيوط ربط ثانوية في الرواية، بينما كان الخط الأساسي دائم التفرع في ذكر النزلاء الجدد والقدامى، ولكن على أي حال تخرج من الرواية بشعور بـ واقعية الأحداث، وأن الروائي كان طبيبا بالفعل في المستشفى، وأن أسلوب الرواية كله هو أسلوب المذكرات العفوية�� من حيث وجود فقرات تذكيرية فجأة بين ثنايا الحكي، ومن حيث تناثر خواطر شخصية وتأملات بسيطة على جانبي الحكايات الكثيرة عن النزلاء ..
Profile Image for Anna von G..
129 reviews2 followers
May 25, 2020
Insopportabile caro Tobino, le donne sono animali erotici avidi di sesso, corpi, nudità etc. Povera saute mentale, non una parola su come relazionarsi terapeuticamente ai pazienti, solo femmine e corpi. Insopportabile
534 reviews2 followers
May 31, 2022
Dall'introduzione di Paola Italia:

Il racconto terribile e struggente delle pazienti di Maggiano/Magliano, del trattamento della loro malattia, prima dell'invenzione (1952) degli psicofarmaci, e del tentativo di Tobino di umanizzare la vita, condivisa quotidianamente, del manicomio, conquista i lettori.

"Le libere donne di Magliano" (1953), il capolavoro di Tobino, è un romanzo frammentario, breve, scritto in una lingua accesa, poetica, franta, davvero identificabile nella storia del Novecento italiano; propone, attraverso il punto di vista di una voce narrante esterna, ma partecipata (lo stesso Tobino medico e narratore), una galleria di personaggi indimenticabili, tagliati dalla luce livida della tragedia greca e illuminati al lume fioco del bozzetto dal vero.

"Scrissi questo libro per dimostrare che anche i matti sono creature degne d'amore, il mio scopo fu ottenere che i malati fossero trattati meglio, meglio nutriti, meglio vestiti, si avesse maggiore sollecitudine per la loro vita spirituale, per la loro libertà. Non sottilizzai sulle parole, se era meglio chiamare l'istituto manicomio oppure ospedale psichiatrico, usai le parole più rapide, scrissi matti, come il popolo li chiama, invece di malati di mente. Correvo al mio scopo, tentai di richiamare l'attenzione dei sani su coloro che erano stati colpiti dalla follia." M.Tobino
Profile Image for Susanna.
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July 25, 2017
"La Sbisà ha gli occhi molto belli, neri, sempre lucidi di malinconia e di una sopportazione che, stranamente, brilla di profonda letizia".,
Profile Image for Giulia Paolini.
12 reviews
December 24, 2024
Un’”impresa contro la pazzia, la più misteriosa delle dee” a cui tutti possono partecipare, anche partendo da questa lettura.
Un’opera davvero.
Profile Image for Anna Russo.
125 reviews8 followers
November 20, 2024
Le libere donne di Magliano è un romanzo breve che non è giusto leggere in fretta. È un romanzo rotto in frammenti poetici che raccontano storie, schizzano ritratti, mostrano particolari, dipingono paesaggi naturali luminosi di contro a paesaggi umani sofferenti e deformi - non un inferno, ma un purgatorio. Denso di pietà e di tenerezza. L'ho ritrovata nello sguardo dell'uomo prima ancora che del medico ed è ciò che più mi ha colpito.

È lui, nella sua solitudine, che ci restituisce le storie di pazienti, malinconiche o agitate, di infermiere-contadine, di suore dalle cappe ondeggianti: un micro-cosmo attivo e percorso dai fremiti dell'amore, dell'odio, dell'ingiustizia, del desiderio senza freni. Sono anime di "dentro", tra slanci di generosità pura e piccole meschinità, escluse dal mondo esterno per scelta, costrizione o molto più spesso inconsapevolmente.

Alcuni passaggi sono brutali, altri dolci e dolenti. Tutti sono pieni di poesia. E mi stupisce sempre (forse perché sono spinta dal pregiudizio, forse perché per esperienza non accade spesso) che un uomo sappia vedere le donne nei dettagli più mossi e inquieti del corpo, nelle pieghe sottili dell'animo, che ne contempli il pensiero (persino quando questo è dissociato).

Ho trovato difficile scegliere fra tutti i frammenti il più bello fra i belli. Il più forte, quello che più di tutti potesse parlarmi. Di libertà. Di amore. Di bellezza. L'ho trovato infine e non lo condivido, credendo infatti che questo romanzo saprà parlare a ciascun lettore in maniera diversa.
Profile Image for Ele Dalmonte.
191 reviews22 followers
August 28, 2017
M'aspettavo molto da questo libro, e invece: lo stile di Tobino mi ha delusa, mi è parso antichissimo e polveroso (siamo nei Cinquanta, eh, non nell'800), poco o niente "lirico" o quantomeno tale soltanto quando, per poco, si dimentica di volerlo parere a tutti i costi.

Particolarmente toccanti due o tre "casi" di pazzia (le due sorelle cucitrici di vele...), gli altri invece francamente ripugnanti: donne che gridano picchiano stracciano in un inferno di puzza urla umori e grandissimo, incolmabile vuoto.

Certo Tobino è immune da ipocrisia, e ciò gli fa onore: descrive la pazzia così com'è, cioè brutta; ma l'intento dichiaratamente "nobilitante" dell'opera, tutto considerato, mi è completamente sfuggito. E il dipingere la Donna, in generale, come essere sistematicamente incline all'isteria e alla ninfomania, ecco, non m'ha precisamente entusiasmato.
«... ed ha forse imparato che non ci si deve lasciar turbinare, è prudente impedire che gli affetti latrino, è prudente siano soltanto uditi dalla persona che li ha generati.»

14 reviews
March 24, 2020
Avevo aspettative diverse, più alte, che non hanno corrisposto con la realtà. Pensavo che il libro avesse una treccia narrativa e che ci fosse qualcosa in più rispetto a una banale, frettolosa, descrizione delle ospiti del manicomio - una storia, un racconto autobiografico o meno che accomunasse le esperienze vissute da Tobino. Il libro invece descrive le donne, le pazienti: poche pagine per ognuna. Descrizioni che peraltro ho trovato grossolane, superficiali, prive di spessore introspettivo ma meri ritratti sull'aspetto fisico. Non ho capito il valore aggiunto delle descrizioni fisiche delle donne, ed ho trovato le classifiche ("Tina è più carina di Tizia, ma meno dolce di Caia che invece vent'anni fa era la più bella della struttura") offensive. M'è sembrato banalizzare le donne, fermandosi troppo a lungo sull'apparenza, sull'estetica, e non abbastanza sui traumi che avevano vissuto, sulle condizioni cliniche, sul loro pensiero e su come vivessero il confinamento. La manciata di pagine che compone questo libro è una carrellata di gossip e pettegolezzi da rivista.
Profile Image for Beez☼.
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January 14, 2024
Lettura interessante, scritta sotto forma di diario dello psichiatra Tobino.
Parla di tutte le "matte" rinchiuse nel manicomio di Magliano.
Analizza le storie di vita di molte di loro, raccontando anche i loro comportamenti durante la reclusione.
Tramite la lettura si può capire molto bene come venivano trattate le pazienti e l'assoluta scarsità di interesse in loro in quanto umani da parte delle infermiere.
Lo psichiatra è una figura controversa: parla di tutte le sue pazienti quasi come se fossero oggetti la cui peculiarità, presente in ognuna di esse, fosse una grande perversità intrinseca. Questa visione sessualizzante è indubbiamente disturbante e difficilmente condivisibile.
Tobino per il suo tempo è definibile moderato: cerca di analizzare le pazienti sotto una nuova ottica, alcune di loro le reputa quasi amiche; eppure rimane ancora ancorato ad una visione della malattia mentale obsoleta e dannosa per i pazienti oltre che la società stessa.
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