Shmuel Yosef Agnon ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1966, ma io, ignorantona come sono, non l’avevo mai sentito nominare. Non conoscendolo, dunque, non ho idea se questo sia tra i suoi scritti migliori oppure no.
Di certo ha un andamento assai caratteristico. A tratti, sembra quasi un’antica nenia, con frasi e periodi che si ripetono con parole praticamente identiche. A volte ci sono dialoghi che, suppongo, abbiano sottintesi comici, ma che a me sono sfuggiti, perché non conosco a sufficienza la cultura ebraica. Alcuni passaggi sfiorano addirittura il surreale.
Comunque, sicuramente l’aspetto più riuscito del romanzo sta nel ricreare l’atmosfera di uno shtetl ucraino agli inizi del ‘900: le attitudini, i comportamenti, le consuetudini, le tradizioni, le feste di un paese (in questo caso “Shibush”) abitato in prevalenza da persone di religione ebraica.
I personaggi meglio delineati sono i più vecchi, mentre le nuove generazioni appaiono più sfocate, confuse e meno “rifinite”, se così si può dire. Persino la storia in sé, il fiorire dell’amore tra Hershl e Blume, bruscamente troncata dai desiderata dei genitori di lui, benché occupi una discreta parte del romanzo, resta come sospesa e vaga. Soprattutto Blume (ma anche Mine, ossia la donna che diventerà la moglie di Hershl) finisce per diventare un enigma, che non si sa bene come decifrare. Forse lo stesso autore se ne è reso conto, tant’è che al termine del romanzo dice:
È finita la storia di Hershl e Mine, ma le storie di Blume non sono finite. Tutto ciò che lei, Blume Nacht, ha passato, è un libro a sé stante. Anche Gezl Stein, che abbiamo menzionato di sfuggita, e così tutti gli altri che hanno preso parte alla nostra storia comune - quanto inchiostro verseremo, e quante penne spunteremo per scrivere le loro vicende.
Solo Dio che è nei cieli sa quando.
Però, a quanto mi risulta, poi non l’ha mai fatto. Peccato. Avrei voluto saperne di più, perché resta un po’ di amaro in bocca, alla fine, come di qualcosa di non detto.
In generale, è un romanzo piuttosto buono, di cui non ho però inteso tutte le sfumature per le ragioni già accennate. Se mi capiterà, leggerò altro di questo autore.