Milano, XVII secolo. La città è sotto il dominio della cattolicissima Spagna, che punisce con inaudita ferocia ogni forma di eresia. Mentre nelle piazze si accendono i roghi, l’Inquisizione estorce confessioni sotto tortura e nessuno può ritenersi immune dal fanatismo religioso. Nemmeno tra le austere mura di un monastero. Del resto, persino lì si annida la più pericolosa delle eresie: l’amore, quello che accende i sensi, travolge la ragione e spinge a gesti folli. Marianna lo sa bene: costretta dal padre a monacarsi giovanissima, da anni vive prigioniera nel convento di clausura di Monza. Ma né le grigie celle né le ore trascorse in preghiera sono riuscite a spegnere i suoi sogni, i suoi desideri più inconfessati. Finché un giorno, al di là del muro del giardino, vede lui, Paolo. La passione tra i due è immediata, intensa, sfrontata. Si consuma ogni notte, tra la silenziosa complicità di alcune consorelle, l’invidia di altre, le voci maligne che cominciano a circolare fuori dal convento. Pur di farle tacere, i due amanti sono pronti a qualsiasi intrigo e sortilegio. Anche a versare sangue innocente. E mentre si stringe la morsa dell’Inquisitore, i sospetti si fanno pressanti e le verità più torbide. Un romanzo formidabile, dove la lussuria si intreccia all’orrore, e dove la realtà dei documenti storici supera la finzione. Una grandissima storia d’amore e di tormento, il grido straziante di libertà di una donna irrimediabilmente divisa tra obbedienza e trasgressione.
Marina Migliavacca Marazza, ex manager editoriale, scrittrice, giornalista, conduttrice e autrice radiofonica, è specializzata in tematiche di storia, di società e di costume. Collabora con diverse riviste tra cui «Io Donna».
È autrice di romanzi, saggi e narrative nonfiction.
Sono rimasta folgorata da questo libro, dalla sua storia! La figura della monaca di Monza mi ha sempre incuriosita dai tempi della scuola, quando si leggevano "I promessi sposi" di Manzoni, ma non mi ricordavo che fosse una figura storica realmente esistita, e che la sua vita fosse stata così romanzesca davvero! Trovo che sia una delle più belle letture fatte finora e che l'autrice abbia fatto uno splendido lavoro in generale, nella caratterizzazione dei personaggi, nella loro contestualizzazione storico-culturale, nell'adattamento dei registri linguistici alle varie condizioni sociali e più in generale nel contesto temporale in cui è ambientata la storia. Lo stile di scrittura è scorrevole e ho letteralmente divorato ogni capitolo in nemmeno due giorni. La storia d'amore che costituisce il fil rouge alla base di tutte le vicende mi è piaciuta molto e ho sofferto insieme ai protagonisti e ai vari personaggi fino alla fine. Non posso che consigliare questa lettura al 100%, davvero avvincente ! Intanto io inizio subito il secondo volume "Miserere".
La Monaca di Monza é sempre stata un personaggio davvero affascinante, forse perché realmente esistito. In questo romanzo l'autrice non si limita solo a narrare la vicenda, che a grandi linee tutti conosciamo grazie al Manzoni ma che qui é ricca di dettagli storicamente confermati, della nobildonna de Leyva, ma riesce a ricreare il quadro storico, sociale e culturale della città lombarda seicentesca. Uno stile narrativo meraviglioso tanto che avevo quasi dei dubbi sulla conclusione dell'intera vicenda. Oltre ai personaggi realmente esistiti vi sono alcuni puramente di fantasia ma perfettamente coerenti con il contesto. Per chi fosse interessato alla figura della Monaca di Monza sicuramente questo libro offre un'ideale costruzione psicologica e storica. Ho apprezzato le note finali di approfondimento del lavoro svolto dalla Marazza.
La vera storia della monaca di Monza. Vicende inquietanti che non conoscevo. Nei promessi sposi la storia della Monaca era stata edulcorata dall’autore. La lettura è coinvolgente e la realtà della storia supera ogni immaginabile finzione. Una storia ben raccontata.
Buongiorno miei cari lettori. Oggi in questa tiepida giornata vergo la mia opinione su questo libro, finito pochi minuti fa. Forse è uno dei più bei libri che ho letto in questo periodo, naturalmente, come tutti ben sappiamo la storia è pesante ma la bellezza di essa si evince da questo scritto, modellato ad opera d'arte dalla scrittrice Marina Marazza.
Fin dall'inizio il libro ha attirato la mia attenzione e ha suscitato in me una certa curiosità. Avevo sentito parlare di questa donna nei "Promessi Sposi" ma non vi avevo dato adito all'ora, io giovane e con poca voglia di intrufolarmi nei meandri storici. La storia della Monaca di Monza è intrigante, travolgente, forse blasfema in alcuni casi ma molto interessante. Non potevo immaginare, che nel periodo storico in cui si crogiolava nobiltà di ogni genere, una donna potesse avere la forza di fare ciò che ha fatto Suor Virginia Maria (al secolo Marianna)de Leyva, nobildonna di antica casata, potente ma non quel tanto ...da salvarsi dai suoi mille peccati.
L'amarezza con la quale viene descritta la sua pena è straziante e forse fin troppo indulgente per quel secolo così oscuro e pestilenziale (siamo intorno al Medioevo). Un plauso va alla scrittrice che ha saputo destreggiarsi perfettamente nella storia (che ha quasi il 90 % di veridicità). Ha piccole parti romanzate, per addolcire il tutto, non è affatto semplice riportare con mano le vicissitudini accadute molti anni orsono. La sfrontatezza di Osio (l'amante della Monaca di Monza-Suor Virginia) è palese e se all'inizio è solo un gioco dopo si svilupperà in qualcosa di terribile e smanioso, che sarebbe dovuto finire ben prima di cominciare.
Una storia tragica che in questo libro va delinandosi in maniera esemplare e precisa. Scritta in forma perfetta a tratti, leggermente, tediosa . Tutti i personaggi , per la maggiore sono esistiti veramente e molti si sono uniti o fatti beffa dei protagonisti. L'amore che è nato dal rapporto fra i due è stato quello di una bambina, in secondo parto ( il primo, come narra il libro, venne negato e la donna abbortì).
Tragico amore che ai giorni nostri si potrebbe risolvere semplicemente facendo spogliare la monaca in questione ma a quei tempi era uno scandalo ben più gravoso. Come ben sapete molte nobildonne di famiglie benestanti venivano consacrate in giovin età alla vita monastica ed è questo il caso di Marianna de Leyva. Dopo la morte della mamma il padre la spinse a diventare suora per prendere la sua rendita e risposarsi.
La donna giovane, piena di vita viene rinchiusa in questo convento ma la vita monastica dell'epoca non era tutta rose e fiori, la tentazione prometteva di sfondare anche il più credente dei fedeli. I peccati che commettaranno saranno gravi e nemmeno io mi aspettavo delle così tragiche morti fatte proprio per mano di Marianna (la monaca di Monza) il suo amante e le tre suore complici. Verranno forse anche salvate in un certo senso per la loro espiazione, quando verranno murate vive ma questa è la storia che parla, la storia di quei tempi .Se volete leggere un romanzo storico, con uno spartito elegante, complicato e musicalmente perfetto basta che leggiate queste righe. Basta che vi immedesimiate nella protagonista, e nella vita dei tempi ormai andati (duri si ma giusti ). Un romanzo da togliere il fiato, da scarnificare l'anima e percuotere il cuore. BUONA LETTURA!
Mi ero imbattuta nella storia della monaca di Monza studiando i Promessi Sposi al liceo, e già ai tempi avevo subito il fascino di questo personaggio. La forza delle sue passioni, il suo coraggio e la sua sfrontatezza non mi avevano lasciata indifferente, così quando ho trovato questo libro in libreria non sono riuscita a trattenermi dal comprarlo. Marina Marazza, attraverso lo studio di documenti storici, riesce a consegnarci la vera storia della Monaca di Monza. Il libro, infatti, è quasi completamente basato sugli atti del processo a suor Virginia, sui verbali, sulle biografie, sulle cronache del tempo, sui dipinti d’epoca per raccontare i fatti, per riportare i dialoghi e descrivere le fattezze dei personaggi. Attraverso una scrittura abbastanza chiara e scorrevole, la Marazza ci riporta nella Milano del XVII secolo, dandoci uno spaccato del tempo,dove il fanatismo religioso puniva con inaudita ferocia ogni forma di eresia. È proprio in questo scenario che si delinea l’amore tra Suor Virginia de Leyva, nobildonna di antica casata e il suo amante Paolo Osio. Una storia che non è solo frutto dell’amore, ma anche del rischio, del coraggio , dell’audacia. Nello scorrere delle pagine si palesa sempre più il binomio sacro-blasfemo, un ossimoro che risulta essere intrigante e sfrontato. Mi sono lasciata trascinare da questo libro dall’inizio alla fine, e ho amato il personaggio principale, emblema di coraggio . Una figura in cui si fondono forza e fragilità, una donna che combatte per cercare di raggiungere un vana felicità, che agisce in modo spudorato e insolente e che comunque- al di là del giudizio morale che si possa attribuire alle sue azioni- lotta per cercare di imporre quello che nel profondo del suo cuore sente e vuole essere. E chissà che la sua storia non sia riportabile ai giorni nostri, chissà che il suo coraggio e la sua audacia non possano rappresentare una guida e un faro anche per noi donne libere e d emancipate del XXI secolo. Spesso ci vuole coraggio per essere se stesse, sia oggi come allora.
Questo personaggio ha sempre esercitato un enorme fascino su di me ed è quindi stato meraviglioso leggerne la vera storia. Il modo in cui è scritto è impeccabile, le descrizioni sono dettagliate ma per nulla noiose, le emozioni tanto forti da uscir fuori dalle pagine e riuscire a sopraffarti. Due parole sulla monaca di Monza e sul perché ne sia così attratta: è "l'eterna indecisa", colei che prova a ribellarsi ad una volontà opposta alla sua, ma comunque più forte e destinata quindi a prevalere. Il suo peccato è frutto del dolore per non aver potuto essere come le altre, della voglia di rivalsa, della manipolazione mentale subita da Paolo Osio e della paura di essere scoperta. La sua è, insomma, una mente complessa e tortuosa e perciò estremamente ammaliante.
"Si era concessa un accenno di vita normale. Un assaggio che rendeva ancora più doloroso, più intollerabile tutto il resto. Dentro i suoi appartamenti si poteva togliere quell'abito benedettino e indossare un vestito secolare, pettinarsi i capelli e mettersi i gioielli pesanti; poteva accogliere durante la notte il bel cavaliere del palazzo confinante e aprirgli le cosce, perdersi tra le sue braccia e abbandonarsi ai giochi d'amore che aveva visto soltanto nei dipinti classici delle ninfe e dei fauni; poteva fingersi sua moglie inamidandogli le collarine, trepidare ricamandogli fazzoletti a piccoli punti precisi pensando a quando gliene avrebbe fatto dono, gustarsi il cinghiale caduto vittima dell'abilità del cacciatore del suo uomo e chiedere a suor Crocefissa di preparare qualche dolcetto al miele apposta per lui. Ma poi doveva tornare alla realtà."
"Virginia, non c'è niente da esorcizzare. Nessun demone si chiama amore."
Se fosse stata una storia inventata mi avrebbe tenuta attaccata alle pagine, il fatto che sia una storia vera (o quanto meno molto verosimile) me lo ha reso inabbandonabile! Incredibile come la verità a volte superi la fantasia, come i gesti più incredibili vengano fatti da persone vere, non da personaggi immaginari. Le vicissitudini di Suor Virginia toccano tutto quello che rende accattivante un racconto: amore, passione, rivalità, amicizia, morte, menzogne, solitudine, giustizia, coraggio... Complimenti anche all'attrice che ha trovato il modo giusto di raccontare una storia che sarebbe potuta diventare eccessiva rendendola , giustamente, incredibile!
**1/2 Ho preso in mano questo romanzo perché nel pieno delle letture universitarie volevo regalarmi un passatempo, ma l'ho inaspettatamente trovato ben documentato e persino colto, cosa non scontata nelle più recenti espressioni del genere storico. Ho riconosciuto nel dipanarsi delle vicende alcune cose apprese una vita fa nella biografia di Virginia scritta da Gervaso (nonché viste in un film del 1986 con Alessandro Gassman), in ogni caso la lunga e utile nota finale dell'autrice supplisce a eventuali buchi di memoria e curiosità varie. La prima parte del libro soffre un po' di eccesso d'esposizione che forse serve a parte dei lettori ma - come spesso accade nel genere - rende i dialoghi pesanti e inverosimili. Su tutto l'intreccio pende invece un aspetto vagamente morboso che non trovo si amalgami bene con quello romantico: la storia tra Virginia e Osio è sicuramente complessa e deve essere stato altrettanto complesso romanzarla, ma personalmente non avrei fatto andare a braccetto il suo lato torbido con quello sentimentale, almeno non quando una delle due parti coinvolte (Osio) non è un personaggio in grado di reggere il secondo. La manzoniana che è in me poi, pur riconoscendo gli eccessi agiografici di cui l'autore dei Promessi Sposi ha caricato la figura di Federigo Borromeo, non ha gradito che anche il cardinale venisse trascinato nel club "Tutti pazzi per Marianna", che peraltro storicamente non sembra fosse proprio Lola Ponce. C'è di buono che il personaggio di Virginia non è una vittima immacolata, quanto piuttosto una che sa di avere un potere e vuole esercitarlo: le sue complessità le rendono merito. Osio invece stenta a farsi piacere, è raramente credibile in tutti i suoi sentimenti e tra le sue relazioni l'unica che sia riuscita a interessarmi davvero è stata quella con Margherita perché m'è parso che fosse imbastita su qualcosa di diverso dal principio che "la trama lo richiede". Tra i personaggi di contorno Ottavia è probabilmente stata la mia preferita mentre non posso dire di aver adorato la Zoppa che ha tradito presto il proprio carattere di personaggio d'invenzione. Non ho da ridire sulla prosa, qualcuno si è lamentato della modernità dei dialoghi ma a me non sono sembrati eccessivamente contemporanei. Dalla scrittura traspare senz'altro l'interesse dell'autrice per il soggetto. In ultima analisi, questo mi è sembrato un romanzo che poteva puntare in alto ma si è un po' perso dietro ai topoi del genere.
“Il segreto della monaca di Monza” di Marina Marazza
Marianna viene costretta a monacarsi dal padre, divenendo suora di clausura prendendo il nome di suor Virginia Maria, nome della madre morta dandola alla luce. Dalla finestra della sua camera, un giorno, incrocia lo sguardo di Paolo e ben presto fra i due giovani divamperà la passione. L’autrice romanza ben poco il racconto perché cerca di attenersi il più possibile alla documentazione storica e ai personaggi realmente esistiti. Da tutto ciò si può dedurre che a volte la realtà supera la fantasia perché in questa vicenda reale non manca nulla della classica fiction: passione, trasgressioni, intrighi, omicidi, desiderio di libertà, di potere e di rivalsa. La penna della scrittrice rende la narrazione accattivante e intensa, a tratti cruda e crudele, rispettando però ciò che è accaduto realmente, anche se alcuni avvenimenti possono lasciare il lettore incredulo. Mi è piaciuto moltissimo il passaggio relativo al processo per stregoneria tenutosi a Priora, in Liguria, accurato e drammatico. Quasi tutti i personaggi, suore, converse, cardinali, preti, contadini, bravi, sono realmente esistiti e sono stati descritti grazi e ai dati presenti in verbali, biografie, cronache dell’epoca ecc… Quasi tutti conoscono la Monaca di Monza per il personaggio presente dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni ( anche se il nome era stato cambiato in Gertrude e l’autore se n’era soltanto vagamente ispirato non potendo accedere ai documentari secretati), ma leggere la triste storia è struggente. Per Paolo ho provato sentimenti ambivalenti, ma ho disprezzato in particolare Don Arrigone e Federigo Borromeo, uomini ignobili e senza valore. Di certo in questo romanzo la Chiesa non fa una bella figura, ma ciò che è scritto è realmente successo, quindi non vi sono scusanti. Un romanzo avvincente ed emozionante, estremamente interessante, che ricostruisce in modo perfetto l’ambientazione e il contesto storico dell’epoca. Erano anni che volevo leggere un romanzo di Marina Marazza e mi chiedo perché ho aspettato tanto!
Cominciato a leggere per le buone recensioni e per il curriculum della scrittrice, purtroppo ha deluso le aspettative. Dialoghi tra i personaggi poco credibili non solo perché moderni ma perché li ho trovati troppo descrittivi. Nemmeno una pallida ombra di quello che trasmette sul periodo storico e sulla psicologia dei personaggi, con molte meno parole, il capitolo dedicato dal Manzoni su I promessi Sposi, benché si evinca che la scrittrice si sia molto documentata circa gli avvenimenti. Il rapporto tra la protagonista e il suo amante, che dovrebbe essere torbido, risulta abbastanza melenso, con annesse descrizioni di scene sessuali ridicole (da un certo punto in poi mi sembrava di leggere un Harmony). Il romanzo si risolleva un po’ alla fine, molto toccante la descrizione della liberazione delle suore e la follia di suor Virginia scambiata per redenzione. Per questo 2 stelle e mezzo.
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Se potessi dare sei stelle, le darei. Questo romanzo è perfetto. Non ho altre parole, una sorpresa, uscito nel 2014 l'ho disgraziatamente recuperato solo ora (versione kindle, ma la Fabbri spero DAVVERO lo voglia ristampare vero??). La cover è stupenda, però secondo me un po' fuorviante, nel senso che lo credevo quasi un romanzetto. Invece è serissimo, perfettamente calibrato, prosa ottima senza fronzoli ma al contempo di alto livello, scorrevole, ci si innamora di ogni capitolo. Crudo, gotico, quasi horror. Erotico al punto giusto, senza pudore sciocco ma senza volgarità. Leggetelo, fatevi questo regalo.
Un libro che non mi ha ispirato molto nella sua prima metà ma poi è stata una lettura piacevole e istruttiva: si respira proprio la storia, soprattutto il finale, il sorriso nascosto di suor Virginia…. Non dico altro, non voglio spoilerare nulla. Non è il libro che ho apprezzato di più di questa autrice ma, sicuramente, è un buon libro se si vuol conoscere la vera storia di una delle suore più conosciute e giudicate.
Conoscevo a grandi linee la storia della monaca di Monza ma non avrei mai immaginato tanta crudeltà inflitta a coloro che, nel loro essere morte agli occhi del mondo, avevano respirato un po' di vita e di amore. Una storia che fa accapponare la pelle. Una ricostruzione storica che fedelmente rende l'idea della condizione della donna e della vita dell'epoca.
Molto bello ! Scritto bene . Alcune vicende e dei personaggi sono inventati ma è un bel romanzo storico . Molto diverso (dal punto di vista e non dei fatti ) rispetto a quello di strukul . Questo libro è più approfondito diciamo . La sua storia è veramente interessante .
Forse non tutti conoscono la storia di Marianna de Leyva, al secolo Suor Virginia, cui il Manzoni si ispirò per la riuscitissima figura di Geltrude, la Monaca di Monza del Fermo e Lucia. L'autore decise in seguito di autocensurarsi nella stesura della versione definitiva, spurgando il testo precedente dagli aspetti più gotici e romantici, e riducendo i sei capitoli che contenevano i truci particolari della vicenda. Nata nel 1575 a Milano, Marianna fu costretta giovanissima alla monacazione dal padre, il conte di Monza, che si impossessò degli averi che la ragazza aveva ereditato dalla madre per poter sposare una spagnola priva di dote. Suor Virginia passò alla storia per la sua relazione scandalosa con il giovane conte Gian Paolo Osio, durata dieci anni, e per i tre delitti compiuti dall'amante per nascondere la tresca. Quando non fu più possibile chiudere gli occhi innanzi all'evidenza - nel frattempo la suora aveva anche generato due figli -, il cardinale Federigo Borromeo ordinò un processo canonico che si concluse con l'assassinio a tradimento di Osio e la condanna di Suor Virginia a essere murata viva nel Ritiro di Santa Valeria.
Di queste e altre vicende narra Marina Marazza, scrittrice e traduttrice, nel romanzo storico di ampio respiro Il segreto della Monaca di Monza, prequel (se così possiamo dire) del suo precedente romanzo Miserere, in cui si narrava la vita di Alma, figlia di Virginia e del conte Osio, durante i processi agli untori del 1630. La Marazza recupera e attualizza figure realmente esistite affiancando loro personaggi fittizi, ricostruendo, tra digressioni e salti temporali, trent'anni di storia privata: molto di rado la focalizzazione abbandona i due protagonisti, e la cornice storica rimane piuttosto ridotta. L'autrice pecca inoltre nella scelta dello stile linguistico, decisamente troppo moderno e scorrevole per un romanzo storico ambientato nel Seicento, rendendo così l'opera più adatta a chi cerchi una semplice lettura da ombrellone che agli amanti del genere. Le disavventure della sventurata Virginia, con cui il lettore non può che empatizzare, coinvolgono quanto basta, ma chiuso il libro - che si fa leggere con piacere, va detto - rimane ben poco. Lettura consigliata, dunque, ma a patto di considerare Il segreto della Monaca di Monza un romanzo più femminile e pruriginoso che storico.
Nei “Promessi sposi” non fa una bella figura, ma il personaggio della monaca di Monza è estremamente affascinante in questo libro. Ripercorriamo tutta la sia vita e le sue emozioni, scoprendo così una donna al posto di una figura un po’ bistrattata.
Marianna è una ragazza molto affranta, ha dovuto rinunciare a tutti i suoi sogni a causa delle mire del padre verso la sua dote. Rinchiusa in convento fin da piccola, si ritrova a disagio tra le novizie e non sente la vera vocazione a fare la monaca per il resto della sua vita. E’ ovvio che appena conosce un ragazzo giovane come lei, affascinante e disposto a infrangere le regole per di conquistarla, si lasci trascinare subito dalle emozioni.
La storia d’amore tra Marianna e Paolo è molto contorta. Lui approfitta della sua posizione di “esperto” del mondo, mostrandosi un vero cacciatore nei confronti della protagonista, che si trova un po’ spiazzata inizialmente per la situazione. Marianna però si adatta in poco tempo e inizia a ideare sotterfugi sempre più audaci per incontrare il giovane. In questa serie infinita di menzogne, sono coinvolte anche altre giovani, desiderose di trovare uno svago e magari l’amore al di fuori delle fredde mura del convento.
Sappiamo tutti come andrà a finire la storia purtroppo, ma nel libro scopriamo anche qualche dettaglio in più. I due amanti stavano diventando troppo spudorati, rischiando sempre più di essere scoperti. Si sentivano così potenti e invincibili da gettare al vento le normali cautele, andando sempre più incontro alla rovina. E’ da dettagli come questi che si capisce che in fondo non erano innamorati l’uno dell’altra. Paolo trovava attraente l’idea di conquistare una creatura intoccabile come una suora, mentre Marianna voleva il realizzare il proprio sogno di avere una famiglia e un marito adorato.
In fondo però, la giovane Marianna, che scorgiamo nelle prime pagine del libro, era davvero una bambina dolce e innocente, che avrebbe meritato una vita diversa.
Marina Marazza, scrittrice e traduttrice, si ispira per il suo romanzo alla figura di Marianna de Leyva, passata alla storia come la Monaca di Monza (sì, la stessa che Manzoni, con gli opportuni riaggiustamenti, inserì nel Fermo e Lucia e in seguito ne I promessi sposi), creando un romanzo che però - più che storico - è femminile e un po' pruriginoso. Nata nel 1575 a Milano, Marianna fu costretta giovanissima alla monacazione dal padre, il conte di Monza, che intendeva impossessarsi degli averi che la ragazza aveva ereditato dalla defunta madre. Ampio spazio viene dato, naturalmente, alla scandalosa relazione decennale che Suor Virginia - e non lei sola - ebbe con il conte libertino Gian Paolo Osio, per nascondere la quale vennero compiuti almeno tre delitti, oltre agli aborti clandestini.
Niente male. Avevo voglia di un romanzo storico ed eccomi accontentata. bellissime molte descrizioni, che ti permettono quasi di essere presente in quelle giornate di così tanti anni fa, con quei colori, quegli odori di campagna, di umido, di bucato......ovvio che, dato il tema, non mi potevo aspettare il lieto fine, tuttavia (anche se moolto angoscioso...) l'epilogo poteva essere molto peggio!! Quello che mi fa male però è sapere per certo che quelle cose sono successe davvero a persone reali.... ODDIO Comprato alla Mondadori di Riccione.
Un nuovo modo di rispolverare uno dei personaggi più intriganti della letteratura classica italiana. Un manoscritto geniale e veritiero, adattabile a qualsiasi epoca.
In questo romanzo l'autrice, Marina Marazza, con attenta documentazione storica dà vita o meglio riporta alla luce un personaggio realmente esistito e che i più conoscono grazie a I promessi sposi: la monaca di Monza. Marianna de Leyva rimasta orfana di madre a causa della peste viene mandata dal padre in convento a Monza dove a sedici anni prenderà i voti col nome di suor Virginia Maria. Fin dalle prime pagine Virginia lascia trasparire una sorta di inquietudine interiore dovuta alla scelta della sua vocazione da parte di un padre interessato più alla dote della figlia che ai suoi sentimenti. Ma siamo nel seicento e questa purtroppo è la condizione della donna. Virginia riesce col tempo a ritagliarsi un ruolo di rilevante importanza all'interno del convento grazie anche al suo nobile lignaggio. Temuta e invidiata dietro un apparente devozione quasi austera a Dio si nasconde l'animo tormentato di una donna che non ha potuto scegliere il suo destino. Ed è proprio nelle pieghe di questa fragilità che scoppia la passione tra Virginia e il cavaliere Paolo Osio. Una passione consumata notte dopo notte e che porterà alla condanna finale. Mi ha sempre affascinata la figura di questa donna così vulnerabile e tormentata da apparire ancora più vera, una donna che scavalca le convenzioni dell'epoca e si lascia trasportare dai sentimenti lottando con tutte le sue forze per difendere chi ama. Una determinazione straordinaria che le dà la forza di sopravvivere alla sua condanna, l'essere cioè murata viva, per amore verso Paolo e soprattutto verso la figlia. Una donna complessa e per questo tanto reale e affine a molte altre donne. La bellezza del romanzo non si ferma solo al personaggio di Virginia. L'autrice è stata bravissima a trasformare tutti i documenti storici in una trama ben delineata, attenta al contesto, dallo stile fluido e coinvolgente.